PASSAGGI LENTI

La vera casa dell’uomo non è una casa, è la strada. La vita stessa è un viaggio da fare a piedi – Bruce Chatwin

La Pimpaccia di Roma, Olimpia Maidalchini tra storia e leggenda

Ritratto di Olimpia Maidalchini, detta la Pimpaccia

Legata a molte storie che si sono tramandate nei vicoli di Roma e detestata dalla maggior parte della popolazione romana, Olimpia Maidalchini segnò un passaggio importante nella storia del pontificato e della famiglia Pamphili. Nata a Viterbo nel 1591, legò la sua vita al potente casato e alla figura di papa Innocenzo X e, proprio per il ruolo di potere che andò a ricoprire, divenne oggetto di sberleffo in numerose pasquinate dell’epoca. Le vennero anche attribuiti due soprannomi, quello di Papessa e quello di Pimpaccia, che tanto denotavano i rapporti non proprio idilliaci tra la nobile laziale ed il popolo romano. (altro…)

Ombre: in prosa i quadri di Hopper, il pittore della solitudine

Nighthawks (I nottambuli) di Edward Hopper (1942)

Ombre è uno dei libri più originali che abbia mai letto. Trovo che il folle e riuscito tentativo di coniugare l’arte con la letteratura, mischiare i colori con le parole, in un’atmosfera impregnata dall’odore acre della trementina, sia un esperimento bellissimo e geniale. Da una parte alcuni dipinti di Edward Hopper, dall’altra le penne di famosi scrittori, in mezzo l’idea di Lawrence Block, dare una storia all’immobilismo unico delle tele del grande pittore americano. Perché i quadri di Hopper, come dice lo stesso Block nella prefazione al libro, «sono un momento sospeso nel tempo, un istante con un passato e un futuro che lo spettatore è chiamato a rintracciare». (altro…)

Santa Maria Antiqua a Roma: storia e bellezza di un affascinante complesso

Interno di Santa Maria Antiqua

La Chiesa di Santa Maria Antiqua a Roma rappresenta un unicum. Non tanto per essere uno straordinario esempio di sincretismo architettonico fra il mondo pagano e quello cristiano (di esempi in tal senso ve ne sono diversi, specie nel Foro romano, a partire da Santi Cosma e Damiano), quanto per essere “un sorta di fossile della pittura altomedievale” (Maria Andaloro). La sua scomparsa, infatti, a seguito di un rovinoso terremoto che colpì tutta l’area del Foro sul finire del primo millennio, la preservò dagli attacchi del tempo e degli uomini, interrandola per molti secoli come una novella Pompei. L’evento sismico seppellì nell’oblio i suoi caratteri originari che si cristallizzarono per sempre, tornando alla luce solo all’inizio del secolo scorso. (altro…)

Storia dello zero, l’invenzione rivoluzionaria

Matematica. Storia dello zero

I numeri sono nati quando l’uomo ha sviluppato le sue cognizioni intellettuali ed ha sentito l’esigenza di assegnare un segno grafico, un simbolo ad una quantità. Siamo così abituati al loro utilizzo che non ci domandiamo da dove provengano e come si siano sviluppati all’interno di civiltà differenti. Il sistema di numerazione che utilizziamo oggi, quello arabo, non appartiene alla nostra formazione culturale ma è stato importato perché ritenuto più idoneo a consentire operazioni più complesse. I Romani, infatti, adoperavano le lettere dell’alfabeto per identificare un numero ma ciò non consentiva di eseguire i calcoli. L’abaco, un antico strumento costituito da palline che si muovevano su un filo metallico, era l’apparecchio per eseguire operazioni semplici, quotidiane ma non era utile per effettuare moltiplicazioni o divisioni. A complicare le cose poi c’era un’altra problematica: l’assenza del numero zero. Furono gli Arabi ad apportare la loro sapienza e la loro conoscenza al nostro sistema numerico, veicolando dall’India quanto avevano appreso. Fu, infatti, il matematico indiano Brahmagupta nel VII secolo ad adottare per primo il numero zero e ad introdurre il sistema posizionale, metodo che concepiva l’importanza della dislocazione del numero il quale, in base alla posizione assunta, poteva indicare un’unità, una decina, un centinaio e così via.  (altro…)