Acquedotto di Traiano, la lunga condotta da Bracciano a Roma

Aggiornamento articolo: 19 agosto 2026

L’Acquedotto di Traiano, conosciuto in epoca romana come Aqua Traiana, fu inaugurato nel 109 d.C. dall’imperatore Traiano per portare a Roma l’acqua delle sorgenti situate nei pressi di Vicarello, sul lago di Bracciano. La condotta percorreva oltre 57 chilometri e raggiungeva il Gianicolo e la zona di Trastevere, contribuendo all’approvvigionamento idrico della città.

La storia dell’acquedotto, però, non si fermò con la fine dell’Impero romano. Dopo secoli di abbandono, il suo tracciato fu recuperato all’inizio del Seicento per volontà di papa Paolo V. La nuova condotta prese il nome di Acqua Paola e portò nuovamente l’acqua verso il Gianicolo, dove tra il 1610 e il 1614 fu realizzato il celebre Fontanone dell’Acqua Paola.

Ancora oggi alcune tracce dell’antico acquedotto sono visibili a Roma, soprattutto lungo la via Aurelia Antica e nell’area di Villa Pamphilj, mentre il Fontanone e l’Arco di Paolo V raccontano la storia della trasformazione dell’antica Aqua Traiana nella seicentesca Acqua Paola.

In questo articolo seguiamo il percorso dell’Acquedotto di Traiano da Bracciano a Roma, ne ripercorriamo la storia e scopriamo cosa rimane oggi di questa straordinaria opera dell’ingegneria romana.

Acquedotto di Traiano: storia e caratteristiche

Quando l’imperatore Traiano decise di costruire un nuovo acquedotto, Roma disponeva già di una complessa rete di condotte che portavano l’acqua dalle sorgenti fino alla città. Nel corso dei secoli gli acquedotti erano diventati indispensabili non soltanto per alimentare le abitazioni e le fontane, ma anche per le terme, le attività artigianali, la pulizia delle strade e i numerosi servizi pubblici dell’Urbe.

La crescita della popolazione rendeva però necessario aumentare continuamente la disponibilità di acqua. Traiano intervenne quindi con una nuova grande opera destinata soprattutto a migliorare l’approvvigionamento delle zone di Roma che si trovavano sulla riva destra del Tevere, in particolare Trastevere.

L’Acquedotto di Traiano, chiamato dai Romani Aqua Traiana, fu inaugurato il 24 giugno 109 d.C. La condotta captava le acque delle sorgenti situate nel territorio a nord-ovest del lago di Bracciano e le conduceva verso Roma seguendo un lungo percorso in gran parte sotterraneo.

Era una delle grandi opere idrauliche realizzate durante il regno di Traiano, l’imperatore che portò l’estensione dell’Impero romano alla sua massima espansione e al quale sono legati alcuni dei monumenti più importanti della Roma imperiale, dalla Colonna Traiana al Foro di Traiano.

Come funzionava l’Aqua Traiana

Come gli altri acquedotti romani, anche quello di Traiano sfruttava principalmente la forza di gravità. L’acqua doveva quindi scorrere lungo un percorso studiato con grande precisione, mantenendo una pendenza costante dalla zona delle sorgenti fino alla destinazione finale.

Per gran parte del suo percorso, la condotta correva sottoterra. Nei punti in cui il terreno rendeva impossibile mantenere il tracciato interrato venivano invece utilizzate strutture sopraelevate, ponti e arcate.

La condotta era realizzata con tecniche edilizie tipiche dell’ingegneria romana. Le pareti erano rivestite con materiali impermeabili e in alcuni tratti erano utilizzati opus reticulatum e laterizi, elementi che contribuivano a rendere resistente la struttura e a proteggere il passaggio dell’acqua.

L’acqua proveniva da diverse sorgenti e veniva raccolta nel sistema dell’acquedotto prima di essere indirizzata verso la città. Una delle testimonianze più interessanti legate alle origini dell’acquedotto è la caput aquae individuata nel territorio di Manziana, nell’area della Madonna della Fiora, a circa tre chilometri dall’abitato.

Da qui cominciava il lungo viaggio dell’Aqua Traiana: un percorso di decine di chilometri attraverso il territorio laziale.

È proprio seguendo questo tracciato che si può comprendere quanto fosse straordinaria l’impresa degli ingegneri romani: non una semplice condotta, ma un sistema idraulico progettato per sfruttare la conformazione naturale del territorio.

Da dove partiva l’Aqua Traiana?

Per seguire le tracce dell’Aqua Traiana bisogna lasciare Roma e dirigersi verso nord, fino al territorio che circonda il lago di Bracciano. Qui l’acquedotto romano intercettava le acque di un sistema di sorgenti distribuite nella campagna, sfruttando la posizione favorevole dei terreni per avviare il lungo percorso verso l’Urbe.

Tra queste sorgenti, come già detto in precedenza, occorre menzionare quella individuata nell’area della Madonna della Fiora, a Manziana. È da luoghi come questo che si può comprendere il rapporto stretto fra l’acquedotto e il paesaggio: prima di diventare un’opera monumentale alle porte di Roma, l’Aqua Traiana era soprattutto una lunga e discreta infrastruttura immersa nella campagna laziale.

Il Fontanone, la fontana dell’Acqua Paola a Roma

Acquedotto di Traiano e Paolo V: nasce l’Acqua Paola

Con la caduta dell’Impero romano e il passare dei secoli, la condotta cadde progressivamente in disuso. Il sistema idrico romano era infatti una macchina complessa che aveva bisogno di manutenzione continua e, con la trasformazione della città e il venir meno delle strutture amministrative dell’Impero, anche gli acquedotti finirono per essere danneggiati, interrotti e in parte abbandonati.

L’antico acquedotto di Traiano fu più volte restaurato e riutilizzato, ma intorno al IX secolo il condotto non era più in funzione. Per molti secoli l’Aqua Traiana rimase dunque una testimonianza del passato, fino a quando, all’inizio del Seicento, papa Paolo V Borghese decise di recuperare l’antica infrastruttura per riportare l’acqua nella zona di Trastevere e sul Gianicolo.

Nel 1608 venne avviato il progetto per il recupero dell’antica condotta e iniziarono le procedure per la realizzazione della nuova infrastruttura. Paolo V fece infatti ripristinare e modificare il vecchio acquedotto romano, riutilizzandone in parte le strutture e adattandole alle esigenze della Roma del Seicento. Il nuovo acquedotto prese il nome di Acqua Paola e nel 1612 entrò in funzione il sistema rinnovato.

Nasceva così quello che ancora oggi viene chiamato Acquedotto Traiano-Paolo: un’opera nella quale si incontrano due epoche lontanissime, quella dell’imperatore Traiano e quella del papa Paolo V. Le strutture romane non furono semplicemente conservate come una testimonianza archeologica, ma tornarono a svolgere la loro funzione originaria, portando nuovamente l’acqua verso Roma.

Il recupero dell’antica condotta ebbe il suo momento più spettacolare sul Gianicolo, dove Paolo V volle realizzare una monumentale mostra dell’acqua.

Il Fontanone dell’Acqua Paola al Gianicolo

La grande opera fu affidata agli architetti Giovanni Fontana e Flaminio Ponzio e venne realizzata tra il 1610 e il 1614. La fontana, conosciuta dai Romani come Fontanone del Gianicolo, costituiva la mostra terminale dell’Acquedotto Traiano-Paolo e fu progettata per celebrare il ritorno dell’acqua sul colle.

Acquedotti e fontane di Roma
A sinistra l’arco di Paolo V, al centro il Fontanone, a destra la Fontana di Ponte Sisto a Piazza Trilussa

La fontana presenta cinque grandi arcate affiancate da colonne e un ampio attico sul quale campeggia l’iscrizione dedicata a Paolo V. Per la sua realizzazione vennero utilizzati anche materiali di spoglio provenienti da edifici dell’antica Roma: marmi bianchi e policromi provenivano dal Foro Romano e dal Foro di Nerva, mentre le grandi colonne di granito appartenevano all’antica basilica costantiniana di San Pietro.

La fontana che vediamo oggi, tuttavia, non è esattamente quella che uscì dalle mani dei suoi primi progettisti. Tra il 1690 e il 1693 Carlo Fontana intervenne sulla struttura, sostituendo le cinque vasche originarie con l’attuale grande bacino monumentale.

Anche il Fontanone conserva però una curiosità storica. L’iscrizione voluta da Paolo V attribuisce il ripristino all’Aqua Alsietina, l’acquedotto costruito da Augusto. In realtà il pontefice aveva fatto ripristinare l’antica Aqua Traiana. Un errore rimasto scolpito nella pietra, che ancora oggi aggiunge un particolare curioso alla storia dell’Acqua Paola.

Il risultato è uno dei monumenti più scenografici di Roma.

Il Fontanone domina, infatti, il Gianicolo e dalla grande terrazza antistante si apre uno dei panorami più belli sulla città con una vista che si allarga sui monumenti, sui tetti e sulle catene montuose circostanti: i Lucretili, i Simbruini e il Terminillo.

L’Arco di Paolo V sulla via Aurelia Antica

Il recupero dell’antico acquedotto lasciò tracce anche lungo il percorso verso Roma. Una delle più interessanti si trova sulla via Aurelia Antica, nel punto in cui la condotta attraversava la strada: è l’Arco di Paolo V, realizzato nell’ambito dei lavori seicenteschi per il ripristino dell’acquedotto.

È proprio qui che ritroviamo la curiosa attribuzione già incontrata sul Fontanone: anche l’iscrizione dell’arco fa riferimento all’Aqua Alsietina, l’antico acquedotto fatto costruire da Augusto, anziché alla più antica Aqua Traiana recuperata da Paolo V.

Ma l’arco è legato anche a una delle leggende più curiose della Roma popolare. Per molto tempo fu conosciuto come Arco di Tiradiavoli, nome legato alla storia di Olimpia Maidalchini, detta la Pimpaccia e cognata di papa Innocenzo X.

Secondo la leggenda, nella notte del 7 gennaio il fantasma della Pimpaccia sarebbe passato sotto l’arco a bordo di un cocchio trainato da cavalli e carico delle ricchezze accumulate durante la sua vita. Il corteo avrebbe poi raggiunto il Tevere, dove ad attenderla ci sarebbero stati i diavoli.

L’Acqua Paola arriva a Trastevere

Il recupero dell’Acquedotto di Traiano non si fermò al Gianicolo. L’acqua venne distribuita attraverso una rete di diramazioni che raggiungeva anche altre zone della città, contribuendo a rifornire Trastevere e, successivamente, alcune fontane sulla sponda sinistra del Tevere.

Una testimonianza particolarmente interessante è la fontana oggi visibile in piazza Trilussa, originariamente realizzata nel 1613 e alimentata da una diramazione dell’Acquedotto Traiano-Paolo. La fontana si trovava inizialmente all’estremità di via Giulia e venne trasferita sulla riva destra del Tevere alla fine dell’Ottocento, dopo i lavori per la costruzione degli argini.

Anche la fontana di Santa Maria in Trastevere ricevette una maggiore quantità d’acqua proveniente dal rinnovato acquedotto Traiano-Paolo durante il Seicento.

L’antica strada dell’acqua continuava così a vivere dentro la città, cambiando aspetto e funzione ma mantenendo il legame con l’opera costruita da Traiano quasi duemila anni prima.

Dove vedere oggi le tracce dell’Acquedotto di Traiano

Oggi non è necessario immaginare l’antico percorso soltanto attraverso le mappe e i libri di storia. Alcuni tratti dell’Acquedotto di Traiano sono ancora riconoscibili a Roma.

Dentro e intorno a Villa Pamphilj, le antiche arcate raccontano ancora la storia dell’acqua che arrivava dal territorio di Bracciano. Altri tratti sono ancora individuabili oltre via Leone XIII, dove il percorso prosegue verso nord in direzione di via del Casale di San Pio V.

È forse questo l’aspetto più affascinante dell’Aqua Traiana: non è un monumento isolato, separato dalla città moderna. Le sue tracce sono immerse nel paesaggio contemporaneo e spesso passano quasi inosservate a chi attraversa Roma.

Sul Gianicolo, invece, il Fontanone dell’Acqua Paola permette di vedere il punto in cui quella stessa storia è stata trasformata in uno dei monumenti più celebri della Roma barocca.

Seguire queste tracce significa quindi ricostruire un percorso che attraversa quasi duemila anni di storia: dalle sorgenti dell’Aqua Traiana alla Roma dell’imperatore Traiano, dall’abbandono dell’acquedotto al suo recupero da parte di Paolo V, fino alle fontane che ancora oggi fanno parte del paesaggio della città.

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