Scrittore e camminatore di lunghi tratti, Marco Saverio Loperfido è l’ideatore di un progetto collaborativo di libera condivisione dei sentieri italiani: Ammappalitalia. Ognuno noi può partecipare mettendo in rete le descrizioni e le tracce di sentieri, cammini, strade bianche per consentire a tutti di percorrere l’Italia a passo lento. Una mappatura a piedi del territorio italiano che a noi di Passaggi Lenti è subito piaciuta moltissimo, per questo abbiamo chiesto a Marco di raccontarci come è nata la sua idea.

DA ROMA A CHIA: UNA SCELTA DI VITA

Ci racconti un po’ di te? Cosa ti ha spinto a trasferirti dalla città di Roma in alta Tuscia?

Mi sono trasferito nella provincia di Viterbo che ero poco più che ventenne perché sentivo di non poter più riuscire a vivere la città in maniera fisica come avevo fatto da bambino e da ragazzo. Per me girovagare per le strade di Roma, per i vicoli, esplorare i garage condominiali, trovare i nascondigli per la banda di ragazzi che eravamo, rifugiarsi negli incolti che ancora persistono, era bellissimo. Un rapporto con lo spazio d’altri tempi. Probabilmente il retaggio di una Roma passata che io, nato nel 1976, ancora sono riuscito a vivere. Ma poi nessuno più dei miei amici, giunto all’età di vent’anni, voleva più proseguire questo rapporto con il movimento e con lo spazio nella città, vissuta oramai soltanto attraverso le automobili e dunque il traffico.

Mi sentivo ingabbiato. Ritrovavo la passata felicità soltanto fuori Roma, nei sentieri e nelle montagne reatine, o nelle campagne viterbesi. Qui avevo l’impressione di poter ancora vivere lo spazio con il mio corpo, appropriarmene tramite le gambe, la fatica, l’esplorazione consapevole. Ho soltanto seguito quello che mi faceva stare bene da piccolo, riproponendolo però in altra forma, quella dell’escursionismo e dell’idea che il cammino è conoscenza di sé e del mondo.

Marco Saverio Loperfido

Marco Saverio Loperfido

Pasolini amava particolarmente Chia, conosciuta durante le riprese del film “Il Vangelo secondo Matteo”. Cosa ha di così straordinario questo territorio e quali sensazioni regala?

Questo territorio ha la bellezza che gli è donata da una diversità incredibile, da tutti i punti di vista. La possibilità in poche centinaia di km di avere laghi, vulcani, terreni argillosi, forre, piane e infine anche il mare. Persistono diverse culture umane, borghi dalle tradizioni millenarie e molto diverse tra loro. Ma la cosa che più rende questo territorio straordinario è la possibilità di farvi ancora delle scoperte. Probabilmente con le mie mappature, i miei libri e perfino con questa intervista sto riducendo il campo d’azione di questo possibile stupore. Man mano che il tempo passa la Tuscia diventa sempre più una terra conosciuta, speriamo non un marchio.

Più di ogni altra cosa mi spaventa il turismo di massa, tutto il contrario di quello che vado vivendo e scrivendo da anni, ma che potrei in qualche modo agevolare. Le cose a volte sono imprevedibili e il consumismo, contro cui si batteva con rabbia Pier Paolo Pasolini, è subdolo, inafferrabile e astuto più di qualsiasi altro fascismo.

IL GIRO DELLA TUSCIA IN 80 GIORNI

Ad un certo punto della tua vita hai sentito l’esigenza di lavorare sul territorio, a contatto con la natura, e sei diventato guida AIGAE. Raccontaci di questa esperienza.

Sono stato una guida autodidatta. Ho avuto prima di tutto la voglia di gettarmi nei territori sconosciuti e poi quella più assennata e razionale di costruire una professionalità a riguardo. Penso che sia molto sano per un giovane fare l’esperienza del gettare il cuore oltre l’ostacolo, del partire anche se non si è capaci fino in fondo. Questo dà la possibilità di vivere delle esperienze pratiche al di là delle teorie e delle conoscenze astratte. Questo dà la possibilità, quando poi si studierà la materia in questione, di osservarla sotto la speciale lente dell’esperienza.

Avevo senza dubbio dei rudimenti di alcune esperienze di escursionismo di più giorni, ma quando sono partito per il Giro della Tuscia in 80 giorni non potevo sapere fino in fondo come avrebbe reagito il mio corpo e la mia mente. È anche una predisposizione naturale. Ero inquieto, impaziente. Avevo fretta di vivere. Ma poi tornato a casa ho deciso, anche grazie al suggerimento e all’aiuto di Riccardo Schiavo, di gettare le basi, a posteriori, della mia professionalità.

Libri di Marco Saverio Loperfido

Le copertine di due libri di Marco Saverio Loperfido e la locandina del Giro della Tuscia in 80 giorni

AMMAPPALITALIA: PERCORSI E TRACCIATI DA PAESE A PAESE

Come è nata l’idea di Ammappalitalia?

Ammappalitalia nasce da una lacuna delle carte escursionistiche della zona in cui mi sono trasferito a vivere e del centro-sud Italia. Volevo camminare per la Tuscia e non c’era possibilità di orientarmi. Dunque pensai che mettere in rete, liberamente e in maniera gratuita, l’operato di tutti gli escursionisti italiani, avrebbe colmato questa lacuna, aggiungendo anche l’esperienza diretta dei camminatori in una sorta di enciclopedia collaborativa e vissuta delle esperienze di cammino di tutti noi.

La cosa che più mi appassiona di Ammappalitalia non è l’escursionismo in sé, quanto il progetto culturale di riappropriazione dello spazio fisico italiano attraverso il movimento lento compiuto al ritmo del proprio passo, dunque del proprio respiro e battito cardiaco. Si torna da un’esperienza di mappatura come da una buona cena tra amici, facile da digerire, passata ridendo e rivivendo insieme momenti speciali. Si sta a posto con la vita e con la coscienza. Tempo utilizzato per portare dentro l’anima le cose più belle che esistano, cioè la natura, la cultura e l’amicizia. Tutto fatto senza alcuna pretesa commerciale né egoistica. Una specie di resistenza culturale all’individualismo e alla mercificazione di tutto, spazio e tempo compreso. Ammappalitalia sembra un termine poco serio, ma dietro c’è tanta passione per le cose importanti della vita.

Hai affrontato numerosi viaggi a piedi, qual è quello che ti è rimasto maggiormente impresso?

Così come facciamo un passo dopo l’altro e ognuno è importante per arrivare a destinazione, così si possono intendere i cammini nella propria vita. Uno consequenziale all’altro e non esiste il più importante né quello che mi era rimasto maggiormente impresso. Il giro della Tuscia è stato un viaggio iniziatico, quello in Umbria di passaggio, quello per Bruxelles di consolidamento e preparazione per Boez. Non esiste l’uno senza l’altro e chissà quale sarà il prossimo. Il cammino ha una speciale voce che racconta verità diverse rispetto alla vita stanziale, chiamiamola “di tutti i giorni”. Sta a noi seguire gli insegnamenti dei cammini per riportarli nella vita quotidiana e sta a noi trovare sempre più tempo per stare in cammino invece che fermi.

In uno dei miei libri, parafrasando il famoso detto, ho scritto: “Errare è umano, stare fermi diabolico”. Per me fare viaggi a piedi equivale a trovare un me migliore, più dinamico, realista, meno ossessionato da piccole paure, amico del mondo e delle persone che incontro, che mi aiutano o meno, con le quali condivido un pasto o il cammino stesso. Sarei stupido se non volessi continuare a organizzare altri cammini. Sarei sordo alla chiamata delle verità del cammino.

“IL PROGETTO DI BOEZ – ANDIAMO VIA”

Raccontaci un po’ il progetto “Boez – Andiamo Via”, l’esperienza di viaggio condotta con detenuti da Roma a Santa Maria di Leuca.

È stato un viaggio difficilissimo e bellissimo, probabilmente l’esperienza più forte che abbia mai vissuto, come già ho avuto modo di raccontare durante il viaggio stesso e nel documentario che ne è scaturito. Mettersi così tanto alla prova era la cosa che più mi spaventava. Essere o non essere all’altezza? Ancora oggi non so se sarei in grado di portare a termine un’esperienza simile.

Non esiste nulla che una persona può dire di saper fare definitivamente e per sempre, per bene e come andrebbe fatto. So solo che in quel viaggio ero in cammino insieme agli altri miei compagni d’avventura, come loro ho sbagliato e come loro ho fatto cose buone. Alla fin fine l’insegnamento più bello che si porta indietro da un’esperienza di viaggio in gruppo è proprio questo: siamo tutti sulla stessa strada e non c’è differenza. Il gruppo in cammino diventa un po’ l’emblema di tutta l’umanità che cerca la sua strada.

Foto di Marina Vincenti e Ilaria Di Biagio 

Per approfondire:

 

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