A Roma si trova un piccolo gioiello della scienza farmaceutica, un esiguo spazio collegato un tempo ad un convento e ad un orto che oramai non esistono più. Ci troviamo nel quartiere di Trastevere, nella centralissima Piazza della Scala che deve il suo nome alla presenza, secoli fa, di una Madonna collocata sotto una scala e che, secondo la tradizione popolare romana, avrebbe guarito miracolosamente due bambini. Fu sul luogo in cui era posta quell’icona che a cavallo tra Cinquecento e Seicento sorse la chiesa che oggi domina la piazza e che aveva accanto, al primo piano del civico 23, l’antica spezieria di Santa Maria della Scala, la farmacia nata nel XVI secolo ed aperta poi al pubblico alla fine del secolo successivo.

ANTICA FARMACIA DI SANTA MARIA DELLA SCALA

Antica fotografia della della Farmacia di Santa Maria della Scala, chiusa definitivamente nel 1954

Antica fotografia della della Farmacia di Santa Maria della Scala, chiusa definitivamente nel 1954

Così come allora l’antica farmacia di Santa Maria della Scala a Trastevere è oggi gestita dai Carmelitani Scalzi, l’ordine mendicante che venne riformato da Santa Teresa d’Avila e che qui ha coltivato, preparato e venduto i medicamenti fino al 1954, anno di chiusura della spezieria.

L’antica spezieria di Santa Maria della Scala, la più antica farmacia di Roma e d’Europa, aveva una collocazione strategica perché si trovava a poche centinaia di metri da un importante asse viario, quello di Via della Lungara che collega questa zona di Trastevere con il Vaticano e che, proprio per questa vicinanza con la basilica di San Pietro, le consentirà di essere conosciuta come la farmacia dei papi. Qui pontefici, nobili e re si recavano per curarsi e comprare i medicamenti necessari, entrando da un’entrata riservata ed appartata.

L'interno della spezieria

L’interno della spezieria

Nel Settecento la spezieria fece un salto di qualità, divenendo un luogo di formazione, uno spazio in cui si insegnavano le proprietà delle erbe e delle piante. Fu fra Basilio ad istituire al suo interno un luogo di studio e di apprendimento in cui si provvedeva alla compilazione degli erbari, alla catalogazione scientifica dei farmaci e all’esposizione dei medicamenti collocati secondo la struttura dell’albero della vita.

SPEZIERIA DI SANTA MARIA DELLA SCALA: COSA VEDERE

 

Le scatole dell'antica farmacia di Santa Maria della Scala in Trastevere

Le scatole dell’antica farmacia di Santa Maria della Scala in Trastevere

La farmacia di Santa Maria della Scala è un ambiente piccolissimo che colpisce per i suoi arredi e per le sue decorazioni parietali. Il salone ha ancora le vetrine ed i mobili in legno del XVIII secolo, mentre il soffitto completamente affrescato reca, al centro, lo stemma dei Carmelitani con il monte Carmelo e la croce ben in evidenza. Qui tra bilancini, veleni e medicamenti troviamo i due prodotti più venduti di quel periodo: l’acqua antipestilenziale utilizzata per la peste bubbonica e l’acqua di melissa che combatteva l’isteria.

Ma il medicamento più venduto nell’Ottocento fu senza ombra di dubbio la teriaca, che in greco significa antidoto e che veniva somministrata contro i veleni. Questo medicamento era composto da carne essiccata di vipera e spezie varie che potevano variare a seconda del disturbo e dell’indisposizione che si doveva curare. La teriaca, infatti, veniva usata praticamente per tutte le malattie, dalla malaria ai dolori mestruali, dall’epilessia al morbillo e nella spezieria era posta in vendita ancora nel 1954, visto che il grande vaso posto sulla sinistra dell’entrata ancora ne contiene una cospicua dose.

La teriaca era molto costosa e, per questo motivo, era uno dei tanti prodotti che venivano contrabbandati. Di essa ne esisteva una variante più economica ed era ovviamente riservata ai poveri, anche se in verità si trattava semplicemente di un estratto ottenuto dalla spremitura di sole bacche di ginepro.

Nel salone principale dell’antica farmacia di Santa Maria della Scala si trovano le essenze protette dai vasi di vetro mentre le foglie di queste erbe medicinali si trovano nella stanza accanto, custodite nelle scatole di sandalo all’interno di un armadio. Ginepro, sanguisughe, noce, liquirizia, cardamomo, arnica, finocchio e poi malva, ribes, valeriana (solo per citarne alcuni) si trovano sulle scaffalature e nelle vetrine poste accanto o dietro il bancone di vendita. Tutto è rimasto come è stato lasciato nel 1954, l’ultimo anno di attività della farmacia. In un mobiletto a parte sono conservate le boccette contenenti i veleni, come riporta la scritta latina ‘venena’.

Nella stanza accanto, ancora più piccola della sala di vendita, si possono ammirare gli armadi splendidamente dipinti a mano che racchiudono le foglie delle piante medicinali, riposte in cassetti di legno di sandalo, resistente ai tarli. Aprendo le ante di questi armadi si possono vedere i ritratti dei personaggi illustri che qui si sono recati in visita come quelli di Maria Teresa d’Austria e Vittorio Emanuele I che sono stati qui nel 1802, quello della regina Elena giunta nella farmacia nel 1923, quello di Umberto II venuto l’anno successivo e quello della bellissima principessa Maria Josè che ha fatto visita alla spezieria nel 1934.

Ma l’antica farmacia è stata anche altro, divenendo ospedale al tempo della Repubblica Romana retta da Mazzini, Armellini e Saffi. Era il 1849 e in questo spazio vennero prestate le cure ai soldati rimasti feriti durante gli scontri tra l’esercito repubblicano e quello francese giunto da Civitavecchia per restaurare il potere papale. Proprio qui, a seguito del colpo di carabina ricevuto mentre difendeva Villa Spada, Luciano Manara morì il 30 giugno di quell’anno, legando l’antica farmacia alla gloriosa resistenza che i patrioti italiani opposero per difendere gli ideali repubblicani.

 

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