Autore archivio: Maurizio Carvigno

Il conte di Montecristo, un meraviglioso viaggio nella fantasia

Conte di Montecristo, veduta della prigione-fortezza nota come il Castello d'If

Un giovane marinaio, Edmond Dantes, dal futuro radioso e che sta per sposare una bellissima ragazza che ama incondizionatamente da anni, viene improvvisamente accusato di collaborazionismo, di tramare per un possibile ritorno di Napoleone Bonaparte, confinato nella piccola isola dell’Elba. Quella terribile e infamante calunnia, abilmente tessuta dal complesso inganno di uomini invidiosi e senza scrupoli, conduce il povero Dantes, arrestato proprio nel corso della sua festa di fidanzamento, nella tetra e buia prigione sull’isola di If, da cui difficilmente si esce vivi. In quel luogo di disperazione, di pianti silenziosi, di sconfortante amnesia, Dantes sarà sorretto solo dal desiderio di vendetta che animerà tutte le sue future azioni. Questa, in estrema sintesi, l’incipit della trama di un libro bellissimo: Il Conte di Montecristo. (altro…)

La metamorfosi di Pio IX, l’ultimo Papa re

Papa Pio IX

Roma, 29 aprile 1848. La “Gazzetta capitolina” pubblica l’allocuzione Non Semel, che Pio IX ha pronunciato al Concistoro. Il pontefice afferma con nettezza che non è ammissibile dichiarare guerra a una nazione, l’Austria per intenderci, “i cui membri sono suoi figli spirituali”. E’ la fine di un equivoco durato alcune settimane e che ha avuto inizio il 24 marzo precedente, quando le truppe pontificie, al comando del generale Durando, lasciano Roma per raggiungere i confini dello Stato pontificio. Un giorno prima, il fatidico 23 marzo, il Regno di Sardegna, sul cui trono siede il gigante Carlo Alberto, aveva dichiarato guerra all’Austria, dando inizio a quella che sarà poi ricordata come la Prima guerra di indipendenza, scatenando un generale e contagioso entusiasmo in tutta la penisola, con l’invio di contingenti militari da diversi stati italiani. (altro…)

Marcia su Roma, il prologo del fascismo al potere

Mussolini a Napoli, pochi giorni prima della marcia su Roma

Di una possibile marcia su Roma si iniziò a parlare negli ambienti fascisti a partire dall’agosto del 1922. Nel mese usualmente dedicato dagli italiani al riposo fisico e mentale – una tradizione che affondava le radici addirittura nell’impero romano con le celebre Feriae Augusti, istituite dall’imperatore proprio per concedere un breve riposo dopo le fatiche della coltivazione e della mietitura – alcuni importanti esponenti fascisti cominciarono a ragionare sulla possibilità di realizzare un’azione eclatante, da compiere nella capitale nelle prime settimane d’autunno.
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Disfatta di Caporetto, il crollo dell’esercito italiano nella Grande Guerra

Caporetto. Soldati italiani

L’alba è ancora lontana in quel 24 ottobre 1917, nelle maleodoranti trincee di Caporetto dove ormai si vive da anni come topi in fogna fra pidocchi, morte, solitudine e rassegnazione. I bagliori del sole latitano e i soldati italiani, i fessi – come vengono chiamati in gergo, coloro che stanno in prima linea al contrario dei fissi, coloro che, invece, per vari motivi evitano il fronte, rimanendo comodamente nelle retrovie – sono ancora assopiti e infreddoliti. Poi alle 2 in punto l’artiglieria austro-ungarica suona la sveglia. L’esperienza accumulata al fronte fa comprendere all’esercito italiano che quello non sarà un normale attacco, un’azione militare di routine, ma qualcosa di più e forse di assolutamente devastante. Sarà la disfatta di Caporetto. (altro…)

Ghetto di Roma. Paolo IV e il serraglio degli ebrei

Ghetto ebraico di Roma

Il ghetto di Roma non fu il primo ad essere creato in Italia. Questo triste primato, non certo onorevole, spettò, infatti, a Venezia. Fu nella città dei Dogi che si istituì per la prima volta, il 29 marzo 1516, un luogo destinato ad “ospitare” gli Ebrei. Il Senato della Serenissima deliberò che gli Ebrei di diverse contrade cittadine si trasferissero in quell’area conosciuta dai veneziani come il Ghetto, da geto de rame, cioè l’abitudine di buttare in quel sito disabitato gli scarti di rame delle vicine fonderie. Quel nome, ghetto, divenne, purtroppo, di lì a poco, sinonimo di recinto, di area in cui gli Ebrei di diverse città europee saranno costretti a vivere, rispettando rigide regole imposte dagli statuti cittadini. (altro…)