Il Parco Marturanum, poco più di un migliaio di ettari nel territorio di Blera e di Barbarano Romano, è un sito naturalistico e storico-archeologico di notevole interesse del territorio viterbese che ha visto la sua nascita nel 1984. In questa porzione di Etruria meridionale si fondono paesaggi e storie in un contesto costituito da bellezza, natura e reperti archeologici. In quest’area impervia e selvaggia si trovano, infatti, le oltre 2000 tombe etrusche el’antica necropoli di San Giuliano, avvolta dalla folta vegetazione. Il territorio del Parco Marturanum è caratterizzato da due tipi di ambienti diversi ma contigui: da una parte i pianori assolati e, dall’altra, i canyon scavati e tagliati nel tufo dalle acque del fiume Biedano e dei suoi affluenti. Ma non finisce qui. Nell’area è possibile risalire attraverso le vie cave, strade di comunicazione scavate nella roccia tufacea ed utilizzate durante il medioevo per collegare le differenti arre del territorio. Tra resti etruschi mimetizzati nella roccia, corsi d’acqua, ambienti umidi e cascatelle possiamo immergerci in un territorio sconosciuto e tutto ancora da scoprire.

ESCURSIONE DA BARBARANO ROMANO ALLA NECROPOLI DI SAN GIULIANO

Porta Canale a Barbarano Romano e una vista del Biedano

Porta Canale a Barbarano Romano e una vista del Biedano

Il nostro viaggio è iniziato da Barbarano Romano dove abbiamo effettuato una breve sosta alla sede del Parco Regionale di Marturanum  per chiedere indicazioni e prendere le cartine dei sentieri. Dopo una veloce consulenza ed uno scambio di informazioni, abbiamo optato per un percorso misto in grado di unire le due anime del territorio: l’attraversamento delle gole del Biedano e la visita all’area archeologica di San Giuliano. Lasciata la macchina al di fuori delle mura di Barbarano Romano, siamo passati sotto la porta di accesso (Porta Romana) del borgo della Tuscia, molto ben conservato e pulito. Dal corso principale, poco prima del palazzo comunale, si apre sulla sinistra una discesa che conduce a Porta Canale, l’inizio del nostro percorso: il n. 105 denominato Sentiero dei Valloni (lunghezza 5 km). Si percorre la ripida discesa a tratti scivolosa a causa dell’umidità della pietra che forma le scale e, raggiunta l’area pic-nic, si prende la sterrata sulla destra. Dopo poco si seguono i segni bianco-rossi che ci fanno deviare sulla sinistra, facendoci attraversare il torrente che ora sarà sulla nostra destra. Il percorso, denominato dei Valloni, si snoda lungo la gola solcata dal Biedano e dai suoi affluenti, passando attraverso le quattro mole (ex mulini) che qui un tempo venivano usati dalla popolazione per la macinazione del frumento, nonché la cava di peperino, il Ponte del Diavolo e il Grotton del Mostro.

La gola del Biedano e la tagliata etrusca

La gola del Biedano e la tagliata etrusca

Il Biedano è un corso d’acqua ad alto deflusso che solca l’intero vallone per poi confluire nel fiume Marta. Questa zona, un tempo, era altamente antropizzata, come dimostrano i mulini. Qui si aprivano campi coltivati divisi da muretti a secco ma poi l’abbandono dell’agricoltura ha permesso alla vegetazione di rioccupare questi spazi. Il percorso si snoda all’interno del bosco costituito da ontani, salici e pioppi e si arriva in breve alla prima mola e, poco dopo, sulla sinistra si può osservare il Grotton del Mostro, una grotta dalle alte pareti. All’altezza della seconda mola si incontra il primo bivio. Proseguendo dritti ci si dirige verso la terza mola e verso il borgo di Blera, mentre girando a destra si imbocca il sentiero 138 A (sentiero 3 del Parco) che conduce verso Sarignano e Cava delle Quercete. Noi abbiamo deciso di proseguire ancora per un po’, passando attraverso la tagliata etrusca (la Cava del Castelluzzo) e continuando fino alla cascata in prossimità della terza mola, dove si trova un  piccolo lago su cui si gettano due cascatelle. Da qui siamo tornati sui nostri passi ed abbiamo raggiunto il bivio con l’innesto per il sentiero numero 138 A.

NECROPOLI DI SAN GIULIANO: IL FASCINO DELLA CIVILTA’ ETRUSCA

Tombe etrusche nella necropoli di San Giuliano

Tombe etrusche nella necropoli di San Giuliano

Dopo avere oltrepassato un ponticello ci siamo trovati ad un ulteriore bivio. Abbiamo imboccato in salita il sentiero di sinistra (non segnato) ma di facile orientamento per vedere la magnifica Via Cava delle Quercete, interamente scavata nel tufo in epoca etrusca e su cui si trovano delle antiche iscrizioni. Le vie tagliate servivano per consentire alle popolazioni di muoversi e di raggiungere i pianori limitrofi e le necropoli sottostanti. Durante il Medioevo, poi, venne allargata per consentire il transito anche ai carri. Ridiscesi, abbiamo seguito i segni bianco-rossi del sentiero 138 A e, dopo avere raggiunto la località di Sarignano, abbiamo proseguito il percorso collegandoci al sentiero 103 che ci ha consentito di raggiungere l’area archeologica di San Giuliano, due chilometri di diametro coperta da folta vegetazione e costituita da tombe di varie epoche. Imponente è la tomba Cima, un tumulo di 25 metri di diametro risalente al VII secolo a.C. a cui si accede tramite un dromos. Ma la natura intorno, lussureggiante ed intricata, racchiude altre tombe di vario genere: a tumulo, a dado, a fossa, a portico ed ipogee. La tomba del Cervo, la tomba della Regina, la tomba Rosi sono solo alcuni dei luoghi di sepoltura che qui si sono susseguiti dal periodo orientalizzante (VII a.C.) fino al III secolo a.C. Dopo aver visitato la necropoli si può tornare sui propri passi e ritornare alla piazza del paese di Barbarano Romano per riprendere la macchina.

 

Leggi anche:
Vitozza, viaggio nella città di pietra