Una martire cristiana raffigurata nel marmo lavorato dallo scultore Stefano Maderno, un ingresso solenne e maestoso realizzato dall’architetto Ferdinando Fuga: così la basilica di Santa Cecilia, la patrona della musica, ricorda il martirio di una giovane donna romana convertitasi al cristianesimo. Nata nel II secolo sposò il nobile Valeriano e secondo una tradizione tardo-medievale il giorno delle nozze, mentre gli invitati si dilettavano in canti e melodie, Cecilia dentro di sé iniziò ad intonare poche parole rivolte a Dio affinché mantenesse intatte purezza e castità. È questo episodio ad avere reso la donna patrona della musica.

IL SUPPLIZIO DI SANTA CECILIA, MARTIRE CRISTIANA

Statua raffigurante il martirio di Santa Cecilia, altare maggiore della Basilica

Statua raffigurante il martirio di Santa Cecilia, altare maggiore della Basilica

L’episodio narrato, in realtà, è viziato da un’errata trascrizione che trasformò i candentibus organis [mentre si arroventavano gli strumenti di tortura] in cantantibus organis [mentre suonavano gli strumenti musicali]. Si ritiene che l’episodio descritto in realtà sia ricollegabile alla descrizione del momento del supplizio ma oramai la tradizione era stata scritta e dal Medioevo in poi Cecilia venne raffigurata insieme a strumenti musicali, divenendo la protettrice dei musicisti.

La basilica di santa Cecilia si trova nel quartiere romano di Trastevere e sorge su quello stesso terreno su cui un tempo si trovava la casa della giovane donna, trasformata poi nel V secolo in titulus (edificio in cui si tenevano i riti cristiani). La martire cristiana affrontò un supplizio lunghissimo dovuto al fatto di aver indotto alla conversione suo marito. Il luogo del martirio fu la sua stessa casa che oggi si trova al di sotto della basilica. Cecilia venne rinchiusa per tre giorni all’interno del calidarium, la zona delle terme riservate ai bagni di vapore.

Poiché ancora il suo fisico resisteva al caldo e all’umidità, la giovane donna venne uccisa da tre fendenti portati dai suoi giustizieri con la spada sul collo. Dalla cappella di Santa Cecilia, detta cappella del Bagno, si trova una grata che consente di osservare il luogo del supplizio mentre dalla navata di sinistra è possibile scendere e visitare gli ambienti della domus romana del II secolo a.C e dell’insula (una sorta di condominio ante litteram) del II secolo d.C. in cui si trova una vasca utilizzata per il rito del battesimo per immersione ed un luogo dedicato ai Lari, i protettori della casa.

Facciata della Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

Facciata della Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

Il corpo della martire cristiana venne ritrovato da papa Pasquale I all’interno delle catacombe di San Callisto e traslato dove oggi sorge la basilica a lei dedicata. Fu nel 1599 che il cardinale Paolo Emilio Sfondrati decise di aprire il sepolcro di Santa Cecilia e di esporre per un mese i suoi resti nella chiesa affinché i fedeli la omaggiassero. Il corpo era integro e coperto da una veste bianca, la donna giaceva su un fianco. L’evento venne considerato miracoloso e per tale motivo il prelato che si era occupato della vicenda decise di commissionare a Stefano Maderno la statua che ancora oggi è possibile vedere sotto l’altare maggiore. La santa è coperta da un panneggio, il volto è nascosto dai capelli, le mani indicano il numero uno ed il numero tre, a significare la trinità, le ginocchia sono leggermente piegate.

LA STORIA DELLA BASILICA DI SANTA CECILIA

L'ingresso settecentesco della Basilica di Santa Cecilia progettato dall'architetto Fuga

L’ingresso settecentesco della Basilica di Santa Cecilia progettato dall’architetto Fuga

La basilica di Santa Cecilia è stata modificata a partire dal XVII e dal XVIII secolo. L’ingresso maestoso dell’edificio sacro attraverso il quale si giunge ad un vasto cortile con fontana quadrata, sormontata da un’anfora di periodo paleocristiano, venne progettato nel Settecento dall’architetto Ferdinando Fuga. La facciata, sempre opera del Fuga, è preceduta da un portico con quattro colonne e, sulla destra, si trova il campanile leggermente pendente del XIII secolo.

Interno della Basilica di Santa Cecilia in Trastevere: il ciborio realizzato da Arnolfo di Cambio

Interno della Basilica di Santa Cecilia in Trastevere: il ciborio realizzato da Arnolfo di Cambio

L’interno è a tre navate con la parte centrale ricoperta da un soffitto settecentesco affrescato dal Conca: si tratta della raffigurazione della Gloria di Santa Cecilia. Il catino dell’abside presenta un mosaico databile all’820, commissionato da papa Pasquale I e costituito principalmente da tessere vitree. L’opera musiva raffigura il Cristo Redentore attorniato da santi tra i quali il committente con l’aureola quadrata perché ancora in vita ed accanto a lui Santa Cecilia. Al di sotto si trovano i dodici agnelli con la testa rivolta verso l’Agnus Dei. Il ciborio, invece, è uno dei capolavori realizzati da Arnolfo di Cambio nel 1293. L’opera, con archi trilobati sovrastati da pinnacoli e con quattro colonne nere, è decorata con marmi policromi.

S. CECILIA IN TRASTEVERE: IL CICLO PITTORICO DI PIETRO CAVALLINI

S. Cecilia in Trastevere - Il Giudizio Universale di Pietro Cavallini (Fonte: Wikimedia Commons)

S. Cecilia in Trastevere – Il Giudizio Universale di Pietro Cavallini (Fonte: Wikimedia Commons)

Fu Pietro Cavallini invece ad occuparsi del ciclo pittorico presente nel coro, un affresco realizzato tra il 1281 ed il 1293. Riscoperto nel 1900, il Giudizio Universale un tempo rivestiva una superficie più ampia di quella attuale: oggi risulta danneggiato in molte sue parti a causa della costruzione del coro nel Cinquecento, quando con le nuove regole controriformiste le monache di clausura non ebbero più la possibilità di partecipare alle funzioni religiose. Nella mandorla centrale compare un Cristo in trono con le stimmate in evidenza, intorno si trovano gli angeli, la Madonna, san Giovanni Battista e gli apostoli. Il Cavallini, esattamente come Giotto, raffigura in maniera nuova questi personaggi, rendendoli umani e distanziandoli dalle figure ieratiche dell’arte bizantina. Nella sua pittura è presente una costruzione prospettica, delle sfumature di colori, il chiaroscuro morbido che rendono vivi i personaggi con la loro fisicità e la loro potenza espressiva. L’affresco non è visibile dall’interno della chiesa e per apprezzarne la sua bellezza si deve accedere al coro attraverso il convento monastico posto a sinistra della chiesa di Santa Cecilia.

ROMA SOTTERRANEA: L’AREA DI SCAVI DI S. CECILIA IN TRASTEVERE

I sotterranei di Santa Cecilia in Trastevere a Roma

I sotterranei di Santa Cecilia in Trastevere a Roma

Ma le sorprese di questo angolo di Trastevere non sono finite qui. La chiesa nasconde al di sotto del piano di calpestio anche un’area di scavi (si scende dalla navata sinistra) dove si trova una domus romana del II secolo secolo a.C., abitazione unifamiliare caratteristica del periodo repubblicano. Modificata durante l’età imperiale, tra il II ed il IV secolo d.C., la struttura della dimora venne riutilizzata per la costruzione di un’insula, un caseggiato a più piani in grado di alloggiare più famiglie. La popolazione di Roma, infatti, era aumentata e lo sviluppo edilizio ed urbanistico della città era stato necessario per accogliere le nuove famiglie. Al suo interno si trovano pavimenti a mosaico, resti antichi ed otto vasche cilindriche in mattoni probabilmente utilizzate per la conservazione delle granaglie.

 

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