Basilica di Santa Prassede: la Roma medievale nel rione Monti

Basilica di Santa Prassede a Roma

La basilica di Santa Prassede, quasi nascosta dalle abitazioni che sono sorte nel corso dei secoli, costituisce un importante tassello della Roma altomedievale sia per motivi artistici che storici. Situata sul colle Esquilino, nel rione Monti, a due passi dalla più conosciuta basilica di Santa Maria Maggiore, l’edificio sacro lega la sua storia a papa Pasquale I, al culto dei martiri e ad una giovane cristiana vissuta durante il II secolo d.C., di nome Prassede. Oltre a racchiudere dei mosaici ottimamente conservati databili al IX secolo, la basilica di Santa Prassede, per volere del suo committente, venne realizzata ricalcando le fattezze dell’allora basilica di San Pietro, così diversa da quella che oggi conosciamo.

LA STORIA DI PRASSEDE E PUDENZIANA

Partiamo dal clima che si respira nella Roma imperiale del II secolo d.C., quando il cristianesimo è un culto non tollerato dalle istituzioni e si eseguono persecuzioni nei confronti di chi si converte alla nuova religione. In questo contesto di odio e di livore vive Prassede, la cui storia è tramandata dai Passionari, una raccolta di vite dei santi composta negli ambienti monastici del V-VI secolo e diffusasi nel Medioevo a scopo sicuramente celebrativo e non certamente storico. Secondo questa tradizione Prassede nasce da una famiglia romana residente sul colle Esquilino; suo padre è un senatore romano, convertitosi al cristianesimo, che trasforma la sua abitazione in una domus ecclesiae, una casa privata adibita al culto. La giovane Prassede e sua sorella Pudenziana abbracciano ben presto la religione di Cristo ed entrano in contatto con gli adepti della nuova fede. Il sito dedicato al nuovo culto, però, viene scoperto dai Romani che non ci pensano due volte ad uccidere i cristiani che Prassede ha nascosto nella sua dimora. La giovane donna, venuta a conoscenza dell’episodio, si pone alla ricerca del luogo in cui sono stati gettati i corpi dei suoi correligionari, dando loro sepoltura presso la catacomba di Priscilla, sita sulla Via Salaria. Questo luogo, dopo pochi giorni dopo, accoglierà le spoglie della stessa Prassede che, manifestando la volontà di seguire le sorti degli altri cristiani, verrà uccisa dai Romani.

Andiamo avanti nei secoli fino ad arrivare al IX. Il cristianesimo si è affermato come religione, le agiografie dei martiri cristiani circolano negli ambienti ecclesiastici e papa Pasquale I nell’817 decide di traslare le spoglie di alcuni santi uccisi sotto l’impero romano, tra cui quelle delle due sorelle Prassede e Pudenziana. La cosiddetta traslazione delle reliquie è un fenomeno che si avvia alla fine del secolo VIII, quando l’instabilità politica e le scorrerie saracene lungo il Tirreno rendono insicuri i luoghi di culto posti oltre le mura urbane della città di Roma. Fino a quel periodo, infatti, i defunti (come era usanza già in età imperiale) venivano seppelliti extra muros, al di fuori delle mura cittadine, ma con l’intensificarsi degli attacchi dei predoni nei confronti dei pellegrini che si recavano presso le catacombe per celebrare il culto dei martiri, si decide di portare all’interno della città di Roma le spoglie dei santi e dei martiri. Mentre Pudenziana viene seppellita dove un tempo sorgeva la domus di suo padre Pudente, per Prassede il papa decide di erigere una nuova chiesa nei pressi del luogo in cui si trovava, probabilmente, un piccolo luogo di culto già a lei intitolato.

Il progetto di papa Pasquale è ambizioso: vuole costruire una basilica che richiami al culto dei martiri, a quel periodo corrispondente agli albori del cristianesimo che ha visto persecuzioni ed uccisioni dei primi adepti. Ma non basta, la struttura religiosa deve essere la riproduzione in miniatura della basilica di San Pietro, l’antico edificio che pochi anni prima, nell’800, era stato teatro dell’incoronazione dell’imperatore Carlo Magno. La conservazione della basilica di Santa Prassede, quindi, oltre ad essere la testimonianza di un’opera architettonica del periodo carolingio romano, ci consente di farci un’idea di come fosse l’antica basilica di San Pietro prima degli interventi rinascimentali e barocchi. Andiamo a vederne la struttura.

BASILICA DI SANTA PRASSEDE, L’INTERNO

Interno della basilica di Santa Prassede

Interno della basilica di Santa Prassede

L’ingresso principale della basilica di Santa Prassede è in Via S.Martino ai Monti ed è preceduto da una scalinata che conduce ad un cortile quadrangolare porticato che nasconde la facciata e attraverso il quale si accede alla parte interna, suddivisa in tre navate (cinque erano quelle della basilica vaticana) separate da colonne in granito. La pianta basilicale è costituita anche da un transetto e da un’abside finemente decorata; il pavimento in stile neo-cosmatesco è un rifacimento del secolo scorso e, nella parte centrale della chiesa, è presente un disco di porfido rosso che ricopre l’antico pozzo in cui la martire avrebbe posto il sangue dei cristiani uccisi.

LO SPLENDORE DEI MOSAICI NELLA CAPPELLA DI ZENONE

Basilica di S. Prassede. Particolare dei mosaici della Cappella di Zenone

Basilica di S. Prassede. Particolare dei mosaici della Cappella di Zenone

Ma quello che impreziosisce e che lascia i visitatori a bocca aperta è, di certo, la presenza dei mosaici che decorano il catino absidale, l’arco trionfale e la cappella di San Zenone, posta nella navata destra. Quest’ultima costituisce il più importante monumento bizantino della città, voluta fortemente da papa Pasquale I come mausoleo per la madre Teodora. Qui la donna viene raffigurata come ‘episcopa’ e con l’aureola quadrata, segno distintivo che l’iconografia cristiana usava riservare alle persone ancora viventi in odore di santità. La cappella, a croce greca, presenta un pavimento in opus sectile a marmi policromi mentre la volta è decorata con un mosaico del IX secolo raffigurante un Cristo all’interno di un medaglione sorretto da angeli e contornato da un cielo dorato. Sulle pareti interne si trovano figure di San Pietro e Paolo, di Santa Prassede e Santa Pudenziana. In una nicchia della cappella, all’interno di una teca in bronzo, è conservata la terza parte della Colonna della Flagellazione, arrivata a Roma nel 1223 a seguito delle guerre che i crociati avevano sostenuto in Terra Santa.

L’ABSIDE DELLA BASILICA DI SANTA PRASSEDE

Nel catino absidale, invece, si trova Cristo con la mano destra alzata a mostrare le stimmate e la sinistra che racchiude un rotolo; lo sfondo è costituito da un cielo blu con delle nuvole bianche. Intorno alla figura principale si trovano i santi Pietro e Paolo che presentano al Messia le due sorelle Prassede e Pudenziana, un diacono e papa Pasquale I raffigurato con l’aureola quadrata. Nell’arco absidale, invece, si riprendono i temi dell’Apocalisse e la figura di Gesù, in veste di Agnello di Dio, è collocata all’interno di un medaglione attorniato da 4 angeli (gli evangelisti) e da 24 vegliardi disposti sui due lati. Al centro dell’arco trionfale si trova la raffigurazione stilizzata della città di Gerusalemme con il Cristo in tunica rossa attorniato dagli Apostoli. All’esterno si trova la schiera degli eletti suddivisa in due parti in cui si possono notare, sulla sinistra, le due sorelle Prassede e Pudenziana.

 

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