Durante la seconda guerra mondiale si fece strada la credenza, o per meglio dire la quasi certezza, che Roma non sarebbe stata bombardata, che la città del cristianesimo sarebbe stata risparmiata, protetta dalla presenza del pontefice. Questa ottimistica previsione purtroppo non si verificò e Roma subì varie incursioni aeree che terrorizzarono i suoi cittadini. Era il 1943 quando i velivoli anglo-americani scaricarono sulla città una serie impressionante di bombe, portando a più riprese distruzione e morte in alcuni quadranti del centro urbano. Nonostante si pensasse che la città sarebbe rimasta inviolata, si decise comunque di costruire dei rifugi antiaerei a protezione della popolazione, luoghi angusti e stretti in cui si riunivano i cittadini dei quartieri ed i passanti occasionali in attesa che le sirene smettessero di suonare. Ma nel cuore della Città Eterna vennero costruiti anche due bunker ad uso e consumo di chi aveva portato la nostra nazione nel conflitto mondiale: uno – il bunker di Villa Ada – per la famiglia reale che risiedeva a Villa Ada Savoia e l’altro per la famiglia Mussolini che dimorava poco lontano da lì, a Villa Torlonia.

BUNKER DI VILLA ADA: IL RIFUGIO ANTIAEREO DEI SAVOIA

Il rifugio antiaereo dei Savoia a Villa Ada

Il rifugio antiaereo dei Savoia a Villa Ada

Il re Vittorio Emanuele III e sua moglie, la regina Elena, scelsero Villa Ada come residenza ufficiale a partire dal 1919, lasciando la prestigiosa sede del Quirinale. La proprietà in realtà era stata acquistata, insieme a Villa Mirafiori, da suo nonno Vittorio Emanuele II alla fine dell’Ottocento ed era adibita a casino di caccia, luogo di svago e di divertimento da raggiungere nel suburbio settentrionale di Roma, in una zona verdeggiante e boscosa. Nel 1878 la villa venne venduta dal re Umberto I, figlio di Vittorio Emanuele II, al conte Giuseppe Telfener, amministratore dei beni dei Savoia e fu proprio lui a dargli il nome che oggi porta, dedicando la proprietà a sua moglie Ada. Ma all’inizio del secolo Vittorio Emanuele III decise non solo di riacquistare la proprietà ma di trasferircisi con la famiglia.

Bunker di Villa Ada: a sinistra la porta carrabile del peso di quasi 2 tonnellate

Bunker di Villa Ada: a sinistra la porta carrabile del peso di quasi 2 tonnellate

I reali Savoia vivevano nella palazzina che oggi è sede dell’ambasciata d’Egitto ed ogni mattina il re si recava al palazzo del Quirinale per attendere alle sue attività. Ma la guerra imperversava già da due anni e le cose non si stavano mettendo bene per l’esercito italiano. Servivano dei rifugi in grado di proteggere l’incolumità delle due famiglie più importanti in quel periodo in Italia, così il Duce decise di costruire velocemente i due rifugi antiaereo, uno per sé ed uno per la famiglia reale. Quando iniziarono i lavori del bunker era già il novembre del 1942 e bisognava ridurre i tempi di realizzazione per cui si optò per la soluzione più rapida, sfruttando la conformazione orografica del terreno di Villa Ada Savoia. Invece di scavare il ricovero antiaereo sotto terra si decise di scavare la collinetta denominata Colle delle Cavalle Madri. Fu l’ingegner Cametti ad occuparsi della progettazione e della realizzazione del bunker di Villa Ada, ultimando i lavori nel giugno del 1943, sette mesi dopo il loro inizio e ricevendo in cambio un compenso di quasi 706.000 lire.

BUNKER VILLA ADA: COSA VEDERE E A CHI RIVOLGERSI PER PRENOTAZIONI

La particolarità del rifugio antiaereo di Villa Ada è che era l’unico in cui si poteva accedere con la macchina al suo interno e questa scelta rispondeva ad una precisa esigenza visto che il bunker si trovava a circa 350 metri dalla residenza reale, quindi non raggiungibile velocemente in caso di attacco. Poderose sono le ante della porta carrabile che pesano quasi due tonnellate ciascuna e che consentono l’accesso ad un corridoio che si incurva e che prevede uno spazio di manovra per le macchine che vi entravano.

L'interno del bunker di Villa Ada: cosa vedere

L’interno del bunker di Villa Ada

Ovviamente non potevano mancare i due ambienti che dovevano ospitare i Savoia, anche se la stanza rifugio vera e propria era una sola, piccolissima e dotata di porte antigas. Si tratta di un ambiente ristretto in cui poteva essere introdotta aria per aumentare la pressione della stanza, consentendo di filtrare ed aerare l’ambiente in maniera autonoma. Le quattro bocchette di aerazione pompavano aria nell’ambiente, opponendosi ai gas e alle onde d’urto. In caso di malfunzionamento o di interruzione dell’energia elettrica si poteva ovviare con un elettroventilatore a trazione umana. A completamento del bunker si trovavano anche due bagni e l’uscita di emergenza raggiungibile attraverso una scala a chiocciola.

Il rifugio antiaereo di Villa Ada ora è accessibile al pubblico grazie alla ristrutturazione e alla ripulitura eseguite dall’associazione Roma Sotterranea che ora lo ha in gestione e che ringraziamo per averci guidato, insieme all’associazione Sinopie.

Ricordiamo per chi volesse visitarlo che il rifugio della famiglia reale si raggiunge con maggiore facilità da Via Panama, nel quartiere Parioli, dove si trova uno degli accessi di Villa Ada, il secondo giardino pubblico di Roma per estensione, subito dopo Villa Doria Pamphili.

 

 

Leggi anche: 
Villa Pamphili, il cuore verde di Roma
Casina delle Civette a Villa Torlonia, un angolo di Roma in stile liberty
Parco della Caffarella, a spasso tra i ruderi della Roma antica e medievale