Emanuela De Leo, romana, 35 anni, è una donna forte, tenace, coraggiosa. Questa estate ha compiuto il viaggio della vita: il Cammino Francese. I primi 100 km da Saint Jean Pied de Port a Puente la Reina insieme alla sua compagna Eleonora, gli altri 700 km fino a Santiago di Compostela da sola. E poi ancora più giù per altri 100 Km fino a Finisterre. “Il Cammino mi ha chiamata”, come ama ripetere. Ecco il suo emozionante racconto.

Come è nata l’idea di affrontare il Cammino Francese?

Fino a un anno fa non me ne ero mai interessata se non per sentito dire. Un giorno però il Cammino mi ha chiamata. Premetto che non sono una cattolica praticante. Il Cammino di Santiago di Compostela non è più solo un pellegrinaggio religioso verso la tomba di San Giacomo. Religioso o meno, è un viaggio dentro se stessi a 360 gradi. L’idea di affrontare il Cammino Francese è nata in un giorno d’ufficio come tanti altri, quando io e la mia collega Francesca, stesso percorso universitario nelle scienze della terra, lei naturali ed io ambientali, riflettevamo sulla nostra condizione di giovani laureate con un lavoro precario ed una serie di umiliazioni professionali. Eravamo mobbizzate in ufficio e immobilizzate nelle nostre vite. Sognavamo di ritornare spensierate, viaggiare, rompere gli schemi, ritornare ad immergerci nella natura che tanto avevamo studiato ma poco vissuto dal punto di vista professionale. Parlammo del Cammino di Santiago. Ci promettemmo che un giorno l’avremmo fatto insieme come un sorta di rito di iniziazione per un nuovo inizio, il nostro riscatto.

A novembre 2017 rifiutai il mio contratto di consulenza e mi misi alla ricerca di un altro lavoro che purtroppo non arrivò subito con l’anno nuovo. E intanto sentivo che il Cammino mi chiamava. Avevo già cominciato a organizzarmi, l’acquisto di una guida, l’iscrizione ad un gruppo Facebook, il prendere nota giorno per giorno dell’attrezzatura di cui avrei avuto bisogno. Ne parlai alla mia collega, i tempi erano ormai maturi, l’estate era vicina e saremmo potute partire insieme. Ma il suo miracolo, il suo cammino era già iniziato su un altro fronte: era incinta.

Io sentivo di dover compiere la mia missione, per me, per lei e per tutte le donne guerriere come noi che non si erano mai arrese. Così a marzo feci il biglietto di sola andata per il 10 giugno 2018, destinazione Lourdes, uno dei luoghi più vicini e comodi per raggiungere il punto di partenza del Cammino Francese, Saint Jean Pied de Port.

Cammino Francese. I campi della Regione Rioja

Cammino Francese. I campi della Regione Rioja

E così sei partita da sola?

Mi sono consultata con la mia compagna, Eleonora, che ha voluto condividere con me le prime 5 tappe del cammino, circa 100 km e poi avrei proseguito da sola. Siamo partite insieme per Lourdes, zaini in spalla e tanta voglia di staccare la spina. Sapevo di voler partire. Eravamo entusiaste, senza paura, sarebbe andato tutto come doveva andare, non c’era bene, non c’era male, eravamo noi e la strada. Ho camminato 30 giorni dalla Francia a Santiago. Eleonora mi ha lasciato dopo i primi 100 km a Puente la Reina, lei su un pullman rientrava, io a piedi proseguivo. Ero felice di continuare da sola, era quello che desideravo, trovare la mia dimensione, la mia pace interiore, far svanire la rabbia e delusione che avevo accumulato per i trattamenti subiti in ambito lavorativo.

Era la prima volta che affrontavi un viaggio a piedi così lungo?

Sì, è stata la mia prima volta, il mio primo cammino e come il primo amore dubito che mai lo dimenticherò. Non sono mai stata una sportiva, non pratico sport, mi piace il trekking quindi non trovavo così strano o impossibile il dover camminare. Non avevo messo in conto però che 20 km di un’escursione di un giorno non sono proprio la stessa cosa di 900 km in 34 giorni! Santa incoscienza! Mi sentivo una giovane marmotta alla scoperta del mondo che si è adattata, in luoghi a volte poco confortevoli, che ha dovuto accettare e affrontare gli imprevisti, i dolori, la tristezza che a volte può attanagliarti, ma anche una donna che si è lasciata andare alla gioia per le piccole cose – un pasto caldo, un letto a volte non troppo pulito, un sorriso, una colazione con pane, acqua e zucchero – o al desiderio di regalare un fiore o lasciare un messaggio scritto a qualche pellegrino bisognoso di conforto e affetto. Ero una donna sola ma sul Cammino Francese impari già dal primo giorno che non si è mai soli. Mi sono sentita al sicuro più in quei 900 km che nella mia città!

Cammino Francese. L'oceano a Muxia

L’oceano a Muxia, a circa 40 Km da Finisterre

Cosa hai provato una volta arrivata a Santiago? E hai mai pensato che non ce l’avresti fatta?

In realtà la mia mèta finale non era Santiago. Il mio non era un cammino religioso. La mia fine, che sarebbe stato il mio inizio per citare Terzani, era l’oceano di Finisterre, la fine della terra. Il solo pensiero di immergermi per la prima volta in un oceano mi inebriava e mi dava un senso di pace e liberazione. Il cammino è un viaggio interiore che sto tutt’ora metabolizzando. Faccio ancora fatica a mettere in ordine tutte le mie tappe in 34 giorni da Saint Jean Pied de Port a Finisterre.

Dicono che il cammino sia suddiviso in tre stadi: il primo, con l’attraversamento dei Pirenei, rappresenta la nostra gioventù e quindi la forza e caparbietà nello scalare gli ostacoli; la parte centrale, le famigerate mesetas, degli altopiani piatti infiniti con poca ombra, raffigurano la maturità e la morte interiore prima della grande rinascita rappresentata dall’ultimo tratto verso Santiago. Sulle mesetas ho sofferto molto. Quel paesaggio sempre uguale sotto il sole cocente ti dà l’idea di essere fermo sempre sullo stesso punto e i tuoi 30 km giornalieri non passano mai. Ti distruggono fisicamente e mentalmente. Sei costretto a pensare, a fare i conti con te stessa, a capire quale sia il motivo reale che ti abbia spinta a stare lì in quel momento, a 30 gradi sotto il sole, con la borraccia vuota ed i piedi fumanti.

Un giorno su quelle mesetas ero esausta, un tendine dolente che ha raddoppiato il tempo di arrivo all’ostello. Mi trascinavo, sola in mezzo al nulla. Non so come ma ce l’ho fatta e non appena arrivata in ostello ho pianto davanti l’hospitalera (colei che accoglie i pellegrini). Lei mi ha abbracciata. Io mi vergognavo, puzzavo di sudore, di fatica, di dolore. Ma lei non si è risparmiata. Ero a casa, non so dove precisamente, nemmeno ricordo il nome del paesino, ma mi sentivo a casa con altri fratelli e sorelle. Quelle mesetas le ringrazio perché mi hanno temprata. Ho davvero percepito la sete perché assetata, la fame perché affamata, la solitudine, il dolore, il miraggio di un arrivo.

Cammino Francese: l'arrivo a Santiago di Compostela

Cammino Francese: l’arrivo a Santiago di Compostela

Qual è stato il momento più emozionante? 

Ce ne sono stati davvero tanti. Se proprio dovessi scegliere ne ho due di momenti emozionanti. Il primo è la sera trascorsa in una chiesa – ostello. Dopo aver cucinato tutti insieme una carbonara (con 23 uova!) per 25 persone, i giovani hospitaleros ci hanno fatto riunire in chiesa per un momento di raccoglimento spirituale ma non religioso. Ci è stato chiesto di passarci una candela e di esporre, nella lingua che preferivamo, un pensiero della giornata, il motivo del nostro viaggio, un momento, un ricordo, un messaggio, qualsiasi cosa, anche il solo silenzio. Piangemmo tutti, perché la gioia o il dolore di uno era la gioia o il dolore di tutti. Ho capito il significato profondo di empatia. È stato in quel momento che per la prima volta ho espresso anche a me stessa il mio motivo del viaggio. Il mio cammino è per tutte le donne che devono sempre faticare tanto per raggiungere i propri sogni.

E proprio questo ho pensato quando, dopo circa 530 km, ho posato il mio sasso ai piedi della croce di ferro, uno dei punti più alti e simbolici del Cammino Francese. Così appuntai su un foglio:

Questo cammino è per tutte le Donne che devono camminare e lottare  molto per veder realizzare i propri sogni. A tutte quelle che mi sostengono e che amo. Questa pietra è per tutti i pesi sullo stomaco, sulla coscienza e sulle spalle portati faticosamente con il sorriso da tutte le Donne. Per le Donne che avrebbero voluto arrivare qui e nonostante la loro forza non hanno potuto. Per tutte quelle che hanno trovato il coraggio di chiudersi una porta alle spalle e passo dopo passo arrivare alla fine del loro cammino. Per tutte quelle pietre ricevute in faccia, raccolte e accantonate sull’anima e per tutte quelle raccolte e rispedite al mittente. Per tutti quei sassolini nelle scarpe, scomodi e sopportati silenziosamente e per tutti quelli tolti con grande soddisfazione al momento più opportuno. Per tutte le Donne che non si sono mai arrese e hanno ostinatamente creduto nei propri sogni. Buon cammino a noi tutte, che sulla terra e tra le stelle il cammino sia sempre un dolce andare.

Il secondo momento emozionante è l’attimo in cui ho toccato il km zero a Finisterre, l’oceano, la fine del mio cammino. Lì, di fronte all’immensità del mare, ho pianto tanto per la gioia e la paura di dover rispondere alla domanda: e domani? Cosa farò? Due pensieri si azzuffavano nella mia testa: il cammino è finito ed il cammino è appena iniziato. Con il passare dei giorni dal mio ritorno a casa comprendo che la seconda opzione ha vinto!

Emanuela De Leo e l'arrivo al km zero di Finisterre e Muxia

Emanuela De Leo e l’arrivo al km zero di Finisterre e Muxia

Come ti ha cambiato questa esperienza?

Il cammino mi ha cambiata nel profondo. Ti riporta ad una dimensione del “qui ed ora”, passato e futuro sono nulli di fronte all’attimo che stai vivendo carico di energia, carico di parole di altri pellegrini, di tante storie, di abbracci, di volti, emozioni. Il cammino ti ricorda che la tua casa può essere uno zaino di 7 chili e lì hai tutto quello che ti occorre. Ti insegna ad essere paziente, ad attendere, a comprendere che nella vita non si può avere tutto e subito, si devono fare delle scelte (in quale ostello dormirò stasera? Quale bivio prendere, il cammino classico o complementare?). A volte ti costringono a camminare 4 km in più. Ne sarà valsa la pena? Se non ti aspetti nulla la risposta sarà sempre sì.

Un ragazzo di Sivilla mi ha detto che la ricompensa del cammino è il cammino stesso. È la verità: a Santiago o nell’oceano non c’è nulla di magico ad aspettarti o cambiarti la vita, solo vesciche, pianti di gioia e paura di dover ritornare alla vita reale ma con uno zaino pieno di ricordi, emozioni, nuovi amici e maggiore consapevolezza di se stessi, dei propri punti di forza ed i propri limiti. Io lo consiglio a tutti, nessuno escluso. Ho visto mamme o papà in viaggio con i propri figli, emozionante. Ho visto bimbi piccoli coccolati da tutti i pellegrini. Alle donne suggerisco di partire sole, di non avere timore perché ritroverete voi stesse, le vostre energie e vi troverete tanti amici in più, tante persone di cuore pronte a sostenervi, ad aiutarvi e chissà, magari troverete anche la vostra anima gemella… le vie del cammino sono infinite!

 

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