Cammino Primitivo, destinazione Santiago di Compostela. “Un viaggio indimenticabile”

Verso Santiago di Compostela. Il Cammino Primitivo

Il cammino di Santiago di Compostela è uno degli itinerari religiosi e culturali più amati e frequentati al mondo. Sono, infatti, oltre 200.000 i viandanti – credenti e non – che ogni anno intraprendono questa esperienza unica alla volta dell’omonima cittadina spagnola (in Galizia), nella cui imponente cattedrale sono conservate, secondo la tradizione cristiana, le spoglie mortali di Giacomo il maggiore, apostolo di Gesù. A settembre 2017 anche Paola Menichetti da Arpino, la città natale di Cicerone in cui vive, ha raggiunto in aereo Oviedo per poi percorrere a piedi i 334 km del Cammino Primitivo, la via più antica verso Santiago. “All’arrivo si piange”. Venti giorni di pure emozioni, come ci racconta in questa coinvolgente intervista.

Cammino di Santiago di Compostela

Cammino di Santiago di Compostela

Paola, come ti sei preparata per affrontare in solitaria le tappe del Cammino di Santiago di Compostela?

Era da un anno che progettavo il “Camino” (mi piace dirlo in lingua spagnola), ho letto di tutto, libri, post su social, guide, blog, ed all’inizio dell’anno, con molta attenzione ho scelto lo zaino, il sacco a pelo e gli scarponi che mi avrebbero accompagnata, ho acquistato i biglietti aerei, ma soprattutto ho iniziato a viverlo; diciamo quasi che c’è stato un periodo “gestazionale” finalizzato alla costruzione di un viaggio che non sapevo bene cosa mi avrebbe dato, ma sapevo dove mi avrebbe portata: a Santiago.

Come hai preso la decisione di affrontare un percorso non semplice, tra continui sali e scendi, quale è il Cammino Primitivo? E ci racconti meglio la storia di questo itinerario di pellegrinaggio verso Santiago?

Ho scelto il Camino Primitivo perché, a differenza del Francese, è meno commerciale, meno affollato, tra una tappa e l’altra non c’è nulla, sei costretto a portarti nello zaino acqua e viveri per l’intera giornata di cammino, incontri pochissimi pellegrini e, cosa per me importante, cammini da sola.

Si chiama Primitivo perché è stato il primo pellegrinaggio giacobeo della storia. Nell’826 il re delle Asturie Alfonso II il Casto, informato del ritrovamento in Galizia delle spoglie dell’apostolo Giacomo, partì con la corte per un atto di ossequio. Seguendo l’itinerario che parte da Oviedo e attraversando le montagne asturiane, il re raggiunse la Galizia e quindi Santiago. Ricordiamo che in quel  tempo sia la Terra Santa sia il resto della Spagna erano occupate dai Mori, per cui pellegrinaggi verso Gerusalemme erano di fatto impossibili. Individuare, quindi, un nuovo luogo di pellegrinaggio cristiano ridiede forza e coesione ai vari regni cristiani della Spagna settentrionale, contrapponendosi così di fatto all’avanzata dei Mori. Nel Medioevo l’unico Cammino era il Primitivo e ancora oggi sui monti asturiani si incontrano i resti degli albergue dove venivano accolti i pellegrini in cammino verso Santiago. Con il tempo, man mano che la Spagna fu riconquistata dai cristiani, gli impervi sentieri delle montagne asturiane vennero abbandonati in favore dei più agevoli sentieri dell’altopiano della Meseta, dando origine così al Cammino Francese.

Cammino Primitivo

Cammino Primitivo

Una storia certamente affascinante. Ma torniamo al tuo viaggio. Cosa si prova a percorrere a piedi così tanti chilometri? E non hai mai avuto paura di camminare da sola o di non farcela ad arrivare fino all’ultima tappa?

Ho iniziato il mio Camino con tanto entusiasmo, sentimento che mi ha accompagnata per tutto il percorso. Non ho mai avuto paura, pur camminando sola per scelta, di fatto non mi sono mai sentita sola. Ero accompagnata sulle montagne da mucche e cavalli, nella pianura galiziana da galline, polli, cani e gatti. Posso dire che il silenzio che ti segue lungo il cammino di Santiago fa sì che le emozioni volino libere, che le percezioni siano acute e intense come non mai. Le continue salite e discese, caratteristiche del Cammino Primitivo, ti spingono ad andare sempre più avanti e sempre più in alto. “Ultreya et suseya” come dicevano i primi erranti. E che soddisfazione i primi “buen Camino” tra noi pellegrini e “Hola!” dagli spagnoli…

Racchiudere tutto l’occorrente per un viaggio così impegnativo in uno zaino non è certo facile. Come ci sei riuscita?

In quei giorni tutto il mio necessario era in uno zaino di 8 kg, ho vissuto per 13 giorni con poche cose… normalmente di quante cose superflue ci contorniamo… e se pensi di avere uno zaino pesante ti rendi conto in realtà che sono più pesanti le questioni e le domande irrisolte che ti porti dentro. Dopo un giorno di cammino avevo imparato a rifare velocemente lo zaino ma anche a essere pronta a riaprirlo e chiuderlo di nuovo perché hai dimenticato qualcosa… come nella vita quando pensi che tutto è al suo posto devi ricominciare.

Beh, davvero complimenti per la tua tenacia e determinazione. Raccontaci come hai vissuto il momento dell’arrivo a Santiago de Compostela. E, ora che hai ripreso la tua quotidianità, che bilancio puoi trarre di questa esperienza?  

Camminando per chilometri e chilometri da sola, alle volte con l’impazienza di trovare la “concha” o la “flecha” (la conchiglia o la freccia gialla) che indicassero la direzione, ho capito che tutto arriva per chi sa aspettare, che ci vuole pazienza, che si deve imparare ad avere la capacità di affidarsi, ad avere fiducia. Quando stavo per sbagliare strada è intervenuto sempre qualcosa che mi ha indicato la giusta via.

Ogni pellegrino ha il suo passo e la sua motivazione è sempre e comunque meritevole. C’è chi lo fa per ragioni religiose, chi per passare un periodo con se stessi, chi interpreta il Camino come una prestazione sportiva, chi si sente attratto da una esperienza di questo tipo, ma qualsiasi sia la motivazione di partenza all’arrivo a Santiago si piange, sarà stato lo sforzo, la paura di non farcela, sarà che è finita, sarà che ti rendi conto che il Camino è un po’ una metafora della vita, c’hai messo tutto quello che sei e in cambio ti ha insegnato tanto.

E’ stato un viaggio indimenticabile. Negli ultimi due giorni di cammino ho rallentato parecchio, non per stanchezza tutt’altro, sembrava che le mie gambe non volessero arrivare, andavo piano piano e forse, me ne rendo conto solo adesso, per non far terminare la magia del Camino, ma tutto ha un termine l’importante è averne memoria e soprattutto testimonianza dell’esperienza vissuta.

A sinistra Paola Menichetti. Al centro e a destra due scorci della Cattedrale di Santiago di Compostela

A sinistra Paola Menichetti. Al centro e a destra due scorci della Cattedrale di Santiago di Compostela

Grazie di cuore per la tua testimonianza. E ancora complimenti.

Grazie a te. Voglio concludere con una antica benedizione irlandese dedicandola a tutti i pellegrini del mondo, cioè a tutti noi.

“Possa la strada sollevarsi per incontrarti.

Possa il vento stare sempre alle tue spalle.

Possa il sole splendere caldo sul tuo viso.

E la pioggia cadere leggera sui tuoi campi.

E finché ci incontriamo di nuovo, possa Dio tenerti nel palmo della sua mano!”

 

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