Caravaggio a Napoli realizza una delle opere forse meno note ma, di certo, più complesse e particolari. Stiamo parlando delle Sette opere di misericordia. Autunno 1606. Michelangelo Merisi riceve dal Pio Monte della Misericordia, istituzione caritatevole fondata nel 1602 da sette nobili napoletani, un’importante commissione, dipingere una grande tela da collocare sull’altare maggiore della loro chiesa, un edificio a pianta ottagonale sapientemente celato all’interno del palazzo di proprietà del Pio Monte e progettato dall’architetto Francesco Antonio Picchiatti.

CARAVAGGIO A NAPOLI

Cappella del Pio Monte della Misericordia

Cappella del Pio Monte della Misericordia

Caravaggio si trova a Napoli, la più grande città d’Europa (contava trecentomila abitanti, il triplo di Roma), dopo essere fuggito da Roma, dove, il 28 maggio 1606, ha ucciso Ranuccio Tommassoni, in una sorta di vero e proprio duello, scaturito da banali discussioni di gioco. La sera stessa Caravaggio, rimasto gravemente ferito nello scontro, ripara presso palazzo Colonna, affidandosi alle cure della sua storica protettrice, la marchesa Costanza. Ma rimanere a Roma, seppur sotto la tutela di una delle famiglie più potenti della città, è impensabile. Per questo la mattina dopo Caravaggio, occultato in una carrozza, lascia Roma, prima per Zagarolo e poi per Palestrina, due antichi feudi dei Colonna. Ma anche qui il pittore assassino non è comunque al sicuro. La possibilità che gli sgherri papali possano raggiungerlo e arrestarlo è molto alta, per questo riparte alla volta di Napoli. Solo fuori dallo Stato pontificio, infatti, Caravaggio può davvero scampare alla pena capitale prevista in questi casi.

Nella città meridionale, capitale del Regno delle Due Sicilie, Caravaggio molto probabilmente soggiorna inizialmente nella centralissima via Toledo, nel palazzo di Luigi Carafa Colonna, nipote della famosa Costanza.

CARAVAGGIO E LA COMMITTENZA DEL PIO MONTE DELLA MISERICORDIA

Ma il pittore ha bisogno di soldi, per questo si mette a cercare lavoro. La committenza del Pio Monte della Misericordia giunge quanto mai opportuna. Il compenso pattuito è di 400 ducati, anche se poi effettivamente, come testimoniato dal mandato di pagamento documento conservato presso la sede dell’istituzione caritatevole, Caravaggio ne ricevette solo 370.

Secondo le intenzioni dei committenti il pittore dovrà rappresentare le sei opere di misericordia enunciate da Cristo e riportate dall’evangelista Matteo (25,35-36) e una settima, quella che fin dal medioevo la chiesa di Roma aveva aggiunto alle tradizionali e consistente nella sepoltura dei morti.

Caravaggio a Napoli. Sette Opere di Misericordia

Caravaggio – Sette Opere di Misericordia, Napoli. Al centro Pero che allatta Cimone. A destra Madonna col Bambino attorniata da due angeli.

La realizzazione della tela è molto rapida. Caravaggio, come ricorda lo storico dell’arte Andrew Graham Dixon, sceglie, «per una città buia e disperatamente sovraffollata» di creare una pala in cui l’oscurità, rotta solo dalla vivida luce del cero di uno dei tanti personaggi nel fondo della composizione sia l’elemento dominante, in un contesto governato da una miriade di personaggi, tali da rendere la scena quasi claustrofobica.

Caravaggio, come sempre, si ispira alla strada e a Napoli di modelli ne ha moltissimi. La raffigurazione finale, in cui i vari episodi narrati sono genialmente legati in un’unica scena, mostra una complessa e animata macchina teatrale in cui il riferimento al precedente Martirio di San Matteo appare evidente. Mirabile è la presenza nella parte superiore della tela della Madonna che, come affacciata ad un balcone, assiste sorridendo alla concitata scena sottostante, sostenuta da due angeli acrobati, che il grande critico Roberto Longhi definì «belli entrambi come un Raffaello ‘senza seggiola’ perché ripresi dalla verità nuda di Forcella o di Pizzofalcone».

I PERSONAGGI DELLE SETTE OPERE DI MISERICORDIA

Ognuna delle Sette opere di misericordia, ad eccezione della sepoltura dei morti, che ha un’ambientazione non a caso contemporanea, è rappresentata da personaggi storici o comunque leggendari. Da Sansone, che presta il proprio volto all’uomo assetato, a San Martino di Tour che veste l’uomo nudo, passando per Cimone, alla cui vicenda Caravaggio si ispira per rappresentare due opere di misericordia in una: dare da mangiare agli affamati e visitare i carcerati. La leggenda romana, raccontata dallo storico Valerio Massimo nel IX libro del Factorum et dictorum memorabilium, narra come la figlia di Cimone, Pero, sfamò il vecchio padre, condannato a morte, semplicemente allattandolo, un’azione così commovente che portò i giudici a decidere il rilascio del condannato.

Caravaggio nella rappresentazione di questo episodio, forse il più bello fra tutti, sottolinea l’atteggiamento circospetto della ragazza, timorosa di essere scoperta, ma anche la penosa condizione del vecchio che, al pari di un novello lattante, si attacca affamato al seno della figlia, pur di sedare i morsi insopportabili della sua fame. Tale bramosia è evidenziata da due gocce di latte materno che bagnano la canuta barba di Cimone.

L’opera piacque molto ai committenti, al punto tale che stabilirono, fin dal 1613, che la pala non potesse essere venduta per nessun prezzo e che dovesse rimanere in perpetuo nella chiesa.

Michelangelo Merisi, Il Caravaggio

Michelangelo Merisi, Il Caravaggio

La tela è visitabile ogni giorno (dal lunedì al sabato 9.00-18.00 e la domenica 9.00-14.30) presso il Pio Monte della Misericordia (Napoli via dei Tribunali, 253). Nel costo del biglietto è compresa anche la visita, oltre che della chiesa – dove si possono anche ammirare altre bellissime tele fra cui San Paolino libera lo schiavo di Giovanni Bernardino Azzolino e una Deposizione di Luca Giordano – della quadreria posta al primo piano. Qui sono esposte opere di insigni pittori italiani e stranieri, in un arco temporale che va dal Cinquecento all’Ottocento, fra cui tele di Ribera, Santafede, Stanzione, Vaccaro, Fracanzano, dell’olandese Anton Sminck Pitloo, uno dei maggiori esponenti della cosiddetta “scuola di Posillipo”, nonché del pittore fiammingo Heidrick van Somer che, pur essendo nato a Lokeren, svolse la sua vicenda artistica interamente a Napoli.

In queste sale, inoltre, è possibile anche vedere il palchetto da cui i membri dell’associazione potevano ammirare indisturbati la tela di Caravaggio, nonché il tavolo tondo, che ha sostituito quello eptagonale del XVII secolo, nella sala del governo, intorno al quale ancora oggi siedono i sette governatori della benefica istituzione napoletana.

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