Tempo di scherzi e lazzi, di coriandoli e di maschere, di sfilate e di carri allegorici, insomma, in una sola parola, tempo di carnevale. Nel Lazio il culto carnevalesco innerva il tessuto sociale di molte realtà cittadine e non solo di Roma ma di molti paesi come nel caso di Ronciglione. Adagiato sulle placide acque del lago di Vico, sul percorso dell’antica via Francigena, Ronciglione, come scrisse nel 1609 Serangeli Papirio nel suo Polygraphia Roncilionensium, fu premiato dalla sorte che elargì al paesino della Tuscia “doni splendidi”. La storia di questa perla del Lazio affonda le radici in pieno medioevo e fu legata a filo doppio con le vicende di vari pontefici che segnarono le fortune del paesino lacustre.

RONCIGLIONE: STORIA E COSA VEDERE

Il primo documento che menziona il toponimo di Ronciglione risale al 1103, mentre allo storico orvietano Cipriano Manente, si deve l’individuazione del 1045 quale presumibile anno di fondazione del paese posizionato sulle alture meridionali dei Monti Cimini.

Ronciglione, in dialetto Ronciò, sulla base dell’ipotesi storica più accreditata, sorse per volontà del vescovo di Sutri, che desiderava promuovere una politica di ripopolamento del territorio. Fino alla fine del XIV secolo, fu uno dei domini della potente famiglia romana dei Prefetti di Vico che risiedevano nel castello di famiglia sull’omonimo lago. Piuttosto raccapricciante fu la fine dell’ultimo signore di Ronciglione, Giacomo di Vico. Questi venne decapitato nella vicina Vetralla da Giovanni Vitelleschi su ordine del Papa Eugenio IV, a cui si era ribellato. Fu lo stesso pontefice a concedere in dono il paesino alla famiglia degli Anguillara che ne fecero parte integrante del loro contado. Fu, tuttavia, un dominio breve, che si concluse nel 1465 quando papa Paolo II occupò militarmente il paese inviando le truppe pontificie comandate dal Forteguerri.

Alla base del conflitto vi fu l’improvvida decisione degli Anguillara di ribellarsi a Roma e principalmente al papa. La cacciata degli Anguillara a opera del pontefice, coincise con la concessione papale dell’agognata autonomia amministrativa, sinonimo di maggiore indipendenza e ricchezza per Ronciglione.

Il centro storico di Ronciglione

Il centro storico di Ronciglione (foto di Arnaldo Quintili)

Nel 1526 un altro papa legò il suo nome alle sorti della località della Tuscia. Il 17 dicembre di quell’anno Clemente VII concesse a vita la proprietà del castello di Ronciglione al cardinale Alessandro Farnese che, di lì a qualche anno, salirà sul soglio pontificio con il nome di Paolo III.

Sotto la potente famiglia dei Farnese il paese entrò di diritto a far parte del ducato di Castro. Sono anni, questi, di ricchezza e crescita per Ronciglione, la cui popolazione passò di netto da 3000 abitanti a 5500. Il dominio dei Farnese innescò un profondo cambiamento e Ronciglione assunse l’immagine che ancora oggi è motivo di vanto.

Si inaugurarono rigogliose fontane, come la splendida cinquecentesca Fontana Grande o degli Unicorni, realizzata da Antonio Gentili da Faenza e che riproduce il mitico animale, presente nell’emblema dei Farnese, simbolo di forza e purezza.

Si costruirono nuovi e signorili palazzi, fra cui quello comunale e naturalmente fu costruito un nuovo e più degno duomo. Dedicata ai Santi Pietro e Caterina, la chiesa fu costruita nel 1671 su progetto del celebre architetto Carlo Rainaldi, autore a Roma di capolavori quali la facciata di Sant’Andrea della Valle, quella absidale di Santa Maria Maggiore, nonché il progetto delle due chiese gemelle in piazza del Popolo.

Non solo palazzi e chiese e la bella e grane Porta Romana. Ronciglione, in quegli anni, si dotò anche di una nuova ed efficiente rete viaria attraverso il celebre tridente farnesiano, composto da via della Campana, da via Farnesiana e, infine, da via del Rosario.

Il governo dei Farnese determinò anche effetti considerevoli sul piano economico. Il paese, infatti, da centro prevalentemente agricolo, divenne, grazie all’apertura di ferriere, cartiere, ramiere e di altri opifici un importante nodo manifatturiero. Questa nuova vocazione attirò a Ronciglione molta manodopera specializzata, perlopiù proveniente dal nord.

Nel 1649 Ronciglione passò nuovamente di mano e ancora una volta a seguito di una guerra promossa da un papa. In quell’anno le truppe di papa Innocenzo X conquistarono il Ducato dei Farnese, distruggendo completamente la cittadina di Castro, che di quel territorio era la capitale, “senza lasciar pietra su pietra”.

Da quell’immane catastrofe si salvò per fortuna Ronciglione. Per questo motivo il paesino della Tuscia rappresenta ancora oggi, come sottolineato dal professor Carlo Maria D’Orazi del Centro Ricerche e Studi di Ronciglione, “il massimo esempio di urbanistica farnesiana del Ducato primigenio”.

La fine del’egemonia dei Farnese, così come l’avvento del controllo dei Pamphili, non incisero minimamente sulla prosperità del paesino lacustre che, grazie alle diverse attività manifatturiere presenti sul territorio, rimase economicamente un centro florido.

Non meno vitale fu in quel periodo l’attività culturale, animata da alcune e importanti accademie letterarie. Fra queste, tuttavia, la più celebre continuava a rimanere L’Accademia dei Desiderosi, sorta nella seconda metà del Cinquecento.

Ancora un pontefice intrecciò il suo nome con quello di Ronciglione. Fu papa Benedetto XIII che nel 1728 conferì al paese il titolo di città. Tale tributo premiava il progresso economico, demografico, urbanistico e sociale raggiunto nel corso dei secoli.

Il declino di Ronciglione coincise con gli ultimi anni del XVIII secolo, nell’ambito dei moti antifrancesi durante la prima Repubblica Romana del 1798-99. Il 28 luglio 1799 la cittadina laziale fu saccheggiata e data alle fiamme per mano dei soldati francesi che reagirono all’opposizione della popolazione ronciglionese al passaggio delle truppe francesi verso Viterbo.

Per tre giorni e tre notti Ronciglione fu messa a ferro e fuoco e ben 85 concittadini perirono sotto i colpi dei soldati del generale transalpino Francois Valter. Il duro colpo inferto incise profondamente sul tessuto economico e sociale che non tornò più ai fasti di un tempo, neppure all’indomani del XX settembre 1870 quando Ronciglione, al pari di Roma e di ciò che rimaneva dello  Stato Pontificio, fu annesso al neonato Regno d’Italia.

CARNEVALE DI RONCIGLIONE: LE ORIGINI

Carnevale di Ronciglione

Carnevale di Ronciglione

Una storia intensa, dunque, che fa il paio con quella del carnevale di Ronciglione, l’espressione più autentica e folkloristica del paesino laziale.

La storia del carnevale ronciglionese affonda le radici nel periodo farnesiano. Antesignane delle attuali feste carnevalesche furono le Pubbliche allegrezze. Si trattava di manifestazioni caratterizzate da diversi giochi, fra cui le corse dei Barberi, di chiara derivazione romana, e delle cosiddette corse a vuoto, in cui cavalli privi di fantino gareggiavano fra di loro. Le Pubbliche allegrezze si tenevano in occasione della festa in onore di San Bartolomeo, patrono della cittadina.

Il primo carnevale della storia di Ronciglione si tenne probabilmente nel 1570, anche se il primo documento ufficiale che attesta lo svolgimento di un carnevale è del 1748. Nel corso degli anni la manifestazione carnevalesca si perfezionò. Accanto ai giochi e alle corse si aggiunsero anche delle rappresentazioni teatrali.

Un documento, datato 26 gennaio 1820, a firma dell’allora Segretario di Stato, cardinale Consalvi, autorizzava alcuni attori dilettanti, per il solo periodo del carnevale, ad allestire delle recite nella cittadina laziale.

Oggi il carnevale di Ronciglione rappresenta un momento di festa per tutta la popolazione che vi partecipa attivamente, preparandosi con diversi mesi di anticipo. Giochi, spettacoli, divertimento per grandi e piccoli ma anche ottimo cibo, secondo la tradizione della cucina locale.

E allora non rimane che tuffarsi nel pieno dei festeggiamenti del Carnevale 2019 di Ronciglione, cominciati lo scorso 17 febbraio. Un’occasione per visitare il bel paesino laziale in un momento davvero magico, e non solo per i più piccoli.

 

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