Quando ero un ragazzo e mi capitava di transitare in piazzale Numa Pompilio, qualunque fosse l’ora, il mio sguardo veniva rapito dalla casa di Alberto Sordi. Mi piaceva immaginare il mitico Albertone (l’attore che insieme a Totò aveva scandito la mia adolescenza) in una delle tante stanze immerse in una rassicurante penombra, a due passi da uno degli incroci più vorticosi di Roma.

I miei occhi erano rivolti a quella costruzione imponente ma al tempo stesso delicata, con le tapparelle quasi sempre abbassate per tre quarti, per non far rovinare i preziosi mobili al suo interno, come consigliato all’attore romano dall’antiquario Apolloni.

LE ORIGINI DELLA CASA DI ALBERTO SORDI

La casa di Alberto Sordi è una grande villa, assisa su una piccola collinetta che sonnecchiosa scorge la meraviglia delle Terme di Caracalla.

La villa che dal 1958 al 2003 fu l’abitazione di Alberto Sordi, era stata costruita nel 1932 da Clemente Busiri Vici, appartenente a una vera e propria dinastia di architetti e urbanisti, per Alessandro Chiavolini, segretario particolare di Mussolini, anche se la leggenda narra che il proprietario fosse un altro gerarca fascista, decisamente più noto: Dino Grandi.

Prima di realizzare quella villa, Busiri Vici aveva già firmato progetti interessanti sia nel campo dell’edilizia popolare che in quella residenziale. Come nel caso di Villa Gualino, sulle pendici occidentali della collina torinese, all’interno del Parco di San Vito e non lontana dal centro della città.

Commissionata dal finanziere Riccardo Gualino nel 1929, la villa piemontese, al cui progetto collaborò anche il fratello di Clemente, Andrea, si impose per le geometrie quasi espressioniste, che la resero, oggettivamente, molto particolare.

L’abitazione di via Druso, invece, la futura casa di Alberto Sordi per intenderci, fu realizzata seguendo uno stile meno eccentrico, più tradizionale ma ugualmente di effetto.

DOVE HA ABITATO ALBERTO SORDI?

Quella villa l’attore romano l’aveva desiderata fin dalla prima volta che l’aveva vista. All’epoca abitava in via delle Zoccolette, a due passi da Ponte Sisto, in quella che era stata la casa dell’attore Virgilio Riento. Si trattava della terza abitazione romana di Sordi, la prima era stata quella in via san Cosimato 7, nel popolare rione di Trastevere, dove l’attore era nato il 15 giugno 1920 e che venne demolita nel 1930 per fare spazio alla costruzione del Palazzo delle Sacre Congregazioni Romane.

In quello stesso anno Sordi si trasferì con la famiglia nel popolare quartiere di Garbatella, in via Carlo Randaccio, dove, anni dopo, sarà affissa una targa commemorativa della filmografia completa dell’attore romano.

Alberto Sordi, Un Americano a Roma

Alberto Sordi, in una celebre scena del film “Un americano a Roma”

Nella casa di via delle Zoccolette, invece, Alberto Sordi ci andò vivere, con la madre Maria, il fratello Giuseppe e le inseparabili sorelle Savina e Aurelia, nel 1941, dopo la morte del padre Pietro, bassotuba al Teatro dell’Opera di Roma.

Nei primi anni Cinquanta la presenza del “mitico” Albertone suscitò la curiosità del piccolo Carlo Verdone che con la famiglia abitava proprio di fronte alle finestre dell’abitazione del comico romano. Così il futuro attore ricorda, nel libro La casa sopra i portici, di come provò a “conoscere” l’attore:

«escogitai uno stratagemma per farmelo, finalmente, ‘apparire’. Presi a bersagliare la sua finestra – a sei metri di distanza dalla mia – con dei sassetti presi dai vasi dei fiori(…). Fiducioso che prima o poi avrebbe aperto quelle imposte sempre chiuse. Il risultato fu disastroso, ad apparire non fu lui ma il faccione della sorella Aurelia che con un vocione gridò: ‘A regazzì, se nun te ne vai te gonfio!».

Verdone non fu gonfiato ma pochi anni dopo dovette a malincuore vedere andar via il più illustre dei suoi vicini. Nel 1958, infatti, Sordi acquistò la casa di via Druso, di cui si era innamorato alcuni anni prima vedendola per la prima volta. La trovò bellissima, in una posizione ideale, nel cuore di Roma, a due passi dalla sua millenaria storia.

Così lo stesso Sordi in un’intervista a Oriana Fallaci per il settimanale “L’Europeo” parlò della nuova casa:

“Io per la casa, Madame, son sempre stato ambizioso. E quella lì è un affarone. Sul monte Ora (bel nome, eh?), di fronte a Caracalla, nella zona archeologica dove sta il suo editore. Eh, eh! La comprai due anni fa a un prezzo irrisorio. Oggi costerebbe un miliardo. Mamma mia, che casa! È così grande che da principio credevo fosse un convento. Ma l’ho fatta rifare, Madama mia, da undici stanze ho ricavato un salone.”

In effetti fu un vero affare. Sordi, la strappò a Vittorio De Sica che su quella splendida dimora aveva messo gli occhi, pagandola “appena” ottanta milioni, una cifra che poteva largamente permettersi, visto che da anni ormai era un attore affermato, con alle spalle diversi film di successo e la fama per essere stato il doppiatore del mitico Ollio.

Le iniziali difficoltà nel mondo del cinema, contrassegnate da pellicole pressoché dimenticate, erano state del tutto superate. Film quali I Vitelloni di Federico Fellini, che gli era valso il Nastro d’argento come miglior attore non protagonista, Totò e i sette re di Roma (in cui l’Albertone nazionale interpreta l’odioso e cinico maestro Palocco) e principalmente Un americano a Roma, lo avevano consacrato come uno degli attori emergenti del panorama italiano.

UNA CASA PER POCHI, IL BUEN RITIRO DI ALBERTO SORDI

Dopo averla acquistata Sordi decise di adattarla alle sue esigenze, con arredi eleganti, raffinati, in taluni casi decisamente lussuosi. Alle pareti non furono pochi i quadri di pregio affissi, tra cui due preziosi De Chirico, unica concessione alla modernità.

Un arredamento classico che rifuggiva ogni contaminazione moderna, riflettendo, al tempo stesso, il volto meno noto di Alberto Sordi, come sottolineato da Carlo Verdone che in quella casa fu più volte ospite.

“Il rigore di quell’arredamento antico, severo, scuro, perfettamente geometrico, mi faceva percepire un’altra anima. Un’anima riservata, controllata, irrimediabilmente legata al passato e poco propensa al presente. Non ricordo di aver visto un quadro moderno, una scultura astratta o concettuale, un colore che svettasse sugli altri. Per Sordi la casa era una fortezza, un ‘museo dei ricordi’ in cui trovava quell’irrinunciabile rigore, disciplina e serenità dopo l’acclamazione della folla.”

Non solo, però, luogo intimo ma anche di lavoro. Non sono pochi gli spazi della casa che Sordi destinò alla sua attività, a cominciare dallo studio privato, dove leggeva i copioni, imparava le parti, riceveva attori e registi per parlare dei film. E poi il teatro, la sala cinematografica e, principalmente, la barberia.

Alberto Sordi da giovane

Alberto Sordi da giovane

Fra tutti gli ambienti della grande villa alle porte delle Terme di Caracalla, la barberia fu, molto probabilmente, il luogo più intimo per l’attore romano. Sulla poltrona, degna dei migliori saloni da barbiere di Roma, Alberto Sordi si accomodava, circondato da grandi specchi, per dedicarsi alla preparazione del trucco di scena.

Una casa immensa di cui sono stati ospiti attori internazionali come Walter Matthau, Jack Lemmon, ma anche star nostrane come Walter Chiari, Federico Fellini, Giulietta Masina, Franca Valeri e poi sindaci, politici, persino cardinali. Poi le porte di quella grande e bellissima villa improvvisamente si serrarono, quasi a tutti. Dopo la morte dell’amata sorella Savina, nell’estate del 1972, Sordi decise che in quella casa, che divideva con l’altra sorella Aurelia (la madre era morta da molti anni), sarebbero entrati in pochi.

La villa di via Druso divenne una sorta di eremo, violato eccezionalmente da pochi e fidati amici. Tra questi Piero Piccioni, autore di tutte le musiche dei film diretti da Sordi, Monica Vitti, il fidato sceneggiatore Rodolfo Sonego e Carlo Verdone che nel 2013, dieci anni dopo la morte del comico, in quella casa ci tornò nuovamente.

Lo fece insieme al fratello Luca, per realizzare il documentario Alberto il grande, un omaggio al grande attore romano attraverso anche quella leggendaria casa, che mostrò con delicatezza, sapientemente guidato da Aurelia Sordi, l’ultima custode di quell’eredità preziosa.

COME VISITARE LA VILLA DI ALBERTONE

Come visitare la casa di Alberto Sordi? Tra il 7 marzo e il 29 giugno 2020, anno in cui ricorrono i cento anni dalla nascita di Alberto Sordi, la villa di via Druso apre nuovamente le porte e lo fa in modo grandioso, celebrando la vita e la carriera del grande Albertone. L’idea, promossa dalla Fondazione Museo Alberto Sordi, è stata immediatamente accolta con un incredibile entusiasmo.

Così Alessandro Nicosia, uno dei curatori dell’iniziativa: “L’obiettivo di questa mostra dedicata al grande Alberto è soprattutto aprire per la prima volta al grande pubblico la Villa rifugio di Sordi, farla conoscere così com’era invariata nel tempo, e ricostruire cronologicamente il suo percorso di uomo e attore.”

Per informazioni e prenotazioni [email protected]

 

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