In Puglia su un’altura delle Murge, a 540 metri di quota, si apre alla vista un edificio così particolare e suggestivo da essersi meritato di entrare nella lista dei monumenti considerati dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Stiamo parlando di Castel del Monte che, con la sua struttura ottagonale costituita da pietra locale calcarea, risalta da lontano per il suo colore bianco avorio. Nonostante il suo nome, sembra che la costruzione abbia ben poche caratteristiche del castello e dell’opera militare.

CASTEL DEL MONTE: I MISTERI DEL CASTELLO MEDIEVALE

Castel del Monte e i suoi misteri

Castel del Monte e i suoi misteri (foto: Paola Pisani)

Innanzitutto non si trova in una zona inaccessibile ed inespugnabile in grado di poter respingere un eventuale attacco di un esercito nemico e lo conferma il fatto che Castel del Monte non presenta un fossato o un ponte levatoio. Inoltre, non vi sono scuderie, saloni per ricevimenti o prigioni e sono del tutto assenti le caditoie (da cui versare olio bollente) e le feritoie alte e strette (da cui  tirare le frecce sui rivali). A tutto questo si somma il fatto che le scale a chiocciola delle torri non girano sulla destra come nelle altre fortificazioni medievali ma sulla sinistra, consentendo al nemico di avere libera la mano armata. Cosa era dunque questa struttura dalle forme simmetriche fortemente voluta dall’imperatore Federico II di Svevia?

Molti storici studiando la struttura del complesso architettonico di Castel del Monte hanno formulato proposte interpretative circa l’utilizzo di questo celebre monumento ricco di misteri. Si va dall’ipotesi di una residenza di lusso a quella di un castello edificato come luogo simbolo della potenza federiciana per poi passare addirittura ad una posizione più radicale che vede in esso un luogo esoterico legato ai Templari e al Santo Graal. Di certo sappiamo che Castel del Monte faceva parte di un sistema di insediamenti di difesa voluto fortemente dall’imperatore svevo e che la sua struttura presenta tratti comuni con altri manieri costruiti sotto Federico II come, ad esempio, quello di Castel Lagopesole in provincia di Potenza e di Castel Maniace a Siracusa.

Partiamo da un dato: il sovrano del Sacro Romano Impero aveva ereditato la passione per l’arte venatoria da suo padre, Enrico VI, morto di polmonite nel 1197 dopo una battuta di caccia svoltasi sull’Etna. Questa sua predilezione si espresse anche attraverso degli studi scientifici che intraprese sin da giovane e che acquistarono forma nel De arte venendi cum avibus.

Federico II scrisse, infatti, quello che era un trattato di falconeria, cioè di caccia praticata con l’ausilio dei rapaci. L’opera è un saggio scientifico di somma importanza e di grandissimo rigore tecnico. In essa lo Stupor Mundi (questo l’appellativo assegnato a Federico II dal cronista Matthew Paris) passò in rassegna le tecniche di volo, i comportamenti e le abitudini di numerosi esemplari di volatili, il tutto illustrato da centinaia di miniature molto particolareggiate.

Nella seconda parte del testo, invece, l’imperatore svevo descrisse il vero e proprio addestramento del falco, arte che aveva imparato dai falconieri mediorientali presenti a corte. Dato per assodato questo forte interesse per la falconeria, numerosi studiosi ritengono che Castel del Monte sia stato costruito proprio come casino di caccia. Un documento conservatosi fino ai giorni nostri illustra l’interesse con il quale Federico II seguiva le fasi della realizzazione di Castel del Monte.

Il sovrano, in una lettera scritta dalla città di Gubbio il 29 gennaio 1240, chiedeva al giustiziere della Capitanata Riccardo di Montefuscolo di informarlo sull’andamento dei lavori e, contestualmente, sollecitava la costruzione della copertura del castello. Erano anni difficili per lui eppure mostrava un vivo interesse per il suo maniero.

L’anno prima Federico II di Svevia aveva ricevuto la seconda scomunica da parte di papa Gregorio IX a causa di interessi territoriali comuni legati alla Sardegna e, dopo avere ingaggiato una battaglia per impedire l’indizione del concilio che avrebbe proclamato ufficialmente l’atto di scomunica, l’imperatore bloccò le strade di accesso della città di Roma, fermando ed uccidendo cardinali e prelati che, via mare, stavano dirigendosi verso la capitale della cristianità. Il concilio si tenne comunque sotto un altro papa, Innocenzo IV, il quale nel 1245 confermò la scomunica e depose l’imperatore.

CASTEL DEL MONTE E LA SUA SPETTACOLARE PIANTA OTTAGONALE

Interno di Castel del Monte

Interno di Castel del Monte (foto: Paola Pisani)

In questo quadro storico, Federico si interessava alla costruzione di Castel del Monte e dei manieri di Trani e di Bari. A causa dei dissidi con il papato e con le città lombarde, nel 1239 l’imperatore svevo aveva ridotto drasticamente gli interventi edilizi in Sicilia poiché era necessario assicurarsi il denaro utile per affrontare le guerre. Gli investimenti così si concentrarono soltanto su alcuni cantieri ed uno di questi fu sicuramente quello di Castel del Monte.

Notizia certa è che nel 1249 vi si tennero le nozze di Violante, figlia naturale dell’imperatore, che sposò il conte di Caserta mentre altrettanto sicura non pare la notizia secondo la quale lo stesso Federico vi avrebbe soggiornato il 28 ottobre 1250.

Sappiamo però che l’imperatore si spostava attraverso i suoi castelli con la sua corte costituita da scienziati, matematici, poeti provenienti dalle più svariate parti del mondo e che, all’interno di essa, nacque la prima forma letteraria di poesia italiana grazie alla cosiddetta scuola siciliana che, seguendo le orme dei provenzali, espresse in versi l’amore cortese.

Nella corte federiciana, inoltre, il poeta Giacomo da Lentini diede vita al sonetto, un componimento poetico diviso in quattro strofe (due quartine e due terzine) costituite da versi endecasillabi.

Le possenti arcate di Castel del Monte la sua tipica pianta ottogonale

Le arcate di Castel del Monte la sua tipica pianta ottogonale (foto: Paola Pisani)

Castel del Monte è stato costruito su un’area dove un tempo si trovavano sorgenti d’acqua e proprio il sistema idrico del maniero è impressionante, con le sue cisterne (sotterranee e pensili) ed i suoi lavabi. L’ingresso è posizionato ad oriente ed il numero 8 ripetuto ossessivamente nella struttura dell’edificio è presente ovunque: otto sono le facciate, otto le stanze del piano terra, otto quelle del primo piano, otto le torri  di otto lati larghe quasi otto metri. L’ottagono ha una potenza simbolica notevole, essendo l’unione di un cerchio (il cielo) e di un quadrato (la terra). Per tale motivo, l’ottagono venne utilizzato nell’architettura altomedievale per la costruzione di battisteri, torri ed altri edifici sacri tra cui ricordiamo la Cappella Palatina di Aquisgrana, fatta costruire da Carlo Magno e sede dell’incoronazione di Federico II nel 1215.

Qualunque fosse la destinazione del maniero si capisce che si è di fronte ad un capolavoro assoluto dell’arte medievale, un’autentica commistione di stili diversi legati dall’armonia e dalla bellezza essenziale. In quest’opera architettonica si intrecciano, infatti, elementi gotici, romanici ed arabo-normanni, il segno del cosmopolitismo della corte sveva.

Oggi gli interni del castello si presentano spogli ed essenziali ma un tempo i pavimenti e le volte del soffitto erano ricoperti da decorazioni ad intarsio e da mosaici policromi. Rispetto al pian terreno, il piano nobile si presenta maggiormente curato in virtù della presenza di panche marmoree, capitelli e rilievi. La presenza di monofore e bifore rende gli ambienti più illuminati grazie alla luce che penetra attraverso di esse.

La sala più importante del castello è ovviamente la stanza del trono, chiamata così per la presenza di una piccola gradinata su cui si aprono due nicchie da cui un tempo si poteva manovrare un dispositivo in grado di chiudere la saracinesca in caso di attacchi nemici.

 

Ringraziamo Paola Pisani per la gentile concessione delle foto

 

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