L’Abruzzo è terra di pastori, montagne, mare ma anche di bellezze e di sapori antichi. In provincia di Chieti, a qualche decina di chilometri dalla Majella e dal mare Adriatico, sorge il paese di Roccascalegna, un piccolo borgo di poco più di mille residenti che colpisce i visitatori per la sua rocca posizionata su un masso arenario alto oltre cento metri. Il castello di Roccascalegna, visto dalle strette vie del paese, appare imponente e proteso in avanti, in una posizione tale da sembrare in bilico sulla roccia stessa. Dalla strada si comincia a salire attraverso una rampa che conduce alle mura della rocca. Dopo tre secoli di abbandono, il castello è stato restaurato ed oggi è possibile visitare i suoi spazi interni, le sue quattro torri cilindriche e la torre più antica di base quadrata, la più antica eretta nel 1300, dalla quale si domina il meraviglioso panorama della valle del Rio Secco e della valle del Sangro

CASTELLO DI ROCCASCALEGNA IN ABRUZZO: COSA VEDERE

La torre e il panorama dal castello di Roccascalegna

La torre e il panorama dal castello di Roccascalegna

Il castello di Roccascalegna doveva essere già stato costruito nel XII secolo quando il geografo arabo al-Idrisi lo cita in una sua opera ma la fondazione della sua torre di avvistamento risale probabilmente al VII secolo d.C., quando il popolo longobardo dal nord andò a colonizzare le terre di Abruzzo e di Molise. Con il passare del tempo, alla struttura primitiva vennero apportate delle modifiche che portarono alla costruzione delle torri circolari, in grado di resistere alle armi da fuoco appena inventate.

Il maniero ospitava anche le prigioni che si trovavano nei sotterranei della torre del carcere, costruita nel 1514 dal conte Alfonso Annechini nonché anche la cappella privata costruita alla fine del Cinquecento, un luogo di preghiera che poteva essere aperto alla popolazione locale dietro un compenso.

Uno degli strumenti di tortura conservati nel castello di Roccascalegna

Uno degli strumenti di tortura conservati nel castello di Roccascalegna

All’interno del castello di Roccascalegna i visitatori trovano esposti gli strumenti di tortura utilizzati per i condannati: dalla sedia di Giuda al cavallo spagnolo (riservato in genere alle donne accusate di stregoneria), dalla sedia interrogatoria inventata per ottenere la confessione dell’imputato, alla garrotta (o garrota), utilizzata per l’esecuzione delle condanne a morte mediante soffocamento e stritolamento delle vertebre.

Come ogni castello che si rispetti anche quello di Roccascalegna è collegato ad una leggenda, una storia che viene da lontano e che riguarda l’uccisione del barone Corvo de Corvis da parte di una ragazza (qualcuno dice del suo giovane marito) che si era ribellata all’editto dello ius primae noctis reintrodotto da lui nel 1646. Questa avrebbe tirato fuori uno stiletto ed avrebbe trafitto il cuore del nobile. Secondo questo racconto il sangue del nobile sarebbe rimasto per secoli sulla pietra, lasciando l’impronta della sua mano, e nessuno sarebbe riuscito a lavarlo via fino al 1940, anno in cui la stanza del torrione crollò. 

 

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