STORIE IN CAMMINO

Storie in cammino. Storie che si incontrano durante il viaggio. Storie di paesi, di regioni, di persone. Intrecci di parole che raccontano di noi e dei luoghi attraversati. Tracce di elementi passati ed ancorati ai posti che visitiamo. Storie di impressioni, di affreschi, di antichi cammini, di chiese. E poi storie di persone passate, racconti di segni indelebili lasciati nei luoghi in cui hanno vissuto. Storie anche delle vite di oggi che, nonostante tutto, si trovano in cammino. Con le loro sfide, le loro mete, il loro bisogno fisico e mentale di viaggiare. Passaggi lenti alla ricerca di noi stessi e del nostro passato.

Agostino Di Bartolomei: il capitano del secondo scudetto della Roma

Agostino Di Bartolomei

Roma, stadio Olimpico, mercoledì 30 maggio 1984. Da pochi secondi sono terminati i tempi supplementari di Liverpool-Roma, finale della Coppa dei Campioni. La coppa dalle grandi orecchie, come viene affettuosamente chiamata per via della sua particolare conformazione, sarà assegnata, per la prima volta nella storia della più importante competizione calcistica continentale, ai calci di rigore. La tensione in campo è palpabile, specie fra i giocatori giallorossi che, per l’occasione, giocando di fatto fuori casa a causa del sorteggio, indossano una divisa completamente bianca. (altro…)

Una giornata particolare: la visita di Hitler a Roma

Visita di Hitler a Roma

“Povera Roma mia de travertino. / T’hanno vestita tutta de cartone / pè fatte rimirà da ‘n’imbianchino.” Così Pasquino, la più celebre statua parlante di Roma, salutava l’arrivo nella capitale, nel maggio del 1938, di Adolf Hitler. La pasquinata, che riprendeva versi simili composti per l’occasione dal poeta romano Trilussa, non poneva, tuttavia, adeguatamente l’accento sull’importanza di quella visita e sul contesto geopolitico nel quale si inseriva: il rasserenamento dei rapporti fra Italia e Germania. Le relazioni fra i due stati, infatti, non erano mai state davvero ottimali, specie per un sentimento di naturale diffidenza che Mussolini avvertiva verso quello che, obtorto collo, specie dopo la conquista dell’Etiopia, era divenuto l’alleato tedesco. (altro…)

Ali Agca e l’attentato a Giovanni Paolo II

Attentato a Giovanni Paolo II

Roma, 13 maggio 1981, piazza San Pietro. Nel giorno in cui ricorre l’apparizione mariana di Fatima, una folla trepidante attende che Giovanni Paolo II, il papa polacco eletto a sorpresa nell’ottobre del 1978, a bordo dell’auto scoperta compia il secondo giro nella piazza abbracciata dal colonnato berniniano. L’aria tersa di quel maggio che preannuncia una calda estate, viene improvvisamente sferzata dall’esplosione di tre colpi di pistola, tre spari che si odono distintamente. Sono le 17.17. Gli occhi di tutti i fedeli sono di colpo rapiti da quel corpo bianco che si affloscia sul divanetto dell’automobile che poi, come impazzita, inizia una folle corsa verso la speranza nella disperazione generale. A tre anni da quel 16 marzo 1978, Roma torna nel baratro del terrore. (altro…)

“Se ci fosse luce sarebbe bellissimo”. La morte di Aldo Moro

Aldo Moro. La targa commemorativa in Via Caetani a Roma

La notizia che in molti, da quel drammatico 16 marzo 1978 non avrebbero mai voluto ricevere, arrivò per bocca di Valerio Morucci. Fu proprio uno dei terroristi di via Fani, uno di quei quattro travestiti da aviere che aveva trucidato la scorta di Aldo Moro, a comporre il numero del professor Franco Tritto, dopo aver tentato, invano, di contattare Saverio Fortuna. Roma, 9 maggio 1978, in casa Tritto poco dopo mezzogiorno il telefono suona. Uno, due, tre squilli. Morucci dall’altra parte della cornetta, in una cabina telefonica alla stazione Termini, freme e sta per attaccare. Al terzo squillo però, mentre il brigatista, che è in compagnia di Adriana Faranda, teme che anche questa chiamata sarà vana, qualcuno dall’altra parte del telefono risponde. (altro…)

Via Fani: “Il cupo rombo degli elicotteri e la mia strada divenne storia”

L'agguato di Via Fani

“Il mio primissimo ricordo di quel 16 marzo 1978 è innanzitutto sensoriale, uditivo, il cupo rombo degli elicotteri che fendevano il cielo, lo squillo assordante delle sirene delle macchine della polizia”. A ricordare, a distanza di quarant’anni, quella tragica e indimenticabile giornata del sequestro Moro che rappresentò un vero e proprio spartiacque nella storia della nostra Repubblica, è Rita, all’epoca una bambina, che viveva con la famiglia in un palazzo in via Fani a Roma, a pochi metri da quel famigerato incrocio con via Stresa dove, pochi minuti dopo le nove, in quel mattino di metà marzo, fu scritta la storia e per sempre. Ecco la sua toccante testimonianza. (altro…)