Ho conosciuto Massimo Ceccarelli più di venti anni fa all’Università “La Sapienza” di Roma. A lui devo una delle mie grandi passioni: Fabrizio De André che Massimo suona e canta come pochi altri, credetemi. Sono passati molti anni da quando eravamo studenti di Lettere. Ora Massimo è un consulente aziendale esperto di social media cinesi. Lavora infatti con la Cina da dieci anni, paese con cui ha sviluppato diversi progetti legati al mondo del wine&food e dei viaggi. È stato nel paese del Dragone oltre cinquanta volte e due anni fa ha fondato il portale turismoincina.it, oggi punto di riferimento in rete per chi vuole conoscere le grandi ricchezze turistiche del paese.

Come nasce il tuo legame con la Cina?
Nasce grazie alla mia passione per i viaggi e la lettura. Nel 2005 andai per la prima volta in Cina e rimasi folgorato. Decisi di cominciare a fare import-export anche perché all’epoca la Cina era principalmente la Fabbrica del Mondo e non il paese evoluto che è oggi. Questo mi ha permesso di vivere da vicino gli straordinari cambiamenti dell’ultimo decennio. Nel tempo ho cominciato ad occuparmi di vino e turismo ma anche di social media (in Cina oggi ci sono 802 milioni di utenti internet che vivono in simbiosi con i loro social “autoctoni” come WeChat e Weibo).

Cina. Riso glutinoso dai cinque colori

Cina. Riso glutinoso dai cinque colori (Foto: Massimo Ceccarelli)

In questi dieci anni come è cambiato questo immenso paese?
Prendo un esempio su tutti: le ferrovie. Quando sono arrivato l’alta velocità praticamente esisteva solo tra Pechino e Shanghai. Oggi, invece, i treni ad alta velocità in Cina costituiscono la rete AV ferroviaria più estesa del mondo con oltre 22.000 km. La prima grande tratta è stata inaugurata nel 2012 (2.298 chilometri complessivi da Pechino a Guangzhou), superata a inizio 2017 dalla tratta Pechino-Kunming (Yunnan) che misura 2.760 km. Questo significa che un paese grande quanto gli Stati Uniti è praticamente connesso in tutta la sua estensione con treni veloci.

Alcuni anni fa hai fondato il sito turismoincina.it. Ce ne vuoi parlare?
Dopo aver viaggiato tanto in questo paese ho sentito la necessità di far conoscere meglio la sua straordinaria varietà, quel caleidoscopio di forme, colori e sapori che nel tempo mi aveva conquistato. All’inizio è stato una sorta di esercizio, poi ho capito che cominciava ad esserci un certo interesse da parte delle persone per scoprire una Cina che non risiedeva nell’immaginario comune. Per cui, con l’aiuto di un team di italiani e cinesi, ho cominciato ad organizzare viaggi costruendo itinerari meno battuti rispetto a quelli che si trovano sul mercato.

Che idea hanno in Cina di noi italiani?
La Cina è un paese immenso dove ci sono oltre 170 città che hanno più abitanti di Roma. Se parliamo dei cinesi che vivono a Pechino, Shanghai e Canton, per molti di loro l’Italia rappresenta un paese affascinante sebbene lo conoscano superficialmente. Siamo la terra della moda e del design, poi del vino, della pizza e della pasta. Amano Venezia, Milano, Roma, Firenze e le Cinque Terre, ma non vanno molto oltre. Se invece parliamo delle altre città, beh la maggior parte delle persone non saprebbero indicarti l’Italia sul mappamondo oltre a non essere in grado di fare l’equazione Ferrari-Italia, sebbene per loro la Ferrari sia un mito.

Conosci a fondo la Cina, ci indichi dei posti fuori dai tour classici che a tuo avviso meritano di essere visti?
Il turismo interno in Cina vive un vero e proprio boom. Negli ultimi anni, grazie anche alla sviluppo dell’alta velocità ferroviaria che ha connesso tutto il paese, ho assistito allo sviluppo di molte aree turistiche che un tempo erano battute da pochi viaggiatori ardimentosi. Non c’è una provincia cinese che non meriti di essere visitata. La Cina ha alcuni ingredienti che la fanno un must-see: la storia millenaria, le bellezze naturalistiche, la cucina che con buona pace dei giapponesi è insieme a quella italiana e francese la migliore al mondo in termini di varietà e qualità, la sicurezza (in qualsiasi città si può camminare di notte senza correre pericoli). Il tour più quotato su turismoincina.it è quello della Via della Seta cinese che parte da Pechino, raggiunge Xi’an e poi si addentra in una delle province cinesi più belle – il Gansu – dove ci sono posti straordinari come le Montagne Colorate e il deserto di Dunhuang.

Cina. Le Montagne Colorate del parco Zhangye Danxia

Cina. Le Montagne Colorate del parco Zhangye Danxia (Foto: Massimo Ceccarelli)

Leggo spesso i tuoi “racconti cinesi” sulla tua pagina Facebook. Mi ha molto colpito la storia del rito del taglio dei capelli dei giovani Miao del villaggio Basha. Puoi raccontarcela?
La Repubblica Popolare Cinese è uno stato multietnico con 56 gruppi etnici o Mínzú (民族). All’interno del paese il gruppo principale è quello Han, che include più del 92% della popolazione, mentre le altre 55 nazionalità si designano come minoranze. I Miao vivono principalmente nelle regioni montane della Cina del sud (in particolare nella provincia del Guizhou). Nel villaggio di Basha c’è una tradizione tanto antica quanto interessante: fino all’età di 16 anni i capelli dei giovani Miao sono raccolti in una lunga coda e non vengono mai tagliati se non ai lati. Raggiunta questa età, si celebra nel villaggio il “Rito del Taglio dei Capelli” per festeggiare il passaggio all’età adulta. I capelli vengono rasati con un falcetto (l’abilità dei “barbieri” del villaggio nell’usare questo strumento è strabiliante) e i capelli rimasti vengono raccolti in un nodo sulla nuca a formare un perfetto chignon. Gli uomini del villaggio vanno fieri del loro chignon e lo considerano un simbolo di virilità.

Il rito del taglio dei capelli nel villaggio di Basha in Cina

Il rito del taglio dei capelli nel villaggio di Basha in Cina (Foto: Massimo Ceccarelli)

Un’altra storia che merita di essere raccontata?
Sempre in tema di Miao e capelli, è impossibile non subire il fascino della “Tribù dal Lungo Corno“, un piccolo sottogruppo dei Miao (circa 5000 persone) che vive in 12 villaggi del Guizhou ed è nota per le voluminose parrucche che portano le donne. Ogni parrucca è realizzata avvolgendo lana, lino e capelli degli antenati della donna attorno a corna di animali o, in alternativa, a un grosso fermaglio di legno. Le parrucche sono personali e si tramandano di generazione in generazione. Senza dimenticare il piatto simbolo di questa minoranza: il riso glutinoso dai cinque colori. Vengono raccolti fiori freschi, erbe e foglie dalle montagne intorno ai villaggi del Guizhou e del Guangxi per produrre colori naturali che serviranno per tingere i chicchi. Il riso cotto al vapore ha 5 colori: porpora (derivato da una pianta chiamata zifanteng), rosso (da orchidee rosse), giallo (dalla Buddleja officinalis) e bianchi (riso naturale), colori che rappresentano primavera, estate, autunno e inverno. Spesso è aggiunto anche il riso nero, colore ottenuto dalle foglie di acero. Il riso colorato è onnipresente nei Festival etnici che si celebrano nella Cina del sud.

I lunghi capelli dell'etnia Long Horn Miao nella provincia del Guizhou

I lunghi capelli dell’etnia Long Horn Miao nella provincia del Guizhou (Foto: Massimo Ceccarelli)

Come vive la comunità italiana in Cina?
Il numero di italiani che vivono in Cina è in costante crescita negli ultimi anni. Non ci sono dei numeri precisi poiché solo una minoranza è solita registrarsi presso le autorità consolari, ma si parla di circa 10 mila persone che vivono principalmente a Hong Kong, Guangzhou, Shanghai e Pechino. Lavorano principalmente in società italiane o straniere, studi legali, consolati, ma recentemente si registra una forte presenza di italiani nel mondo della ristorazione.

Sei stato più di cinquanta volte in Cina. Hai mai pensato di trasferirti definitivamente?
Viverci stabilmente direi di no, perché è un paese che non permette agli stranieri di risiedere con facilità. Inoltre le città sono troppo inquinate e i ritmi eccessivamente forsennati anche per chi viene dalle metropoli occidentali. D’altronde non è un caso che sempre più cinesi ricchi spostino le famiglie all’estero (principalmente Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda) mantenendo in Cina i propri business. Parafrasando una canzone di qualche tempo fa: per vivere in Cina “ci vuole un fisico bestiale.”

 

Tutte le foto sono state realizzate da Massimo Ceccarelli, che ringraziamo per la gentile concessione.

 

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