La Cartagine della Tuscia: alla scoperta di Castro, la città inghiottita dal bosco

Aggiornamento articolo: 15/07/2026

Indice dell’articolo

Particolare e drammatica è la storia che è toccata all’antica città di Castro nel corso del XVII secolo. Una distruzione così efferata da ricordare da vicino quella di Cartagine; una parabola storica che inizia e finisce per volere di due diversi pontefici. Questo è un viaggio dentro la città che osò sfidare il potere temporale della Chiesa.

Un’isola di pietra tra la Maremma e la Tuscia

L’antica città di Castro è uno dei luoghi nascosti più affascinanti dell’alto viterbese, situato proprio al confine con la Maremma toscana. Oggi l’abitato appare letteralmente immerso in una fitta e rigogliosa boscaglia, racchiuso e protetto dalle pareti tufacee tipiche del territorio dell’alta Tuscia, che fanno da sfondo naturale all’alveo del fiume Olpeta.

Qui, un tempo, sorgeva questa fiorente città, capitale dell’omonimo Ducato farnesiano. Un papa la fece costruire con tutti gli accorgimenti e i fasti del caso, e un papa la fece distruggere. Era il modo in cui andava il mondo all’epoca, e la punizione più grande fu inflitta a Castro proprio per aver osato sfidare l’autorità di Roma.

Antica città di Castro. Il bosco
Antica città di Castro. Il bosco

La storia: una fine spietata voluta da un Papa

Era il 20 Settembre 1649 quando papa Innocenzo X diede l’ordine definitivo di distruggere Castro. La città si era arresa solo pochi giorni prima, piegata da un lungo e logorante assedio. Quello che le toccò in sorte fu una punizione mai vista prima nella storia italiana.

In poco più di due mesi, il 3 Dicembre 1649, la terribile impresa si poté definire compiuta: la “completa demolitione” dell’antica capitale era stata eseguita. A eterno ricordo di quanto avvenuto, e come monito per il futuro, si racconta che le truppe pontificie abbiano eretto sulle macerie una colonna marmorea recante l’impiedosa scritta:

“QUI FU CASTRO”

Il senso di straniamento nel bosco dimenticato

Quello che lo spettatore avverte oggi, passeggiando tra i sentieri dell’antica città di Castro, è un profondo senso di straniamento. È un sentimento che unisce due pensieri contrastanti: da un lato, la maestosa potenza della Natura che si riprende tutto ciò che le è stato tolto; dall’altro, la percezione di un’esistenza bruscamente scivolata via e fermatasi di colpo al giorno in cui tutto venne abbandonato e distrutto.

Come tutti i luoghi impervi, anche Castro è diventato nel tempo un posto dimenticato. Della antica città si sono perse le tracce velocemente, subito sepolta com’era dalla vegetazione abbondante. Per secoli ne è rimasta eco soltanto in qualche polveroso libro di storia o nella memoria contadina locale, che tramandava luoghi e fatti attraverso il racconto orale di generazione in generazione.

Fatto sta che ancora oggi, se chiedete notizie dell’antica città nei dintorni, troverete pochissime persone in grado di fornirvi indicazioni precise. È proprio questa aura di segretezza e la scarsa conoscenza del luogo ad averlo preservato intatto, avvolgendolo in un fascino quasi magico.

L’itinerario archeologico: dove lavorò il Sangallo

Castro non era una città qualunque, ma un abitato riccamente rifinito, costituito da palazzi di pregio e finemente decorati. Doveva interpretare le nuove esigenze di potenza e di prestigio della famiglia che la amministrava, i Farnese. Per questo motivo, la sua nuova veste urbanistica fu affidata a un sarto d’eccezione: l’architetto Antonio da Sangallo il Giovane.

Il Duomo di San Savino

I resti del Duomo di San Savino sono i primi ruderi che appaiono al visitatore, emergendo in una sorta di piazza naturale. La struttura, eretta originariamente nel 1286 in onore del patrono della città, era costituita da tre navate e un’abside rettangolare. Subito dopo la distruzione di Castro, la nobildonna romana Olimpia Maidalchini (cognata di papa Innocenzo X) si appropriò delle campane del duomo e le fece trasferire a Roma, nella chiesa di Sant’Agnese in Agone a Piazza Navona.

Piazza Maggiore: il cuore pulsante

Tornando sul sentiero principale e proseguendo attraverso il boschetto per altri 100 metri, si arriva a quello che era il fulcro della vita cittadina: Piazza Maggiore. Il Sangallo progettò questo ampio spazio come centro di aggregazione per i palazzi del potere. In uno spazio lungo 65 metri e largo 20, l’architetto concentrò i più importanti edifici pubblici, tra cui il Palazzo del Podestà, l’Hostaria e il Palazzo della Zecca. A terra, si possono ancora indovinare le tracce della pavimentazione costituita da laterizi collocati a spina di pesce.

Il Convento di San Francesco e Santa Maria intus civitatem

Continuando lungo il percorso, facendosi spazio tra i resti di pietra e le felci selvatiche, si incontra il complesso del Convento di San Francesco con l’annessa chiesa, entrambi oggi oggetto di interventi di recupero e conservazione. Dallo spiazzo su cui sorgono si apre una bellissima vista panoramica sulla vallata circostante.

La cattedrale più antica di Castro, nonché quella meglio conservata, si trova però nell’estrema propaggine della città, vicino a una delle antiche porte d’accesso al borgo. È Santa Maria intus civitatem, una struttura che oggi sembra aprirsi per inglobare la natura circostante. Costruita in blocchi di tufo tra il Duecento e il Trecento, oggi conserva intatta solo la parte relativa al braccio del transetto. All’interno, ai lati dell’edicola, sono tuttora visibili i preziosi e delicati frammenti di affreschi medievali che raffigurano alcuni santi e una splendida Madonna in trono con Bambino.

I ruderi dell'antica città di Castro
I ruderi dell’antica città di Castro

Guida Pratica alla Visita (Aggiornata)

A differenza del passato, quando l’area era unicamente un luogo dimenticato ed accessibile solo ai più avventurosi, oggi il parco archeologico è stato valorizzato per garantire una visita sicura e immersiva.

🎟️ Biglietti e Accesso

L’ingresso all’area archeologica è ora a pagamento. L’acquisto del biglietto contribuisce attivamente alla manutenzione dei sentieri, alla pulizia dalla vegetazione infestante e alla salvaguardia dei ruderi. Ti consigliamo di verificare le tariffe, le modalità di acquisto e gli orari di apertura aggiornati presso il Comune di Ischia di Castro o i canali turistici locali prima di metterti in viaggio. Ti confermeranno la praticabilità attuale dei sentieri (a volte chiusi temporaneamente dopo forti piogge per rami caduti) e l’eventuale disponibilità di una guida per il giorno della tua visita.

🎒 Consigli utili per l’escursione

Attrezzatura: Non dimenticare di portare con te una buona scorta d’acqua (non ci sono punti di ristoro nel bosco) e un repellente per gli insetti.

Abbigliamento: Trattandosi di un bosco umido, sono assolutamente necessarie scarpe da trekking e pantaloni lunghi per proteggersi dalla vegetazione e dai rovi.

🚗 Come Arrivare e Dove Parcheggiare

  • In auto: Percorri la strada provinciale SP 116 (la strada che collega Manciano a Farnese) e segui attentamente i cartelli stradali con le indicazioni per il “Santuario del SS. Crocifisso” e l’ “Antica Città di Castro”.
  • Parcheggio: Puoi lasciare comodamente l’auto nell’ampio piazzale sterrato situato proprio nei pressi del Santuario del SS. Crocifisso.

Vuoi approfondire la storia di Castro?
Scopri come e perché la città venne distrutta nel 1649 nell’articolo dedicato alla guerra di Castro e alla fine del Ducato.

Castro è solo una delle tante storie da scoprire nella Tuscia. Se vuoi continuare il viaggio tra borghi, archeologia, natura e cammini, consulta la nostra Guida della Tuscia

Leggi anche: 
La distruzione di Castro

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