Civita di Bagnoregio, il paese sospeso

Civita Bagnoregio

Civita di Bagnoregio, il paese medievale, il paese di San Bonaventura, il paese che lentamente  si sgretola. Con questi termini si potrebbe racchiudere l’essenza del centro abitato dell’alto viterbese. Entrato di diritto nel novero dei Borghi più belli d’Italia, Civita vive in bilico sul tufo. Una sfida che si rinnova ogni anno da quando è sorto.

Un paesaggio che si è modificato nel tempo, a causa di crolli, terremoti e smottamenti di terra continui ed inesorabili, che hanno sottratto terreno su cui erano poggiate le fondamenta delle case.

LE ORIGINI DI CIVITA DI BAGNOREGIO

Piazzetta di Civita di Bagnoregio

Piazzetta di Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio deve il suo nome ad una leggenda che narra la vicenda di un bagno miracoloso. Secondo il racconto, il re longobardo Desiderio, immersosi nelle acque termali del posto, guarì miracolosamente da una malattia e da questo prodigioso balneum regis sarebbe derivato il toponimo del borgo.

Civita di Bagnoregio nasce su un suolo instabile, frutto dell’attività eruttiva del complesso vulcanico dei Monti Vulsini. Migliaia di anni fa la zona compresa tra Montefiascone, Bolsena ed Orvieto era un territorio insicuro, in continua mutazione a causa dei cinque complessi vulcanici che qui erano distribuiti.

UN GIGANTE DAI PIEDI DI TUFO

L’attività eruttiva iniziata circa 600.000 anni fa dalla zona paleo-vulsinica si spostò successivamente verso un’area più esterna. Qui 330.000 anni fa iniziarono delle eruzioni molto violente che depositarono su una superficie lunga 200 km² detriti piroclastici su cui attualmente poggia Civita di Bagnoregio. L’ignimbrite formatasi in seguito alle eruzioni vulcaniche si andò a depositare sopra l’argilla presente in quella zona, rendendo instabile il terreno su cui è stato costruito il paese.

Problemi legati al suolo erano già evidenti ai primi abitanti del territorio: gli Etruschi. Questi avevano iniziato un’opera di canalizzazione delle acque piovane per evitare che venisse erosa la base argillosa.

Un angolo di Civita di Bagnoregio

Un angolo di Civita di Bagnoregio

I Romani avevano continuato l’azione di drenaggio ma con il disfacimento dell’Impero i canali non ebbero più manutenzione, causando, unitamente ad un’estesa azione di disboscamento, lo sgretolamento del terreno.

Dopo la dominazione longobarda, il paese fu liberato dai Franchi e consegnato allo Stato Pontificio nel 774.

LA CITTA’ NATALE DI SAN BONAVENTURA

Il Duecento segnò un passo importante per il borgo perché vide la nascita di un certo Giovanni Fidanza. Ora il nome non suggerisce nulla al lettore contemporaneo, ma se aggiungiamo l’appellativo che gli fu assegnato successivamente, Bonaventura, ecco che  lo colleghiamo al santo che qui nacque. Nato nel 1217 Giovanni si era ammalato gravemente; la mamma pregò ardentemente San Francesco che qui aveva fondato una comunità. Dopo l’avvenuto evento miracoloso Giovanni Fidanza, oramai Bonaventura, entrò nell’ordine francescano, divenendone una figura di primo piano. La sua casa venne distrutta durante il terremoto verificatosi alla fine del Seicento. In memoria dell’abitazione rimane oggi un’edicola con l’effigie del santo.

Nel corso del XVI secolo si imposero leggi severe che vietavano il pascolo del bestiame ed il taglio del bosco. Addirittura fu imposto agli abitanti di piantare alberi ma tutti questi provvedimenti non poterono nulla contro l’erosione.

Il blocco tufaceo su cui svetta oggi l’antica Civita di Bagnoregio è, dunque, il risultato dello sgretolamento prodottosi in tutti questi secoli. Un’azione dell’acqua ma anche dei terremoti che si sono verificati in quel settore, soprattutto quelli avvenuti nel 1695 e nel 1764.

LA CITTA’ SOSPESA SULLA VALLE DEI CALANCHI

Adesso Civita, sospesa sulla Valle dei Calanchi circondata dai fiumi Torbido e Chiaro, è collegata a Bagnoregio solo da un ponte pedonale lungo 300 metri, un passaggio che prepara il visitatore ad un luogo ed una atmosfera oramai scomparsi.

Case di Civita di Bagnoregio

Case di Civita di Bagnoregio

Lentamente si percorre a piedi la distanza che collega Bagnoregio, il paese ben ancorato al suolo, a Civita, la sua frazione sospesa sul tufo. Il vento taglia la valle velocemente e piano piano si risale verso l’accesso del borgo. Porta Santa Maria, l’unica rimasta delle due una volta esistenti, costituisce l’ingresso dell’abitato. In alto due bassorilievi a ricordo della rivolta degli abitanti nei confronti della famiglia Monaldeschi che lì esercitava il proprio dominio: un leone che stringe una testa umana.

Da qui ci si immerge in un tempo passato rimasto ancorato alla calma e ai ritmi naturali. Macchine non ce ne sono, intorno le case e le costruzioni medievali, i gatti ed i fiori che colorano l’abitato. La piazza principale accoglie la chiesa di San Donato, in stile romanico, ed il Museo Geologico e delle Frane, che illustra sia i processi geomorfologici passati sia quelli ancora in atto.

L’APPELLO PER SALVARE LA CITTA’ CHE MUORE

Civita di Bagnoregio stupisce per i suoi angoli, le sue costruzioni, gli archi, i balconcini fioriti, i vasi sugli scalini delle abitazioni, i tavolini nelle piazzette. Regna un’aria sospesa, come di attesa, di pausa.  Tutt’intorno si staglia il tufo, la roccia magmatica che ha dato vita e cuore al borgo ma che rischia ora di farlo morire. Per ottenere finanziamenti il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha lanciato una petizione da inoltrare all’UNESCO affinché al paese venga riconosciuto lo status di Patrimonio dell’Umanità. Guardate questo filmato su Civita di Bagnoregio e non potrete esimervi dal firmare anche voi l’appello Salviamo Civita.

Nelle vicinanze:
La Rocca dei Papi di Montefiascone
Il Parco dei Mostri di Bomarzo
Bolsena, la città del lago lungo la via Francigena

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