Il mito greco narra la storia di Narciso, figlio del dio fluviale Cefiso e della ninfa Liriope. Esistono diverse versioni del mito, da quella ellenica a quella romana, tutte concordi nella descrizione della superbia e della crudeltà di Narciso nel rifiutare chiunque si fosse innamorato di lui. La più celebre, però, è sicuramente quella di Ovidio. L’autore racconta che Liriope, preoccupata per il futuro di suo figlio, si rivolse all’indovino Tiresia. Quest’ultimo, consultato riguardo all’avvenire di Narciso, predisse che il giovane sarebbe arrivato alla vecchiaia, almeno finché non “non avesse mai conosciuto se stesso”.

COME RICONOSCERE UN NARCISISTA? DAL MITO ALLA REALTÀ

Il mito di Narciso

John William Waterhouse, Eco e Narciso, 1903

Narciso era di una straordinaria bellezza e tutti coloro in cui si imbatteva, si innamoravano perdutamente di lui. Ma egli, superbo e crudele, rifiutava tutti con sdegno. Un giorno, la ninfa Eco, vedendolo tra i boschi intento a cacciare cervi, ne rimase profondamente colpita e se ne innamorò. Tentò di richiamare la sua attenzione, ma non vi riuscì. Infatti, la ninfa, era stata tempo prima punita dalla dea Giunone, perché con le sue lunghe chiacchiere aveva distratto la dea, consentendo alle altre ninfe di far consumare con loro il tradimento a Giove. Da allora, Eco, non poté più proferire parola per prima, ma solo ripetere le ultime sillabe della frase di chiunque le si rivolgesse. Disperata, perché incapace di farsi notare da Narciso, gli corse incontro, cercando di abbracciarlo. Il ragazzo la rifiutò sprezzante, allontanandola violentemente. Eco, allora, con il cuore in frantumi, vagò tra le valli solitarie struggendosi, finché di lei non rimase solo la voce. Nemesi, dea che ridistribuisce le colpe e rimedia ai delitti rimasti impuniti, decise di vendicare la ninfa. Infatti, un giorno, Narciso si imbatté in una fonte d’acqua e, chinatosi per dissetarsi, vide la sua immagine riflessa e se ne innamorò perdutamente. Quando comprese che l’immagine non apparteneva a nessuno fuorché a se stesso, si disperò e si lasciò morire per la consapevolezza di non poter possedere l’oggetto del suo amore. Quando le ninfe giunsero per portarlo sul rogo funebre, al suo posto, trovarono un bellissimo fiore, tutt’oggi conosciuto: il narciso.

Il (la) narcisista* mi ha sempre fatto pensare a quei pozzi bui, dove il fondo è inaccessibile allo sguardo. Quei pozzi incantati, in cui, se getti una monetina, non senti il tintinnio di quando cade. Così è il cuore e l’emotività di un narcisista. Qualsiasi sforzo, anche faticoso, che si può fare per amarli, risulta del tutto inutile. Non c’è un ritorno emozionale, se non in termini di sofferenza. E più “monetine” getti nel loro “pozzo”, più ti impoverisci e più senti riecheggiare il silenzio. Chi ha la sorte (determinata da un vissuto infantile condizionante) di innamorarsi di un (una) narcisista, ne esce sfinito, sfiancato e svuotato. È una missione impossibile, dove errate convinzioni, nate da esperienze vissute nell’infanzia, ti fanno rincorrere forsennatamente chi ti illude di poterti amare, ma, nella realtà, ne è incapace.

NARCISISMO E AMORE: LE FASI DELLA RELAZIONE DI UN NARCISISTA

Sigmund Freud, autore di "Introduzione al narcisismo" (1913)

Sigmund Freud, autore di “Introduzione al narcisismo” (1913)

Love Bombing. La fase dell’innamoramento (sarebbe più corretto definirla infatuazione) corrisponde a un vero e proprio “bombardamento” d’amore. La vittima è inebriata, tempestata di attenzioni da parte del narcisista, che altro non fa che illudere chi, come un attore, ricalca la parte di quell’oggetto d’amore che nell’infanzia gli è stato negato (solitamente madre e padre). È come un’illusione, una finzione in cui il narcisista è protagonista principale insieme all’inconsapevole vittima. Più il love bombing si prolunga, magari a seguito di resistenze del/della destinatario/a delle attenzioni e più il narciso crede di essere innamorato. Mai va dimenticato, infatti, che i suoi sono non sentimenti (per loro natura durevoli) ma fugaci emozioni.

La svalutazione. Prima o poi anche la preda più restia cede. Eh sì, perché non è mai casuale l’incontro tra narcisista e vittima. Ma, inconsapevolmente, questi sono calamitati l’uno verso l’altra. Quindi, terminata la fase di love bombing, inizia la svalutazione della compagna (compagno) da parte del narcisista. Perché si verifica? Senza soffermarci su quanto possa essere doloroso e inaccettabile comprendere il perché, dopo tanto investimento di amore, attenzioni, bisogni espressi dal narcisista, finiamo per essere messi da parte, sminuiti e, appunto, svalutati, dobbiamo invece focalizzarci sulla vera natura del narcisista. Questi è un individuo la cui capacità di amare è interdetta.

Da bambino ha sperimentato sulla sua pelle la sofferenza di non essere amato, accettato dal genitore che solitamente è, in questo caso, narcisista a sua volta o comunque anaffettivo. La sofferenza che prova il bambino è insostenibile e “tagliente” tanto da provocare la così detta “ferita narcisistica” nella personalità, che determinerà la sua affettività sterile e deficitaria da adulto. Determinerà la sua incapacità di amare e, in modo ancora più drammatico, la sua incapacità nel riconoscere l’amore che si nutre per lui. La psicologia ritiene, inoltre, che se un narcisista riuscisse a guardarsi dentro e a osservare la sua ferita narcisistica, ne morirebbe.

Ferita speculare è quella della vittima del narcisista, definita in psicologia “codipendente affettiva”. Infatti, nell’infanzia, il bambino che diventerà un adulto con questa caratteristica, si è strutturato in modo diametralmente opposto rispetto al suo aguzzino. Se l’adulto narcisista, infatti, cerca di illudere di poter amare chi disperatamente non desidera altro, finendo invece con il brutalizzarlo emotivamente, mortificarlo, svalutarlo e disprezzarlo, il codipendente si ostina in tutti i modi a farsi amare da chi è incapace di poterlo fare. E vicendevolmente cercano di trovare sollievo alle proprie sofferenze inutilmente.

Nicolas-Bernard Lépicié, Narciso, 1771

Nicolas-Bernard Lépicié, Narciso, 1771

Perché quindi si verifica la svalutazione da parte del narcisista? Perché egli proietta un modello di sé ideale al quale, però, non è capace di aderire nella realtà. Anche se lui non lo ammetterà mai con se stesso, nella realtà si disprezza. Il codipendente, amandolo e avendolo messo su un piedistallo, a questo punto, non merita di essere amato dal narcisista. Infatti, che valore può avere chi ama disperatamente qualcuno che è disprezzabile?

A questo punto inizia una fase molto importante nella relazione. Il codipendente inizia a vacillare, inizia a non capire il comportamento del proprio partner, a distruggere la propria autostima, a cercare colpe nel proprio comportamento e a desiderare di riavere le attenzioni che avevano caratterizzato il love bombing. Questa fase è l’inizio della discesa all’inferno del codipendente affettivo e corrisponderà, dall’altra parte, al momento “migliore” per il narcisista. È questo infatti il momento in cui costui troverà sollievo alla sua pena, in cui riuscirà, momentaneamente, a colmare il suo vuoto. La sofferenza del codipendente rappresenta “cibo energetico “ per saziare la fame del narcisista. Il legame, se così vogliamo definirlo, si fortifica proprio in questa fase.

Il narcisista, infatti, somministra a intermittenza attenzioni e abbandoni alla vittima per tenerla soggiogata e per poter continuare a trarre nutrimento il più a lungo possibile. Questo tipo di relazione tossica e disfunzionale può durare anni, tra sensi di colpa della vittima e tira e molla del narcisista. In questa fase, illusorio credere che non esistano altre relazioni sentimentali/sessuali nella vita del narcisista, definite “fonti di approvvigionamento secondarie”.

Per tenere in sincrono più relazioni insieme, il narcisista è solito ricorrere a strategie come il gaslighting. Tale tecnica consiste nel far credere alla vittima di aver solo immaginato situazioni di ambiguità, elementi che suggeriscono la presenza di un tradimento.

IL NARCISISTA E LA FASE DELLO SCARTO 

Jules-Cyrille Cave, Narciso, 1890

Jules-Cyrille Cave, Narciso, 1890

Quando lo scarto avviene è repentino e apparentemente immotivato. È violento emotivamente, ingiustificato. Conseguenza solitamente di un litigio, voluto dall’esausta vittima per l’ennesima negligenza da parte del narcisista, ma, in realtà promosso proprio da lui. Eh sì, perché il narcisista vuole uscire dalla relazione senza farsi carico della responsabilità, in modo da poterci tornare, quando più gli farà comodo, senza avere l’incombenza di formulare scuse. Se scarta è perché ormai dalla vittima non può più prendere nulla. Il nutrimento è (momentaneamente) esaurito. E c’è un’altra relazione nuova ricca di possibilità per lui. Lo scarto, che rappresenta il momento più doloroso per il/la codipendente all’interno della relazione, in realtà, è la sua salvezza. È il fondo da cui riemergere. È la possibilità di poter tornare a vivere e ricostruirsi per realizzarsi. E, per chi sogna una rivincita da infliggere al suo ex narcisista, sa che, alla fine, questa è la migliore. Riprendersi la propria vita.

*Il disturbo narcisistico della personalità è inserito nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.

 

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