Quando il 7 agosto 1420 fu posta la prima pietra della cupola del Duomo di Firenze, Brunelleschi, il suo creatore, probabilmente non immaginava che quella struttura sarebbe diventata non solo uno dei simboli della città toscana ma anche l’epifania del nascente Rinascimento.

CUPOLA DEL BRUNELLESCHI A FIRENZE

Firenze, anno domini 1418. L’Opera di Santa Maria del Fiore, il duomo di Firenze la cui costruzione era iniziata nel lontano 1296, bandisce il concorso per la realizzazione della cupola, necessario complemento per poter finalmente consacrare, dopo più di un secolo, la cattedrale fiorentina.

Nel bando, pubblicato il 19 agosto 1418, si invita «chiunque e in qualsiasi maniera voglia fare un modello o disegno per la volta della Cupola Maggiore di detta Chiesa di detta Opera, sia per l’armatura che per i ponteggi sia per qualsiasi altra cosa, sia per ogni altro ordigno pertinente alla costruzione conduzione e perfezione di detta Cupola e volta.»

Si trattava di un’opera che il popolo fiorentino attendeva da decenni, almeno dal 1367, quando l’Opera di Santa Maria del Fiore aveva approvato il progetto per la cupola di Neri Fioravanti. Questi, che dal 1340 al 1345 aveva preso parte ai lavori di ampliamento del palazzo del Podestà, meglio noto come il Bargello, aveva ipotizzato una cupola con un diametro di 55 metri, di forma ottagonale e dal profilo ogivale, suddivisa in otto spicchi di pietra, per un’altezza complessiva di ben 91 metri, sulla carta la più grande cupola della storia occidentale.

Ma quel prospetto era rimasto sulla carta in quanto il Fioravanti non era riuscito a spiegare come realizzare di fatto la cupola. Lo stallo perdurò per diversi anni, privando il duomo fiorentino di un elemento necessario e non solo per meri motivi strutturali. La cupola, infatti, nell’architettura cattolica non è semplicemente una copertura ma rappresenta il simbolo dell’universo.

COME VOLTARE LA CUPOLA? STORIA DI UN’ANNOSA QUESTIONE

Il problema di voltare la cupola, come scrisse lo storico dell’arte Piero Adorno, «affannava da anni gli “operai” del duomo, da quando cioè era stato costruito il tamburo ottagono e non restava, per completare la fabbrica, che coprirne il centro del trifoglio terminale con la grande volta.»

Il motivo per cui in tanti anni la volta non era stata ancora realizzata (il tamburo era stato terminato nel 1313), nasceva da difficoltà di ordine tecnico, previste già da Arnolfo, uno dei primi a studiare il progetto della cupola.

Modello ligneo cupola del Brunelleschi

Modellino ligneo della cupola conservato nel museo del Duomo di Firenze

Al centro della questione c’erano ragioni di ordine pratico, in particolare il problema di dove appoggiare le enormi centine di legno, le armature che avrebbero rappresentato lo scheletro della cupola fino alla sua definitiva chiusura.

Un dilemma non da poco che però non spaventa Filippo Brunelleschi, visto che il suo progetto risulta vincente, nonostante una nutritissima partecipazione di artisti del calibro, tra gli altri, di Andrea di Giovanni, Matteo di Leonardo, Manno di Benincasa e del grande Donatello.

In verità a vincere è anche Lorenzo Ghiberti il cui ruolo specifico, però, nella costruzione della cupola non è mai del tutto emerso, tanto che la tradizione, da sempre, attribuisce la realizzazione della cupola al solo genio di Brunelleschi.

Nel 1420 Brunelleschi ha trentatré anni e un curriculum da artista di tutto rispetto, legato, in particolare a Firenze, la città dove era nato e alla quale aveva già regalato capolavori come le statue per la chiesa di Orsanmichele e, soprattutto, lo splendido Crocefisso per Santa Maria Novella con il quale, stando alle parole del Vasari, Brunelleschi avrebbe opposto polemicamente la propria poetica a quella del grande Donatello.

Ma una cosa era realizzare statue, altra una cupola, anzi quella cupola. Ma Pippo, come viene solitamente chiamato l’artista, ci vuole provare, anche perché quella chiesa la sente per certi aspetti familiare, quasi sua, visto, che la casa dove è nato nel 1377 si trova proprio davanti al duomo fiorentino che, praticamente, è cresciuto con lui.

L’AVVENIRISTICO PROGETTO DI FILIPPO BRUNELLESCHI

Quando Brunelleschi svela agli esaminatori il suo modello di cupola in mattoni e calcina (per la cui costruzione è stato necessario più un mese di lavoro, dal 1° settembre al 22 ottobre e alla cui collaborazione presero parte anche Nanni di Banco e Donatello) questi rimangono semplicemente attoniti.

L’architetto fiorentino, per risolvere l’annosa questione della struttura interna, propone di costruire la cupola non solo senza l’ausilio delle centine di legno ma senza alcun sistema di supporto, una soluzione più che ardita, per alcuni letteralmente impossibile.

Ma Brunelleschi ci crede e convince i suoi possibili committenti della bontà di quell’avveniristico progetto che non è frutto di un miracolo ma soltanto della straordinaria chiarezza logica di uno dei più grandi architetti di sempre.

Cupola del Brunelleschi a Firenze

La cupola del Brunelleschi per la Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze

Trascorrono altri mesi e solo il 26 aprile 1420 l’Opera del Duomo delibera, finalmente, di affidare l’incarico a Filippo Brunelleschi, che viene nominato, insieme a Lorenzo Ghiberti, Provveditore della Cupola.

Così Piero Adorno sulla cupola: «l’architetto usò mattoni messi a spina di pesce, ancora visibili, e, soprattutto, equilibrò la cupola mediante una doppia calotta, una collegata all’altra, autoportante, e mediante un’ossatura di elementi verticali e orizzontali, i principali dei quali, quelli angolari, sono anche visibili all’esterno.»

Una delle soluzioni più geniali fu proprio quella di utilizzare i mattoni a spina di pesce, riesumando l’antica tecnica dell’opus spicatum cara ai romani anche se utilizzata più con finalità decorative, al contrario del Brunelleschi che la adopera, invece, con scopi strutturali. «Gli archi obliqui a spina di pesce – come ha scritto l’architetto Manuel Saga per il National Geographic – dividono gli anelli orizzontali di mattoni in segmenti separati l’uno dall’altro e allo stesso tempo li collegano alle sezioni inferiori della cupola. Ciò rende possibile costruire ogni segmento in modo indipendente, limitando i rischi di crolli. Una volta terminato un anello orizzontale, prima di procedere con lo strato successivo si collocano altri mattoni a spina di pesce.»

La cupola del Brunelleschi, che ha una base ottagonale, con un diametro esterno di 54,8 metri e interno di 45,50, è costituita da otto vele a doppio guscio, la cui solidità è garantita da 24 nervature meridiane e dieci parallele, una struttura geniale che, pur gotica nella sua forma archiacuta, rappresenta in pieno, dal punto di vista concettuale, un’opera tipicamente rinascimentale.

LA REALIZZAZIONE DELLA CUPOLA DEL BRUNELLESCHI

Il 7 agosto 1420 un nutrito gruppo di operai sale sul tamburo e, dopo aver ammirato la splendida vista sui tetti di Firenze e fatto una parca colazione a base di pane, melone e vino, rigorosamente Trebbiano, inizia a lavorare per realizzare quell’avveniristico progetto.

Sedici anni dopo la cupola del Brunelleschi è di fatto conclusa e il 25 marzo 1436 papa Eugenio IV consacra solennemente la cattedrale di Firenze in un tripudio di folla festante.

Non si tratta di un giorno qualsiasi ma del primo giorno dell’anno fiorentino, secondo cui il capodanno coincideva con il giorno dell’annunciazione, quando Maria aveva ricevuto la visita dell’arcangelo Gabriele.

Fin dal VII secolo, infatti, questa data era stata convenzionalmente individuata nel 25 marzo, ovvero nove mesi esatti prima del 25 dicembre, il giorno della Natività di Cristo. Il calendario fiorentino rimase in auge fino al 1749. In quell’anno, il 20 novembre per l’esattezza, il Granduca Francesco Stefano di Lorena stabilì per legge l’adozione per il suo stato del calendario gregoriano, come ricorda ancora oggi una targa marmorea in piazza della Signoria, il cui testo fu opera dell’erudito Giovanni Lami:

«L’Imperatore Cesare Francesco, Pio, Fortunato, Augusto, Duca di Lorena e Bar e Granduca di Toscana, nato per il benessere della collettività, guardiano della libertà, amplificatore della pace, difensore della concordia, salvatore del mondo; allo scopo di evitare ogni confusione e difficoltà nel discernere il tempo ha comandato, con legge del 20 novembre del 1749, che l’epoca e gli anni della salvezza dell’uomo, che solevano essere conteggiati dalle popolazioni toscane a partire da diversi giorni, vengano da tutti fatti iniziare in un unico e identico modo, così che non venga più osservato il precedente costume, contrario a quello dell’Impero Romano, ma che a partire dal prossimo anno 1750 e in perpetuo, il primo gennaio che segna l’inizio del nuovo anno presso gli altri popoli, venga celebrato e usato nel conteggio del tempo anche col consenso del popolo toscano.»

Quel 25 marzo 1436 i fiorentini, finalmente, dopo quasi un secolo e mezzo dalla fondazione di Santa Maria del Fiore, possono entrare nella loro chiesa. Lo sguardo di tutti, nessuno escluso, si concentra ovviamente sulla cupola, sul capolavoro del Brunelleschi, su quel prodigio di tecnica e originalità che diventa un vanto per la città di Firenze, la cupola più grande al mondo, primato che ancora oggi possiede.

Ma quel 25 marzo, in realtà, la cupola non è del tutto completata. Manca, infatti, la lanterna, la logica e naturale conclusione, la sua perfetta sintesi, la firma su un capolavoro.

Per la sua realizzazione i membri dell’Opera del Duomo bandiscono un nuovo concorso che vede, ancora una volta, Brunelleschi primeggiare.

Il maestro fiorentino, tuttavia, pur lavorando alacremente non vedrà quell’opera terminata.

Il 15 aprile 1446 Filippo Brunelleschi, che Masaccio aveva dipinto negli splendidi affreschi della Cappella Brancacci, muore nella sua Firenze, non potendo, in tal modo, vedere ultimata la lanterna, completata solo nel 1471, quando, sulla sommità della stessa, viene collocata la grande sfera dorata sormontata dalla croce, opera di Andrea del Verrocchio, altro straordinario rappresentante del primo Rinascimento fiorentino.

Leon Battista Alberti sulla cupola del Brunelleschi così aulicamente si espresse:

«structura sì grande, erta sopra e’ cieli, ampla tanto da choprire chon sua ombra tucti e popoli toscani.»

 

Per saperne di più:

 

Leggi anche:
Il gioiello della Cappella Brancacci a Firenze
La Maddalena penitente di Donatello