Dante Alighieri è insieme croce e delizia per ogni studente che nel corso della propria carriera scolastica si imbatte in lui e nei suoi versi che talvolta risultano ostici per un lettore moderno. Di lui conosciamo la sua passione politica ed il suo esilio, la sua produzione lirica e quella trattatistica, il suo contributo alla questione della lingua affrontata nel De Vulgari Eloquentia, le grandi tematiche trattate in quella Divina Commedia che lo ha eternato, la sua immensa cultura umanistica e l’uso che fa della lingua rimodulata sui diversi registri stilistici scelti in base al contesto e all’argomento trattato. Dai libri di scuola e dalle immagini che abbiamo del Sommo Poeta, poi, ci siamo fatti un’idea su Dante molto precisa, un’immagine che talvolta non corrisponde alla realtà e non rispecchia del tutto il suo più autentico temperamento.

RITRATTO DI DANTE ALIGHIERI

Il poeta toscano viene spesso descritto ed immaginato come una persona austera ed accigliata, un uomo serio e davvero poco divertente. In verità anche lui ha vissuto la sua giovinezza come un qualsiasi ventenne del Duecento, dilettandosi tra le strade e le taverne di Firenze e scrivendo alcune poesie che sembrano ben distanti dalla sua produzione poetica più conosciuta.

Anche le rappresentazioni pittoriche hanno contribuito a dare di lui un’immagine seriosa ed austera: ricordiamo il suo volto lungo, corrucciato e pensoso contornato da un naso aquilino secondo la raffigurazione che ne fece Raffaello nella Disputa del Sacramento in Vaticano.

Tutti poi abbiamo in mente il suo profilo austero ed il suo copricapo rosso cinto dalla corona d’alloro dipinto da Sandro Botticelli o quell’immagine del Bronzino che lo colloca, seduto con la sua opera in mano, nel mondo della Commedia.

I ritratti di Dante Alighieri realizzati da Botticelli, Bronzino e Raffaello

I ritratti di Dante Alighieri realizzati da Botticelli, Bronzino e Raffaello

Ma quello che ci ricorda che in fondo era un giovane ragazzo che si godeva la vita è quel quadro di Henry Holiday del 1882-1883 che lo ritrae sul ponte Santa Trinità mentre incontra la sua amata Beatrice, la donna per cui ha nutrito un amore sincero e che, oramai morta, lo accompagnerà alla scoperta del Paradiso.

DANTE COMICO: LA TENZONE CON FORESE DONATI

Perché Dante Alighieri, nato a Firenze nel 1265, non è stato soltanto il padre della lingua italiana o lo scrittore della Divina Commedia ma è stato anche un ragazzo come tutti gli altri, un giovane che amava bisbocciare e passare il proprio tempo libero con gli amici tra taverne ed osterie. E qui componeva e rimava tra pietanze e bicchieri di vino, abbandonando quello stilnovo che esaltava la donna angelicata e abbracciando, invece, l’altra corrente in auge in quel periodo, lo stile comico realista.

Tra il 1293 ed il 1296 Dante Alighieri compone la tenzone con Forese Donati, un fiorentino un po’ più grande di lui ed imparentato con il poeta (Forese, infatti, è cugino di sua moglie, Gemma Donati). Forese è fratello di Piccarda Donati, la giovane pia che viene collocata da Dante nel Paradiso dopo aver subìto le angherie di suo fratello Corso, capo dei guelfi neri, che la rapisce dal monastero in cui ha preso i voti, obbligandola a sposare un suo amico politico. Forese, invece, viene collocato dal poeta nel Purgatorio per scontare la pena legata ai peccati di gola. La sua magrezza colpisce Dante che quasi non lo riconosce tanto ha il viso scavato dalla penuria di cibo. Eppure in vita aveva mangiato e bevuto, condividendo il cibo ed il vino con lui. Lontani erano i tempi in cui si prendevano in giro a vicenda attraverso le rime velenose che inventavano per colpirsi e deridersi a vicenda.

La Tenzone in cui Dante si diverte ad oltraggiare l’amico è composta da sei sonetti complessivi, tre per ciascun poeta, in cui i due uomini si scambiano pesanti apprezzamenti ed allusioni. Lo stile utilizzato è quello comico-realistico, adatto per gli argomenti bassi e di carattere quotidiano, un modo di poetare ben distante dalla lirica stilnovista decisamente più ricercata e raffinata. Rispetto all’idealizzazione dell’amore e della donna in queste poesie, di cui Rustico Filippi e Cecco Angiolieri sono i massimi rappresentanti, si fa strada il rapporto fisico senza raffinatezze culturali o preziosismi.

Le accuse che si scambiano i due poeti sono reciproche ed il primo a lanciare l’invettiva è proprio Dante che descrive la moglie dell’amico come una donna che

di mezzo agosto la truovi infreddata […] per difetto ch’ella sente al nido

cioè perché il marito la lascia sempre sola di notte, alludendo alla sua infedeltà o alla pratica del furto perpetrata dall’uomo.

Nel sonetto successivo Dante Alighieri parla della ghiottoneria del suo amico e dei suoi problemi con i debiti, accusandolo neanche poco velatamente di vivere attraverso le ruberie, accusa che riprende nell’ultimo sonetto

E già la gente si guarda da lui,/chi ha borsa a lato, là dov’e’ s’appressa,/dicendo: “Questi c’ha la faccia fessa/è piuvico ladron negli atti sui”.

Ma come se non bastasse Dante va anche oltre, mettendo in dubbio la legittimità della nascita di Forese Donati scrivendo

Bicci novel, figliuol di non so cui

un’accusa pesante ed infamante che comunque va letta con il tono ironico ed irriverente che veniva usato per questo tipo di poesia.

 

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