Narni, un borgo umbro dove il tempo sembra essersi fermato, si affaccia su una vallata verdeggiante, tagliata da un fiume blu cobalto. Un luogo in cui storia e leggenda si fondono naturalmente, un antico avamposto romano, il cui primigenio toponimo, Narnia, ispirò uno dei maggiori scrittori fantasy, quel Clive Staples Lewis autore della celebre saga romanzesca Le cronache di Narnia, da cui, negli anni Duemila, furono tratti tre film che sbancarono i botteghini di tutto il mondo.

NARNI, DA AVAMPOSTO ROMANO A BORGO MEDIEVALE

Sorta in pieno Paleolitico, Narni, già a partire dal 1000 a.C era un importante centro osco-umbro conosciuto con il nome di Nequinum,  (dal latino nequeo, letteralmente non posso) l’oppidum murato, come testimonia nella sua Storia di Roma Tito Livio, che i romani occuparono nel 299 a.C., dopo un lungo e complesso assedio durato più di un anno.

Ma il nome di Nequinum non era per nulla ben augurante, specie per un popolo come quello romano da sempre attento alla scaramanzia. Per questo venne mutato nel più invitante Narnia, dal nome del vicino fiume Nar, l’attuale Nera.

In breve tempo Narnia divenne un avamposto militare di primissimo piano, tappa obbligata lungo la via Flaminia, la grande strada consolare che, a partire dal 220 a.C., collegò Roma con l’antica Ariminum, l’odierna Rimini.

In epoca medievale Narnia, nel frattempo divenuta Narni, fu al centro delle lotte fra papato e impero. Nel 1112 si ribellò a papa Pasquale II ma, alcuni decenni dopo, si oppose strenuamente alle truppe di Federico Barbarossa, un’ottica antimperiale ribadita anche nel 1242, quando il borgo umbro si schierò con Roma e Perugia nella coalizione guelfa che si contrappose a quella ghibellina.

Cosa vedere a Narni

Narni, scorci del centro storico

Il Medioevo fu senza dubbio il periodo di maggior splendore per l’antica Narnia che si impose in tutto il territorio umbro, una supremazia che si tradusse nel fiorire di architetture civili e religiose, tratti distintivi dell’arte narnese. Appartengono a questo periodo le chiese di Santa Maria Impensole, di Sant’Agostino e soprattutto la Cattedrale ma anche edifici pubblici come il Palazzo dei Priori o quello del Podestà.

Ma nella storia di Narni esiste, tuttavia, una data spartiacque, un punto di non ritorno che segnerà in modo indelebile la civiltà narnese.

Il 15 luglio del 1527 la località umbra fu letteralmente devastata dalle truppe imperiali di Carlo V, tra cui i famigerati Lanzichenecchi, di ritorno dal terribile Sacco di Roma. Il passaggio dei soldati spagnoli e tedeschi non solo decimò la popolazione narnese ma inflisse un duro colpo al profilo plurisecolare della cittadina umbra.

Quella data assunse, fin da subito, i contorni di una evidente cesura, determinando il rapido declino di Narni a favore della vicina Terni che approfittò dell’inarrestabile decadenza dei temuti narnesi, imponendosi come forza incontrastata di tutta la regione.

Narni nei secoli successivi non tornò più all’antico splendore, nonostante un programma di ricostruzioni avviato fra il ’600 e il ‘700 dallo Stato della Chiesa.

COSA VEDERE A NARNI

Il consiglio per coloro che visitano per la prima volta Narni è quello, prima ancora di vedere chiese e palazzi, che pure non mancano e sono bellissimi, di farsi rapire dalle sue stradine, dai suoi vicoli, dall’atmosfera impareggiabile della cittadina umbra.

Tra i tanti edifici religiosi merita una visita la piccola chiesa di Santa Maria Impensole, straordinario esempio di sincretismo architettonico. La chiesa fu eretta nel 1175 su un preesistente edificio religioso, successivamente trasformato in un cimitero, a sua volta realizzato su un’antica casa romana dotata anche di due grandi cisterne, una delle quali ancora perfettamente funzionante.

Santa Maria Impensole, il cui nome deriva dall’essere stata costruita su un pendio, all’esterno presenta una facciata di modeste dimensioni, caratterizzata da tre archi ribassati su colonne di spoglio, sotto i quali si aprono i tre portali, scolpiti con girali d’acanto, che immettono all’interno. Questo, suddiviso in tre navate, si presenta secondi i tipici canoni architettonici romanici, con un apparato decorativo, piuttosto scarno, risalente al Trecento.

Decisamente più imponente è la cattedrale di Narni, dedicata a San Giovenale, primo vescovo della cittadina umbra, morto nel 376, le cui spoglie, prima della definitiva sepoltura nel duomo narnese, furono oggetto di travagliate vicende, con tanto di temporanea sepoltura a Lucca.

La facciata esterna, ricorda quella di Santa Maria Impensole, con l’elegante portico tripartito e la facciata rettangolare, ma è all’interno che la cattedrale colpisce per bellezza e imponenza, con la pianta a croce latina immissa, le tre navate divise da sedici colonne o il presbiterio gotico, con il bel baldacchino seicentesco.

Il duomo, la cui costruzione iniziò a metà dell’anno Mille, rappresenta un tipico esempio di commistione di stili, dall’originario romanico al successivo gotico, passando per l’immancabile barocco, interventi architettonici che hanno conferito, tuttavia, un profilo complessivo di straordinaria armonia.

Non meno suggestivi sono i palazzi civili, tra cui il trecentesco Palazzo dei Priori, nell’omonima piazza, con la caratteristica loggia, attribuita al Gattapone e la torre civica e, soprattutto, il Palazzo del Podestà.

LA ROCCA DI NARNI

Sede oggi del comune, il palazzo fu costruito a partire dal XIII secolo, con l’iniziale accorpamento di tre case-torri. Nel corso degli anni l’edificio fu ingrandito e abbellito, specie con la realizzazione delle sei finestre crociate che il Vasari attribuì al genio di Bernardino da Settignano, più noto come Rossellino che le avrebbe eseguite a partire dal 1449 su ordine di Papa Nicolò V nell’ambito di un più ampio programma di restauro dell’imponente Rocca Albornoziana.

Narni in Umbria, cosa vedere

Narni

Fatta costruire per volere del cardinale spagnolo Egidio Albornoz a partire dal 1367, probabilmente su disegno di Ugolino di Montemarte, la Rocca di Narni conobbe varie vite. Fu un’inespugnabile fortezza e temutissima prigione ma anche pregevole dimora di papi e cardinali, un luogo versatile, simbolo ieri come oggi di Narni che il concittadino don Gelindo Ceroni descrisse «come gigante pensier su’l vertice montan».

Ma una visita a Narni non può prescindere dall’esplorazione dei sotterranei, un luogo magico, dove la storia incontra la leggenda in un suggestivo afflato tutto da vivere.

NARNI SOTTERRANEA: STORIA DI UN’AFFASCINANTE SCOPERTA

La scoperta di questo incredibile gioiello venne fatta da un gruppo di sei intrepidi speleologi, capitanati da Roberto Nini, che nel 1979 fecero una scoperta sensazionale, figlia della tenacia ma anche della piacevole carezza del fato.

Narni sotterranea, cosa vedere

Narni sotterranea (foto: www.narnisotterranea.it)

Ecco come lo stesso Nini raccontò anni dopo l’incredibile scoperta di Narni sotterranea:

«Fui il primo a scendere e con mia somma sorpresa atterrai sull’orto di un anziano signore, anche piuttosto adirato, che mi chiese spiegazioni sul come mai mi trovavo sopra la sua piantagione d’insalata. Dopo avergli fatto capire che eravamo un gruppo di speleologi mi disse di andare a vedere che cosa ci fosse nascosto dentro ad una particolare cavità vicino al suo orto. Entrammo, non con poche difficoltà e a quel punto vidi due occhi di un angelo su un muro, un meraviglioso affresco lentamente stava prendendo luce dall’oscurità. L’emozione di quel momento era alle stelle, stavamo trovando il nostro tesoro».

Si trattava, invero, di un tesoro fatto di cunicoli, cisterne e resti di una piccola chiesa, con parti delle pareti ancora affrescate con le immagini di un Cristo sanguinante, i simboli dei quattro Evangelisti e, soprattutto, un bellissimo e quasi intatto San Michelarcangelo, i cui occhi, furono la prima immagine che quei esploratori in erba videro penetrando le profondità del terreno.

Ma quella piccola chiesa, riconsacrata poi nel 2000 con il nome di Santa Maria della Rupe, fu solo l’incipit di altre, clamorose scoperte. Nel corso di successivi scavi emersero i segni tangibili della presenza a Narni della Santa Inquisizione, la temutissima istituzione cattolica capace di ottenere ogni tipo di confessione, anche la più turpe.

Dagli scavi di Narni sotterranea affiorarono, in particolare, due ambienti pressoché intatti, orribili marchi di fabbrica del tribunale ecclesiastico che, anche a Narni, fece sentire per diverso tempo le grinfie dei suoi affilatissimi artigli.

Il primo di questi due ambienti è la cosiddetta Stanza dei Tormenti, scoperta avvalorata da importanti documenti riemersi negli archivi vaticani e presso il Trinity College di Dublino, ovvero il luogo dove venivano condotti gli interrogatori ad opera degli spietati giudici inquisitori che, avvalendosi di tremendi strumenti di tortura, ottenevano dai malcapitati le agognate confessioni.

Narni sotterranea orari

La Stanza dei Tormenti (foto: www.narnisotterranea.it)

Il secondo ambiente è senza dubbio l’elemento più affascinante. Si tratta di uno spazio piuttosto angusto che fungeva da cella, il luogo dove i condannati trascorrevano parte della loro detenzione. Si tratta di un luogo unico nel suo genere per l’incredibile quantità di graffiti parietali che ricopre praticamente l’intera superfice della stanza.

Iscrizioni comuni, realizzate con inchiostri ottenuti alla bisogna, anche utilizzando i liquidi biologici, si alternano a veri e propri codici, corredati da simboli alchemici e massonici.

Narni sotterranea

Narni sotterranea, la Cella (foto: www.narnisotterranea.it)

Molti di questi graffiti furono realizzati Giuseppe Andrea Lombardini, che pagò con il carcere l’aver agevolato la fuga di un suo commilitone, il Lombardini, infatti, lavorava per l’Inquisizione in qualità di guardia. Nel periodo di permanenza all’interno di quell’angusta cella, l’uomo lasciò tracce di sé, anche attraverso simboli chiaramente riconducibili all’universo massonico.

LA NARNIA ROMANA E L’ISPIRAZIONE PER LA SAGA DI C. S. LEWIS

La certezza che l’antica Narnia sia stata la fonte d’ispirazione per il romanziere britannico Clive Staples Lewis arrivò nei primi anni Duemila, quando Lancelyn Green, il più importante biografo dello scrittore inglese, riportò il contenuto di un dialogo fra Lewis e Walter Hooper che, negli ultimi tempi fu per l’autore delle Cronache di Narnia una sorta di segretario personale.

Ecco il resoconto di quel dialogo:

«Quando Walter Hooper chiese a Clive Staples Lewis dove avesse trovato la parola ‘Narnia’, Lewis gli mostrò il Murrey’s Small Classical Atlas a cura di G.B. Grundy (1904), che aveva acquistato quando stava leggendo i classici con Mr. Kirkpatrick a Great Bookham [1914-1917]. Sulla tavola 8 dell’atlante c’è una mappa dell’Italia antica. Lewis aveva sottolineato il nome di una cittadina chiamata Narnia, semplicemente perché gli piaceva il suono del nome. Narnia — o ‘Narni’ in italiano — è in Umbria, a metà strada tra Roma e Assisi”».

Insomma visitare Narni, oltretutto ufficialmente riconosciuta come il centro geografico d’Italia, equivale a passeggiare nella storia, fra paesaggi incantevoli, luoghi ammantanti di mistero, trascorrendo ore spensierate a contatto diretto con la bellezza, unico, vero antidoto ai mali di questo nostro mondo.

COME ARRIVARE E DOVE DORMIRE A NARNI

Arrivare a Narni, grazie all’omonima uscita autostradale o alla stazione ferroviaria è semplicissimo, da qualsiasi parte si provenga.

Nutrita è anche l’offerta per quanto riguarda il soggiorno e la ristorazione. Nel paese, così come negli splendidi e verdeggianti dintorni, non mancano hotel, agriturismo e ristoranti capaci di soddisfare anche i gusti più particolari attraverso la tipica ospitalità umbra e l’ottima cucina locale.

Un particolare grazie ai collaboratori dell’associazione culturale “Subterranea” (dal cui sito provengono le foto che riproducono Narni sotterranea) che conducono i visitatori nei meandri della Narni sotterranea con competenza e attraverso un’esperienza davvero irripetibile.

Per approfondire:

 

 

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