Rigenerarsi attraverso la natura e la montagna, passare una giornata immersi nei colori e nei suoni dell’ambiente circostante. Ecco un’interessante escursione a pochi chilometri da Roma, una gradevole passeggiata tra i sentieri dei monti Lucretili alla scoperta della sua vetta più alta, quella del monte Pellecchia, che offre la possibilità di avere una veduta straordinaria sull’Appennino centrale. Per giungervi si può scegliere tra i vari percorsi che partono dalle aree circostanti, camminando attraverso i verdi e fitti boschi e andando alla scoperta di quella che per secoli è stata una delle ‘vie della neve‘ della città di Roma.

IL MONTE PELLECCHIA E LA VIA DELLA NEVE

Monte Pellecchia, la vetta più alta dei Lucretili

Monte Pellecchia, la vetta più alta dei Lucretili

Quando non esistevano i frigoriferi la conservazione dei cibi, soprattutto in estate, era un affare di non facile conto e per mantenere e refrigerare gli alimenti veniva utilizzata la neve caduta sulle montagne. La città di Roma aveva il suo naturale rifornimento dai Colli Albani, dai monti Lepini, da Tolfa, dal Terminillo e dai Lucretili, cioè da quelle montagne che cingevano la città papale. E poiché tutta la neve caduta intorno a Roma per un perimetro di 60 miglia apparteneva allo Stato Pontificio, si può immaginare l’interesse economico che nacque intorno al suo stoccaggio ed al suo trasporto. Il servizio veniva concesso in appalto dalla chiesa ai privati i quali, soprattutto nel XVII e XVII secolo, fecero della neve e del suo trasporto un commercio fiorente.

Proprio il monte Pellecchia con il suo gemello, il monte Gennaro, assicuravano un importante approvvigionamento di neve che, trasformatasi in ghiaccio a causa della compressione, veniva trasportata in blocchi durante la notte, con le temperature più basse in modo che si perdesse il minor quantitativo possibile del prezioso carico. I pazienti muli ed i carri pronti per il viaggio percorrevano lentamente la via Salaria alla volta di Roma, raggiungendo i palazzi nobiliari e gli edifici ecclesiastici dove la neve compressa veniva stipata in apposte cisterne cilindriche, dette conserve, ed utilizzata soprattutto nei mesi estivi.

ESCURSIONE SUL MONTE PELLECCHIA

Monte Pellecchia

Monte Pellecchia

Noi abbiamo scelto di percorrere la tradizionale ascesa al monte Pellecchia dal paese di Monteflavio, posto a 800 metri, percorrendo il sentiero 312 che parte da Via di Monte Pellecchia, una strada asfaltata che diventa dopo pochi metri una carrareccia. Il percorso parte in leggera salita e poi, dopo circa 1 chilometro, gira decisamente sulla sinistra arrivando ai ruderi della chiesetta della Madonna del Carmine (892 metri). Da qui si imbocca il sentiero sulla sinistra (attenzione alle frecce che talvolta sono girate) che comincia a salire e da cui è visibile sulla nostra destra la seconda cima dei Lucretili, il monte Gennaro, dove raccomandiamo di organizzare una seconda escursione.

Il Velino visto dalla cima del Monte Pellecchia

Il Velino visto dalla cima del Monte Pellecchia

Alla fine dello stradello si giunge all’intersezione con il sentiero 317 (che proviene dalla pineta di Monteflavio) e si piega sulla destra in un saliscendi che conduce alla Valle del Prete (986 metri). Da qui si seguono le indicazioni del sentiero 312 per il monte Pellecchia (1 ora e 40 minuti), passando sulla sinistra del rifugio, detto Casa del Pastore, posto a quota 1002 metri. Da questo punto in poi si sale in direzione nord-est con la pendenza che aumenta e ci si trova da subito immersi nel bosco mentre il terreno si fa ghiaioso. Giunti in cresta la vegetazione si dirada e si possono vedere alcune doline utilizzate in passato come pozzi per la neve. Da qui in poi i segni bianco-rossi che ci hanno accompagnato lungo tutto il sentiero si fanno meno evidenti e se ne perdono le tracce tra le rocce ed il prato. Occorre, comunque, proseguire sulla destra per giungere in circa 15 minuti sulla cima del monte Pellecchia su cui svetta una croce ed un’elica posta a ricordo di un incidente aereo avvenuto nel 1960. Il panorama che si apre ai nostri occhi è meraviglioso: abbraccia l’Appennino centrale con il monte Velino, il Gran Sasso e, spostando lo sguardo verso nord, si può osservare il monte Terminillo. Per il ritorno si può continuare verso il Pizzo di Pellecchia ed intersecare il tracciato dell’andata oppure ritornare sui propri  passi.

MONTE PELLECCHIA: INFO SUL SENTIERO 312

Partenza: Via di Monte Pellecchia

Arrivo: monte Pellecchia

Dislivello: 550 metri

Difficoltà: E

Tempo di percorrenza (andata/ritorno): 4 ore

Lunghezza: Km. 10 circa

 

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