Escursione sul monte Pellecchia: la vetta più alta dei Lucretili

Aggiornamento articolo: 25 agosto 2026

Il Monte Pellecchia è la vetta più alta dei Monti Lucretili e, con i suoi 1.369 metri, domina il paesaggio a nord-est di Roma. Raggiungere la cima significa immergersi in un ambiente fatto di boschi, radure e paesaggi carsici, con un panorama che dalla vetta si apre sull’Appennino centrale.

A pochi chilometri dalla Capitale, il Monte Pellecchia offre un’escursione che permette di trascorrere una giornata nella natura e di scoprire un territorio che conserva anche tracce della sua storia. Tra queste c’è l’antica via della neve, lungo la quale per secoli la neve raccolta sui Monti Lucretili veniva trasportata fino a Roma.

Noi abbiamo scelto di raggiungere la vetta partendo da Monteflavio, seguendo il sentiero 312 attraverso boschi, radure e la cresta del Monte Pellecchia.

Monte Pellecchia, la vetta più alta dei Lucretili
Monte Pellecchia, la vetta più alta dei Lucretili

Il Monte Pellecchia e l’antica via della neve

Quando non esistevano i frigoriferi, conservare i cibi, soprattutto durante l’estate, non era semplice. Per mantenere e refrigerare gli alimenti veniva quindi utilizzata la neve raccolta sulle montagne. Roma aveva il suo naturale rifornimento dai Colli Albani, dai Monti Lepini, dai Monti della Tolfa, dal Terminillo e dai Monti Lucretili, le montagne che circondavano la città papale.

Poiché tutta la neve caduta nel territorio circostante Roma, per un perimetro di circa 60 miglia, apparteneva allo Stato Pontificio, si può immaginare quale interesse economico si sviluppò intorno alla sua raccolta, conservazione e trasporto. Il servizio veniva concesso in appalto dalla Chiesa a privati che, soprattutto nel XVII e XVIII secolo, trasformarono la neve in un vero e proprio commercio.

Proprio il Monte Pellecchia, insieme al vicino Monte Gennaro, garantiva una parte importante di questo approvvigionamento. La neve veniva pressata fino a trasformarsi in ghiaccio e trasportata in blocchi durante la notte, quando le temperature più basse permettevano di limitarne la perdita.

Muli e carri percorrevano lentamente la via Salaria verso Roma, trasportando il prezioso carico fino ai palazzi nobiliari e agli edifici ecclesiastici. Qui la neve veniva conservata all’interno di apposite cisterne cilindriche, chiamate conserve, e utilizzata soprattutto durante i mesi estivi.

Monte Pellecchia
Monte Pellecchia

Da Monteflavio al Monte Pellecchia

Noi abbiamo scelto di percorrere la tradizionale ascesa al Monte Pellecchia partendo dal paese di Monteflavio, posto a circa 800 metri di altitudine. Da qui seguiamo il sentiero 312, che inizia in Via di Monte Pellecchia, una strada asfaltata che dopo pochi metri diventa una carrareccia.

Il percorso parte in leggera salita e, dopo circa un chilometro, gira decisamente sulla sinistra e raggiunge i ruderi della chiesetta della Madonna del Carmine, a 892 metri di altitudine.

Da qui imbocchiamo il sentiero sulla sinistra, prestando attenzione alle frecce che segnalano il percorso e che talvolta possono essere girate. Il sentiero comincia a salire e, guardando verso destra, possiamo già vedere il Monte Gennaro, la seconda cima dei Lucretili. È una buona occasione per mettere in programma una seconda escursione alla scoperta di questa montagna.

Il Velino visto dalla cima del Monte Pellecchia
Il Velino visto dalla cima del Monte Pellecchia

Al termine dello stradello raggiungiamo l’intersezione con il sentiero 317, che arriva dalla pineta di Monteflavio. Qui pieghiamo sulla destra e proseguiamo attraverso un tratto caratterizzato da alcuni saliscendi, fino ad arrivare alla Valle del Prete, a circa 986 metri di altitudine. Da qui seguiamo le indicazioni del sentiero 312 verso il Monte Pellecchia. Il percorso prosegue per circa un’ora e 40 minuti e passa sulla sinistra del rifugio, conosciuto come Casa del Pastore, situato a circa 1.002 metri di quota.

    Dalla Casa del Pastore alla vetta del Monte Pellecchia

    Da questo punto in poi il sentiero sale in direzione nord-est e la pendenza aumenta. Ci troviamo nuovamente immersi nel bosco, mentre il terreno diventa progressivamente più ghiaioso.

    Continuando a salire raggiungiamo la cresta, dove la vegetazione comincia a diradarsi e il paesaggio cambia completamente. Qui possiamo osservare alcune delle caratteristiche più interessanti dell’ambiente carsico dei Monti Lucretili: tra le rocce e i prati si aprono infatti alcune doline, depressioni del terreno che in passato venivano utilizzate anche come pozzi per la conservazione della neve.

     

    Visualizza questo post su Instagram

     

    Un post condiviso da Passaggi Lenti (@passaggilenti) in data:

    In prossimità della cresta il paesaggio cambia e il sentiero entra in una zona più aperta, dove è comunque importante prestare attenzione alla traccia e seguire le indicazioni del percorso.

    Proseguiamo comunque sulla destra e, dopo circa 15 minuti, raggiungiamo finalmente la cima del Monte Pellecchia.

    Sulla vetta, a 1.369 metri, troviamo una croce e un’elica posta a ricordo di un tragico incidente aereo avvenuto nel 1960.

    Monte Pellecchia: informazioni sul sentiero 312

    • Partenza: Via di Monte Pellecchia, Monteflavio
    • Arrivo: Monte Pellecchia, 1.369 metri
    • Dislivello: circa 550 metri
    • Difficoltà: E
    • Tempo di percorrenza: circa 4 ore, andata e ritorno
    • Lunghezza: circa 10 km

    Vuoi scoprire meglio il territorio?
    Il Monte Pellecchia è solo uno dei luoghi da esplorare nella Sabina: scopri nella nostra guida alla Sabina borghi, montagne, laghi, abbazie, itinerari e altri luoghi da non perdere.

    Leggi anche:
    Da Prato Favale al Monte Gennaro. Una bella escursione alle porte di Roma
    Escursione ai Castelli Romani: da Frascati all'antica Tuscolo
    Escursione sui Lepini: da Carpineto Romano al monte Capreo
    Cascatelle di Cerveteri: l'anello delle Cascate di Castel Giuliano