Faggeta del Monte Cimino: alla scoperta del bosco sul sentiero CAI 103

Dopo esserci immersi nella Faggeta vetusta di Oriolo Romano, abbiamo continuato il nostro viaggio esplorativo tra i boschi del Lazio scegliendo di camminare all’interno della Faggeta del Monte Cimino. Questo bosco secolare si trova nel territorio di Soriano nel Cimino, nella Tuscia viterbese, e può essere considerato un autentico tesoro della regione Lazio. Le alte chiome dei faggi proteggono dal sole estivo e dall’afa e rendono piacevole trascorrere qui una giornata all’insegna del relax e della calma.

La nostra escursione è iniziata dalla Sorgente del Sambuco, da dove abbiamo seguito il sentiero CAI 103 verso il Monte Cimino. Un percorso che ci ha permesso di attraversare il bosco e di apprezzare da vicino l’atmosfera particolare di questa antica faggeta.

La Faggeta del Monte Cimino

La Faggeta Vetusta del Monte Cimino si estende per circa 58 ettari, in un’area compresa tra i 925 e i 1.053 metri di altitudine.

Il bosco è dominato dalla presenza di grandi faggi, alcuni dei quali raggiungono dimensioni considerevoli e formano, con le loro chiome, una sorta di volta naturale sopra il terreno.

La Faggeta del Monte Cimino è stata inserita dall’UNESCO nel sito transnazionale delle “Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa”, un importante riconoscimento che sottolinea il valore di questi ambienti forestali e dei loro processi ecologici. In Italia sonostate riconosciute di pregio 13 faggete vetuste, distribuite in diverse regioni. Nel Lazio, oltre alla faggeta del Monte Cimino, fa parte del patrimonio UNESCO anche la Faggeta di Monte Raschio a Oriolo Romano, che abbiamo avuto modo di esplorare in una precedente escursione.

Altre due faggete riconosciute si trovano nel Parco Nazionale del Pollino, dove il sito UNESCO comprende le aree di Cozzo Ferriero e Pollinello. Il Pollino, con i suoi boschi, le montagne e i suoi paesaggi, è una delle aree naturali più interessanti del Sud Italia, e ne abbiamo parlato nel nostro articolo dedicato al Parco Nazionale del Pollino: cosa vedere.

Il territorio dei Monti Cimini ha inoltre una storia geologica molto particolare. L’intero comprensorio è di origine vulcanica ed è stato interessato, centinaia di migliaia di anni fa, da una intensa attività eruttiva che ha contribuito a modificare profondamente il paesaggio. Il vicino Lago di Vico rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa origine vulcanica.

Nel territorio cimino troviamo aree boschive caratterizzate dalla presenza di castagni, carpini, cerri e, naturalmente, faggi. Quest’ultimo è un albero conosciuto per la sua capacità di adattarsi a condizioni ambientali diverse e di colonizzare territori nei quali altre specie vegetali incontrano maggiori difficoltà.

Sono soprattutto questi grandi e longevi alberi ad attirare l’attenzione dei camminatori. I loro tronchi, le radici che emergono dal terreno e le alte chiome rendono l’ambiente particolarmente suggestivo.

La faggeta del Monte Cimino

La storia della faggeta

La Faggeta del Monte Cimino non è soltanto un ambiente naturale di grande valore, ma è anche un luogo che per lungo tempo è stato utilizzato dalle popolazioni locali.

Per molti anni il bosco è stato sfruttato per la raccolta della legna e per il pascolo dei maiali, ghiotti delle faggiole, i frutti del faggio.

Oggi, camminando tra questi alberi secolari, è difficile immaginare la quantità di attività che un tempo si svolgevano all’interno del bosco.

La sensazione che prevale è invece quella di trovarsi in un ambiente tranquillo e quasi sospeso, dove la presenza dell’uomo sembra molto più lontana di quanto sia stata in realtà.

La nostra escursione nella Faggeta del Monte Cimino

Per arrivare al Monte Cimino abbiamo percorso il sentiero CAI 103, un itinerario escursionistico che fa parte del più ampio Cammino Tuscia 103, un percorso che attraversa il territorio della Tuscia collegando Orte a Tarquinia. Siamo partiti dalla Sorgente del Sambuco e abbiamo seguito le indicazioni per il Monte Cimino.

Il percorso si sviluppa inizialmente su un sentierino in salita, immerso in un bosco fitto.

Fin dai primi metri ci si trova circondati dagli alberi e dalle rocce ricoperte di muschio. Il terreno irregolare, le radici e le pietre contribuiscono a rendere il cammino parte integrante dell’esperienza e ciò che rende gradevole questa escursione è soprattutto l’immersione nel bosco e la contemplazione di ciò che ci circonda.

Le grandi dimensioni degli alberi, il verde del sottobosco e la luce che filtra tra le chiome rendono la camminata particolarmente piacevole, soprattutto durante le giornate estive.

Il pianoro nel bosco

Continuando a salire lungo il sentiero si raggiunge un pianoro ombreggiato e caratterizzato dalla presenza di numerosi massi. È uno dei punti che abbiamo apprezzato maggiormente durante il percorso.

Qui il silenzio è quasi assoluto, interrotto soltanto dallo stormire delle fronde e dai trilli e dai cinguettii degli uccelli.

È il posto ideale per fermarsi un po’, senza avere fretta di proseguire.

Ci si può sedere sui massi, leggere, meditare oppure semplicemente stendersi e osservare la luce e le ombre che cambiano lentamente sul terreno e sui tronchi degli alberi.

Proprio per le sue caratteristiche è un ambiente ideale per dedicarsi al forest bathing, lasciandosi coinvolgere dai suoni, dai profumi e dalla tranquillità del bosco.

Dal bosco alla cima del Monte Cimino

Dopo la sosta nel pianoro si riprende il cammino, continuando a seguire l’evidente segnaletica bianco-rossa e si capisce che la meta è vicina perché si comincia a percepire il rumore delle macchine che percorrono la strada, un segnale che ci fa capire di essere ormai vicini alla zona più frequentata della faggeta.

Il sentiero prosegue quindi in discesa e arriva all’area didattica. Da qui se si percorre il sentiero sulla destra si arriva al parcheggio della faggeta e al Sasso Naticarello, se invece si prosegue dritto si affronta la salita finale percorrendo degli ampi gradoni in terra battuta.

Arrivati al bivio seguiamo il sentiero verso destra e, accompagnati dalla vegetazione, si arriva alla sommità del Monte Cimino, dove si trova un’alta torre in pietra.

Dalla Sorgente del Sambuco alla cima abbiamo impiegato circa 30 minuti di cammino effettivo, senza considerare le soste. Il cartello all’inizio del percorso indica un tempo di percorrenza di circa 40 minuti.

Il Sasso Naticarello

Una volta arrivati nei pressi dell’area didattica, merita sicuramente una deviazione il Sasso Naticarello, uno dei particolari più curiosi della Faggeta del Monte Cimino.

Si tratta di un enorme masso di origine magmatica, dal peso stimato di circa 250 tonnellate.

Il Sasso Naticarello è uno dei numerosi blocchi rocciosi che testimoniano la particolare storia geologica del Monte Cimino.

Nella zona della faggeta sono infatti presenti diversi massi ignimbritici, formati da materiali vulcanici come ceneri, pomici e frammenti di lava.

La loro presenza, insieme alla conformazione del territorio, racconta la storia di un paesaggio profondamente modellato dall’attività vulcanica.

Il Sasso Naticarello è inoltre legato a una storia molto antica e viene tradizionalmente associato alle descrizioni del territorio riportate da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia del I secolo d.C..

È sorprendente pensare che queste grandi rocce, oggi immerse nel bosco, siano state osservate e conosciute dagli uomini già in epoca romana.

Come arrivare alla Faggeta del Monte Cimino

La Faggeta del Monte Cimino si trova nel territorio di Soriano nel Cimino, nella Tuscia viterbese, e può essere raggiunta comodamente in automobile.

Nei pressi della faggeta si trova un’area di parcheggio dalla quale è possibile raggiungere il bosco e il Sasso Naticarello.

Per chi vuole seguire il percorso che abbiamo fatto noi, il punto di partenza è la Sorgente del Sambuco, da dove abbiamo imboccato il sentiero CAI 103 in direzione del Monte Cimino. Si tratta di un sentiero escursionistico nel bosco, con tratti in salita e un fondo naturale caratterizzato da terra, rocce e radici: è quindi buona prassi indossare scarpe da trekking con una buona suola, soprattutto in caso di terreno umido o dopo la pioggia.

Prima di partire è comunque sempre consigliabile verificare la segnaletica presente sul posto e le condizioni del sentiero.

Quando visitare la Faggeta del Monte Cimino

La faggeta cambia completamente aspetto durante l’anno e ogni stagione può essere un buon momento per visitarla.

Noi l’abbiamo attraversata in estate e abbiamo apprezzato soprattutto la frescura che si trova sotto le alte chiome dei faggi. Mentre fuori dal bosco il caldo può essere intenso, all’interno della faggeta l’ombra degli alberi rende la passeggiata molto più piacevole.

L’autunno è il periodo più spettacolare per vedere la Faggeta del Monte Cimino: le foglie dei faggi cambiano colore e il bosco si trasforma in una distesa di tonalità gialle, arancioni e rossastre.

Anche la primavera offre un ambiente completamente diverso, con il risveglio della vegetazione e una maggiore presenza di suoni e colori.

In inverno, invece, la perdita delle foglie permette di osservare maggiormente la struttura degli alberi e lascia filtrare una luce diversa nel bosco.

Scopri i trekking della Tuscia

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