Conosciamo Roma per la bellezza del suo centro storico e per i mille aspetti che la caratterizzano ma la Città Eterna non è soltanto bellezze antiche. È semmai anche spazi relativamente recenti, quartieri novecenteschi ben delineati, luoghi con una propria identità. Scendendo, ad esempio, alla stazione della metro B Garbatella si arriva diretti al quartiere omonimo, introdotto dal bellissimo ponte inaugurato nel 2012, un omaggio a Settimia Spizzichino, l’unica donna tra quelle deportate ad Auschwitz ad essere ritornata a casa dopo la retata al ghetto di Roma dell’ottobre del ’43.

STORIA DI GARBATELLA A ROMA

Garbatella è uno spazio da vivere e da scoprire. Con la sua architettura caratteristica, i villini, le piazze, i luoghi di aggregazione rappresenta una realtà romana in fermento grazie alla presenza di centri culturali che ospitano corsi, letture e workshop. Passeggiare e perdersi nelle sue vie è il modo migliore per conoscere e vivere questo quartiere della zona sud di Roma.

Garbatella è un quartiere particolare di Roma perché possiede delle caratteristiche che lo fanno somigliare più ad un paese che ad uno spazio urbano e che regala un moto in più d’orgoglio a quanti sono nati e cresciuti qui. Quando si comincia a salire dalla Circonvallazione per raggiungere il cuore del quartiere la sensazione che si prova è quella di essere proiettati in un’altra città dai confini più ristretti e delicatamente tratteggiati, un centro urbano raccolto che ospita un pugno di abitanti.

Garbatella, Roma

Scorci di Garbatella

Mano a mano che ci si avvicina diminuisce infatti quasi del tutto il traffico e si incontrano molte persone che, anziché andare in macchina, girano a piedi, passeggiando lungo le strade e le piazze del quartiere. Oggi Garbatella assomiglia ad una città diversa da Roma, un borgo innestato nel grande tessuto urbano della metropoli, con le case ed i villini costruiti in stile barocchetto che richiamano elementi architettonici compresi tra il Seicento ed il Settecento romano.

Garbatella nasce come un quartiere povero, destinato alla classe operaia, uno spazio che si è evoluto, è cresciuto ed è diventato di culto soprattutto tra i giovani. L’architettura ed il suo aspetto rurale lo contraddistinguono, differenziandolo dalle altre realtà cittadine.

Concepita come città-giardino, Garbatella venne fondata il 18 febbraio 1920 in quella Piazza Benedetto Brin che ancora oggi ricorda quell’evento con una lastra murata su uno degli edifici. A collocare la prima pietra della Garbatella fu proprio il re Vittorio Emanuele III, intervenuto alla celebrazione di avvio dei lavori in un territorio allora disabitato e ricoperto di pascoli e vigneti.

L’idea della costruzione di un nuovo quartiere, posto sulle colline al di sopra della basilica di San Paolo fuori le mura, venne promossa e realizzata dall’Istituto Case Popolari in un’area attigua a quella del polo industriale della Via Ostiense, sviluppatosi ad inizio secolo per volontà del sindaco Ernesto Nathan.

Secondo le intenzioni dell’ingegnere Paolo Orlando nella zona a sud di Roma, infatti, si sarebbe dovuto realizzare un canale parallelo al fiume Tevere in grado di  collegare Ostia al porto commerciale che doveva essere creato proprio in prossimità dell’odierna Via del Porto Fluviale. Per tale motivo si avvertiva la necessità di costruire un nuovo quartiere che potesse ospitare i futuri lavoratori portuali, un nuovo spazio in cui già la toponomastica scelta per le vie rinviava a nomi di navigatori e uomini di mare.

IL QUARTIERE POPOLARE DI ROMA

Roma, Garbatella

Il quartiere di Garbatella

Al quartiere, sorto tra il 1920 ed il 1935 in circa 26 ettari di terreno, ancora non era stato attribuito un nome e si dibatteva se chiamarlo Concordia, Remuria o Garbatella. Alla fine prevalse quest’ultimo nome e, secondo alcuni, il toponimo deriverebbe dalla presenza in loco di un’ostessa garbata e bella. Alle prime abitazioni di piccole dimensioni, immerse nel verde e raggruppate intorno a Piazza Benedetto Brin (opera dell’architetto ed ingegnere Gustavo Giovannoni) si andarono a sommare costruzioni più imponenti come, ad esempio, la costruzione di alberghi suburbani da parte dell’architetto Innocenzo Sabbatini.

Il fascismo, infatti, aveva necessità di collocare nelle nuove abitazioni di edilizia popolare i nuclei familiari che avevano perso le loro case dopo l’abbattimento della spina di Borgo e dopo la distruzione delle antiche case che avevano lasciato spazio alla nuova Via dell’Impero (oggi Via dei Fori imperiali). Dalle villette, quindi, si passò ad edifici più massicci e con più piani in grado di ospitare un numero cospicuo di famiglie, il verde intorno ovviamente diminuì ma l’idea di fondo restò sempre quella di creare spazi in comune, luoghi di aggregazione e di socialità.

 
 
 
 
 
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Ovviamente il quartiere necessitava di una scuola (la Scoletta), di un teatro (il Palladium) e di un edificio polifunzionale in cui al pianterreno si trovavano i bagni pubblici e che oggi si è trasformato in uno spazio culturale che ospita una biblioteca, una sala per mostre ed una dedicata ai convegni. Moby Dick è il nome di questo luogo pieno di giovani e di scambio di saperi. 

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