La ghironda. Storia di uno strumento scomparso

La ghironda per secoli è stata uno degli strumenti musicali più celebri ed apprezzati in Europa al punto da essere immortalata sui portali delle principali cattedrali francesi e spagnole. Conosciuta a partire dal X secolo d.C. con il nome di organistrum (per la sua grandezza e complessità ricordava un organo, anche se il suono vero e proprio era più simile a quello di un’odierna zampogna), la ghironda fu per molto tempo uno strumento utilizzatissimo.

CHE COS’E’ LA GHIRONDA?

Suonatori di Ghironda

Suonatori di Ghironda nella raffigurazione dei pittori Georges de la Tour (a sinistra) e David Teniers il Giovane (a destra)

In pieno medioevo la ghironda era uno degli strumenti d’eccellenza nella musica sacra, risultando lo strumento principe nell’accompagnare i canti gregoriani, nonostante non fosse praticissimo da suonare. Di solito occorrevano due suonatori: uno per manovrare la ruota, l’altro per azionare. L’organistrum funzionava facendo girare una ruota, azionata da una manovella, una sorta di arco continuo, che andava a sfregare un numero variabile di corde, da un minimo di sei a un massimo di otto. Proprie queste ultime facevano la differenza, dando vita al suono tipico della ghironda con la quale si poteva suonare sia una melodia ma anche una musica di accompagnamento.

LA FORTUNA NEL CORSO DEI SECOLI

Ghironda a sei corde

Ghironda a sei corde

Nel corso dei secoli la ghironda mutò funzione e dimensioni. Da strumento ideale per l’esecuzione della musica sacra, divenne, invece, indispensabile per la musica popolare. La ghironda, che assunse nel corso dimensioni più piccole e maneggevoli, accompagnò spesso i menestrelli e i mendicanti che affollavano le grandi città europee, trasformandosi in strumento da danza o tipico delle questue, con tanto di scimmiette o di marmotte che “ballavano” sulle note dell’antico strumento sacro.

Proprio in questo periodo assunse il nome meno aulico di ghironda, in alcuni casi anche di gironda, un etimo molto probabilmente onomatopeico e legato alla complessa tecnica per la produzione del suono. Non era raro anche il nome di Viella da orbo (viola del cieco), essendo spesso utilizzata da musicisti ciechi. Le composizioni suonate spaziavano da vari generi ma riguardavano, in particolare, anche per il suo tipico suono “zampognato” quelli arcadici e pastorali.

Fino alla fine del Settecento la ghironda ebbe una grandissima fortuna. Si costruirono moltissimi esemplari, alcuni molto raffinati, con personalizzazioni, riguardanti le parti esteriori dello strumento, legati al gusto della ricca committenza. Molto apprezzata fu la ghironda in Francia, tanto che anche i rampolli della casa regnante si dilettavano nel suonarla, mentre nell’est Europa fu utilizzata da musicisti ambulanti che giravano fra le diverse città per racimolare il necessario sostentamento.

Molti gli autori che inserirono nei loro spartiti partiture specifiche per la ghironda. Musicisti francesi come Chedeville, Hotteterre o Corrette ma anche compositori del calibro di Mozart, che, sulle orme del padre, utilizzò più volte la ghironda per dei suoi pezzi, in particolare nella Danza Tedesca K 602 n.3 e nel minuetto K 601 n.2.

Anche l’italiano Antonio Vivaldi non fu immune dal suo fascino. Nel suo Pastor fido, titolo di sei sonate composte dal musicista veneziano nel 1737, anche se l’attribuzione non è certissima (per alcuni critici, in particolare Philippe Lescat, le sonate sarebbero state composte dal francese Nicolas Chedeville) per diversi strumenti musicali, fra cui, oltre al flauto dolce, violino e oboe anche ovviamente la ghironda.

Grande appassionato della ghironda fu anche il musicista ungherese Bela Bartok, che apprezzava soprattutto il suo particolare suono che, specie nell’Ottocento, divenne molto popolare in Russia.

IL DECLINO NEL NOVECENTO

Il declino della ghironda inizia nel corso del secolo scorso, allorché venne gradualmente soppiantata a favore di altri strumenti simili dal punto di vista del suono ma più pratici da eseguire, come nel caso della fisarmonica.
Oggi è suonata ancora in Francia e in Ungheria mentre è pressoché scomparsa in Italia, nonostante, qui da noi, qualche etnomusicologo stia cercando, seppur a fatica, di recuperare il ricordo della ghironda, attraverso la creazione di nuovi strumenti.
Attualmente un buon esemplare di ghironda non costa meno di 3000 euro, prezzo non certo abbordabile ma giustificato dalla complessità della realizzazione, visto che i diversi gradi di lavorazione comportano minimo 100 ore di attività.

 

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