L’eleganza rinascimentale di via Giulia, la magniloquenza dell’Arco Farnese, la sinistra fama della chiesa dell’Orazione e Morte, la raffaellesca sobrietà di Sant’Eligio degli Orefici. Ma anche la possanza di San Giovanni Battista dei Fiorentini, il profilo austero di Santa Maria in Vallicella, fino a Pasquino, la statua parlante più famosa di Roma. Questo, in sintesi, è il nuovo percorso per visitare a piedi Roma che vi proponiamo, un dedalo fra strade, piazze, arte, storia ed emozioni, tutto rigorosamente a passo lento.

ROMA DA VISITARE A PIEDI: VIA GIULIA, LA STRADA DEL PAPA

Il nostro itinerario per visitare Roma a piedi parte da vicolo dell’Arcaccio, una piccola via senza uscita, da cui si diparte una delle vie più celebri di tutta Roma: via Giulia.

La strada, un rettifilo di quasi un chilometro che corre parallelo al corso del Tevere, prende il nome dal papa che la volle fortemente, quel Giulio II, al secolo Giuliano della Rovere, uno dei pontefici più importanti del Rinascimento.

La costruzione inizia nel 1508, quando il papa affida a Bramante il progetto per la realizzazione di una nuova strada che vada a sostituire la medievale via Magistralis, già oggetto di un’opera di riqualificazione sul finire del Quattrocento per volontà di papa Sisto IV, non a caso un altro della Rovere.

Via Giulia a Roma 

La realizzazione di via Giulia, la prima strada a Roma tracciata ad andamento rettilineo, si inseriva in un preciso piano urbanistico che si estendeva a tutta la città e che aveva l’obiettivo di eternare il pontefice come uno dei più grandi mecenati di sempre.

La morte nel 1513 di Giulio e la successione sul soglio pontificio di Leone X, appartenente alla famiglia dei Medici, da sempre nemica dei della Rovere, determinò non solo il mancato completamento della strada ma anche il suo lento declino.

La prima opera degna di nota camminando per via Giulia, è la Fontana del Mascherone. Si tratta di una grossa maschera marmorea di epoca romana che l’architetto Giacomo Rainaldi adattò a fontana nel 1570, anche se venne effettivamente attivata solo alcuni decenni dopo, nel 1612, quando fu realizzato l’allaccio all'impianto idrico dell’acquedotto Paola. In determinate occasioni, perlopiù legate alle sfarzose feste volute dai Farnese, dalla bocca del Mascherone fuoriusciva, in luogo dell’abituale acqua, del vino, per la felicità degli astanti.

Un altro gioiello in cui ci si imbatte all'inizio di via Giulia è senza dubbio l’Arco dei Farnese che venne costruito nel 1603 con l’intento di collegare la terrazza di Palazzo Farnese con il Tevere.

La prima delle diverse chiese che si incontrano sulla via è la Chiesa di Santa Maria dell’orazione e morte. Il nome evoca arie sinistre, consolidate anche dal riquadro marmoreo utilizzato per le elemosine, posto in basso a destra della facciata, in cui troneggia uno scheletro alato con in mano una clessidra mentre sta guardando un corpo esanime.

L’edificio religioso venne costruito nel 1573 per volontà della confraternita dell’Orazione e Morte che, a partire dal 1538, si occupava di dare degna sepoltura a tutti coloro che morivano nelle campagne intorno Roma, spesso a causa dell’infestante malaria e di cui nessuno si occupava. Di queste sepolture i membri della confraternita tenevano accurati registri dove venivano riportati i dati del defunto e altre informazioni. Il primo cadavere a essere registrato fu quello di tal Francesco N., di Terni, di professione fruttarolo, trovato nelle campagne romane il 13 marzo 1522 e portato al Campo Santo sopra una semplice tavola.

La chiesa nel 1737, in virtù anche della crescita della confraternita, fu interamente ricostruita su progetto di Ferdinando Fuga che, alcuni anni dopo, rifarà le facciate di Santa Cecilia e di Santa Maria Maggiore.

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Continuando a camminare, superato Palazzo Falconieri e via dell’Armata, si trova sulla sinistra via di Sant’Eligio, alla fine della quale sorge una piccola chiesa, Sant’Eligio degli Orefici che la tradizione vuole progettata dal grande Raffaello Sanzio.

Via Giulia non è solo una strada ricca di chiese (tra cui quella dedicata allo Spirito Santo dei Napoletani che fu la chiesa ufficiale del Regno delle Due Sicilie) e di palazzi storici, come il borrominiano Palazzo Falconieri, ma anche di viuzze dal curioso toponimo. Fra queste via della Barchetta, vicolo del Malpasso, la strada che conduceva i detenuti alle Carceri, vicolo della Scimia, rigorosamente con una emme e, principalmente vicolo della Moretta, che prende il nome dalla raffigurazione di una ragazza africana disegnata sull'insegna di una farmacia.

Alla fine di via Giulia si trova San Giovanni Battista dei Fiorentini. La chiesa era parte integrante dell’iniziale progetto del Bramante che aveva pensato a un grande edificio a pianta centrale a chiusura del lungo rettifilo. Quel progetto rimase sulla carta ma non l’idea della chiesa, la cui costruzione iniziò a partire dal 1523 e vide coinvolti, a più riprese, architetti del calibro di Jacopo Sansovino, Giuliano da Sangallo, Giacomo Della Porta, Carlo Maderno e Alessandro Galilei.

L’edificio è celebre, oltre per le diverse opere d’arte presenti al suo interno, come il gruppo scultoreo raffigurante il Battesimo di Cristo di Antonio Raggi, anche per le illustri sepolture, tra cui Francesco Borromini, morto suicida il 2 agosto 1667, Carlo Maderno, il cardinale Ludovico Maria Torriggiani e Onofrio del Grillo, il nobile nativo di Fabriano, reso celebre nel 1981 da Alberto Sordi nel leggendario Il Marchese del Grillo di Mario Monicelli.

Lasciandoci alle spalle la bianca facciata di San Giovanni Battista dei Fiorentini, ecco che alla nostra destra, quasi nascosto, troviamo il monumento dedicato a Terenzio Mamiani. Questi, oltre a essere cugino di Giacomo Leopardi, fu un importante uomo politico che, prima di essere deputato della Repubblica Roma del 1849, ricoprì più di un incarico sotto Pio IX, nel periodo antecedente alla fuga del pontefice nel novembre del 1848.

DA VIA GIULIA A CORSO VITTORIO EMANUELE: LA CHIESA NUOVA

Salutato il buon Mamiani, proseguiamo a visitare Roma a piedi prendendo Corso Vittorio Emanuele II, una delle grandi arterie realizzate a Roma all'indomani della Breccia di Porta Pia.

Camminiamo lentamente facendoci rapire dai curiosi toponimi delle varie strade che si aprono sul corso, come vicolo delle Palle, nome derivante dalla famiglia dei Medici, proprietari nel Cinquecento di molti palazzi nella zona, il cui stemma era caratterizzato da sei palle su sfondo azzurro.

Senza neppure accorgercene arriviamo in piazza della Chiesa Nuova dove, voltandoci a sinistra, saremo sicuramente affascinati dalle ondulate linee del borrominiano Oratorio dei Filippini, dalla fontana della Terrina e, principalmente, da Santa Maria in Vallicella, più nota come Chiesa Nuova.

L’attuale edificio fu realizzato a partire dal 1575, in occasione del Giubileo, quando la congregazione dei Filippini, fondata da Filippo Neri, ottenne l’autorizzazione a edificare una nuova chiesa, da qui il toponimo, in luogo della fatiscente chiesa di Sant'Elisabetta a Pozzo Bianco.

L’originario piano di lavoro fu affidato a Matteo Bartolini che ipotizzò un edificio a unica navata con cappelle laterali, sul modello della vicina Chiesa del Gesù. L’ingresso nel progetto dell’architetto Martino Longhi determinò un netto mutamento della pianta della chiesa con l’introduzione delle due navate laterali e della maestosa cupola, mentre la facciata in travertino, opera di Fausto Rughesi, fu realizzata nel 1605.

Se all'esterno di Santa Maria in Vallicella (così chiamata dalla presenza in origine di un modesto avvallamento del terreno), colpisce per la maestosità della sua struttura, è tuttavia all'interno che l’opera affascina completamente.

Sono diverse, infatti, le opere d’arte che impreziosiscono la chiesa dove, nel 1595 venne sepolto San Filippo Neri. Tra queste, innanzitutto, gli straordinari affreschi realizzati da Pietro da Cortona che, fra il 1645 e il 1666, provvide a decorare molte parti della chiesa che, per volontà dello stesso Filippo Neri erano state lasciate bianche. Particolarmente suggestivo è l’affresco della volta, raffigurante il tema dell’apparizione della Vergine a san Filippo.

Ma la Chiesa Nuova è celebre anche per altre imperdibili opere d’arte. In primis la bellissima Madonna della Vallicella, eseguita dal Rubens tra il 1606 e il 1608 e che racchiude al suo interno un’antica immagine della Madonna, particolarmente cara al popolo romano. Si tratta di un affresco trecentesco che nel 1535, colpito con un sasso, sanguinò, diventando così oggetto di culto. Nel 1574 l’affresco fu staccato e affidato al rettore della chiesa della Vallicella e conservato nella sacrestia. Nel 1608 fu collocato sull'altare maggiore, all'interno della pala dipinta da Rubens. A copertura venne posta una lastra di rame, ugualmente dipinta da Rubens con una “Madonna e Bambino benedicente”, che può essere sollevata, mediante un sistema di corde e pulegge, per svelare l’immagine miracolosa sottostante.

Il pittore fiammingo realizzò altri due dipinti, posti sulle pareti laterali al presbiterio, raffiguranti figure di santi e realizzati con la stessa tecnica della Madonna della Vallicella, un olio su ardesia.

Oltre al Cortona, al Rubens, la Chiesa Nuova ospita opere del Cavalier d’Arpino, di Cesare Nebbia, di Guido Reni, di Federico Barocci, di Domenico Cresti, nonché la copia di una deposizione del Caravaggio eseguita da Michele Koech, in sostituzione dell’originaria pala trafugata dai francesi nel 1797 e restituita solo nel 1816, quando fu collocata definitivamente nei Musei Vaticani.

SAN PANTALEO, PALAZZO BRASCHI E IL LOGORROICO PASQUINO

Lasciamo Santa Maria in Vallicella e riprendiamo a visitare Roma a piedi, direzione piazza San Pantaleo, dove sorgono l’omonima chiesa, con la facciata in stile neoclassico opera del Valadier e Palazzo Braschi. Questo edificio, che oggi ospita le sale del Museo di Roma, fu in passato la sede del Ministero dell’Interno, fino allo spostamento nell'attuale edificio del Viminale e per un brevissimo periodo del Partito Fascista Repubblicano.

Da una delle porte che si aprono sul cortile di Palazzo Braschi (dal nome dell’ultima famiglia che ne fu proprietaria e che ospitò per un periodo il bellissimo treno di Pio IX), si può ammirare una delle viste più belle e originali di Piazza Navona.

Prima di terminare questo nostro itinerario per visitare a piedi Roma prendiamo via di San Pantaleo e arriviamo in piazza Pasquino dove sorge la più celebre fra le statue parlanti di Roma, dove, come in passato, è ancora possibile trovare delle pungenti invettive con cui romani e non danno ampia libertà ai loro diversi sfoghi.

Tra le tante che nel corso dei secoli sono state attaccate al collo di Pasquino, una delle più celebri è quella scritta contro Napoleone che così recitava:

È vero che i francesi sono tutti ladri? Tutti no, ma BonaParte!

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