Città di monumenti eterni, panorami mozzafiato, luoghi strappati dal passato. Visitare Roma a piedi all'insegna del cammino lento vuol dire immergersi in un affascinante reticolo di vie, piazze, stradine, in una complessa e raffinata tela che unisce, attraverso una mappa ideale, posti conosciuti a scorci meno noti. Vi proponiamo una mini guida di Roma da Termini al Palazzaccio, con itinerari alternativi e consigli su cosa ammirare.

Indice dell'itinerario:
    1. VISITARE ROMA A PIEDI: DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA A PIAZZA VENEZIA
    2. DA PIAZZA VENEZIA A PIAZZA DELLE CINQUE LUNE
    3. DA PIAZZA DELLE CINQUE LUNE AL PALAZZACCIO

VISITARE ROMA A PIEDI: DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA A PIAZZA VENEZIA

Avendo alle spalle l'ingresso principale della stazione Termini, l'itinerario della nostra mini guida di Roma a piedi inizia da una delle piazze più note della capitale: piazza della Repubblica, un tempo nota come piazza dell’Esedra, per la sua particolare forma, che richiamava l’esedra delle antiche Terme di Diocleziano.

Costruite a partire dal 298 d.C., per volere dell’imperatore Massimiano, sull'esempio di quelle di Caracalla, le Terme di Diocleziano, con i suoi 140.000 metri quadrati, rappresentavano il più grande complesso termale della Roma imperiale.

Al centro di Piazza della Repubblica, che per un brevissimo periodo della sua esistenza fu chiamata anche piazza della Costituente, spicca maestosa la Fontana delle Naiadi. Fu progettata, sul finire dell’Ottocento, dagli architetti Alessandro Guerrieri, che si occupò della parte architettonica e da Mario Rutelli, nonno del futuro sindaco di Roma Francesco, a cui spettò il compito di realizzare le sculture decorative della fontana.

L’opera, inaugurata nel 1901, mostra le Naiadi, le mitologiche figure che presiedevano a tutte le acque dolci della terra e possedevano facoltà guaritrici e profetiche. La rappresentazione bronzea delle Naiadi, così procacemente sensuali, scatenò la dura protesta di quei settori della società capitolina che, ancorati alla tradizione papalina, giudicarono l’opera del palermitano Rutelli altamente immorale.

Il Comune corse ai ripari e dispose, in attesa di decisioni definitive, di occultare la vista della fontana con una palizzata di legno, soddisfacendo solo in parte i critici che pretendevano, invece, la definitiva rimozione delle statue. Ma si trattò di una soluzione inefficace. Dalle diverse fessure dello steccato quelle "quattro donne ignude", come le ribattezzò in un celebre sonetto Sor Capanna, rimanevano, nonostante tutto, visibili. Insomma, la scandalosa fontana continuava a far parlare di sé e in un modo ancora più occhiuto e malizioso, tanto che l’inutile barriera fu, per la gioia dei più, definitivamente rimossa.

La fontana della Naiadi, come in un tenero, lungo abbraccio, è circondata dall’esedra dei palazzi ottocenteschi e dalla michelangiolesca facciata della chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, altro capolavoro di questo luogo che dista poche centinaia di metri dalla stazione Termini.

Da piazza della Repubblica inizia il lungo rettifilo di via Nazionale, la prima strada realizzata dopo l’annessione di Roma al regno italiano. In verità il primissimo tratto era stato aperto prima della Breccia di Porta Pia e denominato via Nuova Pia, in onore di Pio IX.

Via Nazionale, costruita sui vasti possedimenti del prelato belga Francesco Saverio De Merode, si conclude in Largo Magnanapoli, nome da sempre attribuito a questa rotonda ma che non risulta su nessuna targa toponomastica.

Il proseguimento di via Nazionale è via IV Novembre, in ricordo della data dell’armistizio tra Italia e Austria, firmato a Villa Giusti, in Veneto, il 4 novembre 1918 e che mise fine alla Prima Guerra mondiale

Percorrendo questa strada, dal tratto serpeggiante, si approda in un altro celebre luogo di Roma: piazza Venezia, snodo di storia e storie tutte da raccontare.

DA PIAZZA VENEZIA A PIAZZA DELLE CINQUE LUNE

Il nome di piazza Venezia è legato a Palazzo Venezia che il cardinale veneziano Pietro Barbo, futuro papa con il nome di Paolo II, si fece costruire nel 1455.

La piazza, il cui aspetto è profondamente mutato a seguito dei lavori per la realizzazione del monumento a Vittorio Emanuele II, fu, a partire dal Cinquecento, il luogo principe del Carnevale romano.

Piazza Venezia è nota anche per la presenza di due balconi storici di Roma. Uno, quello di palazzo Venezia, è decisamente arcinoto, essendo stato adottato da Benito Mussolini durante il Ventennio come luogo ideale per arringare le folle sottostanti. L’altro, invece, è meno noto ma, già dalla sua forma, è assolutamente degno di nota. Si tratta di un balcone chiuso, caso rarissimo a Roma, appartenente a Palazzo Bonaparte. Sul quel balcone trascorse ore liete Letizia Bonaparte, la mamma del più famoso Napoleone. L’anziana donna, rassicurata dalla copertura, scrutava da una posizione assolutamente privilegiata la città sottostante.

Lasciata piazza Venezia, percorrendo via del Plebiscito, dopo aver superato piazza del Gesù, dove troneggia la marmorea facciata dell’omonima chiesa, ecco arrivare in Largo di Torre Argentina, uno dei toponimi meno conosciuti della nostra città.

Il nome, che con il paese sudamericano non c’entra nulla, deriva da una torre del palazzo del vescovo Giovanni Burckhardt, comunemente italianizzato in Bucardo. La dimora del prelato, a partire dal XVI secolo, era nota come domus argentina, da Argentoratum, città natale del vescovo, oggi meglio conosciuta come Strasburgo.

Lasciata alle spalle Largo di Torre Argentina, con l’omonimo teatro, percorrendo Corso Vittorio Emanuele II, ecco giungere in un altro luogo celebre di Roma: piazza Sant’Andrea della Valle. Il nome deriva dalla chiesa che domina la piazza e che un tempo si chiamava piazza di Siena, dal palazzo della famiglia senese dei Piccolomini. La basilica di S. Andrea della Valle, il cui appellativo è legato al toponimo della famiglia dei della Valle, fu costruita sul finire del Cinquecento sulle rovine di precedenti altri edifici, tra cui San Sebastiano. 

Dedicata all'apostolo Andrea, la chiesa è celebre per la sua splendida cupola, seconda per grandezza solo a San Pietro e per essere stata una delle ambientazioni della Tosca di Puccini. 

Da piazza Sant’Andrea della Valle si diparte un’altra importante arteria romana: Corso Rinascimento che fin dalla sua creazione negli anni Trenta del secolo scorso, fu oggetto di dure critiche per lo sventramento del preesistente tessuto urbano, fatto di pittoresche stradine come via del Pino, via del Pinnacolo e via della Sapienza. 

Corso Rinascimento, dopo aver superato la borrominiana chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza e il seicentesco Palazzo Madama, oggi sede del Senato della Repubblica e un tempo dimora di Margherita d’Asburgo, nota anche come Madama d’Austria, approda in Piazza delle Cinque Lune.

Il nome di questo luogo, che occhieggia alla stupenda piazza Navona, trae origine dallo stemma della famiglia Piccolomini, costituito da una croce su cui insistono cinque lune crescenti. Il blasone anticamente era collocato sulla facciata di un palazzetto, oggi non più esistente, di proprietà della famiglia senese, che ebbe tra i suoi discendenti anche papa Pio II.

DA PIAZZA DELLE CINQUE LUNE AL PALAZZACCIO

Superata piazza della Cinque Lune si arriva in un altro luogo dal curioso toponimo: Piazza di Tor Sanguigna. Come ricorda Willy Pocino nel Dizionario delle strade curiose di Roma, il nome di questa piazza, «anche se in apparenza richiama l’idea di lotte furibonde e sanguinose», deriva, più semplicemente, dall'antica e nobile famiglia dei Sanguigni, proprietaria di un palazzo con annessa torre medievale, ancora oggi visibile.

Da questa piazza ecco dipanarsi via Zanardelli, altro fondamentale snodo viario, realizzato tra la fine dell’Ottocento e primi anni del secolo successivo, nell'ambito dei lavori per la realizzazione dei muraglioni del Tevere.

La strada, dedicata all'insigne giurista Giuseppe Zanardelli, a cui si deve il primo Codice penale dell’Italia postunitaria, termina in piazza di Ponte Umberto I, attraversata la quale si accede all'omonimo ponte che conduce al cospetto di uno dei palazzi meno amati dai romani: Palazzo di Giustizia.

La storia di questo controverso edificio, oggi sede della Suprema Corte di Cassazione, inizia sul finire dell’Ottocento. Roma, da pochi anni capitale del regno, è al centro di un fitto programma edilizio. Si aprono strade e piazze, si costruiscono sedi di ministeri, si abbattono vecchi edifici e si gettano nuovi, avveniristici ponti, un trionfo di cemento che muta sensibilmente il volto della Città eterna.

Fra queste tante opere c’è anche il nuovo Palazzo di Giustizia, la cui realizzazione fu quantomeno controversa. Dopo la posa della prima pietra, avvenuta il 14 marzo 1889 in una solenne celebrazione con tanto di presenza dei sovrani Umberto e Margherita e del guardasigilli Giuseppe Zanardelli, i lavori praticamente si arrestarono. Dovettero passare diversi anni prima che l’edificio venisse finalmente inaugurato.

Le lungaggini furono dovute a svariati motivi, a cominciare dalle criticità legate al terreno, la cui natura alluvionale comportò in corso d’opera imponenti, ripetuti e costosi interventi di consolidamento, sui quali calarono anche fitte ombre relative a possibili casi di corruzione. 

Sui ritardi pesarono anche i numerosi ritrovamenti di reperti archeologici, fra cui molti sarcofagi. In uno di questi fu rinvenuto, accanto allo scheletro di una giovane donna, vissuta nella metà del II secolo d.C. e in ottimo stato di conservazione, anche una «gentile figurina di bambola», come definì il piccolo manufatto in avorio l’archeologo Rodolfo Lanciani, presente al momento dell’importante scoperta.

Il palazzo di Giustizia fu aperto ufficialmente l’11 gennaio 1911. Si trattò di una delle tante inaugurazioni che caratterizzeranno quel fatidico anno, in cui si celebravano i cinquant'anni dell’Unità d’Italia.

I romani ribattezzarono l’edificio, forse per la sua mole imponente o per la sua sinistra fama, con il poco rassicurante nomignolo di Palazzaccio, termine ancora oggi decisamente in voga.

Il nostro viaggio si conclude al cospetto del Palazzaccio ma prima di salutare facciamoci rapire dalla vista di San Pietro, la cui superba cupola, illuminata da una suggestiva luce crepuscolare, lascia letteralmente senza fiato.