Roberta Joan Anderson ha 32 anni quando si infila dentro una macchina e parte dal Maine alla volta della California. È il 1976 e la sua vita è ad un punto di svolta. È appena terminata la sua storia d’amore con John Guerin, un ragazzo nato alle Hawaii con il quale condivideva fino a poco prima una casa a Bel Air, quartiere-icona di Los Angeles. Adesso che è finita la sua relazione sentimentale ha bisogno di pensare a se stessa, di staccare con la routine, di riflettere sulla piega che ha preso la sua vita. Così decide di intraprendere un viaggio attraverso gli Stati Uniti, tagliando il paese da una costa all’altra. Prima percorre la Interstate 95, 3.000 chilometri di asfalto che corrono in parallelo all’Oceano Atlantico, poi prende l’Interstate 10, la strada di 4.000 chilometri che collega la costa est degli Stati Uniti a quella ovest. Ma Roberta non è soltanto una giovane donna canadese, è una star già affermata e nota al grande pubblico. È una cantante, anzi di più, è una cantautrice che ha già pubblicato 7 album e che si è cimentata con la musica folk, pop e jazz. Perché lei è Joni Mitchell, che nel 1976 pubblicherà l’album Hejira.

IL VIAGGIO DI JONI MITCHELL COME RICERCA DI SÉ

Il viaggio di Joni Mitchell che ispirò Heira. A destra un tratto della Interstate 10

Il viaggio di Joni Mitchell che ispirò Heira. A destra un tratto della Interstate 10

Quella Joni Mitchell che nel 1969 avrebbe dovuto partecipare al Festival di Woodstock ma che all’ultimo istante decise di rinunciare, consigliata dal suo agente, poiché la strada che conduceva a Bethel, luogo di ritrovo del festival, era completamente bloccata. Migliaia di macchine piene di giovani si erano messe in viaggio per raggiungere quella pianura desolata che sarebbe passata alla storia per l’evento rock più famoso della storia della musica.

Joni ha rotto da poco con il suo fidanzato e chitarrista John Guerin. Il tour è terminato e la cantante ha deciso di passare un po’ di tempo nella casa di Neil Young. È qui che conosce due amici del cantautore canadese, due ragazzi che si sono fermati per riposarsi, mangiare qualcosa e poi ripartire per raggiungere il Maine. Joni decide di partire con loro e di accompagnarli a destinazione con la sua macchina. Approdati nello stato più nord-orientale degli Stati Uniti, i due amici ringraziano e salutano Joni, lasciandola da sola per la via del ritorno. Da quel momento per Joni Mitchell inizia quel viaggio intimo, quella sua esperienza personale che attraverso l’America della vita on the road e dei motel la farà arrivare a Los Angeles cambiata.

Joni avverte dal primo istante l’esigenza di tornare da sola, sente un bisogno profondo e spirituale di macinare chilometri in macchina attraversando decine di stati, facendo ritorno a casa con lentezza, in un percorso introspettivo ed interiore. Nel sedile accanto a lei ha soltanto una chitarra, quello strumento che l’accompagnerà lungo tutto il viaggio e con il quale comporrà la musica per le parole che le sgorgano durante quei periodi lunghissimi di silenzio e di riflessione.

HEJIRA: IL CONCEPT ALBUM

Nove canzoni che assumeranno la veste di un concept album, quell’Hejira pubblicato nel novembre 1976 dall’etichetta discografica Asylum Records. Dopo avere ripercorso l’Interstate 95 verso meridione, dopo avere solcato i 3.000 chilometri di strade del New Jersey, della Virginia, della Carolina, della Georgia arriva in Florida, a Jacksonville dove prende l’innesto per la Interstate 10, altri 4.000 chilometri di asfalto che collegano la parte più meridionale degli Stati Uniti da est ad ovest.

Hejira di Joni Mitchell

Hejira di Joni Mitchell

Da quel momento in poi decide di indossare una parrucca rossa e di registrarsi agli hotel con il nome di Charlene Latimer, anche se le false generalità non le consentono di passare inosservata, vista la notorietà di cui è circondata. Joni guida e scrive. In Arizona ha l’ispirazione per una nuova canzone e cita la storia di Amelia Earhart, l’aviatrice statunitense che nel 1932 compì la prima trasvolata in solitaria al femminile dell’Oceano Atlantico e che cinque anni dopo iniziò il giro del mondo in aeroplano, scomparendo per sempre sopra i cieli dell’isola di Howland.

A ghost of aviation/She was swallowed by the sky/Or by the sea, like me she had a dream to fly [“Un fantasma dell’aviazione/è stato inghiottito dal cielo/Oppure dal mare, come me sognava di volare”].

E scrive anche I’m travelling in some vehicle […] So I’m returning to myself [“Sto viaggiando su qualche veicolo/Sto tornando verso me stessa”] proprio nella canzone Hejira che dà il titolo all’album. L’egira, il trasferimento di Maometto da La Mecca a Medina, il viaggio che il profeta intraprende con alcuni suoi adepti per allontanarsi dalla comunità con cui ha avuto contrasti, quel 622 d.C. che rappresenta l’anno zero del mondo islamico. E che per Joni è quel 1976.

Tornata a casa si chiude in studio e registra le tracce, molto intimistiche e d’atmosfera. Le canzoni raccontano di un’esistenza colta di sfuggita, durante il passaggio della macchina, di uomini e donne conosciuti frettolosamente, di animali, di camere di albergo, di particolari senza senso, della vita così come viene.

 

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