Una biga etrusca tra Monteleone di Spoleto e New York. Storia di una contesa

La Biga

Siamo abituati a vedere quadri, statue, sculture di artisti italiani distribuiti nei musei di ogni angolo del mondo, ad ammirarne la qualità e la pregiata fattura in Europa e in altri continenti. Ma c’è un oggetto prezioso risalente al periodo etrusco di cui è stata chiesta la restituzione con fermezza e convinzione: la biga di Montelelone di Spoleto. A portare avanti questa iniziativa, per la riacquisizione di una biga perfettamente conservata, è stata una piccola comunità che dal 2004 si è attivata in tal senso. È così che il comune di Monteleone di Spoleto, in provincia di Perugia, ha intrapreso una battaglia per riavere indietro quel pezzo di storia appartenente al suo territorio, trafugato all’inizio del Novecento e finito nientemeno che al Metropolitan di New York.

BIGA DI MONTELEONE DI SPOLETO, IL RINVENIMENTO NEL 1902

La Biga di Monteleone di Spoleto

La Biga di Monteleone di Spoleto

La storia della biga inizia nel 1902 quando un contadino del luogo, Isidoro Vannozzi, si trova alle prese con il suo terreno in località Colle del Capitano, frazione di Monteleone di Spoleto. L’uomo, intento a scavare per la realizzazione del suo casale, fa una scoperta incredibile: una tomba a tumulo del periodo etrusco, al cui interno vengono rinvenuti i corpi di un uomo e di una donna, due coppe e una biga risalente al VI secolo a.C.

Subito dopo il ritrovamento Vannozzi si attiva per vendere il pezzo pregiato, riuscendo ad entrare in contatto con un antiquario di Norcia, Benedetto Petrangeli, il quale acquista la biga pagando al venditore  la somma di  novecento lire e rifornendolo di  tavole e tegole per la realizzazione del suo casale. Il reperto viene portato  a Roma con l’intenzione di rimetterlo sul mercato. La biga di Monteleone di Spoleto suscita fin da subito l’interesse di molti antiquari nonché dell’onorevole Colaianni, che offre cinquemila lire per la compravendita dell’oggetto.

LA CONTESA DELLA BIGA CON IL METROPOLITAN MUSEUM DI NEW YORK

Dunque, lo Stato sa del rinvenimento della biga e dei traffici illeciti ad essa collegati ma rimane quasi del tutto inerte  tanto che nel febbraio del 1903 il carro etrusco si trova con certezza a Parigi. Ne dà notizia l’ambasciatore italiano al ministro della Pubblica Istruzione. Anche dopo tale informativa, lo stato italiano non esercita alcun tipo di intervento per la riacquisizione dell’antico carro. Passate tre settimane la biga, smontata in più pezzi, percorre l’Oceano Atlantico e giunge al Metropolitan Museum di New York dove ancora è custodita. L’acquirente è un certo J.P. Morgan, magnate della finanza e collezionista d’arte che successivamente lo dona al museo di New York.

LA STORIA DI ACHILLE RIPRODOTTA SULLA BIGA

Particolare della biga di Monteleone di Spoleto raffigurante Achille

Particolare della biga di Monteleone di Spoleto raffigurante Achille

La biga, realizzata in legno di noce, è rivestita in bronzo ed avorio. Le scene riprodotte sopra di esse raccontano episodi legati alla vita di Achille, il che induce gli studiosi a propendere per  un’origine greca  dell’artista che l’ha realizzata.

Il carro è composto da tre pannelli: in quello centrale si trova la scena di una donna e di un uomo. Ci troviamo di fronte a Teti, che consegna a suo figlio Achille le armi (uno scudo ed un elmo) che gli serviranno per affrontare la guerra. Nel pannello  di sinistra è illustrata una scena di guerra raffigurante l’eroe greco in combattimento contro il re etiope Memnone, mentre in quello di destra si assiste alla morte di Achille che viene trascinato su un carro verso l’Isola dei Beati.

Il carro non doveva avere avuto un utilizzo bellico ma più probabilmente  una funzione di rappresentanza, con un uso legato ai cortei e alle parate: si doveva trattare in sostanza di un cocchio di proprietà di un aristocratico.

Questo carro dal pregiatissimo valore è stato restaurato e ricomposto a seguito dell’intervento di una equipe italiana guidata dalla dottoressa Emiliozzi, archeologa e ricercatrice per conto del C.N.R. È stato il suo gruppo di studiosi ad individuare dei grossolani errori di riassemblaggio del manufatto dopo il suo trasporto negli Stati Uniti. L’intervento ha permesso di comprendere che l’artista, contrariamente a quanto si era ritenuto in un primo momento,  conosceva profondamente i testi omerici e mitologici.

Per informazioni sull’operazione volta al recupero della biga è possibile consultare il sito del Comune di Monteleone di Spoleto, in cui sono presenti documenti ed articoli.

4 Commenti

  1. Luciano Giovannetti

    Quanto si romanza su questa BIGA che il mio bisnonno Isidoro Vannozzi trovò a colle del capitano, mentre scavava per formare l’aia, lo spiazzo difronte casa per lavorare. Mia nonna la figlia di Isidoro mi raccontò tutto. Molte cose che si scrivono sono vere e molte no. Non è stato detto che Il figlio promogento di Isidoro, Giuseppe, detto Peppe fracassa, attacava la biga agli asini e portava i fratelli più piccoli in giro per l’aia per farli divertire. Che la biga, trovata dentro un urna era intatta e con le intemperie di quel poco tempo che è stata all’aperto, si era in parte deteriorata. Il rigatiere l’ha portò a Norcia su un carro coperta di carbone per non farla vedere e da li ad Ancona per il traferimento negli Stati Uniti. Non è vero che è passata per la Francia. Se lo è, dove sono documenti? Che mio nonno ha fatto una settimana di carcere a Leonessa per il baratto Biga-materiale per finire il suo casale e che lui essendo analfabeta non sapeva il valore. Non capiva l’antichità di quell’opera d’arte. Il valore gli lo ha fatto capire il rigattiere quando gli propose lo scambio. Questa è la storia che mia nonna mi ha raccontato moltissimi anni fa.

    1. alessandra (Autore Post)

      La ringrazio per avere condiviso i ricordi di famiglia relativamente alla vicenda del ritrovamento del reperto archeologico. In merito al trasporto della biga in Francia mi sento di segnalare lo studio condotto dalla dott.ssa Emiliozzi, inserito nel volume 46/2011 del Metropolitan Museum Journal e presentato al CNR di Roma nel maggio 2012. Nel suo “The Etruscan Chariot From Monteleone di Spoleto”, sulla scorta di una ricca bibliografia indicata al termine del suo articolo redatto in lingua inglese, l’archeologa scrive che “Vitalini [che aveva acquistato la biga da Petrangeli ndr] aveva spedito il carro a Parigi nel febbraio del 1903, depositando i pezzi più pregiati nel caveau del Crédit Lyonnais fino all’avvenuta conclusione della negoziazione” (pag. 21 del documento). Della presenza del carro nella capitale francese ne dà notizia anche il New York Press nell’edizione del 18 ottobre 1903 e del 18 febbraio 1904, riferendo che “il carro non è giunto dall’Italia ma dal Crédit Nationale di Parigi dove è rimasto […] nove mesi ( pag. 22 dell’articolo sopra citato).
      Per ulteriori approfondimenti lascio qui di seguito il collegamento al documento della dott.ssa Emiliozzi: http://www.comune.monteleonedispoleto.pg.it/c054031/images/recupero%20biga/J46_Chariot_1_.pdf

  2. Massimo Iachetti

    Complimenti per il livello storico e documentativo con cui avete esposto quello che fu il ritrovamento della Biga e come resta nel suo immenso valore. Certamente se lo stato Italiano avesse avuto cognizione e coscienza probabilmente la Biga l’avremmo potuta vedere anche oggi in importanti musei italiani. In ogni caso grazie.

    Massimo Iachetti

  3. alessandra (Autore Post)

    Grazie a lei per la gentilezza e la stima dimostrate. La aspettiamo ancora come lettore (e magari segnalatore di luoghi e storie) tra le pagine del sito.

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