Aggiornamento articolo: 24 agosto 2026
La Spina di Borgo a Roma era il cuore dell’antico quartiere compreso tra Castel Sant’Angelo e la basilica di San Pietro, un insieme di vicoli, piazze, palazzi e abitazioni che per secoli aveva accolto pellegrini e abitanti della città. Nel Novecento questo tessuto urbano venne radicalmente trasformato con la demolizione della Spina di Borgo e la costruzione di Via della Conciliazione.
Roma ha subito, nel corso dei secoli, numerosi interventi urbanistici ed edilizi che ne hanno modificato le caratteristiche principali. Palazzi demoliti, fontane collocate altrove e aperture di nuove strade hanno cambiato la percezione e l’essenza della città. La distruzione della Spina di Borgo, avvenuta tra il 1936 e il 1937, è uno degli esempi più significativi delle trasformazioni urbanistiche della Roma del Novecento.
La nuova strada modificò profondamente l’aspetto del quartiere e cambiò anche il modo di arrivare a San Pietro. Dietro l’ampia prospettiva di Via della Conciliazione rimane così la storia di un quartiere scomparso e di una delle più importanti trasformazioni urbanistiche della Roma fascista.
La Spina di Borgo: la Questione Romana
Siglare un patto, una pace, un armistizio, porre fine ad un antico conflitto porta talvolta a delle conseguenze. Non solo politiche. Cambiare strategia, smorzare un attrito significa anche aprire nuovi spazi architettonici, nuovi modi di concepire un’intera area. Una riconciliazione tra due parti conflittuali deve necessariamente essere suggellata da un’unione di simboli.
Così la pace tra lo Stato Pontificio di Pio IX ed il Regno d’Italia fu sancita dalla costruzione di una imponente strada, dal nome evocativo, al fine di ratificare un accordo raggiunto da due parti per lungo tempo in conflitto.
Via della Conciliazione doveva rappresentare, infatti, un ponte tra il simbolo della Chiesa, la basilica di San Pietro, e quello della Roma imperiale, Castel Sant’Angelo. I due luoghi-culto, secondo il nuovo piano regolatore previsto da Mussolini, dovevano guardarsi e ritrovarsi in un unico spazio visivo.
Unire, però talvolta, significa distruggere. Soprattutto se a questa nuova visione e rappresentazione della città si frappongono case, palazzi, viuzze; tutte concentrate nell’area che deve costituire il palcoscenico della conciliazione. Per questo si diede il via alla distruzione della spina di Borgo.
La Breccia di Porta Pia e la Questione Romana
Il 20 settembre 1870 i bersaglieri, attraverso la breccia di Porta Pia, entrarono a Roma sconfiggendo l’esercito papalino. L’unità d’Italia si era compiuta nove anni prima e all’appello mancava soltanto la città di Roma. L’esiguo numero di soldati schierati a difesa dello Stato Pontificio nulla poté contro l’esercito italiano. La difesa del territorio di Pio IX fu più simbolica che effettiva. Alle 10 di mattina infatti, dopo appena cinque ore di scontri, le truppe pontificie esposero la bandiera bianca.
Firmata la resa, i territori che prima erano appartenuti allo Stato Pontificio furono annessi al Regno d’Italia ed il papa fu costretto a ritirarsi all’interno delle mura leonine. Con la promulgazione del Regio Decreto n. 5903 del 9 ottobre 1870 Roma fu proclamata capitale d’Italia e fu abolito il potere temporale della Chiesa. Si aprì, di fatto, quella che alla storia è passata come la Questione Romana.
Papa Pio IX si considerò prigioniero dello stato italiano e rimase confinato nel suo territorio. In occasione delle elezioni politiche del Regno d’Italia del 1874, il pontefice invitò tutti i cittadini cattolici a disertare le urne e a non partecipare alla vita politica del Regno d’Italia, utilizzando la formula di dissuasione non expedit, non conviene.
I Patti Lateranensi
L’11 febbraio 1929, nel palazzo di San Giovanni in Laterano, Benito Mussolini e il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Gasparri, firmarono i Patti Lateranensi. Gli accordi misero fine alla Questione Romana e definirono i rapporti tra il Regno d’Italia e la Santa Sede.
I Patti Lateranensi comprendevano un Trattato, una Convenzione finanziaria e un Concordato. Il Trattato riconosceva la sovranità della Santa Sede sul nuovo Stato della Città del Vaticano, mentre la Convenzione finanziaria stabiliva un risarcimento alla Santa Sede per la perdita dei territori dello Stato Pontificio. Il Concordato regolava invece i rapporti tra Stato e Chiesa in materia religiosa.

Quale migliore rappresentazione e celebrazione della ritrovata pace tra Stato e Chiesa poteva esserci se non nel collegamento, fisico e visivo, tra Castel Sant’Angelo e la basilica di San Pietro? La Roma imperiale e quella papalina potevano finalmente essere unite da un nuovo asse viario.
Ma per realizzare questa nuova prospettiva monumentale bisognava intervenire proprio sul quartiere che si trovava tra i due luoghi: la Spina di Borgo.
La demolizione della Spina di Borgo
La realizzazione della nuova strada fu affidata agli architetti Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli, che elaborarono il progetto di Via della Conciliazione per creare un accesso monumentale alla basilica di San Pietro.
Lo stesso Mussolini volle un ingresso più imponente verso la basilica e il 29 ottobre 1936 diede simbolicamente il primo colpo di piccone dalla cima del tetto di un’abitazione della Spina di Borgo. I lavori di demolizione erano così ufficialmente iniziati.
La Spina di Borgo, con il suo caratteristico tessuto di vicoli, piazze, palazzi e abitazioni, venne demolita in gran parte per lasciare spazio alla nuova strada. In poco più di un anno scomparve una porzione significativa dell’antico quartiere: l’8 ottobre 1937 la visuale tra Castel Sant’Angelo e San Pietro era ormai completamente libera.
La demolizione non comportò però la scomparsa di tutti gli edifici. Alcuni palazzi furono smontati e ricostruiti ai lati della nuova Via della Conciliazione, mentre altri vennero abbattuti definitivamente. Anche alcuni elementi architettonici furono salvati e trasferiti.
La fontana di Carlo Maderno, che si trovava al centro di Piazza Scossacavalli, venne smontata e successivamente ricollocata davanti alla chiesa di Sant’Andrea della Valle, dove si trova ancora oggi.
La nuova strada cambiò radicalmente l’aspetto di Borgo e il rapporto visivo con San Pietro. Al posto della sequenza di vicoli e piazzette della Spina si aprì una grande prospettiva rettilinea verso la basilica, trasformando uno dei quartieri storici di Roma in uno spazio monumentale rappresentativo della nuova capitale.
Com’era la Spina di Borgo prima della demolizione
Prima della demolizione, la Spina di Borgo aveva un aspetto molto diverso da quello che conosciamo oggi. Il quartiere era attraversato da una fitta rete di vicoli, strade e piccole piazze, con edifici che accompagnavano il visitatore verso San Pietro creando una sequenza di scorci e prospettive sempre diverse.
La sua particolare conformazione era legata anche alla presenza di Borgo Nuovo e Borgo Vecchio, le due strade che delimitavano la Spina e che conducevano verso Castel Sant’Angelo. Nel cuore del quartiere si trovava Piazza Scossacavalli, uno degli spazi più importanti della vecchia Borgo, circondato da edifici e attraversato quotidianamente da pellegrini, abitanti e commercianti.
Il quartiere aveva inoltre un ruolo fondamentale nella scenografia dell’arrivo a San Pietro. Bernini, nella progettazione della grande piazza, aveva concepito il percorso verso la basilica anche in relazione agli edifici e alle strade circostanti.
Al pellegrino che arrivava attraverso i vicoli della Spina, la basilica non si presentava quindi immediatamente nella prospettiva ampia che conosciamo oggi. La vista di San Pietro e del colonnato del Bernini si apriva progressivamente, creando un effetto scenografico che sarebbe andato perduto con la demolizione del quartiere.
L’effetto doveva essere veramente dirompente ed indimenticabile se un Alberto Sordi bambino lo registrò nella sua memoria e lo descrisse così a distanza di anni:
“Avevo quattro anni quando vidi per la prima volta San Pietro e fu proprio per il Giubileo del 1925…”
La Spina di Borgo prima e dopo: cosa è cambiato
Il confronto tra la Spina di Borgo prima e dopo la demolizione mostra quanto sia cambiato il paesaggio urbano intorno a San Pietro. Il vecchio quartiere era caratterizzato da un tessuto fitto di strade, abitazioni, botteghe e piccole piazze, mentre oggi l’area è dominata dalla grande prospettiva di Via della Conciliazione.
La trasformazione modificò anche il modo di arrivare alla basilica. Prima della demolizione, il percorso attraverso Borgo offriva una successione di scorci e passaggi ravvicinati; oggi l’asse viario permette invece di vedere San Pietro già a grande distanza, con una prospettiva ampia e continua.
La demolizione non comportò però la scomparsa di ogni testimonianza del vecchio quartiere. Alcuni edifici furono smontati e ricostruiti lungo il nuovo asse, come il Palazzo dei Convertendi, mentre altre tracce della Spina sono ancora riconoscibili nella struttura e negli edifici superstiti del Borgo.
La Spina di Borgo prima e dopo racconta quindi due modi molto diversi di vivere e percepire questo angolo di Roma: da un lato il tessuto urbano storico del Borgo, dall’altro il grande asse monumentale progettato per collegare visivamente Castel Sant’Angelo e San Pietro.
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Foto di copertina: @pubblico dominio
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