Che la letteratura nel corso dei secoli abbia narrato l’arte è cosa risaputa, meno conosciuto, invece, è come la letteratura abbia descritto o semplicemente immaginato, attraverso pagine immortali, opere e artisti mai esistiti, frutto solo della mirabile finzione letteraria. A dipanare questo prezioso e sottile filo è stata la dottoressa Andreina Ciufo che per Bell’Italia 88, lo scorso 9 ottobre, ha tenuto una conferenza sull’arte e gli artisti nell’invenzione letteraria.

Da Il Capolavoro sconosciuto di Balzac, all’Opera di Zola, passando per lo straordinario Jusep Torres Campalans di Max Aub, si è approdati, alla fine di un stimolante viaggio, al bellissimo Il museo dell’innocenza di Panuk, una sorta di vero e proprio corto circuito tra scrittura e arte, fra realtà e finzione.

Nei locali della sede di Bell’Italia 88 in Prati, la storica Ciufo, che la scorsa estate ci aveva deliziato con la storia di alcuni balconi romani, ha condotto i numerosi presenti in un percorso fatto di opere d’arte e pagine di scrittori celeberrimi.

“IL CAPOLAVORO SCONOSCIUTO” DI HONORÉ DE BALZAC, UN RACCONTO ARTISTICO

Il primo riferimento letterario citato è uno dei capisaldi della letteratura francese: Honoré de Balzac. Il grande romanziere, l’autore di opere magistrali quali Papa Goriot, è qui ricordato per un piccolo racconto, Il Capolavoro sconosciuto, che presenta molti degli elementi tipici di colui che è ritenuto il padre del romanzo realista.

Scritto nel 1831 e uscito in due puntate sulla rivista L’Artist, il racconto è ambientato nella Parigi di inizio Seicento, dove un giovane Nicolas Poussin si reca a casa del pittore François Porbus per incontrarlo. Nell’abitazione c’è anche un misterioso personaggio, Frenhofer, artista ed esperto d’arte che in passato è stato mecenate per molti giovani artisti.

Nell’abitazione di Porbus, dopo che i convenevoli lasciano il passo alla narrazione vera e propria, ecco che realtà e finzione si incontrano, fondendosi in un corpo indistinto. Da una parte due pittori realmente esistiti, François Porbus e Nicolas Poussin, nonché la sua celebre amante Gillette, dall’altra il frutto della fervida fantasia di Balzac, l’enigmatico, mefistofelico Frenhofer.

Il racconto, godibilissimo da leggere, è incentrato tutto intorno a un quadro di Frenhofer, a cui sta lavorando alacremente da anni e che, senza tema di smentita, definisce al cospetto dei due pittori, un autentico capolavoro.

Il dipinto, il cui soggetto è una donna, sarà a tempo debito mostrato ai due, ma non subito. Il motivo è semplice, l’opera non è ancora terminata e questo a causa di un imprevisto e prolungato empasse, che Frenhofer non riesce ancora a superare.

Il Capolavoro sconosciuto, fulgido esempio della letteratura fantastica, è incentrato sul tema, modernissimo per l’epoca, dell’incapacità da parte del pubblico ma anche della critica, di riconoscere la genialità di un pittore in un’opera rivoluzionaria, capace di rompere gli schemi classici ed accademici.

Proprio la situazione in cui si trova Frenhofer che, dopo aver concluso il suo capolavoro, arde dal desiderio di mostrarlo ai suoi due amici pittori, pregustando il sottile, penetrante piacere che proverà nello svelare agli occhi attoniti dei due le effige  di un capolavoro.

Ma la reazione di Poussin e Porbus, nonostante le dotte e puntuali spiegazioni dell’artista, è di totale delusione. I due non comprendono quasi nulla del dipinto, gettando nel totale sconforto il povero Frenhofer che, nel cuore della notte, dopo aver bruciato tutti i suoi dipinti, si toglie la vita.

Il racconto di Balzac, che può considerarsi una sorta di tragedia della pittura contemporanea, ha suscitato fin dalla sua prima pubblicazione profonde riflessioni che hanno coinvolto pittori quali Cèzanne e Picasso ma anche scrittori del calibro di James e Calvino, nonché uno dei più grandi critici letterari italiani: Benedetto Croce.

Dopo aver introdotto un’altra opera di un monumento della letteratura francese, quale Emile Zola, il cui protagonista è il pittore maledetto Claude Lantier, frutto dell’immaginazione del papà di Nanà, ecco che la dottoressa Ciufo mostra ai presenti una foto in bianco e nero che desta più di una perplessità.

LA QUINTESSENZA DELLA FINZIONE: “JUSEP TORRES CAMPALANS” DI MAX AUB

Max Aub

Max Aub

Si vede un giovane Picasso, con ancora una fluente e corvina chioma, sedere accanto a un signore sconosciuto di cui, dopo un febbrile attimo d’attesa, l’identità viene teatralmente svelata: si tratta del pittore Jusep Torres Campalans.

Chi è questo signore? Ce lo dice lo scrittore Max Aub che, nell’omino Jusep Torres Campalans, racconta la vita di questo pittore catalano, amico di Picasso e Braque.

Dopo aver condiviso con loro i fasti del nascente movimento cubista, Campalans decise di abbandonare tutto e sparire in Messico, nel primitivo e incontaminato mondo dei Chamulas, scappando dal fragore del successo, dalla avviluppante luce della Ville Lumiere.

In quella terra lontana sarà raggiunto da Aub che lo intervisterà, raccogliendo una quantità di materiali non solo per il suo libro, ma anche per una mostra monografica sull’attività pittorica dell’artista catalano. Peccato, solo, che sia tutto straordinariamente falso, frutto della fervida, spiazzante, geniale fantasia del grande Max Aub.

Fra la proiezione di opere di Delacroix, Turner, come il bellissimo Pioggia, vapore e velocità e di Monet, tra cui le emozionanti Nifee, ecco arrivare all’emblema del rapporto fra realtà letteraria e finzione artistica: Il museo dell’innocenza di Orhan Panuk.

Dalle splendide pagine di uno dei romanzi più belli dello scrittore turco, in cui si racconta la storia compulsiva fra Kemal e Fusun, sullo sfondo di un’Istanbul in rapida ascesa, uscirà fuori un museo in carne ed ossa, che oggi rappresenta uno dei luoghi più visitati della città turca, placidamente addormentata sulle rive del Bosforo.

Un infinito grazie ad Andreina Ciufo e a Bell’Italia 88 che ci ha condotti nei meandri della letteratura e dell’arte con competenza e passione, svelando una realtà stupendamente finta e praticamente sconosciuta.

 

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