Da Mausoleo ad Auditorium, la travagliata storia della tomba di Augusto

Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto

All’indomani dell’epocale battaglia di Azio (31 a.C.), che metteva fine a una delle più cruente guerre civili, Ottaviano – consacrato sul campo, dopo la sconfitta del suo acerrimo rivale Marco Antonio, come unico e indisturbato padrone di Roma – decise di eternare il suo nome e quello della sua gens, affinché Roma non lo dimenticasse. La zona scelta per realizzare il mausoleo di Augusto il termine deriva dal nome del satrapo persiano Mausolo che fece costruire per lui e sua moglie uno splendido sepolcro ad Alicarnasso, considerato una delle sette meraviglie del mondo antico – fu quella del Campo Marzio, una zona poco urbanizzata, strategicamente vicina al Tevere e dove, anni dopo, sorgerà, sempre per volere di Ottaviano, ormai divenuto Augusto, un altro monumento straordinario: l’Ara Pacis.

Il rito funebre riservato ad Augusto l’11 settembre del 14 d.C, dopo la sua morte avvenuta il 19 agosto a Nola, fu quanto di più straordinario mai visto a Roma. “Accompagnarono il corteo funebre“, racconta Dione Cassio, “il Senato, i cavalieri con le loro mogli, i soldati pretoriani, e quasi tutti gli uomini che allora soggiornavano a Roma”. Dopo l’accensione della pira su cui poggiava la salma di Augusto, divinizzato il 17 di quello stesso mese, fu scenograficamente fatta librare un’aquila, simbolo imperiale. Va ricordato che nel mondo romano era da sempre praticata la cremazione, mentre l’inumazione sarà introdotta successivamente con il diffondersi della religione cristiana. Livia, la vedova di Augusto, dopo aver presidiato il luogo funebre con i più illustri cavalieri per cinque giorni, raccolse le ceneri e le depose nello splendido mausoleo di Augusto che era stato appena costruito.   

MAUSOLEO DI AUGUSTO, LE TAPPE DI UN DECLINO

Simulazione grafica dell'architettura originaria del Mausoleo di Augusto

Simulazione grafica dell’architettura originaria del Mausoleo di Augusto

Ma la fortuna di quel monumento – che raccolse oltre alle spoglie mortali dell’imperatore Augusto, anche quelle di moltissimi altri suoi parenti e non solo, fra cui Marcello, Druso, Livia, Germanico, Tiberio, Caligola ma non della figlia Giulia, morta in esilio nella sperduta Ventotene – fu ben diversa da quella dell’Ara Pacis.

Dopo aver accolto le ceneri di Giulia Domna, la moglie dell’imperatore Settimio Severo, detentrice di un potere che mai nessuna prima di lei aveva ottenuto, il sepolcro imperiale, infatti, iniziò un lento e inesorabile declino che attraversò i secoli.

Nel Medioevo, infatti, il mausoleo di Augusto – “un grande tumulo di terra, innalzato presso il fiume sopra un’alta base rotonda di marmo bianco, tutto ombreggiato da alberi sempreverdi, fino alla cima, sulla quale era la statua di Cesare Augusto, in bronzo dorato”, come scriveva il geografo Strabone – versava già in condizione di sostanziale abbandono, una condizione che era figlia di precedenti saccheggi e della mancata “cristianizzazione” del monumento, che invece aveva salvato, ad esempio il Pantheon o il Mausoleo di Adriano.

Nel corso del XII secolo divenne roccaforte della famiglia Colonna, poi tenuta degli Orsini e, nel corso del Cinquecento, proprietà della famiglia Soderini. Nel 1546, infatti, Francesco, rampollo di questa nobile e importante casata fiorentina, il fratello Pier fu per lungo tempo gonfaloniere di Firenze, dopo aver acquistato i ruderi del sepolcro imperiale, ottenne il permesso di compiere nell’area degli scavi archeologici e di apportare delle modifiche strutturali per abitarci insieme ad un altro fratello, Paolo Antonio. Significativa fu la realizzazione all’interno del Mausoleo di un bellissimo giardino all’italiana, che suscitò l’ammirazione dei numerosi ospiti e che fu immortalata in una celebre veduta, nel 1575, dal pittore francese Etienne Duperac.

DA MAUSOLEO AD ANFITEATRO

Mausoleo di Augusto

Mausoleo di Augusto

Intorno alla metà del XVIII secolo il mausoleo di Augusto cambiò ancora proprietario. Ad acquistarlo fu un nobile portoghese Vincenzo Mani Correa. Questi, anni dopo, cedette in affitto l’area interna del monumento all’impresario spagnolo Bernardo Matas, già noto a Roma per l’allestimento di alcuni spettacoli itineranti. Il Matas, senza spendere una fortuna, creò in luogo degli apprezzati giardini, un anfiteatro in legno che divenne la quinta di diverse manifestazioni. Celebre fu la Giostra della Bufala, una rivisitazione in chiave romana della corrida spagnola, con tanto di scommesse e premi finali per gli spettatori, illustrata da Bartolomeo Pinelli e dal Thomas. Ma non meno importanti erano anche i fochetti, esibizioni pirotecniche, molto apprezzate dai romani che, ben presto, ribattezzarono la struttura in Anfiteatro Corea, (a Roma ancora esiste via del Corea, a pochi passi dal Mausoleo e vicino a via della Frezza) storpiando il cognome del proprietario lusitano, attraverso il procedimento fonetico dell’elisione in una parola di una delle due erre, tipico del dialetto romanesco.

Nel 1802 il mausoleo di Augusto passò nuovamente di mano. Ad acquistarlo fu, questa volta, la Camera Apostolica che trasformò il complesso in un vero e proprio teatro, eliminando le strutture in legno precedentemente edificate e adattando il cartellone alla nuova veste. Nel programma teatrale, infatti, comparvero per lo più spettacoli di prosa, rappresentati esclusivamente di giorno. Fra gli interventi realizzati significativo fu quello ad opera dell’architetto Valadier che nel 1819, in occasione della visita dell’imperatore Francesco I d’Austria, fece costruire un grande velario. Ma la struttura ebbe vita breve, visto che crollò improvvisamente causando, purtroppo, la morte di alcuni operai che vi stavano lavorando. La tragedia, una delle vittime era padre di cinque figli, scatenò la dura reazione di papa Leone XII che impose pesanti penali ai responsabili del ferale incidente. Lo stesso Valadier dovette versare a titolo risarcitorio ben 1000 scudi.

Anche il successore di Leone XII, papa Pio VIII, si occupò dell’antica struttura funebre. Nel suo breve pontificato, durato poco più di un anno, il pontefice, noto per l’eccessiva pinguedine (Massimo D’Azeglio lo definì grassissimo e con le gote cascanti), decise di vietare definitivamente le celebri giostre, ritendendole, per l’eccessiva violenza spettacoli, poco adatte per la capitale del cattolicesimo. Da quel momento in poi si tennero prevalentemente spettacoli ginnici e circensi, nonché eventi particolari come nel 1859 quando, sotto Pio IX, fu organizzato un volo aerostatico che richiamò moltissimi e ammirati romani. Nella cabina della mongolfiera, però, per espresso volere di papa Mastai, non fu collocato l’aeronauta, come normale che fosse, bensì una pecora. Il papa, infatti, non nutrendo molta fiducia in quel veicolo, preferì non rischiare pericolosi incidenti.

DA ANFITEATRO AD AUDITORIUM: L’AUGUSTEO

Con la Breccia di Porta Pia l’ex tomba augustea fu ancora soggetta a novità. La proprietà fu acquisita dal conte Giuseppe Telfener, il più ricco cittadino italiano, come riportarono molti giornali americani, il 1 gennaio 1898, giorno della sua prematura morte. Abile finanziere, ingegnere ferroviario – con progetti realizzati in diverse parti del mondo fra cui in Argentina, dove progettò la Tucumàn/Cordoba, una linea ferroviaria lunga 546 km – il conte, di origine foggiana, fu anche un compratore compulsivo. Nella capitale, prima del Corea, acquistò, direttamente dai Savoia, ai quali la rivendette anni dopo, un’immensa villa sulla Salaria, la seconda per grandezza dopo Villa Doria Pamphilj, che chiamò, in onore della moglie americana Ada Hungerford, Villa Ada. L’acquisto del vecchio anfiteatro non fu onestamente un grande affare, nonostante l’impegno profuso dal conte per la sua riqualificazione. La bella copertura in vetro e la decisione di intitolarlo al re Umberto, un atto di cortesia per omaggiare i Savoia che lo avevano insignito nel 1877, nella persona di re Vittorio Emanuele II, dell’ambito titolo di conte, non furono sufficienti a far decollare la struttura che fu, prima dichiarata inagibile per un problema inerente le poche uscite di sicurezza, e poi definitivamente chiusa nel 1888.

Nel 1907 il Comune di Roma decise di comperare il monumento che negli ultimi anni dell’Ottocento e nei primi del nuovo secolo era divenuto una cava di marmo da utilizzare per la costruzione dell’imponente Vittoriano in piazza Venezia, nonché una arrangiata fonderia, dove venne modellato dallo scultore Chiaradia il cavallo del monumento equestre di Vittorio Emanuele II.

Alla base della scelta comunale c’era la volontà di riqualificare l’area, sempre più degradata (Il “Messaggero” del 17 settembre 1906, riferiva che presso l’ex Corea si era tenuta una tombola che metteva in palio per il vincitore una donna che avrebbe concesso le sue grazie) e di dotare la capitale di un moderno auditorium dove poter ascoltare la musica. Dopo mesi di serrati lavori, il 16 febbraio 1908 il complesso fu solennemente inaugurato con un concerto diretto dal maestro Giuseppe Martucci, uno dei compositori italiani più celebrati del momento.

La scommessa operata dalla giunta capitolina fu vincente. L’Augusteo, questo il nome scelto, divenne celebre in tutto il mondo per l’ottima acustica e la suggestiva location. Nel corso della sua breve vita, l’ultimo concerto fu tenuto il 13 maggio 1936, si esibirono 170 direttori d’orchestra, di cui 93 stranieri e furono rappresentate ben 294 opere, fra queste una di Wagner, splendidamente diretta dal grande Arturo Toscanini che, però, suscitò non pochi malumori fra gli spettatori. Tale reazione fu dettata dalla scelta fatta dal maestro parmense di eseguire Wagner che, in nel 1916, nel pieno della guerra mondiale, era visto dai non melomani come un nemico, per il suo essere tedesco.

I LAVORI DURANTE IL FASCISMO

Piazza Augusto Imperatore, lato via dei Pontefici

Piazza Augusto Imperatore, lato via dei Pontefici

La fama dell’Augusteo, tuttavia, non lo salvò da una morte certa. Tutta l’area, a partire dal 1934, ivi compreso il Mausoleo di Augusto, fu interessata da un ampio programma di lavori voluti dal regime fascista volti a isolare la tomba augustea e inserirla in un nuovo scenario architettonico di cui, inevitabilmente, sarebbe divenuta l’elemento principe. L’intero assetto rinascimentale, che faceva da corona al Mausoleo, fu letteralmente demolito e riedificato secondo i dettami razionalisti dell’architetto Vittorio Ballio Morpurgo, sulla base di un organico progetto che avrebbe dovuto contemporaneamente esaltare il glorioso passato, eternando il presente. Mussolini, fendendo il primo colpo di piccone, in quel novembre del 1934, pronunciò un vaticinio che rimase celebre: «Dopo qualche anno dalla mia morte, togliete la statua di Augusto e mettete la mia». Anche la vicina Ara Pacis non fu estranea a quei lavori di riqualificazione, con la realizzazione della famosa teca trasparente che avvolse il monumento fino al discusso intervento, sul finire degli anni Novanta del secolo scorso, operato dall’architetto Richard Meier.

Piazza Augusto Imperatore e il Mausoleo di Augusto restaurato vennero inaugurati il 28 ottobre 1938. Si trattò, in vero, di un’inaugurazione parziale, visto che solo una parte dei lavori previsti dal progetto erano stati effettivamente ultimati. Lo scoppio della guerra arrestò definitivamente gli interventi nell’area che vennero ripresi, e finalmente terminati, soltanto nel 1952, quando la zona assunse l’aspetto attuale.

IL RESTAURO IN CORSO

La conclusione dei lavori della sistemazione della nuova piazza, tuttavia, non preservò il complesso funebre da un nuovo e lunghissimo periodo di degrado, che determinò la chiusura definitiva del monumento. La sfortunata sorte del più grande monumento circolare funebre dell’età classica sembra, tuttavia, terminata. Sono in corso, infatti, imponenti lavori di restauro (13 mila metri quadri di murature da restaurare, 800 metri quadrati di superfici da impermeabilizzare, 8 mila metri di ponteggi), finanziati da enti pubblici e privati che dovrebbero, nel mese di aprile del 2019, restituire ai romani e al mondo un luogo davvero unico.

 

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1 Commento

  1. pablo

    grazie, bella descrizione. Ho creato un link sul sito ideexroma.com se non dispiace
    🙂

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