Una scoperta inconsueta in un paese del basso Lazio ha portato alla luce un nuovo modello di ninfeo risalente al periodo tardo-repubblicano (II-I secolo a.C.), un prototipo eccezionale nel suo genere, un esemplare unico tra le differenti varietà di fontane monumentali finora conosciute. Siamo a Segni, in provincia di Roma, dove abbiamo visitato il ninfeo che fino a pochi anni fa era inglobato in una struttura di cemento armato adibita a rimessa.

NINFEO DI SEGNI: LA STORIA

Il sito archeologico che ospita questo gioiello dell’architettura romana, situato a mezza costa lungo il fianco della montagna, è stato restituito al pubblico nell’ottobre del 2018, dopo un lasso temporale necessario per l’espropriazione del terreno, per lo stanziamento dei finanziamenti pubblici e per i lavori di scavo dell’area.

Ci troviamo in un territorio che al tempo dei Romani si chiamava Signia e che diede un proprio contributo fondamentale per lo sviluppo dell’architettura antica, fornendo una nuova tecnica per la realizzazione di opere idrauliche come cisterne e piscine.

Acropoli di Segni

Acropoli di Segni: le mura poligonali e il tempio di Giunone Moneta

L’Opus Signinum (un modo di costruire cisterne alla maniera di Segni che prende tale nome proprio perché sperimentate ed eseguite a Segni), di cui parla anche Vitruvio nel De Architectura, venne utilizzato per la costruzione della vasca circolare dell’acropoli di Segni.

Questo particolare tipo di muratura era ottenuto attraverso un impasto di calce con frammenti di pietra, tegole ed anfore, una miscela in grado di sopportare egregiamente l’umidità.

IL NINFEO DI QUINTUS MUTIUS: UN ARCHISTAR NELL’ANTICA SIGNIA

L’eccezionalità del ninfeo di Segni è data dall’iscrizione in lettere greche posta sopra di esso, quasi un unicum nelle opere archeologiche che ci ha fornito il nome del costruttore della fontana monumentale. A realizzarla fu un certo Quintus Mutius, un nome non certo ellenico ma dall’origine decisamente latina.

Ninfeo Quintus Mutius Segni

La “firma” di Quintus Mutius

Questo ci indica una cosa: che l’architetto di origine greche doveva essere un liberto a cui era stata assegnata la cittadinanza romana, come attesta il gentilizio. Questo artista, insieme ad altri suoi conterranei, dopo la conquista romana della Grecia si era trasferito nell’Urbe ed aveva introdotto a Roma l’architettura ellenistica.

Già dal 1995, quindi, anno in cui venne scoperto questo ninfeo, si era capito che si era davanti ad un rinvenimento eccezionale per la storia di questa area del basso Lazio. Gli scavi condotti dagli archeologi, infatti, hanno evidenziato alcune particolarità che differenziano il ninfeo di Quintus Mutius dagli altri.

Innanzitutto, in Grecia queste fontane monumentali erano costruite in grotte naturali mentre questa ricreava artificialmente il mondo delle acque con un unico ambiente su cui si aprivano delle nicchie. Inoltre, rispetto ad altre fontane come ad esempio quella di Praeneste, non si trova una pavimentazione ricoperta da mosaici ma una zona priva di opere musive, un’area che doveva ospitare una vasca.

 

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COME VISITARE IL NINFEO

L’opera era dotata di due cisterne, una per la raccolta delle acque, l’altra per il troppopieno; nelle nicchie erano  contenute statue oggi non più presenti e nella malta impastata sono stati rinvenuti frammenti di vetro che, attraverso i riflessi del sole e quelli dell’acqua, rendevano maggiormente luminoso il ninfeo.

Nella fontana monumentale di Segni sono stati trovati anche perline di blu egiziano e conchiglie di vario genere che sono state analizzate da una malacologa. Secondo gli studi effettuati le valve sono tutte provenienti da Alessandra d’Egitto, a riprova dei grandi scambi commerciali che si svolgevano nell’antichità.

Il ninfeo, racchiuso nella cinta muraria della città di Segni è un sito archeologico che merita di essere visitato per la meraviglia che suscita e per l’interesse storico. Per informazioni e prenotazioni (mail: [email protected] – tel: 3336279043) è possibile contattare il Museo Archeologico Comunale di Segni.

 

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