Tra i tanti primati che possiede Roma c’è anche quello di essere la città al mondo con più obelischi. Nessuna altra località, infatti, neppure in Egitto, può vantarne un numero maggiore. Di obelischi a Roma se ne contano, infatti, ben 13 antichi, muti testimoni di un passato lontano, alberi senza tempo che rappresentano la singolare verticalità di Roma.

COSA SONO GLI OBELISCHI? STORIA DALL’EGITTO A ROMA

Il nome obelisco deriva dalla parola greca ὀβελίσκος, letteralmente spiedino, per la forma quadrangolare culminante con una punta piramidale.

Queste colonne che gli egiziani chiamavano téḥen, parola dall’oscuro significato, oltre a essere la rappresentazione architettonica del simbolo solare, fungevano anche da elemento celebrativo di una divinità o di un faraone.

Posti sempre in coppia, gli obelischi fronteggiavano l’accesso ai templi in corrispondenza del pilone, elemento architettonico costituito da due muraglioni rastremati, simbolo delle lontane montagne tra le quali nasce e sorge il sole.

La pietra utilizzata per la loro realizzazione era di norma la sienite, una roccia di origine magmatica ma, talvolta, poteva essere adoperato anche il basalto o il granito. La lavorazione avveniva direttamente nella cava da dove l’obelisco usciva per essere trasportato nel luogo dove sarebbe stato eretto.

Le iscrizioni geroglifiche che interessavano le facciate dell’obelisco erano generalmente realizzate nel luogo dove veniva eretto, fornendo indicazioni sulla divinità o sul faraone a cui erano dedicati.

L’imponenza di questi monumenti suscitò nei primi visitatori non solo enorme ammirazione ma anche un naturale desiderio di possesso. Il primo che concretizzò questa intima ambizione fu il re assiro Assurbanipal, che ne fece prelevare uno da Tebe.

Quel primo furto divenne in seguito una moda, specie tra gli imperatori romani che, affascinati da quegli imponenti e misteriosi oggetti, decisero di razziarne il più possibile.

Fu così che la capitale dell’impero si punteggiò, nel corso dei secoli, di numerosi obelischi, rappresentazione vivida della potenza romana. Gli obelischi, trasportati a Roma non senza difficoltà prima via mare e, poi, via fiume, una volta issati nel luogo convenuto, erano, di norma, lievemente modificati con l’aggiunta in cima di una sfera dorata e alla base degli astragali, in genere di forma cubica.

GLI OBELISCHI EGIZI A ROMA

Il primo a prelevare degli obelischi fu Augusto. Nel 10 a.C. dispose la rimozione di due obelischi dalla città egizia di Eliopoli che, una volta giunti a Roma, furono collocati uno nel Circo Massimo e l’altro in Campo Marzio per l’ammirazione del popolo romano.

La passione per gli obelischi egizi avvampò anche Caligola, Domiziano, Costanzo II. Adriano, invece, decise di farne realizzare uno ex novo, in onore dell’amato Antinoo che, però, rimase per diverso tempo in Egitto fino a quando, l’eccentrico imperatore Eliogabalo non lo fece collocare nel Circo Variano, nei pressi della sua villa suburbana.

La fine dell’impero romano determinò la caduta in disgrazia dei numerosi obelischi di Roma. I saccheggi operati dai barbari nel corso delle diverse invasioni, i terremoti che colpirono a più riprese la Città eterna, la scarsa considerazione per questi colossi da parte dell’uomo medievale determinarono il crollo ma soprattutto l’oblio di questi alberi in pietra che, presto dimenticati, riposarono per secoli nelle viscere della terra.

Solo nel Rinascimento quei colossi che avevano punteggiato lo skyline di Roma, tornarono in auge, impreziosendo i vari progetti di riqualificazione urbanistica messi in atto dai numerosi pontefici.

A suscitare l’interesse di diversi pontefici nei confronti degli obelischi non fu certo il mero interesse storico-archeologico per le vestigia imperiali, quanto il desiderio di trasformare un vessillo pagano, opportunamente esorcizzato con la presenza dell’immancabile croce, in un solido simbolo cristiano.

Fra i papi rinascimentali che maggiormente manifestarono questa singolare passione uno su tutti eccelse per numero di obelischi recuperati e progetti di riqualificazione ad essi collegati: Sisto V.

Dei tredici obelischi che nel corso dei decenni tornarono a svettare nel cielo capitolino quattro furono fatti erigere dal pontefice originario di Grottammare, salito sul soglio petrino il 24 aprile 1585.

OBELISCHI DI ROMA: L’OBELISCO VATICANO E GLI ALTRI “SISTINI”

Il primo dei quattro obelischi di Roma fatti erigere da Sisto V fu l’Obelisco Vaticano, in piazza San Pietro.

Correva l’anno 1586 e il papa venuto dalle Marche voleva dare seguito al suo desiderio di coniugare la romanità alla cristianità attraverso quei giganti in pietra di cui si era persa la memoria.

La scelta del papa cadde sull’unico obelisco che rimaneva ancora in piedi, quello che sorgeva a pochi passi dalla chiesa di San Pietro e che era stato prelevato in Egitto nel 37 d.C. dall’imperatore Caligola, non senza difficoltà, se è vero, come racconta lo scrittore latino Plinio, che furono necessari ben ventimila uomini per movimentare e soprattutto innalzare l’immenso monolite.

Ora quel colosso di pietra di oltre 25 metri, a distanza di secoli, tornava a far parlare di sé. Sisto V voleva che l’obelisco fosse collocato davanti alla basilica pietrina, quello stesso spazio che in seguito sarà abbracciato dal colonnato berniniano.

Non era la prima volta che un papa meditava di spostare l’antico obelisco che un tempo decorava il Circo di Nerone. Prima di Sisto V, infatti, ci avevano già pensato Paolo III, Giulio II, perfino Gregorio XIII. Ma quelle idee erano rimaste tali, visto che questi pontefici, dopo aver consultato i loro architetti di fiducia, tra cui autorità come Bramante e Michelangelo, avevano, seppur a malincuore, rinunciato all’impresa.

Tra i tecnici interpellati da Sisto V uno, Bartolomeo Ammanati, sembrò interessato al progetto, pur nutrendo dei dubbi operativi, specie riguardo alla tempistica:

«Santo padre solamente a ideare e a disporre le macchine e ferramenti vi vuol non meno di anno.»

Quella risposta, però, non piacque al papa che serafico replicò: «Un anno? Potete andare, non fate per noi.»

L’incarico, alla fine, fu dato a Domenico Fontana, l’architetto di fiducia del papa che accettò con entusiasmo, ingolosito dalla sfida ma anche dal lauto compenso pattuito.

Il 10 settembre 1586 l’Obelisco Vaticano, dopo pochi mesi di estenuanti lavori, faceva bella mostra di sé davanti a San Pietro per la gioia dei romani, giunti in massa a gremire la piazza ma, soprattutto, di Sisto V.

L’OBELISCO LIBERIANO E QUELLO LATERANENSE

Dopo il Vaticano fu la volta dell’Obelisco Liberiano, fatto erigere nella piazza antistante il retro della basilica di Santa Maria Maggiore. Sull’origine di questo obelisco anepigrafo, ovvero privo di geroglifici, le teorie sono discordanti.

Secondo alcune fonti arrivò a Roma, insieme al suo gemello, dalla città di Assuan in Egitto. Per altri, invece, l’obelisco, come il suo gemello, fu realizzato per volere dell’imperatore Domiziano per adornare in modo trionfale l’ingresso del Mausoleo di Augusto.

Origine a parte, i due obelischi di Roma furono rinvenuti in diversi pezzi nel 1527 nello stesso luogo dove erano stati eretti secoli prima. Per uno di loro si pensò sulle prime di collocarlo in Piazza del Popolo ma non se ne fece nulla, almeno fino al 1587 quando ancora Domenico Fontana, trasformò in realtà i desiderata di Sisto V, collocandolo nell’attuale Piazza dell’Esquilino.

Un anno dopo fu la volta del terzo obelisco “sistino”, quello Lateranense, il più alto fra tutti con i suoi oltre 32 metri, esclusi i basamenti e la croce in cima.

In origine quel monolite in granito rosso, dedicato al faraone Tutmosi III, era stato eretto davanti al Tempio di Amon, a Karnak, in Egitto. Fu l’imperatore Costanzo II, figlio del grande Costantino, a farlo prelevare nel 357 d.C. per portarlo a Roma. Si trattò di un’impresa titanica, specie per il trasporto, al punto che, come scrisse lo storico Ammiano Marcellino, venne costruita una nave ad hoc per farlo giungere intatto nella capitale dell’impero, dove fu eretto nella spina del Circo Massimo.

Obelisco lateranense

Obelisco lateranense – a destra un particolare del geroglifico

Abbattuto per mano dei Goti nel corso del rovinoso sacco del 547, l’obelisco cadde nell’oblio per diversi secoli fino al 1587, quando fu rinvenuto in quattro pezzi. L’anno dopo, il 10 agosto 1588, l’obelisco Lateranense, collocato su un basamento in marmo inciso su tutti i quattro i lati, faceva bella mostra di sé nella grande piazza, l’ennesima sfida vinta da Domenico Fontana.

L’ultimo colosso che tornò a nuova vita sotto Sisto V fu l’obelisco Flaminio. L’obelisco che oggi troneggia in Piazza del Popolo e che in Egitto ornava il Tempio del Sole ad Eliopoli, fu prelevato nel 30 a.C. per volontà del grande Augusto e collocato nel più grande circo di Roma: il Circo Massimo.

Come per il Lateranense, anche per il Flaminio il sacco dei Goti fu la sua rovina. Ma il volere di Sisto V segnò la sua rinascita, riportandolo in vita dal regno dell’oblio. Recuperato nel 1587 e sottoposto alle preziose mani di Domenico Fontana, l’obelisco nel 1589 fu issato nella grande piazza fra ali di folla festante. Nel 1823 Giuseppe Valadier, nell’ambito di un progetto di maquillage di Piazza del Popolo, pose alla base del Flaminio quattro vasche e quattro leoni, rendendo ancora più maestosa la presenza del colosso di Eliopoli.

L’OBELISCO DELLA MINERVA E QUELLO DELLA ROTONDA

Con i suoi 5,47 metri, 12,89 se consideriamo anche il basamento, l’obelisco della Minerva (in piazza della Minerva) è il più piccolo di tutti e tredici gli alberi di pietra della Capitale. Originario di Sais, città egizia adagiata sul delta del Nilo, questo obelisco, eretto dal faraone Aprie, fu condotto a Roma per volere dell’imperatore Domiziano, perfetto ornamento dell’Iseo Campense, il santuario che in Campo Marzio celebrava le divinità di Iside e di Serapide, i cui culti a Roma erano molto sentiti.

Obelischi a Roma: quanti sono?

Da sinistra: l’Obelisco della Minerva, il Macuteo e l’Obelisco Vaticano

Nel 1665, nel corso di alcuni lavori intorno alla basilica di Santa Maria sopra Minerva, il piccolo obelisco venne alla luce. Quando Bernini lo vide ebbe un’idea su come riutilizzarlo. Sarebbe stato eretto nella piazza antistante la chiesa ma per renderlo più slanciato, progettò un curioso obeliscoforo, affidandone la creazione allo scultore Ercole Ferrata. L’obelisco, infatti, poggia su un grazioso elefantino che, a sua volta, posa su un classico basamento sui cui è riportata l’icastica iscrizione:

«Chiunque qui vede i segni della Sapienza d’Egitto scolpiti sull’obelisco, sorretto dall’elefante, la più forte delle bestie, intenda questo come prova che è necessaria una mente robusta per sostenere una solida sapienza.»

A poche decine di metri da Piazza della Minerva si trova un altro prezioso obelisco. In piazza della Rotonda, proprio davanti all’imponente facciata del Pantheon, svetta il Macuteo, eretto in origine a Eliopoli per volere del grande Ramsete II. Il monolite, realizzato in granito rosso, che era stato portato a Roma sotto Domiziano per adornare il già citato Iseo, fu ritrovato in piazza San Macuto, da qui il suo nome, nel 1373. Due secoli dopo, nel 1575, il piccolo obelisco, alto 6,34 metri, fu eretto in piazza della Rotonda per volontà di papa Gregorio XIII da dove non si è più mosso anche se nel 1711 fu abbellito con l’aggiunta alla base, su progetto di Filippo Barigioni, di una fontana con quattro delfini.

L’OBELISCO DI ADRIANO AL PINCIO E QUELLO DEL QUIRINALE

Nei giardini del Pincio svetta l’obelisco di Adriano o di Antinoo. Il monolite, infatti, fu fatto scolpire dall’imperatore Adriano per onorare l’amato Antinoo, il giovane che aveva perso la vita, in circostanze mai del tutto chiarite, durante una traversata del Nilo. L’obelisco fu innalzato nell’attuale luogo, come riportato sul basamento, per volontà di papa Pio VII, mentre in precedenza, dopo il suo ritrovamento nel corso del XVI secolo presso Porta Maggiore, aveva per un certo periodo adornato il cortile della Pigna in Vaticano, dove era stato collocato per volere di papa Clemente XIV, a cui era stato donato da Cornelia Barberini nel 1713.

Obelisco Flaminio a Roma

Da sinistra: l’Obelisco di Adriano, Obelisco Flaminio e l’Obelisco del Quirinale

Nella piazza del Quirinale, invece, si staglia imperioso l’obelisco del Quirinale, gemello del Liberiano, collocato davanti al palazzo che fu sede di papi, re e oggi dei presidenti della repubblica, nel 1786 per desiderio di papa Pio VI, nonostante fosse stato rinvenuto molto tempo prima, nel 1527.

Il monolite in granito rosso che, al pari di quello collocato in piazza dell’Esquilino, è privo di geroglifici, l’obelisco del Quirinale è contornato dalle due possenti statue dei Dioscuri, provenienti dalle vicine Terme di Costantino, sulla base del progetto settecentesco dell’architetto neoclassico Giovanni Antinori. [Leggi la seconda parte del viaggio tra obelischi di Roma]

Ringraziamo Nadia Olivo per le foto.

Per saperne di più:

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A piedi per Roma tra un obelisco e l'altro (seconda parte)
Gli obelischi moderni di Roma (terza e ultima parte)
Il monumento ai caduti di Dogali, l’obelisco dimenticato