Il legame fra Roma e gli obelischi è talmente forte, così radicato da perdurare anche in tempi più recenti. Nel XIX secolo, prima e nel XX secolo, poi, nella Città eterna altri colossi svettarono imponenti, altri giganti di pietra solleticarono il cielo capitolino. Questa è il racconto degli obelischi moderni romani, questa è la storia di monumenti più vicini ai nostri giorni ma con un occhio sempre proiettato sul passato.

GLI OBELISCHI MODERNI DI PIAZZA DEI CAVALIERI DI MALTA  

I primi obelischi moderni che incontriamo in questo nuovo viaggio sugli obelischi di Roma sono quelli di piazza dei Cavalieri di Malta. Siamo su uno dei colli più belli di Roma, l’Aventino, il più defilato fra i sette e, in passato, anche per la sua particolare posizione e morfologia, il più inaccessibile.

Nel 1765 il cardinale Giovanni Battista Rezzonico, uomo colto e raffinato, nonché nipote di papa Clemente XIII, affida all’architetto Piranesi il compito di ristrutturare la sede del Priorato di Malta, un complesso di edifici di proprietà dell’antico ordine di cavalieri.

La scelta del cardinale di affidare quel progetto a uno degli artisti più eclettici del momento fu ampiamente ripagata, visto che Piranesi creò un’opera architettonica unica nel suo genere, sospesa fra il gusto rococò, particolarmente in voga in quel periodo, e l’ingegno dell’architetto veneziano.

Obelischi di Piazza dei Cavalieri di Malta a Roma

Obelischi di Piazza dei Cavalieri di Malta

Il risultato fu davvero decisamente affascinante. La piazzetta fu totalmente reinventata dal Piranesi, attraverso l’abile e fantasioso assemblaggio di elementi diversissimi tra loro.

Ispirandosi all’antica leggenda che voleva l’Aventino come un’antica nave templare in attesa di salpare per la Terra Santa, Piranesi ideò una piazza i cui richiami alla leggendaria imbarcazione erano evidenti.

In particolare ecco svettare nella recinsione marmorea che orla l’antica villa dei Cavalieri di Malta, fra festoni e stele, una serie di obelischi, attori silenti che custodiscono storie, simboli e misteri di quel luogo magico.

GLI OBELISCHI MODERNI DI VILLA TORLONIA

Nell’ottocentesca villa Torlonia, la fastosa residenza dei ricchi banchieri di origine abruzzese che diventerà anche la dimora privata di Benito Mussolini, incontriamo altri obelischi moderni, tributo moderno alla tradizione egizia.

A far erigere due colossi in granito rosa, di oltre dieci metri, escluso i basamenti, fu l’architetto Giuseppe Valadier che dal 1806 aveva, per volontà del banchiere Giovanni Raimondo Torlonia, iniziato la costruzione della villa, sull’ampio terreno acquistato dai Colonna.

La scelta di inserire negli eleganti giardini della villa due obelischi rientrava, perfettamente, nel progetto neoclassico a cui si ispirava l’intero complesso dei Torlonia, caratterizzato da imponenti colonne, paraste marmoree e un ampio pronao di stampo palladiano.

Obelisco di Villa Torlonia

Obelisco di Villa Torlonia

In origine, in realtà, il desiderio del principe Torlonia era quello di avere due obelischi originali e per questo scrisse al viceré d’Egitto.

Ma dall’Egitto non arrivarono non solo i desiderati obelischi ma neppure alcuna risposta.

Il principe non volendo rinunciare alla primigenia idea, provvide il altro modo, autorizzando il prelevamento presso la cava di Baveno, sul lago Maggiore, del marmo rosa con cui avrebbe fatto realizzare i due anelati obelischi.

Trasportare, tuttavia, i due colossi in marmo a Roma non fu un’operazione delle più semplici.

Il viaggio iniziò nella primavera del 1839 e si concluse diversi mesi dopo. Il 9 gennaio 1840, dopo 2880 chilometri, i due monoliti arrivarono finalmente a destinazione, per la gioia del principe Torlonia e dei tanti ospiti presenti all’evento.

Ma prima di innalzare i due colossi si dovette procedere a incidere i geroglifici che gli scalpellini realizzarono sulla base di alcuni calchi degli obelischi egiziani di San Giovanni in Laterano e di Piazza del Popolo.

Solo nella primavera del 1840, il 23 aprile e il 28 maggio, a un anno, quindi, dall’inizio del periglioso viaggio, i due colossi poterono finalmente svettare nei giardini di Villa Torlonia che in seguito ospiteranno, anche, l’originalissima Casina delle Civette.

L’OBELISCO DI VILLA BORGHESE

In un’altra villa romana, la più celebre fra tutte, villa Borghese, svettano altri due obelischi moderni. A volerli fu il principe Camillo Borghese, noto, anche, per essere il marito della celebre Paolina, la fascinosa sorella di Napoleone che lo scultore Antonio Canova immortalò in una sua celeberrima scultura.

Il rampollo dell’antica e potente famiglia romana, omonimo di quel Camillo Borghese che il 16 maggio 1605 assurse al soglio petrino con il nome di Paolo V, nel 1831 incaricò l’architetto e archeologo Luigi Canina di realizzare un’architettura che collegasse l’area della villa da secoli di proprietà della famiglia con quella di recente acquisita e che lambiva le imponenti mura Aureliane.

L’architetto piemontese per la sua realizzazione si ispirò alla tradizione egiziana, innalzando ai due lati del viale, oggi intitolato a Fiorello la Guardia, due obelischi con tanto di geroglifici su una delle quattro facciate, dando, così, vita scenograficamente alla Porta Egizia di villa Borghese.

GLI OBELISCHI DI VIA DELLA CONCILIAZIONE

Questo tour alla ricerca degli obelischi moderni di Roma ci porta in via della Conciliazione, l’imponente viale realizzato a partire dal 1936 a seguito della distruzione della spina di Borgo, complessa operazione fortemente voluta da Mussolini e affidata all’architetto Marcello Piacentini.

Gli obelischi di Villa Borghese e di Via della Conciliazione

Gli obelischi di Villa Borghese e di Via della Conciliazione

Nel 1950, in occasione dell’Anno Santo, via della Conciliazione fu oggetto di un nuovo intervento architettonico consistente nella collocazione di singolari lampioni con le fattezze, ovviamente, di scenografici obelischi, riproduzioni in travertino del più celebre obelisco Vaticano, l’originale egizio fatto innalzare secoli addietro in piazza San Pietro per volontà di papa Sisto V.

La decisione di elevare questi originali lampioni fu dettata, in particolare, da motivazioni architettoniche.

I due filari di obelischi, dodici per lato, tendono, infatti, a camuffare l’irregolarità di via della Conciliazione, dovuta all’impossibilità al momento della realizzazione di abbattere alcuni palazzi storici che si affacciavano sulla discussa arteria in asse con la basilica petrina.

L’OBELISCO DI MARCONI (OBELISCO DELL’EUR)

Più o meno coevo ai lampioni di via della Conciliazione, ma solo per quanto riguarda il suo innalzamento, è l’obelisco di piazza Guglielmo Marconi, su via Cristoforo Colombo.

A volere un obelisco che eternasse la fama di Guglielmo Marconi, fu Benito Mussolini.

Questi commissionò l’opera allo scultore carrarese Arturo Dazzi, già noto per aver realizzato a Roma il monumento a Enrico Toti e a Brescia, in piazza della Vittoria, l’imponente Era fascista, una colossale statua di un uomo nudo; i genitali furono in seguito occultati da una foglia di vite in alluminio su pressione del vescovo locale, che la fantasia bresciana ribattezzò subito il Bigio.

Mussolini, tuttavia, non vide mai completato l’obelisco di Marconi.

L'obelisco Marconi e l'obelisco Novecento

L’obelisco Marconi (al centro) e l’obelisco Novecento

L’entrata in guerra dell’Italia nel giugno 1940 determinò la sospensione sine die dei lavori dell’Eur42, lo scenografico quartiere che avrebbe celebrato l’edizione dell’Esposizione internazionale del 1942 e il ventennale della marcia su Roma.

Dell’opera di Arturo Dazzi per diversi anni si persero le tracce.

Nel dicembre del 1959, però, dopo che anni prima si era addirittura ipotizzata la demolizione della parte di obelisco realizzato (Dazzi aveva completato i primi due registri) quel colosso in cemento, corredato da 92 pannelli in marmo di Carrara che raffigurano le imprese del fisico bolognese, svettò, finalmente nei cieli di Roma.

A permettere il completamento dell’obelisco dell’Eur, alto ben 45 metri, furono i finanziamenti per le Olimpiadi del 1960 che si sarebbero tenute a Roma, per l’occasione, oggetto di un profondo maquillage che coinvolse anche il quartiere dell’Eur.

L’OBELISCO MUSSOLINI AL FORO ITALICO

Fra tutti gli obelischi moderni di Roma il più famoso ma anche il più discusso è senza dubbio quello che si innalza nel complesso del Foro italico, a due passi dallo Stadio Olimpico.

Stiamo parlando, ovviamente, dell’obelisco dedicato a Benito Mussolini.

Eretto nel 1932, in quello che durante il regime fascista si chiamava Foro Mussolini, quel colosso di marmo di Carrara, alto oltre 36 metri con inciso in bella evidenza su una delle facciate il nome del capo fascista, ebbe fin dall’inizio una vita non facile.

Le cronache dell’epoca, infatti, raccontarono minuziosamente le varie procedure che portarono quell’imponente monolite dalle cave di Carbonera, sulle Alpi Apuane, fino alle pendici del Tevere, dove fu lavorato dall’architetto Costantino Costantini, responsabile dell’opera.

L'obelisco Mussolini al Foro Italico a Roma

L’obelisco Mussolini al Foro Italico a Roma

Il viaggio iniziò ufficialmente il 25 novembre 1928, quando l’immenso pezzo di marmo, opportunamente assicurato in una solida armatura, per la cui realizzazione furono impiegate 50 tonnellate di legno e ben 14 di ferro, mosse i suoi primi, pesanti passi destinazione Roma.

Adagiato su appositi binari, accuratamente oliati, grazie alla trazione esercitata da sessanta paia di buoi, il prezioso carico raggiunse il mare dove, ad attenderlo, c’era “l’Apuano”, un enorme galleggiante, appositamente costruito dalla Marina Militare, che prese il largo in direzione di Fiumicino.

Dalla cittadina marinara alle porte di Roma, il futuro obelisco fu lentamente condotto su una grossa chiatta che risalì il Tevere fino al complesso del Foro Mussolini, dove arrivò integro il 6 maggio 1932.

Il 4 novembre di quello stesso anno, alle ore 14.20 in punto, l’obelisco veniva inaugurato alla presenza, ovviamente, di un quanto mai entusiasta Benito Mussolini.

L’OBELISCO NOVECENTO

Meno perigliosa fu certamente la genesi dell’obelisco Novecento, il più giovane di tutti i moderni colossi capitolini.

Inaugurato il 23 ottobre 2004, alla presenza del suo creatore, lo scultore Arnaldo Pomodoro, fratello del più celebre Giò, l’obelisco, fin dal materiale utilizzato, rappresentò un evidente rottura con la tradizione degli obelischi.

L’opera, infatti, realizzata in bronzo e collocata nell’ampio piazzale dedicato a Pier Luigi Nervi e prospicente il Palazzo dello Sport, non presentò la tipica forma classica degli obelischi, bensì una spirale crescente che si avvolge intorno a un cilindro centrale.

La particolare forma fu spiegata dallo stesso scultore che sottolineò come quelle volute rappresentassero «i grovigli del nostro vivere, ciò che ha significato questo secolo.»

 

Per approfondire:

Leggi anche:

A spasso tra gli antichi obelischi di Roma (parte prima)
A piedi per Roma tra un obelisco e l'altro (seconda parte)