Ombre: in prosa i quadri di Hopper, il pittore della solitudine

Nighthawks (I nottambuli) di Edward Hopper (1942)

Ombre è uno dei libri più originali che abbia mai letto. Trovo che il folle e riuscito tentativo di coniugare l’arte con la letteratura, mischiare i colori con le parole, in un’atmosfera impregnata dall’odore acre della trementina, sia un esperimento bellissimo e geniale. Da una parte alcuni dipinti di Edward Hopper, dall’altra le penne di famosi scrittori, in mezzo l’idea di Lawrence Block, dare una storia all’immobilismo unico delle tele del grande pittore americano. Perché i quadri di Hopper, come dice lo stesso Block nella prefazione al libro, «sono un momento sospeso nel tempo, un istante con un passato e un futuro che lo spettatore è chiamato a rintracciare».

Tre degli autori della raccolta di racconti "Ombre": da sinistra Lee Child, Joe R. Lansdale e Stephen King

Tre degli autori di “Ombre”: da sinistra Lee Child, Joe R. Lansdale e Stephen King

A cercare di scovare il prima e il dopo che quelle tele evocano, ci provano scrittori del calibro di Stephen King, Michael Connelly, Jeffery Deaver, Joe R. Lansdale, Lee Child, Joyce C. Oates e tanti altri. Tredici quadri, tredici storie, tredici mondi da esplorare, condotti per mano da inventori di racconti, descrittori di sogni. E allora dipinti celebri come SummerEvening, Soir Bleu, Nightawks, Rooms by the Sea, Automat, Eleven A.M. e diversi altri, magicamente prendono vita e i loro immobili e muti protagonisti improvvisamente si animano, parlando con la voce di chi, prima che scrittore, è stato ammiratore di Hopper e del suo modo incredibile di rappresentare la solitudine.

Inventare una storia partendo da un quadro, trarre ispirazione dall’arte, specie quando questa apparentemente non racconta ma sussurra pensieri, suggerendo parole e dispensando emozioni, è un modo sorprendente di fare letteratura. Ombre è una matrioska di episodi, in cui tradimenti, abbandoni, amori spezzati e delitti si mescolano, tratti di vita legati dal sottile e inafferrabile filo rosso della pittura.

Ombre è una tavolozza completa di cui ogni scrittore si serve per dipingere la sua personalissima interpretazione di Hopper, dando vita a coloratissimi e originali quadri. Chi, estasiato davanti a una tela di Hopper, non si è mai interrogato, anche solo per un fugace attimo, su cosa quei volti muti, quelle atmosfere cristallizzate celassero davvero? Chi non ha provato a immaginare cosa davvero guardasse la ragazza nuda davanti alla finestra, o cosa passasse per la testa alla pensosa donna seduta al tavolino di un bar? Blok semplicemente lo ha fatto. E allora una sala semivuota di un piccolo cinema si anima, due ragazzi che a malapena si guardavano, iniziano a parlarsi, a raccontarsi e a fidarsi e una donna che si spoglia sotto le algide luci di un locale, ritrova emozioni che pensava di aver perduto.

Ombre, edito da Einaudi, è tutto questo e molto di più; è un affascinante viaggio nell’universo solitario di Edward Hopper, uno dei più narrativi pittori di sempre. Leggere Ombre è tentare di entrare in quegli enigmatici dipinti, provando a vivere le storie, le emozioni, gli attimi di quei silenti e indimenticabili protagonisti.

A Emily che come me amerebbe questo libro.

 

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