La chiesa di Santa Maria Annunziata del Gonfalone a Roma, meglio nota come l’Oratorio del Gonfalone, è uno scrigno pittorico di rara bellezza, dove è celato un ciclo di affreschi legati alla Passione di Cristo tra i più belli e meglio conservati di tutta la storia dell’arte, un capolavoro assoluto da far meritare a questa chiesa l’appellativo, per nulla esagerato, di Sistina manierista.

STORIA DELL’ORATORIO DEL GONFALONE E DELLA SUA CONFRATERNITA

L’Oratorio del Gonfalone, si trova al civico 32 di via del Gonfalone, una traversa di via Giulia, il lungo rettilineo voluto da papa Giulio II e affidato, per la sua realizzazione, al devoto Bramante.

La chiesa sorge sulle fondamenta della medievale Santa Lucia in Xenodochio, un antico oratorio destinato a ospitare i moltissimi pellegrini che affluivano a Roma e che in seguito viene ribattezzata Santa Lucia Vecchia per distinguerla da un’altra omonima chiesa, eretta nella vicina via dei Banchi Vecchi.

La costruzione dell’Oratorio del Gonfalone, originariamente dedicato ai Santi Pietro e Paolo, inizia nel 1544 ma, con l’affidamento della chiesa alla Compagnia del Gonfalone, l’edificio viene intitolato a Santa Maria Annunziata del Gonfalone.

La storia della chiesa si lega a filo doppio con quello della Compagnia stessa, una delle più rinomate nella città dei papi e le cui origini affondano in pieno Medioevo.

È, infatti, papa Clemente IV, nel 1267, a riconoscere ufficialmente la Compagnia, il cui impegno si esplica, in particolare, nell’ambito dell’assistenza carceraria.

Nel corso dei secoli la Compagnia del Gonfalone si trasforma prima in Confraternita e poi in Arciconfraternita, un’evoluzione confermata anche dal privilegio concesso da papa Giulio III, a partire dal 1550, di poter ottenere la liberazione di un carcerato a patto, però, di provvedere al suo rinserimento nella società civile, una concessione considerevole alla quale si aggiunge, in seguito, quella di poter chiedere il riscatto dei cristiani in mano agli islamici.

La crescente popolarità e importanza della Confraternita del Gonfalone, il cui nome trae origine dallo stendardo papale che gli appartenenti espongono durante le loro processioni durante la Cattività avignonese (un modo per ribadire la sovranità papale su Roma nonostante la forzata permanenza ad Avignone) raggiunge l’acme proprio con la decorazione della chiesa, conclusasi 1580, quando ogni spazio interno è praticamente affrescato.

IL CICLO PITTORICO DELL’ORATORIO DEL GONFALONE A ROMA

Dall’esterno la chiesa dell’Oratorio del Gonfalone, con la sua facciata semplice, a due ordini, opera del ticinese Domenico Castelli, non lascia minimamente immaginare quale meraviglia si celi al suo interno.

Entrando, infatti, nella navata unica, sormontata dallo splendido soffitto ligneo, opera di Ambrogio Bonazzini in cui è raffigurato, oltre che lo stemma dei Farnese anche la Vergine tra San Paolo e San Pietro, ecco che lo sguardo viene letteralmente rapito da un trionfo pittorico di rara bellezza, completamente dedicato alla Passione di Cristo, voluto, a partire dal 1569, dal cardinale Alessandro Farnese.

L’inziale progetto decorativo viene affidato dal cardinal al parmense Jacopo Zanguidi, detto il Bertoja che, però, ben presto, è costretto a lasciare l’Oratorio del Gonfalone, per trasferirsi a Caprarola, per sovraintendere alla decorazione del palazzo di famiglia dei Farnese.

La rinuncia del Bertoja è, per certi aspetti, un vantaggio, perché da quel momento in poi si alternano nel cantiere dell’Oratorio del Gonfalone diversi artisti, molti di loro appartenenti alla scuola emiliana; ognuno apporrà la propria firma, il proprio personalissimo stile, tutti, però, rispettosi dell’omogeneità pittorica dell’intero ciclo di affreschi.

L’opera, infatti, si contraddistingue per un’uniformità leggibile, oltre che nella narrazione evangelica, anche  nell’intelaiatura architettonica, segnata dalle colonne tortili che incorniciano i dodici pannelli e dalle figure di profeti e sibille, alternate fra loro, secondo un gusto tipico dell’epoca, sormontanti i singoli racconti della Passione di Cristo.

Tra i tanti artisti che lavorano per realizzare uno dei più alti esempi della pittura manierista, ci sono, tra gli altri, Raffaellino da Reggio, Federico Zuccari, Cesare Nebbia, Marcantonio dal Forno, Marco Pino e Lucio Agresti.

GLI EPISODI DELLA PARETE SINISTRA

Il ciclo di affreschi, ispirato per stile e realizzazione agli ideali etici ed estetici della Controriforma, si compone di dodici riquadri, tutti raffiguranti episodi legati alla Passione di Gesù, dall’entrata in Gerusalemme fino alla resurrezione di Cristo, di fatto una Via Crucis in pittura.

Bertoja, L'entrata di Gesù in Gerusalemme

A destra particolare de “L’entrata di Gesù in Gerusalemme” di Bertoja

Il primo episodio (la lettura del ciclo inizia, dando le spalle all’altare, da sinistra verso destra) viene realizzato dal Bertoja che dipinge L’entrata di Gesù in Gerusalemme, episodio, sormontato dalla figura del profeta Zaccaria e della sibilla Eritrea.

A seguire ecco l’Ultima Cena, opera firmata dal forlivese Livio Agresti, in cui emerge, tra i vari personaggi raffigurati, quello di Giuda, riconoscibile per la mano sinistra che stringe avidamente un sacchetto verde e per lo sguardo con cui scruta lo spettatore.

Oratorio del Gonfalone a Roma, "L'ultima cena" di Livio Agresti

“L’ultima cena” di Livio Agresti

Il terzo pannello, opera di Cesare Nebbia, narra l’episodio in cui Cristo prega nell’Orto degli Ulivi, mentre il successivo, firmato dall’emiliano Marcantonio del Forno, racconta la Cattura di Cristo. Si tratta, in vero, di, uno dei pannelli più suggestivi di tutto il ciclo, contraddistinto da un incantevole notturno, in cui si scorge, in alto a destra, una luna a falce che lesta si fa strada tra le dense nuvole grigie.

Marcantonio del Forno, "La cattura di Cristo"

Marcantonio del Forno, “La cattura di Cristo”

Di grande impatto è anche il quinto episodio, Cristo davanti a Caifa, dipinto da Raffaello Motta, meglio noto come Raffaellino da Reggio, altro rappresentante di quella Scuola emiliana, largamente presente nella decorazione dell’Oratorio del Gonfalone, un artista che a Roma si era già fatto apprezzare per gli affreschi della chiesa dei Santi Quattro Coronati.

I PANNELLI DELLA CONTROFACCIATA E LA GRANDE TELA RAFFIGURANTE MARIA

La controfacciata dell’Oratorio del Gonfalone è affrescata da altri due episodi della Passione, La Flagellazione di Cristo e L’incoronazione di spine. Il primo, dipinto nel 1573, si tratta dell’unica data presente sulle pareti della chiesa, è opera di Federico Zuccari, pittore che aveva mostrato il suo talento non solo a Roma, presso la chiesa di San Marcello al Corso ma anche nello splendido duomo di Orvieto e, prima ancora, a Venezia, dove lavora alla decorazione della Cappella Grimani, in San Francesco della Vigna.

L’altro pannello, sormontato dal consueto profeta e dalla sibilla, dipinti da Matteo da Lecce, narra uno degli episodi più drammatici della Passione, quello in cui viene posta sul capo di Cristo la corona di spine, opera del pittore orvietano Cesare Nebbia.

I due episodi sono inframezzati dalla grande tela, raffigurante la Vergine che accoglie sotto il suo manto i membri dell’Arciconfraternita e li presenta alla SS. Trinità, opera di Cesare Renzi, e realizzata nel 1575.

GLI EPISODI DELLA PARETE DI DESTRA

Il primo dei cinque pannelli che affrescano la parete di destra riproduce l’episodio dell’Ecce Homo, opera ancora di Cesare Nebbia, uno degli artisti più presenti di tutto il ciclo, che dipinge anche il soprastante profeta e la sibilla.

Quindi è la volta della Salita al Calvario di Livio Agresti a cui segue l’episodio della Crocefissione, affresco, molto probabilmente, del pittore Guidonio Guelfi, allievo dell’Agresti, opera di indubbio valore, anche se non totalmente apprezzabile a causa di una vistosa parte mancante, dovuta, molto probabilmente agli effetti nefasti della finestra posta proprio sopra l’affresco.

Concludono la narrazione della Passione gli ultimi due episodi, quello della Deposizione dalla Croce e della Resurrezione di Cristo, realizzati da Giacomo Rocca, allievo del più noto Domenico da Volterra e da Marco Pino, pittore toscano, ideale allievo di Michelangelo che dipinge un’opera unanimemente riconosciuta come tra le più belle di tutto il ciclo pittorico.

L’ORGANO E LA PALA D’ALTARE

La visita a questa piccola ma incantevole chiesa si conclude con altri due elementi degni di nota: l’organo posto sull’altare e, soprattutto, la tela che impreziosisce l’altare stesso.

Il piccolo organo, per la precisione un positivo (il termine deriva dal latino ponere che significa portare, un organo positivo, infatti, ha il pregio di essere facilmente trasportato, date le sue ridotte dimensioni) fu portato negli anni Sessanta del secolo scorso dal primo direttore del coro polifonico dell’Oratorio del Gonfalone, il M° Gustavo Tosato.

Oratorio del Gonfalone, gli orari

A sinistra l’organo e la pala d’altare, al centro “La flagellazione di Cristo” di F. Zuccari, a destra la facciata

Ancora oggi esiste il coro polifonico, vanto della chiesa che possiede un’acustica meravigliosa, apprezzabile attraverso i numerosi concerti che caratterizzano la stagione musicale del Gonfalone.

L’altro elemento che arricchisce l’altare della chiesa è la tela raffigurante la Crocifissione di Cristo.

Si tratta di un’opera ad ampio respiro, in cui, oltra a Gesù in croce si notano altre figure, come quella di Maria, svenuta per l’indicibile dolore provocato dalla morte del figlio e, sul lato opposto, quelle di alcuni soldati che si vorrebbero dividersi fra loro il mantello di Cristo.

Nella tela, poi, si notano altri tre personaggi, presenti nella parte in basso a sinistra che, in teoria, con il racconto evangelico non c’entrerebbero nulla. Sono, nello specifico, di un religioso e di una coppia, un uomo e una donna, vestita con un abito bianco che è quello tipico dei membri della Confraternita del Gonfalone, il riconoscimento del pittore ai “proprietari” della chiesa.

A proposito dell’Oratorio del Gonfalone, il grande storico dell’arte Claudio Strinati ha detto:

«L’Oratorio potrebbe essere inteso come la Cappella Sistina della Controriforma, perché quella è l’epoca in cui fu creato, e qui si respira lo spirito della Controriforma, vale a dire l’unità del popolo cristiano dopo la vittoriosa Battaglia di Lepanto, come se i pittori avessero voluto suggerire il concetto della concordia.»

INFO E ORARI SULL’ORATORIO DEL GONFALONE

Per il programma dei concerti o per visitare la chiesa si può consultare il sito ufficiale dell’oratorio.

L’ingresso per assistere ai concerti è da via del Gonfalone 32, mentre quello per visitare la chiesa è da vicolo della Scimia 1 B.

 

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