Paestum appare maestosa lungo la via pedonale che conduce all’accesso del sito archeologico. I suoi tre templi portano con eleganza e nobiltà i loro 2500 anni; si tratta di edifici che hanno vissuto gli sconvolgimenti sociali e naturali che hanno colpito questa terra e che sono giunti fino a noi, nell’alternanza delle popolazioni che si sono succedute nell’antichità: i Greci, i Lucani, i Romani.

PAESTUM, VIAGGIO TRA I SUOI TEMPLI

Secondo lo storico e geografo dell’antica Grecia Strabone, la città di Paestum sarebbe sorta dopo la fuga di alcuni coloni achei installatisi a Sibari che, risalendo la penisola, si sarebbero stanziati lungo la piana del Sele.

La città greca di Poseidonia, questo il nome ancestrale di Paestum, sarebbe stata fondata intorno al 600 a.C. su un territorio confinante a nord con gli Etruschi campani e ad est con il popolo dei Lucani.

Il forte sviluppo architettonico della polis ed il commercio prospero sia via mare che via terra resero la città di Poseidonia ricca e benestante.

Il parco archeologico di Paestum

Il parco archeologico di Paestum

È sotto i Greci che il nucleo abitativo conobbe il suo massimo splendore, in coincidenza della distruzione della colonia di Sibari ad opera di Crotone e di una minore pressione da parte degli Etruschi. Così tra il VI ed il V secolo a.C. furono costruiti alloggi e case, vennero pavimentate le strade e fondati i templi per venerare le divinità.

Ma sul finire del V secolo a.C., tra il 420 ed il 410 a.C., le pressioni dei popoli italici si fecero sentire sempre di più e Poseidonia dovette arrendersi al popolo lucano che dall’entroterra si spostò verso il mare e che la governò fino all’arrivo dei Romani nel III secolo a.C.

La città in quel periodo assunse il nome di Paistom, abbracciando i costumi ed i gusti del popolo italico.

I sepolcri delle necropoli lucane rinvenute nell’area archeologica erano ricchi di particolari e descrivevano le battaglie che il defunto aveva condotto nonché le armi che aveva indossato. A questo si aggiungeva il gusto per gli elementi fantastici che vedevano la presenza di animali favolosi, chimere e demoni.

Nel 273 a.C. Paistom venne, infine, conquistata dai Romani e divenne Paestum, la città che era oramai divenuta alleata dell’Urbe e che ebbe modo di fornire navi alla nascente potenza durante le guerre puniche.

Il centro abitato si arricchì di edifici dalla chiara impronta romana come templi dedicati alle divinità venerate nell’Urbe e come l’anfiteatro. Paestum ha superato e varcato i limiti del tempo, grazie alla sua riscoperta nella metà del Seicento, divenendo in quel secolo e soprattutto nel successivo una delle mete preferite del Grand Tour, il viaggio che i rampolli dell’aristocrazia europea intraprendevano per perfezionare la conoscenza della civiltà e dell’arte classica.

Quando nell’area archeologica giunsero vari studiosi, tra i quali ricordiamo Piranesi ed il Winckelmann, non si aveva ben chiaro a chi fossero dedicati i tre edifici sacri che imponenti caratterizzavano il sito. Tanto che vennero attribuiti ad alcune divinità che poi si sono rivelate errate. Ma il nome con cui ancora oggi, talvolta, questi templi vengono chiamati si porta dietro quell’errore.

PAESTUM, COSA VEDERE NELL’AREA ARCHEOLOGICA

Paestum, l'area archeologica

Paestum, l’area archeologica

Ma procediamo con ordine partendo dal santuario meridionale, quello in cui si trovano il tempio di Nettuno e la basilica. Situato a sud dell’agorà, divenuto foro in epoca romana, questo settore è dominato dalla presenza dei due templi dorici. Il più antico, risalente al VI secolo a.C., viene ancora oggi chiamato con il nome di basilica, anche se sappiamo con certezza che la sua funzione non era di certo quella di ospitare le funzioni civili.

La mancanza del frontone spinse gli storici e gli eruditi che nel Settecento si avventurarono in terra cilentana a ritenere l’edificio adibito alle riunioni di cittadini e all’esercizio della giustizia. Con le sue 18 colonne sul lato lungo e le sue 9 sul lato corto abbellite con capitelli molto schiacciati, il tempio in realtà doveva essere dedicato ad Era (la Giunone romana) e forse a suo marito Zeus. Ce lo dicono i molti ex voto rinvenuti in quest’area, le iscrizioni HE ed HER rinvenute sulle coppe e la bellissima statua in terracotta del dio dell’Olimpo oggi esposta nel museo di Paestum.

Il secondo tempio, cosiddetto di Nettuno, è tra gli edifici in stile dorico meglio conservati in Magna Grecia. È stato costruito tra il 480 ed il 460 a.C. e prende il suo nome dall’erronea attribuzione che ne diedero gli eruditi del Settecento. Oggi sappiamo che l’edificio religioso era probabilmente legato al culto di Apollo, anche se alcuni studiosi ritengono che potesse essere dedicato a Zeus o ad Era. Ad est si trovano le fondazioni del primo altare, a cui poi se ne aggiunse un secondo in epoca romana.

Nel settore settentrionale si trova, invece, il tempio di Atena, un tempo erroneamente attribuito al culto di Cerere, che venne realizzato alla fine del VI secolo a.C. Oggi sappiamo con certezza che l’edificio sacro era dedicato ad Atena perché in quest’area sono stati rinvenuti numerosi elmi ed armi offerti alla dea della guerra.

Sempre riferibile al primo periodo greco è l’heroon, l’edificio che conservava i resti dell’ecista, il fondatore della città, e l’ekklesiasterion che con i suoi gradini intagliati ospitava le riunioni dei cittadini pestani. Vicino ad essi troviamo innestati gli elementi latini: il foro rettangolare circondato dagli edifici pubblici, il comitium, il tempio della Pace, le terme e l’anfiteatro, tagliato in due parti dalla via delle Calabrie (oggi è una strada statale), fatta costruire nella prima metà dell’Ottocento dal Re di Napoli.

Paestum, affresco della Tomba del Tuffatore

Paestum, affresco della Tomba del Tuffatore

Le sorprese non sono ancora finite perché il Museo Archeologico Nazionale di Paestum ospita numerosi reperti archeologici che attirano l’attenzione dei visitatori. Tra questi incanta la tomba del tuffatore, un reperto databile al 480-470 a.C. che è una pietra miliare per l’arte classica perché si tratta dell’unica tomba affrescata in una città greca precedente al IV secolo a.C.

Sulle pareti laterali si trovano scene di simposio con uomini e ragazzi distesi sui propri triclini che tengono in mano le coppe per bere. Ciò che stupisce non è tanto il tema classico del simposio quanto quello che è stato dipinto sulla copertura della tomba.

Sulla lastra che chiudeva il sacello, infatti, è raffigurato un giovane uomo che si tuffa verso uno specchio d’acqua, probabilmente un’immagine metaforica del passaggio dalla vita alla morte. Sappiamo che i pittori greci di quel periodo raffiguravano scene di vita reale o legate alla mitologia classica mentre era del tutto sconosciuta una pittura metaforica ed allegorica.

Questa tomba, quindi, rappresenterebbe un unicum nella storia dell’arte greca di quel periodo anche se recentemente studiosi ritengono probabile che l’influenza dei vicini popoli etruschi e lucani abbia fornito spunti per realizzare questa meraviglia dell’arte figurativa.

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