Palazzo Bonaparte a Roma sorge nella centralissima piazza Venezia, oggi come ieri snodo viario fondamentale della Capitale. Il suo nome è legato alla madre di Napoleone, Maria Letizia Ramolino, per tutti Madame Mère.

LA STORIA DI PALAZZO BONAPARTE

La storia di Palazzo Bonaparte ha inizio nel 1657 quando i marchesi Giuseppe e Benedetto D’Aste decidono di farsi costruire un nuovo palazzo che rappresenti al meglio il loro rango. Affidano l’incarico all’architetto romano Giovanni Antonio De Rossi che nella città dei papi ha già realizzato opere importanti. Sue sono Santa Maria in Publicolis, su commissione del cardinale Marcello Santacroce, Palazzo Muti Bussi, la chiesa di San Rocco, Palazzo Altieri e la Cappella ovale del Palazzo del Monte di Pietà.

Il luogo scelto dai marchesi è quello di Piazza Venezia dove posseggono già delle proprietà. Si tratta di uno dei luoghi più importanti di Roma, uno dei salotti buoni della Città Eterna.

Quando nel 1677, dopo vent’anni di lavori, il palazzo è completato, la soddisfazione dei committenti è assoluta. Il palazzo realizzato dal De Rossi, con la sua elegante facciata, celebra nel modo migliore la famiglia D’Aste, il cui prestigio negli ultimi decenni si è decisamente accresciuto.

Palazzo Bonaparte

Interni di Palazzo Bonaparte

Originari di Albenga, i D’Aste, a partire dal XVII secolo, si sono imposti sulla scena romana anche grazie alla loro munificenza di cui hanno beneficiato diversi settori della società romana. Degna di nota è in particolare la decisione dei D’Aste di provvedere al grandioso restauro di Santa Maria in Lata su via del Corso, una chiesa particolarmente cara ai romani.

Nel 1760 il palazzo passa di mano, ad acquistarlo sono i Rinuccini. Si tratta di una nobile e antica famiglia originaria del Valdarno ma che dal XIII si è stabilmente trasferita a Firenze, inserendosi di diritto nella complessa e ricca società fiorentina.

A volere il palazzo è Folco Rinuccini, marchese di Baselice e figlio del più celebre Carlo che aveva ricoperto diversi incarichi diplomatici per i Medici.

Questi si innamora dell’elegante facciata del palazzo e dell’armoniosa architettura, un perfetto compromesso fra tradizione rinascimentale e innovazione barocca.

LA PROPRIETARIA PIÙ PRESTIGIOSA: MADAME MÈRE

Nel 1818 il palazzo cambia nuovamente padrone. Ad acquistarlo è Maria Letizia Ramolino, meglio nota come Madame Mère, la madre di Napoleone. La donna, che del cosiddetto clan Bonaparte è stata indiscutibilmente l’artefice, la guida e la principale consigliera, dopo aver tentato, invano, di ottenere la libertà di Napoleone, confinato a Sant’Elena, si trasferisce a Roma.

Anche dalla città del papa Madame Mère continua a sperare di rivedere il figlio. Scrive talmente tante suppliche, tutte senza esito, che il poeta Carducci la definisce la “Niobe corsa”, la mitologica figlia di Tantalo che pianse senza fine la morte dei suoi figli.

Madre di Napoleone Bonaparte

Al centro Maria Letizia Ramolino, la madre di Napoleone Bonaparte

Maria Letizia sa bene che per il figlio non ci sarà più un futuro, che da quell’isola sperduta nell’Atlantico Napoleone, al contrario di quanto fatto all’Elba, non potrà più scappare, per questo decide di ritirarsi da tutto e tutti. Sceglie Roma, la città che Napoleone aveva destinato al figlio, volendo trasformarla nella seconda città del suo impero.

Nella sua nuova residenza romana va a vivere nelle stanze al primo piano di palazzo Bonaparte, il cosiddetto piano nobile, destinando il secondo agli ospiti, a quei parenti, e sono molti, che transitando a Roma vanno spesso ad omaggiare Madame Mère.

Al piano terra, invece, vengono installati i magazzini e le scuderie, mentre all’ultimo, sotto il tetto spiovente, al centro del quale è collocata la mansarda, vanno a vivere i membri della piccola corte di Maria Letizia.

Le giornate della mamma di Napoleone all’interno del palazzo trascorrono seguendo un rigoroso e immutabile spartito. La donna, che ha già compiuto 68 anni, esce di rado e quando lo fa, si limita a una breve passeggiata sul Corso. Poi, dopo il 1830, quando a seguito di una caduta si rompe il femore, praticamente non esce più, preferendo stare rinchiusa nelle sue stanze che fa arredare elegantemente, con mobili di pregio e preziosi tappeti.

Un vezzo di Maria Letizia sono i fiori che non mancano mai. Li fa comprare ogni giorno, li vuole colorati e profumatissimi.

Mini guida di Roma: da piazza Venezia al Teatro Marcello

I ricevimenti a Palazzo Bonaparte a Roma avvengono nell’ambiente più grande dell’edificio. Si tratta un grande salone, le cui pareti sono affrescate con scene mitologiche, tra cui spiccano quelle dedicate a Diana e a Bacco, il dio del vino.

Ma la stanza più preziosa di tutto il palazzo è certamente quella da letto che Maria Letizia trasforma in una sorta di vero e proprio museo di famiglia. Posiziona il ritratto di Napoleone realizzato dal David, il busto in marmo di suo nipote, lo sfortunato Re di Roma, il ritratto del marito Carlo e principalmente, dopo la morte di Napoleone, la celeberrima brandina, il letto da campo su cui il figlio dormì praticamente sempre, anche quando avrebbe potuto tranquillamente beneficiare di ampi e preziosi letti.

La fa collocare in un angolo della stanza, un modo per sentire quel suo figlio ancora vicino. In quella stanza, chiamata anche sala della cornucopia per la decorazione del soffitto, Madame Mère trascorre buona parte della giornata, quando non sta nella piccola cappella del palazzo o sul celebre balconcino.

L’ambiente più caratteristico e più caro a Maria Letizia di tutto Palazzo Bonaparte a Roma, che si contraddistingue anche per l’elegante altana sui cui campeggia la scritta Bonaparte, è senza dubbio il balconcino chiuso.

IL BALCONE DI PALAZZO BONAPARTE E LA LEGGENDA DEL FANTASMA 

Impossibile, mirando l’elegante architettura di Palazzo Bonaparte a Roma, da qualsiasi punto d’osservazione, non notare il celebre balconcino verde che aggetta all’angolo fra Piazza Venezia e via del Corso.

Si tratta di uno dei balconi storici più famosi di Roma, di certo, fra quelli coperti, il più celebre.

In questo ambiente, lungo e stretto, chiuso da persiane di colore verde con apertura a vasistas da cui scrutare la città, si accede da una portafinestra trattata alla pompeiana da un raffinato decoratore neoclassico, probabilmente lo stesso che provvede a decorare il soffitto del balcone e la panca che corre per tutta la lunghezza del bussolotto.

Riparata dagli sguardi di curiosi Maria Letizia trascorre molte ore su quell’originale balcone di Palazzo Bonaparte, accanto alla fedele dama di compagnia Rosa Mellini, non perdendosi neppure un particolare della brulicante vita sottostante. È, infatti, l’unico balcone del palazzo, al contrario del precedente edificio, costruito nel medioevo, che possedeva diversi balconi, posti privilegiati per ammirare uno degli spettacoli più celebri e attesi dai romani: il carnevale romano.

Ma per Maria Letizia il tempo degli scherzi, della vita mondana, dell’allegria è definitivamente passato, specie all’indomani della morte di Napoleone, avvenuta il 5 maggio 1821.

Una imperitura leggenda racconta che la notte del 5 maggio uno strano visitatore incontra Maria Letizia. L’uomo, ben vestito e dai toni gentili, nel salutare Madame Mère, le annuncia nel modo più delicato possibile, la morte dell’amato figlio:

«Nel momento in cui vi parlo Sua Maestà Napoleone è liberato dalle sue pene ed è felice.»

Poi, come per magia, quel singolare viandante svanisce nel nulla, lasciando nella donna la sensazione di aver parlato con lo spirito dello stesso Napoleone.

DA DIMORA PRIVATA A SEDE MUSEALE

Il 2 febbraio 1836 Madame Mère muore all’età di ottantasei anni. Nel 1905 i principi di Canino e Musignano, eredi della famiglia Bonaparte, vendono il palazzo ai marchesi Misciatelli, originari di Orvieto. Negli anni a seguire la vista che si vede dal palazzo mutò profondamente, al punto tale che la stessa Maria Letizia stenterebbe a riconoscerla.

La costruzione del monumento a Vittorio Emanuele II e quella del Palazzo delle Assicurazioni, simile nelle forme al vecchio Palazzo Venezia che si trova di fronte, hanno rinnovato l’architettura della piazza, creando le quinte di uno spazio, se possibile, ancora più suggestivo. Negli anni a seguire Piazza Venezia diventa l’ideale location per celebri film come Vacanze Romane e Il Vigile, con il mitico Alberto Sordi nei panni di un “pizzardone”.

Nel 1972 Palazzo Bonaparte a Roma passa ancora di mano, diventando proprietà dell’Ina Assitalia, oggi Generali, che, dopo un complesso progetto di restauro e recupero, ha deciso di utilizzarlo per manifestazioni culturali, donando all’ultima dimora della mamma di Napoleone una nuova e migliore vita.

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