All’interno del Parco Nazionale del Pollino sorge il borgo di Papasidero, paese della provincia di Cosenza immerso in un contesto naturalistico incredibile. Sospeso sulla Valle del Lao, questo piccolo centro abitato della Calabria offre ai visitatori un’immersione totalizzante in luoghi suggestivi e in siti storico-archeologici di tutto pregio, coronati dalla presenza delle vette del parco. Le pareti rocciose della montagna hanno custodito per secoli storie che si perdono nella notte dei tempi intrecciandoli con avvenimenti più recenti legati all’arrivo in questi luoghi di monaci eremiti fuggiti dai loro paesi d’origine.

COSA VEDERE A PAPASIDERO

Papasidero apre le sue porte e le sue strade ai visitatori che si spingono verso il centro dell’area Mercuriense, un territorio che tra il VII e l’VIII secolo d.C. ha offerto rifugio a monaci provenienti dalla Siria, dall’Egitto, dal Libano e dalla Turchia.

Non è difficile imbattersi, durante qualche escursioni o qualche visita ai centri urbani di quest’area, in antichi monasteri o celle eremitiche sorte per mano di questi esuli.

Il percorso di ascetismo scelto da questi anacoreti bene si adattava a luoghi interni, racchiusi dalle montagne e ricchi di spiritualità e di pace come quello in cui si trova Papasidero. Si tratta di aree non lontane dal mare ma protette dall’asprezza delle rocce e dall’abbondanza delle acque fluviali, apprezzatissimi per dimorare, pregare e vivere in contemplazione con la natura più selvaggia.

I profondi silenzi che ancora avvolgono questi luoghi, il parlare sommesso dei pochi residenti, la natura scontrosa e burbera della montagna e la ricchezza della flora e della fauna fanno comprendere come questi monaci basiliani scappati dall’Oriente abbiano trovato proprio in quest’area il loro centro di gravità. Qui tutto lascia pensare ancora oggi al raccoglimento, alla preghiera, alla frugalità dell’esistenza.

In fondo tutte queste storie di ascetismo e di vita eremitica Papasidero se le porta nel nome, non solo nelle architetture del paese. Il toponimo, infatti, rimanda al padre igumeno (corrispondente alla figura dell’abate) Papàs Isidoros, il capo spirituale della comunità basiliana arrivata qui nell’Alto Medioevo.

IL SANTUARIO DI SANTA MARIA DI COSTANTINOPOLI

L’intensa spiritualità che ha permeato questo luogo la ritroviamo ancora oggi nell’affascinante Santuario di Santa Maria di Costantinopoli che si raggiunge a piedi uscendo dal paese e transitando su un ponte ricostruito sui resti dell’antico ponte medievale.

Cosa vedere a Papasidero

Il Santuario di Santa Maria di Costantinopoli e il fiume Lao

Dai vicoli del borgo comincia una ripida discesa che in breve allarga la vista sull’affascinante canyon formato dal fiume Lao, corso d’acqua che nasce in Basilicata con il nome di Mercure. Addossato alla parete rocciosa, appare come un miraggio il santuario costruito nel corso del Seicento. Si rimane a bocca aperta per la mistica bellezza del luogo su cui sorge, avvolto dalle montagne e impreziosito dalla presenza delle limpide acque che scorrono a pochi passi dall’edificio.

La chiesa, a tre navate, è molto conosciuta e frequentata da pellegrini calabresi e lucani che si recano qui per pregare ed omaggiare l’affresco della Madonna e la statua di Santa Maria di Costantinopoli, patrona di Papasidero.

Dopo essere stati rapiti dalla bellezza straordinaria del luogo, si risale in paese e vi consigliamo di fare visita alla piccola cappella di Santa Sofia, edificata all’interno del borgo dai monaci basiliani in un periodo compreso tra l’XI al XIII secolo. L’edificio è di notevole interesse per lo splendido ciclo di affreschi realizzato molto probabilmente da maestranze locali che utilizzavano canoni vicini al gotico cortese.

LA GROTTA DEL ROMITO A PAPASIDERO

Il territorio di Papasidero regala altri luoghi di pregio. Stavolta bisogna lasciare il paese e proseguire con la macchina per altri 9 chilometri per visitare un luogo straordinario scoperto soltanto nel 1961 ed oggetto di scavo da parte di Paolo Graziosi, paletnologo e antropologo dell’Università di Firenze.

La Grotta del Romito a Papasidero

L’incisione di Bos Primigenius nella Grotta del Romito a Papasidero

Si tratta della Grotta del Romito, un sito risalente al Paleolitico superiore visitabile in Contrada Nuppolara. Il sito conserva una meravigliosa incisione di bos primigeniusun bovide finemente rappresentato con dovizia di particolari e databile tra 14-12.000 anni fa.

Si tratta di uno straordinario esempio di arte rupestre, un graffito circondato da un fitto bosco costituito da querce, tigli e carpini, che Paolo Graziosi ha definito ‘la più maestosa e felice espressione del verismo paleolitico mediterraneo’. Sulle rocce presenti in questo sito archeologico si possono osservare altri segni lineari scolpiti e una seconda figura di bos primigenius ma più piccolo del primo.

UNO SPLENDIDO SITO ARCHEOLOGICO RISALENTE AL PALEOLITICO

La Grotta del Romito è un sito di primaria importanza perché ha fornito maggiori e più dettagliate informazioni sulla vita e sulle attività che l’homo sapiens conduceva in quel periodo. Questo luogo, nascosto per migliaia di anni e scoperto per caso, è stato abitato da 24.000 a 6.000 anni fa in contesti ambientali differenti da quelli odierni.

Il primo periodo è stato contraddistinto da un periodo glaciale che ha portato all’abbassamento del mare di ben 100 metri rispetto al livello attuale. A questo è seguito un periodo di deglaciazione che ha consentito alle comunità presenti in loco di effettuare maggiori spostamenti.

Papasidero: Grotta del Romito

Gli scavi nella Grotta del Romito

Grazie agli scavi e ai resti ritrovati, sappiamo con certezza che gli abitanti della Grotta del Romito cacciavano prevalentemente i grandi erbivori come camosci, caprioli, stambecchi e nella loro dieta non mancavano i cinghiali.

All’interno della grotta sono state rinvenute nove sepolture comprese tra 14.000 e 10.000 anni fa. La presenza di queste inumazioni (alcune in coppia, altre singole) ha fatto pensare che il sito potesse essere un luogo sacro. La vicinanza del fiume Lao è stata essenziale per gli uomini che si sono installati qui, consentendo loro di utilizzarlo come via di comunicazione con la costa tirrenica e come fonte di sostentamento.

La Grotta del Romito è raggiungibile dall’uscita Mormanno dell’Autostrada Salerno-Reggio Calabria oppure da Scalea prendendo la strada che porta a Santa Domenica Talao – Papasidero – Mormanno. Giunti in località Bivio Avena si trova la segnaletica “Grotta del Romito”.

 

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