Un’area archeologica grandissima che racchiude i resti di un’antica città greca, una distesa di santuari, templi ed altari che si affacciano sul Mediterraneo: Selinunte, la città fondata nel VII secolo a.C. sul territorio siciliano, si innesta prepotentemente tra la valle del Belice e la valle del Modione. In continuo conflitto con la vicina Segesta, l’antica colonia di Megara Iblea (situata nei pressi di Augusta) ebbe un rapido sviluppo raggiungendo presumibilmente i centomila abitanti ma ebbe anche vita breve, finendo distrutta nel 409 a.C. ad opera di Cartagine, in passato sua alleata.

La guerra fu breve ma cruenta. In appena nove giorni Selinunte venne saccheggiata e rasa al suolo, molti dei suoi abitanti vennero trucidati o fatti prigionieri. Ripopolata la zona dell’acropoli, la colonia greca venne definitivamente abbattuta dai Romani alla fine della prima guerra punica. Un violento terremoto le assestò il colpo ferale, facendola cadere nell’oblio fino al 1501 quando lo storico Tommaso Fazello la riconobbe come l’antica Selinunte. Oggi della sua storia e dei suoi monumenti, lungo la costa sud-occidentale della Sicilia, rimangono numerose testimonianze.

Il nome della città della Magna Grecia deriva dal fiume Selinon, oggi il Modione, che in greco significa prezzemolo selvatico. Questa pianta, oltre ad essere ampiamente diffusa in tutta la zona, era il simbolo di Selinunte e, a riprova di ciò, si trovava sulle monete in circolazione in quel periodo.

PARCO ARCHEOLOGICO DI SELINUNTE

Parco Archeologico di Selinunte

Selinunte, templi orientali

Il parco archeologico di Selinunte, nel comune di Castelvetrano, conserva i resti dell’antica città, che nel suo impianto architettonico manifesta l’essenzialità e la semplicità proprie dello stile dorico. Il sito si sviluppa su una superficie estesissima (270 ettari) tanto da essere considerato l’area archeologica più estesa d’Europa.  Al suo interno si possono trovare sette grandi aree, ognuna degna di attenzione.

La visita comincia dalla zona dei templi orientali. È qui  che si trovano tre arcaici luoghi di culto. L’area testimonia l’importanza e la magnificenza di questa città riscoperta soltanto nel 1823. I due archeologi inglesi, Harris ed Angell, iniziarono gli scavi su questa porzione di territorio, rinvenendo le metope (fregi architettonici utilizzati in architettura come decorazione) oggi custodite nel Museo Archeologico di Palermo.

Il tempio più grande, contraddistinto dalla lettera G, era molto probabilmente dedicato al dio Apollo ed ha delle dimensioni imponenti, con i suoi 110 metri di lunghezza e 50 di larghezza. Quando i Cartaginesi distrussero Selinunte il tempio ancora non era stato ultimato, lo dimostra il fatto che molte delle colonne non presentano scanalature. La sua costruzione, inoltre, doveva avere subito rallentamenti perché muta lo stile con cui venne realizzato: il lato est, difatti, ha uno stile arcaico mentre il versante ovest presenta uno stile classico.

Il tempio F è il più piccolo ed il più antico dei tre e doveva essere dedicato a Dioniso o ad Atena; il suo stile è quello arcaico e fu eretto tra il 560 ed il 540 a.C.. Accanto ad esso di trova il tempio E, consacrato ad Era ed in stile dorico, risalente al V secolo a.C. e ricostruito per anastilosi tra il 1956 ed il 1959.

IL FASCINO SENZA TEMPO DELL’ACROPOLI 

Selinunte in Sicilia

Acropoli di Selinunte

Sull’altopiano calcareo che domina il mare si trova, invece, l’antica acropoli, la zona riservata alla vita cittadina in cui erano installati diversi edifici pubblici e religiosi, le case patrizie ed il porto che oggi è interrato. I cinque templi presenti nell’area appartengono a diversi periodi di costruzione che vanno dal VI secolo a.C., secolo di edificazione del tempio C, al V a.C. dei templi dedicati a Castore e Polluce.

L’area dell’acropoli si presenta fortificata con mura e torri risalenti al IV secolo a.C. e qui si trova anche la Torre di Polluce, edificata nel Cinquecento dagli Spagnoli per difendere il territorio dalle scorrerie che avvenivano in mare ad opera dei corsari. Spostandosi a nord-ovest si apre un’altra area sacra: il santuario di Malophoros dedicato a Demetra. Si trova sulla Collina della Gàggera e in questo territorio sono state rinvenute più di 12000 statuette offerte alla divinità greca. Gli ex voto dedicati alla dea della fertilità sono costituite da coppie di teste umane, appaiate tra di loro. Questo luogo risalente probabilmente al V secolo a.C. è pieno di altari e portici muniti di sedili, un santuario che evidentemente era molto noto e venerato in antichità.

Nonostante molti siano i resti dell’antica Selinunte bisogna ricordare che molte aree del parco  devono ancora essere esplorate e riportate alla luce. Attraverso nuove indagini condotte nel 2008 con l’ausilio di un drone che ha scattato 150 mila immagini, è stato possibile accertare la presenza di costruzioni oggi ancora sepolte. Una nuova sfida per i geo-archeologi dell’Università di Camerino che intraprenderanno questo nuovo percorso di studio e ricostruzione dell’antica città di Selinunte.

COME ARRIVARE ED INFORMAZIONI

Il Parco Archeologico di Selinunte è aperto tutti i giorni dell’anno con variazioni di orario in base alle stagioni. È possibile acquistare il biglietto di entrata fino ad un’ora prima della chiusura. Per visitare l’intera area sono necessarie 3-4 ore circa ed il percorso è interamente pedonale, le biciclette non sono ammesse. Per chi volesse c’è però anche la possibilità di affittare auto elettriche o di girare tra i resti del parco su un trenino. Negli infopoint interni all’area archeologica si può richiedere una visita guidata.

Come arrivare in auto: il Parco Archeologico di Selinunte si trova nel comune di Castelvetrano. Percorrendo l’autostrada A29 dovrete uscire a Castelvetrano e poi proseguire verso Marinella di Selinunte.

Come arrivare in treno ed in bus: se volete raggiungere l’aera archeologica con i mezzi pubblici prendete il terno fino a Castelvetrano e poi, una volta usciti sul piazzale della stazione, prendete il bus Castelvetrano-Marinella di Selinunte fino al capolinea.

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