Pitigliano, un paese tra cielo e tufo

pitigliano

Adagiata su una roccia tufacea, Pitigliano appare per chi proviene da ovest in tutta la sua meraviglia. Dalle curve della strada regionale 74 che la collega al vicino Lazio si manifesta improvvisamente agli occhi del visitatore.

L’effetto è dirompente se, ai lati della strada, ogni volta si trovano persone ferme a catturare l’immagine di Pitigliano, la piccola Gerusalemme con le case che si affacciano dalla roccia e la torre campanaria della cattedrale che svetta oltre i tetti.

Pitigliano, città del tufo: particolare del borgo

Pitigliano, città del tufo: particolare del borgo

Pitigliano ha conservato il suo impianto medievale con le piazzette ed i caratteristici vicoli, che si ramificano attraverso la pianta della città. Sostanzialmente sono tre le vie principali, parallele tra loro, che si snodano lungo l’asse est-ovest. La centrale Via Roma che giunge fino alla piazza dominata dal Duomo, la strada a destra, Via Vignoli, che rappresenta il confine nord del paese e Via Zuccarelli, la strada posta sul versante meridionale, anche detta il ghetto perché è proprio qui che ha vissuto per secoli la comunità ebraica.

BREVI CENNI STORICI SU PITIGLIANO

Abitata fin dal III millennio a.C. dalla civiltà rinaldoniana, Pitigliano venne abbandonata nel  corso del X secolo a.C., così come tutti gli altri centri della valle del Fiora dopo che vi si erano insediati villaggi protovillanoviani. Il territorio venne ricolonizzato dagli Etruschi durante l’VIII secolo a.C per poi passare ai Romani che, nel 280a.C., sconfissero e conquistarono la città di Vulci.

La vicina Sovana venne nominata Municipio e, data la sua importanza sempre crescente, con molta probabilità cominciò a controllare anche Pitigliano.

Del borgo, storicamente parlando, se ne persero le tracce fino al Medioevo, quando Pitignano divenne un feudo della famiglia Aldobrandeschi, la cui storia si inserirà nella lotta medievale condotta da guelfi e ghibellini.

Pitigliano, i vicoli

Pitigliano, i vicoli

Durante il XIII secolo la cittadina, alleata dell’Imperatore ed in seguito passata alla parte guelfa, ebbe numerosi conflitti con i Comuni di Orvieto e Siena. Contro quest’ultima va ricordata la partecipazione alla battaglia di Montaperti (1260) da parte del conte Ildebrandino Aldobrandeschi. Questi, insieme a soldati pitiglianesi, si schierò in favore della guelfa Firenze, nemica storica di Siena, per cercare di sedare le ambizioni territoriali della città ma venne sconfitto e fatto prigioniero.

La Contea di Sovana venne divisa nel 1274 tra il ramo di Santa Fiora e quello di Sovana, di cui facevano parte Pitigliano, Sorano e Vitozza. Passò, quindi, alla famiglia Orsini nel 1313 dopo la morte della Contessa Margherita Aldobrandeschi, la cui figlia aveva sposato venti anni prima un esponente della famiglia romana degli Orsini.

Sotto di essa continuarono gli scontri con Siena tanto che la città toscana riuscì a conquistare Sovana. Per tale motivo, la sede della Contea venne spostata a Pitigliano. Ma quelli furono anni funestati dalle battaglie contro Siena e dalle sommosse popolari dovute al dispotismo dei nobili che vi governavano. E le cose non andarono meglio sotto i Medici che divennero signori della Contea nel 1608. Soltanto con la dinastia dei Lorena avvennero quelle riforme utili al miglioramento sociale ed economico di quei territori. Tra queste l’abolizione delle servitù feudali e l’alienazione di beni comunali ed ecclesiastici in favore della popolazione.

I LUOGHI DA VEDERE 

Dopo essere entrati dalla porta di accesso della Cittadella, si costeggia l’Acquedotto Mediceo risalente al XVII secolo costituito da una serie di tredici archi più piccoli che si uniscono ai due giganteschi posti su pilastri.  Imponente appare il palazzo Orsini, la cui costruzione avvenuta nel corso del Quattrocento, andò ad innestarsi sulla struttura medievale voluta dagli Aldobrandeschi.  Sorto come convento venne trasformato in Rocca a partire dal XIII secolo ed oggi ospita al suo interno il Museo Civico Archeologico della Civiltà Etrusca ed il Museo Diocesano. La statua dell’orso dalla testa leonina precede l’accesso al palazzo attraverso cui si arriva al cassero e al cortile interno; qui si trova un elegante pozzo decorato con motivi araldici, circondato da due colonne che sorreggono un architrave.

Pitigliano - San Rocco - Lastra del XII secolo

Pitigliano – San Rocco, lastra del XII secolo

Subito dopo inizia il borgo medievale vero e proprio, separato dal luogo del potere. Qui si trovano due edifici sacri da visitare: il Duomo, rimaneggiato ed ampliato nel corso dei secoli, dedicato ai Santi Pietro e Paolo e la chiesa di San Rocco, la più antica del borgo. Costituita da una facciata rettangolare e da un portale sopraelevato rispetto al piano stradale, la chiesa presenta al suo interno due file di colonne ioniche che dividono la pianta in tre navate.

Sulla parete esterna è presente una lastra dell’XI-XII secolo raffigurante una figura umana con le due mani morse da due draghi alati, probabilmente il simbolo delle forze del male pronte ad attaccare l’uomo. Un discorso a parte merita il quartiere ebraico sorto nel corso del XVI secolo a Pitigliano.

IL QUARTIERE EBRAICO DI PITIGLIANO

Quartiere ebraico di Pitigliano, la piccola Gerusalemme

Quartiere ebraico di Pitigliano, la piccola Gerusalemme

David De Pomis, di professione medico. Questo è il primo ebreo di cui si abbia notizia certa che si sia fermato a Pitigliano. Dopo le misure antiebraiche prese a Roma da papa Paolo IV nel 1555, De Pomis fu costretto a trasferirsi oltre il confine dello Stato della Chiesa. Troverà rifugio per cinque anni proprio a Pitigliano, accolto dal conte Niccolò Orsini. Con l’istituzione del banco di prestito nel 1571 iniziò anche la stabilizzazione della comunità ebraica all’interno del paese.

Fu proprio l’accrescimento del banco e, via via, il suo consolidamento che  aumentò il numero di ebrei in quest’area così vicina allo Stato della Chiesa e al Granducato di Toscana, che nel 1570-1571 aveva imposto severe restrizioni. A spiegare la condizione ‘protetta’ della comunità ebraica pitiglianese è proprio la realizzazione della Sinagoga.

In un’epoca in cui venivano costruiti i ghetti e i luoghi di culto ebraici venivano dislocati lontano da quelli cristiani, la Sinagoga a Pitigliano venne realizzata da Leone di Sabato vicino al Duomo. Era il 1598 ma in appena vent’anni le cose cambiarono radicalmente.

Il malcontento nei loro confronti crebbe per gli interessi troppo alti praticati sul denaro dato in prestito e per la vendita dei pegni al di fuori del territorio comunale. Con l’avvento dei Medici, nel 1608, venne istituita una tassa per la sola comunità ebraica e venne chiuso il banco di prestito. Nel 1622, su richiesta del Consiglio generale di “rinchiudere l’hebrei di Pitigliano in un ghetto”, venne costruita l’area destinata alla comunità ebraica. Da lì in avanti vennero istituite delle norme rigide che separavano, di fatto, le due comunità. La più importante riguardava la chiusura della porta di accesso al ghetto, che doveva essere serrata all’una di notte. Vigevano, poi, il divieto di avere finestre che affacciassero sulle case dei cristiani ed il divieto, la domenica, di esercitare una qualsiasi attività lavorativa per le strade del ghetto. Come segno di distinzione dal resto della popolazione gli uomini dovevano osservare l’obbligo di indossare un cappello rosso e le donne una manica rossa dell’abito.

Pitigliano, sinagoga

Pitigliano, sinagoga

La diffidenza nei confronti degli ebrei divenne, ad un certo punto, così feroce che una donna ebrea subì una condanna della Santa Inquisizione perché sospettata nel 1674 di avere ucciso un bambino dopo averlo sottoposto a delle fatture. Soltanto con l’avvento al potere dei Lorena le cose cominciarono a cambiare per la comunità ebraica, che riprese una convivenza serena con il resto della popolazione pitiglianese. A riprova del fatto, è significativo un avvenimento che si verificò nel 1799, quando la milizia cattolica dell’Evviva Maria, entrata a Pitigliano per eseguire una spedizione punitiva a seguito della chiusura del ghetto da parte dei Francesi, venne cacciata dalla popolazione locale, insorta a difesa della comunità ebraica.

Da quel momento e nel corso del XIX secolo Pitigliano divenne un centro di riferimento importante per tutti gli ebrei che abitavano nei paesi circostanti; per tale motivo dalla comunità livornese fu attribuito l’appellativo di Piccola Gerusalemme alla cittadina di Pitigliano. Durante la Seconda Guerra Mondiale anche il piccolo nucleo di ebrei presenti (64 persone) fu soggetta ai rastrellamenti nazisti ma, come accadde in altre parti d’Italia, trovarono protezione presso i poderi appartenenti ai cristiani del posto. Dopo un periodo di abbandono il quartiere ebraico e la Sinagoga, nel frattempo crollata, sono stati restaurati.

LA LIBRERIA DI PITIGLIANO

Per gli appassionati di libri e di Stampa Alternativa suggerisco di visitare la libreria Strade Bianche, in Via Zuccarelli, 25. Qui, in un grottino scavato nel tufo, è possibile reperire i Millelire, collana ideata nel 1989 da Marcello Baraghini, ed i Nuovi Bianciardini, venduti al prezzo simbolico di un centesimo. L’idea di fondo della casa editrice è di offrire al lettore uno strumento di comprensione del mondo e della società basato sulla controinformazione. In un mercato editoriale oramai ‘morto’, come sostiene lo stesso Baraghini in una recente intervista rilasciata al quotidiano Il Giornale, il libro viene concepito come fruibile da chiunque e, quindi, venduto ad un prezzo irrisorio. La battaglia condotta da Strade Bianche è quello dell’abolizione del copyright così da modificare la percezione del libro che da prodotto consumistico diventerebbe un dono per il lettore, un veicolo di comunicazione e di nuove idee.

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