Sissi l’imperatrice, la sposa infedele, la ragazza che amava la vita e la natura. Ma anche la madre sfortunata e la moglie trascurata. Una donna che, come scrisse una delle sue biografe, Brigitte Hamann, «si rifiutò di comportarsi secondo le regole imposte dalla sua posizione sociale, perseguendo e raggiungendo con notevole consapevolezza l’obiettivo che solo il movimento femminista del XX secolo è riuscito a formulare con la parola d’ordine ‘autorealizzazione’». Sissi, una delle figure femminili più note e popolari di sempre, anche grazie alla trilogia diretta dal regista austriaco Ernst Marischka. Quei tre film, girati negli anni Cinquanta e periodicamente riproposti con ascolti sempre immancabilmente alti, al netto del discutibile valore storiografico, resero celebre la figura di Sissi che si impose già nel suo tempo e che, a distanza di 120 anni dalla sua tragica morte, rimane un’icona difficile da dimenticare.

SISSI: GLI ANNI SPENSIERATI IN BAVIERA

L'imperatrice Sissi

L’imperatrice Sissi

Elisabetta di Baviera (Elisabetta Amalia Eugenia von Wittelsbach, questo il suo nome completo), nasce la vigilia di Natale del 1837 a Monaco di Baviera, quarta di dieci figli. I genitori della futura imperatrice d’Austria sono entrambi dei nobili, appartengono alla famiglia dei Wittelsbach, anche se il rango familiare della madre di Sissi, la principessa Ludovica, è decisamente più importante. Il nonno materno, infatti, è il principe elettore tedesco Massimiliano che nel 1805 era diventato re di Baviera. Nonostante la stirpe regale, l’infanzia di Elisabetta è semplice, lontana dai fasti e dai rigidi protocolli che caratterizzano la maggioranza della famiglie nobili europee. Sissi è una bambina timida, che ama vivere all’aperto, con lunghi e bellissimi capelli biondo scuro che spesso raccoglie in voluminose trecce. Crescendo la sua bellezza si rafforza, così come il suo amore per le montagne bavaresi e il lago di Starnberg, sulle cui placide sponde sorge la residenza estiva dei Wittelsbach e dove Sissi trascorre serena l’infanzia e l’adolescenza.

Al tedesco preferisce il più familiare dialetto bavarese. Non ama moltissimo studiare, anche se è una ragazza intelligente e curiosissima. Adora andare a cavallo, gli animali, d’altra parte, sono un’altra sua grande passione. Non ha proprio modi da principessa, specie rispetto alla sorella maggiore Elena, ma in famiglia l’attenzione all’etichetta non è fondamentale. Nessun pensa che quella ragazza dai lunghi capelli, ribelle per natura, possa diventare un giorno imperatrice. Il destino, però, serba per Sissi un cambio di passo imprevisto e decisivo.

IL MATRIMONIO DI SISSI CON FRANCESCO GIUSEPPE

Sissi e la sua famiglia

Sissi e la sua famiglia

Il 18 agosto 1853 la vita di Sissi subisce una svolta decisiva, che condizionerà per sempre l’esistenza di una ragazza che avrebbe solo voluto guardare il profilo delle montagne, inseguendo il volo delle aquile. Ischl, Austria. Da due giorni una delle teste coronate più ambite di tutto il mondo, l’imperatore Francesco Giuseppe d’Asburgo, si trova in quella piccola località austriaca per assecondare i desiderata nuziali della madre, l’arciduchessa Sofia. Questa donna sta cercando da anni una ragazza ideale da dare in sposa al figlio. Ma il compito non è semplice. Il giovane Francesco Giuseppe ha gusti difficili tanto che rifiuta sistematicamente le pretendenti che la madre gli propone.

Ma la dinastia degli Asburgo è più importante dei capricci di un sovrano. Bisogna garantire, quanto prima, una sicura discendenza, per cui il tempo dei no è definitivamente terminato. A Ischl Francesco Giuseppe deve incontrare quella che sarà la sua futura moglie. Si tratta di Elena von Wittelsbach, per tutti Nenè, la sorella maggiore di Sissi. Tutto è pronto anche se la prossima sposa, accompagnata dalla madre e dalla sorella, si fa attendere per più di un’ora, suscitando le ire dell’arciduchessa. I due futuri coniugi sono in realtà parenti, per la precisione cugini. La madre di Elena e quella di Francesco Giuseppe sono sorelle anche se diversissime fra loro per carattere e scelte di vita.

Nel tardo pomeriggio del 16 agosto Ludovica arriva finalmente a bordo di una carrozza con le due figlie al seguito. Sissi, in verità, avrebbe voluto rimanere in Baviera, allergica per natura all’etichetta, ma questa volta non la spunta e obtorto collo segue la sorella. A cena Francesco Giuseppe, che avrebbe dovuto avere occhi solo per Elena, non fa, invece, che guardare Sissi che, accortasi di quelle regali attenzioni, si chiude in un mutismo assoluto e imbarazzato. La sera, prima di andare a letto, Carlo Ludovico, il fratello minore di Francesco Giuseppe, non senza un’infantile morbosità, racconta alla madre che a «Franzi piace moltissimo Sissi, molto di più di Nenè. Vedrai» conclude, che «sceglierà lei invece della maggiore». E così sarà.

Il giorno dopo quella che può sembrare la semplice fantasia di un bambino, tanto da non preoccupare l’arciduchessa Sofia, assume i contorni della realtà. Francesco Giuseppe nel vedere la madre le dice senza mezzi termini che è rimasto colpito dalla cugina. Non si tratta però di Elena, bensì di Sissi. Sofia è sconvolta. Trova assurdo quello che ha appena udito. Che una ragazzina scapestrata, poco educata e istruita, possa diventare imperatrice è letteralmente impensabile. Il discorso è chiuso lì. Lei sa bene quale cosa sia migliore per suo figlio. Ma si sbaglia e molto. Il 18 agosto Francesco Giuseppe annuncia l’intenzione di fidanzarsi con Elisabetta, con buona pace dei progetti materni. Non sempre, d’altra parte, i matrimoni fra teste coronate sono sapientemente organizzati. Talvolta la volontà prevale sulle rigide e preordinate scelte.

Alcuni anni prima la regina Vittoria, non proprio una qualunque, preferì Alberto di Sassonia Coburgo al fratello Ernesto, sposo designato, fra lo sconcerto di tutti. Il fidanzamento fra Francesco Giuseppe ed Elisabetta è reso pubblico quello stesso 18 agosto 1853, il 23° compleanno dell’imperatore. E Sissi in tutto ciò cosa ne pensa? Alla madre che le chiede se sia contenta, Sissi semplicemente risponde: «voglio tanto bene all’imperatore! Se solo non fosse imperatore». Probabilmente neppure una ragazza anticonformista come Sissi può dire di no a una simile proposta.

Si tratta di un sì che pesa e che muterà per sempre la vita di ragazza che tutto immaginava tranne di diventare imperatrice. Il 24 aprile 1854 vengono celebrate le nozze fra l’imperatore Francesco Giuseppe e Elisabetta di Baviera. La funzione, officiata dall’arcivescovo di Vienna, Joseph Othmar von Rauscher, si svolge nella chiesa di corte, la Augustinerkirche, che per la solenne occasione viene illuminata a giorno da 15000 candele. Una celebrazione fastosa, come è inevitabile, che coinvolge tutta la popolazione viennese, incantata da un matrimonio da favola.

Sissi è bellissima nel suo abito ma già in quel giorno di assoluta festa comprende fatalmente che sposando uno degli uomini più potenti del globo, ha definitivamente rinunciato alla libertà. Alla fine della funzione nuziale Sissi scorge nella folla due sue cugine bavaresi. Desiderosa di salutarle si avvicina alle ragazze e quando le due fanno il gesto di baciarle la mano, Sissi con naturalezza glielo impedisce, preferendo un tenero abbraccio. La scena non sfugge agli occhi della suocera, l’arciduchessa Sofia, che poco dopo riprenderà pesantemente la neo sposa, sottolineando come quel suo gesto non rientri nel protocollo. A poco servono le giustificazioni di Sissi, che ribadisce  come quelle due ragazze siano sue cugine. Ormai Sissi è l’imperatrice d’Austria e volente o nolente deve uniformarsi alla rigida etichetta di corte. Gli anni spensierati bavaresi sono oramai definitivamente alle spalle.

Nei giorni successivi il senso di essere finita in una prigione dorata si rafforza sempre più. Ogni scelta deve essere valutata da uno stuolo di persone. Nulla è lasciato al caso, anche l’azione più banale deve necessariamente seguire delle rigide regole. Sissi si sente un uccellino in gabbia, come inizia a scrivere nelle lettere ai parenti e nei suoi diari. Alla nostalgia per la sua vita passata, per la libertà perduta, si aggiunge, già nei giorni successivi alle nozze, il rimpianto per il suo primo amore, così spensierato, così naturale, così vero. Circondata da decine di persone Sissi è però sola. Quel clima di pesanti restrizioni, la vita di corte a cui non riesce ad adeguarsi, i continui contrasti con la suocera, che in molti a palazzo chiamano “l’imperatrice segreta”, influenzano la salute della giovane sovrana. I sintomi portano a una sola risposta: depressione.

LA MORTE DELLA FIGLIA SOFIA E LA DEPRESSIONE DI SISSI

Sissi, imperatrice d'Austria

Sissi, imperatrice d’Austria

Sono trascorsi pochi anni dalle nozze. L’ambiente a palazzo è peggiorato. Sissi ha partorito a distanza di poco tempo due bellissime bambine ma questi due lieti eventi non hanno migliorato la vita a corte. Le restrizioni, ora che è diventata madre, sono ancora più insopportabili e la presenza della suocera diviene ancora più asfissiante. Spesso deve lottare per stare sola con le figlie che le vengono costantemente sottratte da svariate persone per motivi ogni volta differenti. Sissi si trova incastrata in un sistema che non prevede modifiche. Non ha veri amici e anche il rapporto con il marito è notevolmente peggiorato. Francesco Giuseppe la tratta come una ragazzina mentre lei vorrebbe partecipare alla vita politica di un impero attraversato da tensioni sempre più laceranti, in fin dei conti è pur sempre l’imperatrice. Sissi, tuttavia, non accetta quello stato delle cose. Vuole ritagliarsi uno spazio che non sia solo quello della bella consorte. Ottiene che nei viaggi ufficiali ci siano anche le figlie, anche in quelli più difficili e rischiosi.

Proprio in quel periodo inizia ad attestarsi il mito di Sissi. La sua fama e la sua bellezza la precedono oramai ovunque ma nonostante tutto il mostro della depressione continua a scavare solchi profondi, minando la salute dell’imperatrice. A far precipitare la situazione è la prima delle due grandi tragedie che devasteranno la vita di Elisabetta d’Austria. Il dramma matura durante la visita ufficiale che la coppia imperiale compie in Ungheria nella primavera del 1857. Si tratta di un viaggio di notevole importanza. I rapporti fra Austria e Ungheria non sono dei migliori. Il rischio che lo stato magiaro possa definitivamente staccarsi dall’impero attraverso una nuova guerra di secessione sul modello di quanto sta avvenendo in Europa da decenni, è altissimo. Convinta che la presenza delle due figlie, Sofia e Giselle, possa servire alla causa, magari stemperando le tensioni, Sissi impone che le due bimbe la seguano in Ungheria, nonostante l’opposizione della madre di Francesco Giuseppe. E Sissi non si sbaglia.

Agli ungheresi la coppia imperiale piace. Il clima rigido che aveva preceduto la visita lentamente si addolcisce. Elisabetta, d’altra parte, ritiene che esistano sufficienti spazi politici per intavolare una trattativa con gli ungheresi e arrivare al riconoscimento di maggiori autonomie. Un necessario compromesso per superare il rigido centralismo imposto da Vienna e per salvare la minacciata unità dell’impero. Proprio mentre il tempo sembra volgere al bello arriva la tempesta più nera. Il 29 marzo 1857 muore la primogenita Sofia. Un improvviso attacco di febbre, una tremenda diarrea e la sottovalutazione da parte del medico di corte di questi sintomi, sono le cause della morte della primogenita. Sofia, il nome le era stato dato ovviamente in onore della madre di Francesco Giuseppe, dopo undici ore di agonia spira. Sissi è devastata. Si sente in colpa, non vuole vedere nessuno. Quando rientra a Vienna percepisce il peso della sua decisione e l’ostilità di molti a corte, a cominciare da quella di sua suocera. Quel dramma mina la sua già cagionevole salute e le diverse cure e i prolungati soggiorni lontano da Vienna, in località marine come Madeira e Corfù, servono a poco.

LA TRAGEDIA DI MAYERLING E GLI ULTIMI ANNI DI VITA DI SISSI

Nell’aprile del 1868, dieci anni dopo la nascita dell’atteso erede Rodolfo, Sissi dà alla luce la sua ultimogenita, Maria Valeria. La bimba, per volere di Sissi, viene partorita a Budapest. Una scelta chiaramente politica, l’ennesimo gesto di riconciliazione verso un paese nei confronti del quale Sissi ha molta simpatia e del quale è divenuta regina l’8 gennaio 1867. La trasformazione dell’impero da asburgico in austroungarico, fortemente voluta da Sissi e non condivisa da molti a Vienna, non ha solo un valore semantico. Rappresenta l’extrema ratio per evitare la catastrofe, la definitiva divisione in un’età in cui i nazionalismi sembrano essere le uniche strade percorribili. Ma quel momento di ritrovata serenità dura poco.

Il grande impero è sull’orlo della catastrofe. Quel complesso e multietnico mosaico si sfalda sempre più e la miopia di molti rigidi burocrati allontana la fine solo di qualche spanna. Le nubi nella vita di Sissi tornano a coprire un cielo solo apparentemente azzurro. Il 30 gennaio 1889 il dramma torna prepotentemente a occupare la scena in casa Asburgo. Il terzogenito della coppia imperiale, l’erede al trono, quel Rodolfo che molti a corte guardano con sospetto per le sue idee ritenute eccessivamente liberali e che perfino Sissi non condivide appieno, si uccide con la sua amante, la diciassettenne Maria Vetsera, nel piccolo paese di Mayerling.

Sulle prime il suicidio di Rodolfo viene nascosto. Si parla di infarto ma la verità presto viene a galla. La coppia si è tolta la vita. I motivi di quel duplice gesto rimangono insondabili. Si parla di contrasti con l’imperatore, contrario alla relazione extraconiugale dell’erede (Rodolfo è sposato e ha una figlia), di depressione e anche di altro, pettegolezzi che si sommano a mezze verità. La realtà è una sola: la morte ha fatto ancora visita a corte.

Sissi viene a sapere di quella tragedia mentre è intenta a studiare il greco. Sulle prime, come riferirà in seguito l’ambasciatore britannico, l’imperatrice dimostra «una forza d’animo e un coraggio impossibili da descrivere a parole». Poi, però, quando l’esito dell’autopsia è noto Sissi letteralmente crolla. L’esame rivela che quando Rodolfo si è sparato era in uno stato di confusione mentale. Questa semplice affermazione getta Sissi in uno stato di totale costernazione. Rapidamente si convince che l’amato figlio, molto simile a lei per carattere e inclinazione, sia vittima di quella follia che da sempre grava sui Wittelsbach e che ha toccato con Ludovico di Baviera, il celebre Ludwig, la vetta più alta e drammatica.

La reazione alla morte di Rodolfo porta Sissi ad avvicinarsi ancor di più allo spiritismo, che già praticava da tempo e che era stato motivo di tensione nel corso degli anni proprio con lo stesso figlio. Più di una volta Maria Valeria trova la madre a invocare l’anima del figlio nella Cripta dei Cappuccini, il cimitero degli Asburgo dove era stato seppellito anche Rodolfo con una speciale deroga visto il divieto di inumare i suicidi. L’ennesima tragedia rende il rapporto fra Sissi e la corte sempre più difficile. Vorrebbe lasciare Vienna per sempre. Trova invivibile quella città. Desidera scappare e spesso ci riesce, lasciando per diversi mesi la capitale austriaca. A conferma di quanto la tragedia di Mayerling l’abbia profondamente segnata c’è la decisione alla fine di quel funesto 1889 di regalare vestiti, gioielli, scarpe e altri accessori alle due figlie Giselle e Maria Valeria. D’ora in poi vestirà con abiti semplici e principalmente di coloro nero.

Il lutto dovrà essere il segno tangibile del suo essere solo una mater dolorosa. I sorrisi di una gioventù troppo in fretta rubata da un matrimonio probabilmente mai davvero voluto, sono ricordi che si perdono nel tempo. Il presente è fatto di solitudine. Sissi vede poche persone, perlopiù le due figlie. D’altra parte il rapporto con il marito è pressoché inesistente, deteriorato anche dai ripetuti tradimenti del coniuge. Del tutto scemato è anche il suo interesse per la politica, per le questioni di un impero sempre più in crisi. Di vivere, forse, l’imperatrice triste non ha più voglia.

MORTE DI SISSI, L’IMPERATRICE TRISTE

Tutte le volte che può Sissi lascia la poco amata Austria. Lo fa pure nell’estate del 1898. Ginevra, Svizzera 10 settembre 1898. Sono quasi le due del pomeriggio quando Sissi in compagnia della dama di corte sta facendo una passeggiata sul lungolago. È sabato e il sole è caldo. Da lontano un uomo, poi individuato nell’anarchico italiano Luigi Luccheni, tiene d’occhio la coppia di donne. A un certo punto lo sconosciuto si avventa su Sissi scaraventandola in terra. Sulle prime sembra che non sia accaduto nulla. Il fatto viene derubricato nell’azione di uno squilibrato che, per fortuna, non ha determinato conseguenze.

Purtroppo non è cosi. Poco dopo, sul battello che deve riportare Sissi e la sua dama a Montreux, l’imperatrice improvvisamente si accascia. Si pensa a uno svenimento per lo spavento dell’aggressione ma è molto peggio. Luccheni non l’ha solo fatta cadere, ha fatto di peggio, l’ha colpita con un coltello direttamente al cuore, fendendo il ventricolo sinistro. Sissi viene adagiata su un’improvvisata barella e pochi istanti dopo spira. Muore senza soffrire. I medici in seguito spiegheranno che l’imperatrice non si è praticamente accorta di essere stata accoltellata e questo a causa delle ridotte dimensioni della ferita.

Non una goccia di sangue fuoriesce ma il cuore, lacerato, smette semplicemente di funzionare. Sissi viene seppellita accanto al figlio nella Cappella dei Cappuccini, un posto che in vita aveva sempre odiato. Avrebbe desiderato essere seppellita in mare, magari in quello davanti alla sua amata Corfù, in Grecia, ma anche questo suo ultimo desiderio le viene impedito. Ancora le rigide regole di nuovo un protocollo da rispettare, il tutto mentre uno dei più grandi imperi corre cieco incontro al baratro, l’ultimo giro di valzer ballato su una nave che sta definitivamente affondando.