Aggiornamento articolo: 19 agosto 2026
La Marsica e le lotte contadine, le montagne e la vita aspra raccontata da Ignazio Silone, la battaglia di Tagliacozzo e le rovine incantate di Alba Fucens, il terremoto devastante di Avezzano del 1915 e le due punte gemelle del Velino e del Cafornia: un territorio che racconta, segue il filo delle antiche tradizioni, emoziona. E poi, tra tutto questo, si apre la piana del Fucino, una conca appenninica vastissima, oggi attraversata da strade e campi agricoli che disegnano sulla pianura una sorta di grande geometria.
Ma un tempo qui tutto era sommerso dalle acque. Il Fucino era un lago di circa 155 chilometri quadrati, il terzo lago italiano per superficie, racchiuso dalle montagne della Marsica e caratterizzato da un livello delle acque molto variabile. Le sue dimensioni cambiavano sensibilmente a seconda delle piogge e delle condizioni del bacino, creando nel corso dei secoli problemi alle popolazioni che vivevano sulle sue rive.
Qui si pescava, si coltivavano le terre disponibili lungo le sponde e si viveva in stretta relazione con il lago. Poi, dopo secoli di tentativi di controllarne le acque, arrivò l’impresa che avrebbe cambiato per sempre il volto della Marsica: il prosciugamento realizzato da Alessandro Torlonia, completato nel 1875.
Come era il lago del Fucino?
Siamo a circa 650 metri di altitudine, circondati dalle catene montuose della Marsica, con il Velino e il Sirente a fare da cornice alla grande conca. Oggi la piana del Fucino è uno dei territori agricoli più importanti dell’Abruzzo, ma fino alla seconda metà dell’Ottocento qui si trovava un vasto bacino lacustre.
Il lago aveva una superficie media di circa 155 chilometri quadrati e una profondità massima che le fonti storiche indicano tra i 18 e i 22 metri. Era però un lago particolare: non aveva un emissario naturale e il livello delle acque poteva variare sensibilmente, arrivando a invadere le terre circostanti.
Questa instabilità aveva reso il Fucino un problema ricorrente per le popolazioni della zona. Già in epoca romana si cercò quindi di intervenire sul bacino, nel tentativo di controllarne le acque e recuperare nuove terre coltivabili.

Il prosciugamento del Fucino cambiò profondamente la vita delle popolazioni che abitavano sulle sue rive. Con la scomparsa del lago venne meno anche un’economia legata alla pesca e si aprirono alla coltivazione migliaia di ettari di nuove terre.
Cambiò anche il paesaggio. Dove prima c’era una grande distesa d’acqua comparve una vasta pianura agricola, attraversata da canali e strade e suddivisa in campi. Un cambiamento radicale, che ancora oggi determina l’aspetto della Marsica.
Lo storico tedesco Ferdinand Gregorovius, che visitò l’Italia nell’Ottocento, guardò al progetto con grande preoccupazione e scrisse:
«Sarà distrutta una grande opera naturale e l’Italia sarà vedova per sempre di una meraviglia della natura, di uno dei suoi più fulgidi gioielli» [1].
Il lago, del resto, non era soltanto una risorsa economica. Le sue acque avevano caratterizzato per secoli il paesaggio e la vita della Marsica. Anche i Romani ne conoscevano bene il valore: sulle sue rive sorsero ville e insediamenti, favoriti dalla posizione del bacino e dalla presenza dell’acqua.
I Cunicoli di Claudio
Ma già in epoca romana il lago aveva creato problemi a causa del livello instabile delle sue acque. Nel I secolo d.C., inoltre, Roma aveva bisogno di nuove terre da destinare all’agricoltura e l’imperatore Claudio decise di intervenire sul Fucino.
L’obiettivo era ridurre sensibilmente il livello del lago. L’opera riuscì a ridurre drasticamente il bacino, arrivando a un prosciugamento quasi completo.
Per farlo venne realizzato un grande emissario sotterraneo che attraversava il monte Salviano e permetteva di convogliare le acque verso il fiume Liri. I lavori iniziarono nel 41 d.C. e terminarono nel 52, dando vita a una delle più importanti opere di ingegneria idraulica dell’antichità.
L’emissario romano comprendeva una galleria principale, numerosi cunicoli e pozzi verticali utilizzati per lo scavo e per l’aerazione. La realizzazione richiese un enorme lavoro manuale e tecniche ingegneristiche notevoli per l’epoca.
L’opera, tuttavia, aveva bisogno di una continua manutenzione. Con la caduta dell’Impero Romano il sistema venne progressivamente abbandonato e l’emissario finì per non essere più in grado di svolgere efficacemente la propria funzione. Nei secoli successivi furono effettuati diversi tentativi di ripristino, ma il problema del Fucino rimase irrisolto fino all’Ottocento.

I Torlonia e il prosciugamento definitivo del lago del Fucino
Dopo secoli di tentativi, nel XIX secolo arrivò l’impresa destinata a cambiare per sempre il volto del Fucino. Il progetto di prosciugamento venne affidato ad Alessandro Torlonia, che nel 1854 assunse il controllo dei lavori e decise di intervenire sull’antico sistema di epoca romana, realizzando un nuovo e più efficace emissario.
L’impresa fu enorme. Il progetto prevedeva il recupero e l’ampliamento dell’antico emissario di Claudio, insieme alla costruzione di nuove opere idrauliche capaci di convogliare definitivamente le acque verso il fiume Liri. I lavori proseguirono per oltre vent’anni, tra difficoltà tecniche, problemi finanziari e continue opere di manutenzione.
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Nel 1870 vennero completati i principali lavori del nuovo emissario e iniziò la fase decisiva dello svuotamento del lago. Il prosciugamento completo fu raggiunto il 30 giugno 1875.
Al posto del lago comparve una vasta pianura di circa 16.500 ettari, destinata in gran parte all’agricoltura. Il paesaggio della Marsica era ormai completamente cambiato.
Ma il prosciugamento non trasformò soltanto il territorio. Cambiò anche la vita delle persone che da secoli vivevano intorno al lago. I pescatori persero la loro principale attività e molti furono costretti a dedicarsi all’agricoltura, mentre le nuove terre passarono in larga parte sotto il controllo dei Torlonia.
È qui che la storia del prosciugamento diventa anche una storia sociale: il lago era scomparso, ma la sua eredità sarebbe rimasta a lungo nelle campagne, nelle famiglie e nelle lotte contadine della Marsica.

Il Fucino oggi: dove c’era il lago
Oggi del lago del Fucino non rimane una superficie d’acqua, ma la sua presenza è ancora evidente osservando la grande pianura agricola che occupa la conca. Le strade, i canali e i campi ricordano la trasformazione radicale avvenuta dopo il prosciugamento.
La storia del lago è ancora leggibile in diversi luoghi della Marsica, dai resti dell’antico emissario alle testimonianze archeologiche che raccontano la presenza del lago e delle popolazioni che vivevano sulle sue rive.
Anche la visita all’Aia dei Musei di Avezzano permette di approfondire questa storia. Quando siamo stati qui, la dott.ssa Flavia De Sanctis ci ha raccontato con passione e professionalità il prosciugamento del Fucino e ci ha accompagnato alla scoperta del lapidarium del museo.
Il lago non c’è più, ma camminando nella piana è difficile non immaginare che, proprio dove oggi si vedono campi e strade, un tempo ci fosse una delle più grandi distese d’acqua dell’Italia centrale.
[1] F. Gregorovius, Passeggiate per l’Italia, Vol. II, Roma, Ulisse Carboni, 1907.
Foto di copertina: @Claudio Parente
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