La sera del 24 settembre 1871 si incontrano a Parigi due poeti, due giovani che segneranno la letteratura contemporanea ed imporranno un nuovo modo di fare poesia. Uno aveva già visto pubblicata la sua prima opera a soli 22 anni, i Poèmes saturniens, l’altro lo sarebbe diventato di lì a poco. Le loro vite si intrecceranno per sempre condividendo letture, simposi letterari, dissoluzione e soprattutto l’amore. Una passione nata fuori dagli schemi borghesi dell’epoca, un amore tumultuoso e turbolento quello scoppiato e vissuto da Paul Verlaine che scappa da un matrimonio soffocante per unirsi ad un giovanissimo Arthur Rimbaud.

LA STORIA D’AMORE TRA RIMBAUD E VERLAINE

Il giovane Arthur è un ragazzino irrequieto appassionato di poesia che già da qualche tempo ha cominciato a scrivere versi. Questa sua attitudine letteraria lo induce nel settembre 1871 a spedire cinque delle sue poesie a Verlaine che in quel periodo vive a Parigi ed è entrato a far parte dei poeti parnassiani, i Vilains Bonshommes.

Paul Verlaine legge quei versi giovanili del ragazzo delle Ardenne e ne rimane estasiato. Risponde immediatamente alla lettera di Rimbaud scrivendo: ‘Venitecara grande animavi chiamiamo, vi aspettiamo‘ e lo invita a raggiungerlo presso la sua casa parigina. Gli paga il biglietto del treno ed il 24 settembre del 1871 si reca alla stazione ferroviaria di gare de l’Est insieme ad un suo amico per incontrarlo.

Paul Verlaine e Arthur Rimbaud

Paul Verlaine e Arthur Rimbaud

Alla stazione i due non si riconoscono: il giovane Rimbaud ha quell’aria da “contadino non troppo grossolano” (secondo la descrizione del suo amico Delahaye) mentre Verlaine ha un’aria borghese e veste con redingote e cappello.

Così Rimbaud esce dalla stazione e con il suo foglietto in tasca su cui è scritto l’indirizzo di Verlaine si incammina verso il civico 14 di rue Nicolet. Arriva in casa, bussa ed all’interno dell’abitazione trova la moglie di Verlaine, Mathilde, e la suocera, Antoinette Flore. L’incontro tra Paul e Arthur viene posticipato di qualche ora quando Verlaine ed il suo amico, contrariati per il mancato incontro con il giovane poeta, torneranno a casa e con grande stupore lo troveranno nel salottino di casa intento a conversare con le due donne. Da qui in poi inizia una delle storie d’amore omosessuale più conosciute della letteratura, una sfida sfacciata dei poeti maledetti alla borghesia bacchettona e bigotta dell’epoca.

A Parigi i due uomini se la spassano, Verlaine lascia spesso sola la moglie diciottenne ed incinta per fare baldoria con l’amico che vive in una bettola. Lo presenta al suo circolo letterario, lì leggono e parlano di poesia, si muovono nella città dei caffè, si ubriacano con l’assenzio, vanno a teatro scambiandosi così tante cortesie già da destare dubbi e sospetti sui loro rapporti.

Il giornalista Edmond Lepelletier cinicamente sul giornale scriverà che Verlaine “offriva il suo braccio ad una graziosa giovinetta, Mademoiselle Rimbaud”. I loro atteggiamenti ambigui attraggono la morbosa curiosità delle persone che indagano sulla loro relazione che da amicale sembra sconfinare in amore.

RIMBAUD E VERLAINE, L’EPILOGO DI UN TORMENTATO AMORE

Il 7 luglio 1872 Verlaine esce di casa salutando la moglie ed il figlio e non farà più ritorno in quella casa, scegliendo di fuggire con Rimbaud che lo ha stregato e conquistato. I due uomini passano la giornata nei caffé a riempirsi di vermouth e di assenzio e poi dormono nella camera 62 dell’hotel de Cluny.

Rimbaud che dei due è quello più risoluto cerca di convincere Paul a lasciare Parigi. Verlaine invece è titubante, diviso tra la passione per il giovane e la vita borghese e familiare con la giovane moglie. Alla fine accetta la proposta e senza valigie i due poeti prendono l’ultimo treno che parte dalla stazione di gare du Nord e che giunge ad Arras.

La storia d'amore tra Rimbaud e Verlaine

La storia d’amore tra Rimbaud e Verlaine

Dopo poco sono a Bruxelles, città dalla quale Verlaine scrive a sua moglie Mathilde due lettere in cui le chiede di inviargli vestiti e carte personali, appunti su un’opera che voleva scrivere sull’esperienza della Comune di Parigi a cui ha partecipato l’anno prima. Paul dice che quei documenti potrebbero comprometterlo e che la sua fuga affrettata è dovuta a motivi politici. Ma Mathilde non è una ragazzina ingenua e nello scrittoio trova ben altro, ora quella che era una supposizione diviene una certezza, le lettere tra i due uomini sono inequivocabili e la giovane moglie capisce che quella è una fuga d’amore e che con suo marito c’è quel ragazzino maleducato e capriccioso che lei non ha mai potuto sopportare.

La sera del 21 luglio 1872 Mathilde e sua madre prendono il treno con destinazione Bruxelles. È risoluta e decisa, va a prendersi il marito per strapparlo via dalle braccia di Arthur, convince Paul a tornare a casa e alle cinque del giorno successivo salgono tutti e tre sulla carrozza che li riporterà a Parigi. Ma furtivamente ha preso quel treno anche Rimbaud che non ci sta ad essere lasciato così da solo a Bruxelles.

Quando il convoglio si ferma alla frontiera di Quièvrain tutti i passeggeri scendono per il controllo e quando risalgono le due donne non scorgono più Verlaine. Convinto dall’amante è rimasto a terra, deciso a continuare la  storia d’amore turbolenta con Rimbaud. Quando il treno riparte i due se la ridono e salutano irriverenti Mathilde e sua madre.

A quel punto la moglie di Verlaine capisce che è davvero finita e tornata a Parigi inizia le pratiche del divorzio imputando a Rimbaud la causa dello scioglimento del matrimonio. I due poeti vagano per il Belgio e poi si imbarcano per Londra dove continuano la loro storia d’amore tra scenate e passione, tra allontanamenti e ricongiungimenti.

Il 3 luglio 1873 Verlaine dopo l’ennesimo litigio lascia il suolo inglese e raggiunge Bruxelles, desideroso di ritornare a Parigi e scrivendo ad Arthur che “se tra tre giorni da oggi non sarò da mia moglie in condizioni perfette, mi tiro un colpo di pistola”. Rimbaud risponde in tono pacato promettendo di non eccedere più, di restare tranquillo e scrive: “Sono due giorni che non smetto di piangere… La parola vera è: ritorna, voglio stare con te, ti amo”.

Arthur raggiunge Paul a Bruxelles all’hotel à la Ville de Courtrai. I due passano la sera del 10 luglio in un ristorante dove si ubriacano con l’assenzio. Tornati in albergo scoppia l’ennesima lite durante la quale Rimbaud informa Verlaine di volerlo lasciare e tornare a Parigi. Paul accecato dall’ira e dall’alcol prende la pistola che ha comprato per 23 franchi qualche ora prima, un revolver Lefaucheux, e gli spara due colpi ferendolo al polso sinistro.

Rimbaud si fa medicare e, uscito dall’ospedale, si dirige alla stazione per partire. Lì Verlaine lo minaccia di nuovo con la pistola ed Arthur non ha altra scelta che rivolgersi ad un poliziotto per denunciare il suo amante. Ad agosto il tribunale condanna Verlaine a due anni di reclusione ed al pagamento di un’ammenda di duecento franchi.

La storia d’amore tra Rimbaud e Verlaine, una storia di passione e tormento, termina in questa maniera brusca e tragica. I due avranno un ultimo contatto letterario quando Rimbaud spedirà il suo manoscritto di Stagione all’inferno a Paul Verlaine ancora detenuto in carcere.

Tutte le citazioni sono state tratte dal libro di Mercenaro G., Una sconosciuta moralità, Bompiani, 2013.

 

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