Conosco Ruth Stirati da più di trent’anni, dai tempi del ginnasio ed è rimasta identica, una ragazza piena di vita, animata da una insopprimibile curiosità. Da moltissimi anni vive a Berlino dove è moglie, madre di tre bellissimi figli e imprenditrice di successo in diversi settori, una donna per cui una giornata di quarantotto ore sarebbe comunque insufficiente per stare dietro a tutte le sue innumerevoli attività. Ruth Stirati è una di quei settecentomila italiani che vivono stabilmente in Germania e che in quel paese hanno portato la cultura e l’inventiva tipicamente italiana. In questa intervista ci racconta la sua storia.

Cosa ti ha portato anni fa a decidere di mettere le radici a Berlino?
Ho visitato per la prima volta Berlino durante il mio ultimo anno di liceo, parliamo, quindi, del 1991, nell’ambito di uno scambio culturale organizzato dalla Regione Lazio. Mi innamorai subito della città, rendendomi conto di quanto quella metropoli fosse diversa e al tempo stesso attraente. L’anno successivo, subito dopo la maturità, tornai a Berlino, questa volta da sola, ritrovando quel fascino e quelle sensazioni che mi avevano così colpito la prima volta. L’efficienza della capitale tedesca era incredibile, tutto sembrava funzionare. Quando a Roma iniziai a frequentare l’università, facoltà di Biologia, cominciai a sentire la mancanza di Berlino, avvertendo sempre più forte il desiderio di andare a vivere in quella città, di andare a studiare lì. Per questo decisi di tornare nuovamente a Berlino, questa volta per conoscere da vicino l’università cittadina e fu amore a prima vista. Per una giovane studentessa come me quel mondo sembrava un autentico paradiso, specie se confrontato con il caos che avevo trovato alla Sapienza di Roma. Per questo decisi, tornata a Roma, di riprendere lo studio della lingua tedesca, che avevo approcciato da bambina, quando con la mia famiglia avevo vissuto in Alto Adige, e due mesi dopo ero nuovamente a Berlino, ma questa volta per studiarci, per viverci. Come la maggioranza degli studenti tedeschi, ho studiato e ho lavorato, cambiando lavori e case, e mi sono laureata in Scienze Naturali.

Passaggilenti è un sito che fa della lentezza una sorta di mantra. È possibile vivere lentamente anche in una metropoli tentacolare come Berlino?
Berlino, se paragonata ad altre metropoli, Roma compresa, è una città molto lenta. Qui, se si vuole prendere un caffè, si è disposti ad aspettare anche diversi minuti. Per i berlinesi l’attesa non è un problema, forse perché non perdono molto tempo negli spostamenti. La fretta, come il nervosismo, sono scene che a Berlino raramente si vedono. Qui la vita scorre più lenta e si gode davvero del tempo che si ha a disposizione.

Ruth Stirati

Ruth Stirati

Qual è il tuo rapporto con la natura e come riesci a viverlo a Berlino?
Ho un rapporto molto intenso con la natura. Per me è quasi un bisogno vitale che qui a Berlino riesco a soddisfare solo nelle stagioni più calde, quando posso andare nei grandi parchi della città, o, anche, nei vicini laghi. Berlino è immersa nel verde, circondata da vere e proprie foreste e con la bicicletta puoi raggiungere, in totale sicurezza, ognuno di questi luoghi. Il vero problema, oltre a quello di un inverno estremamente rigido che non permette molte uscite all’aperto, è la mancanza del mare e della montagna. Onestamente la possibilità di andare con pochi minuti di macchina al mare o con qualche ora in montagna, come mi succede a Roma, o in generale in molte parti di Italia, mi manca e molto.

Fra le tue mille attività, dirigi anche un giornale online, il Berlinitaly POST. Ce ne puoi parlare?
Il Berlinitaly POST nacque come un’appendice del portale per professionisti Berlinitaly. Volevamo vivacizzare il portale e per questo abbiamo riunito delle persone che volessero scrivere su temi più complessi riguardanti la burocrazia, il lavoro, lo studio, le specializzazioni. Si tratta di un magazine che offre un aiuto a quegli italiani che per vari motivi decidono di vivere a Berlino. Oltre ai temi istituzionali sul sito è possibile anche leggere articoli di vario genere, cinema, letteratura, cultura in generale. Si tratta di un gruppo redazionale molto vivace e impegnato, unito dal comune desiderio di scrivere e dalla volontà di offrire qualcosa di diverso, di più originale rispetto ai molti altri siti dedicati agli italiani a Berlino che si occupano prevalentemente di politica, cronaca e eventi in generale. E’ un sito innanzitutto di servizio, ecco questa è la sua principale prerogativa.

Berlino è stata la città del muro, la capitale della guerra fredda dove la storia ti sfiorava in ogni angolo. Oggi, a distanza di quasi trent’anni dalla riunificazione, qual è il ricordo di quel periodo nella maggioranza dei berlinesi?
Domanda complessa perché dipende da chi risponde. In questi anni ho parlato con moltissime persone, tanto che potrei scriverci un libro. La domanda che ho sempre posto a tutti riguardava la reazione alla caduta del Muro. La risposta, nella quasi totalità dei casi, è stata: “non ci ho creduto”. La maggior parte delle persone, specie quelle dell’est, hanno pensato sulle prime che la notizia fosse falsa, mentre coloro che la ritenevano vera, l’hanno comunque derubricata, non conferendole il giusto peso. Fra i tedeschi dell’est, specie quelli più anziani, che hanno vissuto appieno la divisione in due blocchi della Germania, non è raro, oggi, riscontrare sentimenti di Ostalgia (nostalgia per l’est). Sottolineano come non vi fosse disoccupazione, tantomeno delinquenza, e come i rischi, specie per i più piccoli, fossero inesistenti. Tuttavia ho conosciuto anche persone che in quegli anni hanno tentato di fuggire, di scappare ad ovest, attraverso svariati modi, come tunnel scavati alla buona o, magari, provando a passare per la frontiera ungherese. I ricordi di coloro che vivevano ad ovest riguardano, perlopiù, le chilometriche code che dovevano fare per attraversare la frontiera, magari per una semplice vacanza.

Un esempio di Geisterbahnhof, le stazioni fantasma ai tempi del Muro di Berlino

Un esempio di Geisterbahnhof, le stazioni fantasma ai tempi del Muro di Berlino

Mi ha colpito molto il racconto di coloro che dovevano recarsi a Berlino Est per lavoro e che quotidianamente prendevano la metropolitana dell’ovest che, superando il confine, attraversava le famose stazioni fantasma (Geisterbahnhof), cioè quelle fermate servite da linee metropolitane occidentali che in terra orientale, dopo la costruzione del Muro, erano state chiuse. A proposito del Muro, mio marito Thomas, che abitava all’ovest ma non distante dal confine, mi racconta spesso come quella lingua di cemento e ferro fosse per lui e non solo, un elemento dell’arredo urbano, qualcosa di naturale, per certi aspetti familiare. Mi ha sempre colpito in questi anni il non sentire mai parlare male da parte degli ex tedeschi orientali della loro patria, della famigerata DDR. Per noi che abbiamo sempre osservato la realtà della Germania prima dell’unificazione con le lenti della cronaca prima e della storia dopo, questa assenza di acrimonia verso il passato può apparire strana, singolare, ma è la realtà che, almeno io, ho sempre riscontrato.

Attualmente di cosa ti occupi?
Dopo essere stata per molti anni titolare e fondatrice della ditta Case a Berlino, ho deciso di cambiare vita, cominciando a seguire un altro progetto chiamato Cashback World. Un lavoro che mi permette di viaggiare, conoscendo un’infinità di persone e che mi offre la possibilità di tornare spesso nella mia Italia. Ed è proprio vero, almeno per me, che è difficile recidere le proprie radici, anche se sono consapevole che le opportunità lavorative e personali di cui ho goduto in Germania, difficilmente le avrei potute ottenere in Italia, specie con tre figli, all’epoca piccoli.

Prima di lasciarti andare non posso non farti l’ultima domanda. Lo so è banale, scontata, ma devo. Cosa ti manca dell’Italia?
Rischio di essere scontata io, invece. Dell’Italia mi manca la sua unicità, la sua bellezza, il cibo, il mare, le piazze chiassose, le risate della gente, la nostra inventiva, i panorami mozzafiato e la possibilità di prendersi un caffè senza dover aspettare un’infinità di tempo, come incredibilmente accade a Berlino. Sono felice della scelta fatta trent’anni fa, anche se non nascondo che l’idea di tornare prima o poi a vivere in Italia mi alletta. Chissà staremo a vedere.

 

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