Le immagini in bianco e nero dell’Istituto Luce, girate nel 1942, scorrono veloci e mostrano una sequenza di fotogrammi tagliati e montati rapidamente. La prima inquadratura è focalizzata sull’arrivo di Benito Mussolini all’aeroporto di Gorizia poi la cinepresa compie un salto temporale e si sofferma su uno spazio enorme, dilatato, un luogo reso accecante dal bianco della pietra carsica locale. Il Duce, che indossa degli inediti occhiali da sole, sale una scalinata e rende onore al Sacrario militare di Redipuglia, il luogo della memoria sorto in provincia di Gorizia ed inaugurato appena 4 anni prima dallo stesso capo del partito fascista.

REDIPUGLIA: IL PIÙ GRANDE CIMITERO MONUMENTALE D’ITALIA

Era infatti il 18 settembre 1938 quando Benito Mussolini, prima di recarsi a Trieste per annunciare la promulgazione delle leggi razziali, fece tappa al Sacrario militare di Redipuglia, una delle opere simbolo della Grande Guerra nata e pianificata dal regime per rendere omaggio agli oltre 100.000 militi sepolti qui.

L’inaugurazione del più grande cimitero monumentale d’Italia avvenne alla presenza di 50.000 reduci e fu l’occasione per rendere omaggio alle centinaia di migliaia di giovani soldati morti durante la Prima Guerra Mondiale. Il sacrario militare di Redipuglia con la sua imponente grandiosità e monumentalità fu costruito proprio sul Carso, la terra divenuta simbolo della guerra di posizione, delle trincee, dello scontro continuo tra l’esercito italiano e quello austriaco, del sacrificio estremo di un’intera generazione.

Sacrario Militare di Redipuglia

Sacrario Militare di Redipuglia

Subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, le istituzioni italiane iniziarono un’operazione di conta dei caduti e di sistemazione dei loro resti all’interno di cimiteri e di ossari in grado di ospitare in un unico luogo le loro salme. Si avvertì l’esigenza di costruire spazi di commemorazione collettiva e di memoria condivisa. Così nel 1920 si diede l’avvio al censimento dei soldati seppelliti dei cimiteri locali e contestualmente si cominciò la ricerca dei corpi dei soldati dispersi sui campi di guerra del Carso, sulle montagne, sulle rive del Piave, sui ghiacci, nei crepacci, nelle trincee.

IL SACRARIO CON LE SPOGLIE DEI CADUTI DELLA GRANDE GUERRA

Con l’avvento del fascismo si assistette ad un cambio di paradigma con una vera e propria monumentalizzazione dei cimiteri di guerra e con la costruzione di 40 opere architettoniche in grado di rafforzare il concetto di popolo guerriero su cui il regime si fondava e necessario per veicolare il concetto dell’obbedienza e del sacrificio. Fu il generale Giovanni Faracovi a redigere nel 1930 un vero e proprio programma per la sistemazione definitiva delle sepolture militari italiane, che prevedeva le linee guida per concentrare i resti dei soldati in spazi unici, luoghi deputati a monumentalizzare i territori di guerra e a legittimare la nuova Italia fascista.

Le architetture nate in quel periodo nell’Italia settentrionale cambiarono il senso, il significato di molti terreni di guerra, ne mutarono il paesaggio, facendone un luogo della memoria collettiva. I monumenti ai caduti e gli ossari fecero così posto ai sacrari, luoghi concepiti per unire l’Italia sotto la retorica della morte e del sacrificio estremo, architetture simbolo della guerra,  dell’esaltazione della vittoria e dell’amor di patria.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Passaggi Lenti (@passaggilenti)

Così il Sacrario militare di Redipuglia cominciò a prendere forma alle pendici del monte Sei Busi, un luogo che fu conteso durante tre delle battaglie dell’Isonzo. L’architetto Giovanni Greppi e lo scultore Giannino Castiglioni crearono uno spazio di celebrazione e di memoria per i caduti e, allo stesso tempo, si concesse una degna sepoltura a tutti quei soldati che non avevano trovato una collocazione del cimitero degli Invitti, il camposanto costruito prima del sacrario e dedicato alla Terza Armata mai sconfitta in battaglia.

COSA VEDERE NEL SACRARIO DI REDIPUGLIA NEI PRESSI DI GORIZIA

L’entrata al Sacrario di Redipuglia è una preparazione emotiva e spirituale alla visione e all’impatto visivo di ciò che si troverà dopo. Nel silenzio irreale di questo spazio dilatato, si percorre a piedi la Via Eroica, punteggiata dalle targhe che snocciolano i nomi delle 38 località interessate dalle battaglie della Grande Guerra. Al termine della via ci si trova di fronte alla vastità e all’imponenza del sacrario. In prima fila, come pronti per la battaglia finale, si trovano i generali con le loro sei tombe schierate.

Dove si trova il Sacrario di Redipuglia

Il Sacrario

Su tutte emerge il rosso del marmo della Val Camonica del sepolcro di Emanuele Filiberto Duca d’Aosta, comandante ‘invitto’ della Terza Armata e seppellito precedentemente proprio accanto ai suoi uomini nel cimitero degli Invitti.

Ma una guerra non si fa solo con i generali, è necessaria la truppa e così dalle retrovie si innalza il sacrario con i 100.187 soldati che aspettano l’ordine per attaccare. I militi, tumulati all’interno di quella scalinata infinita che si apre alle spalle dei generali, sono tutti schierati, tutti presenti con le armi cariche, tutti pronti all’assalto e alla battaglia finale.

22 GRADONI E QUEL “PRESENTE” REPLICATO 8000 VOLTE

L’impatto emotivo dei 22 gradoni, alti 2 metri e mezzo che si susseguono ordinati e lineari, è enorme. Nel silenzio assoluto di un luogo che custodisce la memoria storica delle giovani vite spezzate si ripete in maniera quasi ossessiva la parola PRESENTE, replicata per ben 8000 volte. E dietro ogni lastra e sotto ogni scritta si trovano in ordine alfabetico, dal basso verso l’alto, le spoglie dei 39.857 caduti a cui si è potuto dare un’identità.

Sacrario Redipuglia

La scritta “Presente” replicata 8000 volte

Al centro del primo gradone si legge un nome che qui non ci si aspetta di trovare, quello di una donna. Si chiamava Margherita Kaiser Parodi Orland, era nata a Roma e allo scoppio della guerra era partita come crocerossina per il fronte. Non morì per la guerra ma per l’epidemia di spagnola che falcidiò milioni di persone. All’apice della scalinata, invece, si trovano le due tombe che ospitano i resti dei 60.330 ragazzi rimasti ignoti, i militi sepolti senza un nome.

DOVE SI TROVA IL SACRARIO DI REDIPUGLIA

Il sacrario militare di Redipuglia si trova in Via III Armata, 54 nel comune di Fogliano Redipuglia (provincia di Gorizia).

Può essere raggiunto con la macchina percorrendo l’autostrada A4 Venezia-Trieste (uscita Monfalcone Ovest- Redipuglia) e poi seguendo le indicazioni stradali per il sacrario (circa 2 chilometri dall’uscita autostradale).

 

Ringraziamo Roberto Pasqualini per le foto.

 

Per approfondire:

 

Leggi anche:
11 novembre 1918, l’ultimo giorno della Prima Guerra Mondiale
Cimitero militare di Nettuno, un luogo di pace e di memoria
Disfatta di Caporetto, il crollo dell’esercito italiano nella Grande Guerra
Il culto del Milite Ignoto, la costruzione di un’identità nazionale